Ville, Palazzi e corti

VILLA DIONISI - LOCALITÀ CA' DEL LAGO

villa dionisi1 ridAppare percorrendo la strada che collega San Pietro di Morubio con Cerea, avvolta da un grande parco e questo stupendo ed elegante edificio barocco, realizzato tra il 1740 e il 1766 in prossimità di una torre ritenuta del '400, rappresenta uno dei più interessanti esempi artistici presenti nel Basso Veronese. L’ampia villa è contornata da uno specchio d’acqua e da un grandioso parco all’inglese che la avvolge e la nasconde agli occhi indiscreti dei passanti. Di proprietà dei marchesi Federico e Margherita Tacoli, villa Dionisi è stata recentemente aperta per mostrarsi in tutta la sua bellezza agli occhi dei tanti innamorati del patrimonio artistico del nostro territorio grazie alla Fondazione Aldo Morelato e la nuova proprietà, ha permesso di far conoscere. Il palazzo maestoso e possente, ha un breve portico a pian terreno composto da tre campate con pilastri fatto per sostenere la loggia centrale che dà bellezza ed armonia all’intero complesso. All’interno le stanze sono abbellite da vere e proprie opere d’arte con pareti e volte affrescate dai pittori Marco e Antonio Marcola verso la seconda metà del 1700 e dall’architetto Giuseppe Montanari di Bologna che, oltre ad aver progettato assieme al conte Taccoli l’intera villa, aveva pure provveduto ad affrescare, nel 1773, una sala al primo piano e a realizzare altri abbellimenti interni. La villa è ricca di mobilio, quadri, stucchi e stampe con una preziosa biblioteca ancora oggi conservata. Una delle stanze viene anche detta “camera dell’alcova” ed era riservata al canonico Giangiacomo Dionisi. La denominazione di Ca’ del Lago sarebbe da attribuirsi ad un dipinto, eseguito dal Marcola, raffigurante il lago di Garda ma la leggenda non trova fondamento visto che la località aveva già lo stesso nome prima della costruzione di Villa Dionisi. Del complesso di Ca’ del Lago fa parte anche una cappella, sempre progettata dal Marchese, abbellita, in facciata, da quattro colonne con un atrio.

VILLA CATTARINETTI - FRANCO – BERTELÈ  

villa Cattarinetti Franco Bertele ristDirettamente collegata da un lungo viale alberato a villa Dionisi si trova questa altra imponente nobile dimora che rappresenta una delle più schiette e rare interpretazioni del gusto barocco in ambito veronese. Si trova in Contrada Piatton e la villa è il risultato della volontà, sul finire del XVII secolo, dei nobili Franco che modificarono un preesistente edificio.
L’attuale edificio è il frutto di una serie di interventi che si protrassero fino agli inizi del XVIII secolo. La parte centrale del complesso fu ultimata entro la fine del '600, mentre la costruzione delle ali va riportata al primo decennio del secolo successivo. La facciata è abbellita al centro da un atrio con terrazza e sopra questo un attico. Particolare è la varietà dei disegni geometrici con balaustre con grandi finestre ad arco con pilastrini e varie statue e pigne lungo la balaustrata posta sulla sommità della villa. All'interno meritano l'attenzione le raffinate decorazioni a stucco di gusto rococò del salone al pian terreno ed alcuni affreschi e quadri di carattere biblico. La villa è completata da un ampio giardino e, nella parte posteriore, attorno ad una vasta corte, da edifici rusticali, indispensabili per il buon funzionamento dell'azienda, con portici, barchesse, stalle e scuderie. Sulla riva dello Scolo Canossa si trova una cappella gentilizia dedicata alla Vergine Madre di Dio.
 

VILLA GUASTAVERZA/BOTTURA

Tutta facciata ridIn località Ramedello all’estremo nord est del comune di Cerea poco lontano dall’abitato di S.Pietro di Morubio, si trova questa stupenda villa. Le sue origini risalgono, con molta probabilità, al 1589 ed essa viene ricordata nella storiografia artistica per l'interessante ciclo di affreschi che orna il salone centrale del primo piano, quasi certamente da attribuirsi al pittore veronese del 1700 Giorgio Anselmi.
Esternamente la facciata è scandita da quattro snelle paraste d'ordine ionico sormontate da un attico con timpano. Le caratteristiche dalla villa, ora proprietà della famiglia Bottura, richiamano lo stile neoclassico con la facciata che termina con un grande timpano e con le pigne e le statue poste alla sommità che danno eleganza all’intero complesso edilizio. Sempre sulla facciata troviamo lo stemma della famiglia Guastaverza. Un recente restauro ha messo in vista ampie tracce di decorazioni a fresco. In particolare è stata messa in risalto una finta ed articolare partitura architettonica che, arricchendo quella reale, doveva conferire all'edificio una sontuosa decorazione plastica. Internamente la cosa più bella è legata agli affreschi e al salone del piano superiore con pavimento in cotto e il soffitto riccamente dipinto con figure allegoriche e mitologiche. Accanto alla villa si trovano i numerosi annessi con barchesse, rustici e case dei lavoranti. Fa parte della villa anche una cappella gentilizia dedicata a Sant’Anna eretta verso la fine del 1600.
 

VILLA ALCENAGO, SOMMARIVA

cerea Alcenago Sommariva ridPosta in via Paride, questa importante villa, ora divisa in due proprietà: Bissoli e Rossato, rappresenta uno degli edifici di gran pregio per l’intero territorio. Gli Alcenago infatti erano presenti a Cerea già nella prima metà del 1400 quando acquistarono dei beni rilevanti all’interno del comune. Il loro potere ed i relativi beni, crebbero progressivamente fino al matrimonio di Camillo Alcenago con Dorotea Troiani che unì il proprio patrimonio a quello già cospicuo del consorte, con la proprietà presente a San Pietro di Morubio. Grazie all’unione delle due famiglie e alla fusione dei beni, si venne ad acquisire il doppio nome che risultò Troian Alcenago. Verso la fine del 1600 oltre a tre fondi posti nel comune di San Pietro di Morubio, troviamo anche due fondi a Cerea ed in uno di essi vi era pure una casa “da patroni et lavorenti” posta proprio nel centro di Cerea, di fronte alla vecchia residenza municipale ed attuale sede del comando dei Carabinieri, dove ancor oggi possiamo ammirarla.
Trascorso circa un secolo da questa indicazione, la corte venne ereditata da Ottavio Troian Alcenago, quindi da Camillo, figlio di Ottavio e, agli inizi del 1800 e precisamente nel 1813, ne possiamo individuare l’esatta disposizione risultando la stessa costituita da abitazione, casa del gastaldo, giardino e brolo. Dopo gli Alcenago giunsero i Ferraboi e quindi i Carli, poi il colonnello dei bersaglieri Alighiero Sommaria che vi abitò con la moglie Matilde fino alle attuali proprietà.
La villa è una splendida dimora a pianta veneta divisa su tre piani con le stanze a pian terreno e quelle al piano nobile tutte riccamente affrescate. L’opera di maggior interesse si trova nel salone del piano superiore ed è di probabile origine settecentesca. Rappresenta un’allegoria con muse, alcune baccanti e degli amorini attorniati da frutta e con una cornucopia in mano mentre dall’alto un dio, forse Zeus alato, sovrintende all’intera scena ed altre figure, poste ai lati della composizione centrale, forniscono armonia all’insieme pittorico. Alle pareti sono dipinte alcune figure neoclassiche che potrebbero ricordare le stagioni o, meglio ancora, alcuni momenti dedicati alla raccolta dell'uva. Pure le altre stanze della villa sono affrescate anche se quelli che possiamo ammirare sono interventi di sicuro successivi e riconducibili più ad un periodo ottocentesco o novecentesco che ad epoche più antiche, con alcune figure geometriche e motivi floreali ripetuti.
Un’altra opera impreziosisce il soffitto di una stanza nel lato della villa di proprietà Bissoli. L’affresco raffigura un angelo con in mano la tromba celeste, anch’esso di sicura qualità. Ad oggi tutte le opere presenti in villa si trovano in un ottimo stato di conservazione e assicurano a questa nobile dimora, una bellezza ed un’armonia uniche.
 

CORTE BRENZONI, POLAZZO  

cerea Polazzo ridAd Asparetto di Cerea, in località Cadabese, troviamo due splendide corti in passato proprietà delle famiglie Luppia e Brenzoni. Il complesso edilizio è formato da una casa padronale, da un complesso più modesto e destinato ai lavorenti, dalla torre colombara e dai relativi rustici mentre in passato completavano il tutto quasi 300 campi annessi.
Uno dei documenti antichi che attesta in maniera inequivocabile la presenza di questa struttura, è un disegno di Domenico Piccoli del 1706 dove Corte Brenzoni è raffigurata come un unico complesso edilizio composto da un piccolo edificio rustico sul lato occidentale, dalla “casa del lavorente” affiancata da un porticato sul lato nord, e dalla casa padronale con la torre colombara al centro. Questo elemento caratteristico ne fa un complesso di indubbio valore artistico e dalle ricerche effettuate dai proprietari, la parte più vecchia dell’edificio sembra risalire ad un periodo vicino al 1400/1500, ipotesi avvallata dopo il sapiente recupero effettuato da Carlo ed Umberto Polazzo. E se da un lato nulla è rimasto degli eventuali affreschi forse andati perduti da tempo, chi oggi la vive è riuscito a recuperare alcune antiche lapidi con incise delle massime latine quali “in rerum adversis neque angariarsi animo” o “in quam miserum est, ab illo laedi de quo non possis quaeri” oppure “gravis animo pena est post facum penit” ed infine “non est diuturne malorum felicitas”. Le scritte suggeriscono queste libere traduzioni: nelle avversità non tormentarsi l'anima”; la seconda invece ricorda: "è meschino essere danneggiato da chi non puoi accontentare”. Anche la terza è ricca di significato, infatti la sua traduzione ricorda come “è una grave pena per l'anima il pentimento dopo il misfatto” ed infine l’ultima che è anche un monito “non dura a lungo la felicità che viene dalle cattive azioni”
Sono massime che richiamano l’importanza del luogo e che trovano la loro dislocazione nel salone centrale della villa posta proprio alla base della torre colombara. Al piano superiore troviamo invece la storia della villa con una pinacoteca che richiama gli antichi proprietari con Ginevra Bertoli, Giuseppe Betti, Ginevra Gianotti, Giovanni Gianotti e Rosa Betti, opere tra il 1700 ed il 1800.
La villa ancora oggi conserva la disposizione di inizio Settecento; parte della facciata è ricoperta da una fitta vegetazione e il pian terreno della torre è caratterizzato da un bel portale sopra il quale si trova una finestra inserita nella torre. Da segnalare pure la parte alta della villa, priva di significative aperture ma abbellita da due eleganti cornici in cotto ravvicinate che rivestono la torre e forniscono slancio ed eleganza alla colombara.
 

VILLA MALASPINA, MASAGGIA  

cerea villa massaggia ridImmersa nella campagna veronese e posta proprio al centro del paese, nella frazione di Aselogna di Cerea troviamo questa grande ed elegante villa, chiamata Corte dominicale Malaspina in Piazza ora Masaggia.
E' un edificio che richiama l'intera storia del paese con i vecchi proprietari che furono le nobili famiglie dei Rambaldi, dei Bevilacqua, dei Malaspina, dei Montanari dei Mastena ed ora dei Masaggia.
La proprietà è documentata già nel XVI secolo quando apparteneva alla famiglia dei Rambaldi di Sant'Andrea che qui aveva beni comprendenti una possessione con vigna, campi coltivati a frumento e grano. Via via, per matrimonio, la proprietà venne ereditata dai Malaspina i quali, verso la prima metà del 1700, contavano ad Aselogna 150 campi arativi, una casa dominicale e rusticale ed altre pertinenze, il tutto con beni sottoposti alle acque, in una zona come questa dove la presenza dell'acqua era fondamentale per la vita e la produzione dei terreni.
Verso la fine del 1700, la tenuta passò ai Montanari che, nel 1787, inoltrarono una supplica per ridurre a risaia alcuni loro terreni. I proprietari successivi furono i Mastena che, nel 1849 erano titolari della villa le del fondo annesso. Ora, grazie ad un sapiente restauro, la villa con il grande parco, sono di proprietà della famiglia Masaggia. Il complesso ha, come punto focale, la grande casa padronale che oggi si presenta con un aspetto settecentesco. Secondo il Bresciani in passato il complesso era anche caratterizzato anche da una imponente torre colombara con strutture abitative e rusticali annessi.
La villa, come appare oggi, è la tipica struttura a pianta veneta disposta su tre piani con il pian terreno, il piano nobile ed il granaio. L'ingresso è abbellito da un elegante portone d'accesso in tufo sovrastato da un balconcino balaustrato in ferro completato da un timpano che garantisce bellezza ed eleganza all'intera struttura.
Entrando troviamo il grande salone centrale dal quale si dipartono le quatto stanze laterali abbellite da splendidi camini in marmo variamente lavorati. Il salone centrale è affrescato con motivi geometrici ed ornamentali dove l'elemento geometrico è quello fondamentale con rombi, cerchi, ottagoni e quadrati. Un tempo la villa era affrescata, opere di grande valore purtroppo perse nel corso dei secoli e delle quali rimangono solo i ricordi. Al centro del salone vi è un'apertura a volta che permette di accedere alla scala che conduce al piano nobile della villa disposto simmetricamente a pian terreno. La scala prosegue e conduce all'ultimo piano un tempo deposito, granaio e magazzino della villa.
Completano l'elegante dimora, un grande parco posto sul tetro della villa ed il parco antistante anch'esso ripreso e recuperato di recente. Si crede che l'attuale chiesa di Aselogna, fosse stata in passato l'oratorio privato della villa ed in effetti sia la distanza minima della proprietà dalla chiesa, sia altri elementi presenti nella nobile dimora, fanno ritenere che, con molta probabilità a volere l'oratorio, in seguito trasformato in chiesa parrocchiale, fossero stati gli antichi proprietari di villa Malaspina.
 

VILLA ORMANETO

Villa Ormaneto ridImmersa nella quiete della campagna veronese, ed avvolta in un ampio e suggestivo parco, troviamo Villa Ormaneto adagiata tra i i centri abitati di Cerea e Bovolone in località Isolella di Cerea.
Nasce molto probabilmente come casino di caccia e fu più volte rimaneggiata nel corso dei secoli. Della famiglia Ormaneto si parla già in tempi molto antichi. Infatti nella prima metà del Trecento Cangrande della Scala assegnò al proprio Prefetto Generale della Caccia, Zonta Ormaneto, un feudo nei pressi di Cerea. Altri documenti si riferiscono al 1466 quando gli Ormaneto entrarono nell’ambito della nobiltà veronese e poi nel 1500 periodo in cui la famiglia, che risiedeva a Bovolone, possedeva nel territorio estesi beni. Corte e fondo rimasero degli Ormaneto fino alla metà del Seicento quando Gaspare morì in combattimento e la stirpe si estinse. La proprietà venne così acquistata dai Bianchi e, nella metà di quel secolo, i fratelli Gian Battista e Carlo possedevano all’Isolella 146 campi di terra arativa vignata ed una casa “da paron”. Nel Settecento la proprietà passò ai Bovio che provvidero a far erigere una cappella privata dedicata a San Michele, poi ai Massarioli quindi ai Sacchetti che, nel 1912, la vendettero ai Bertelè.
Oggi la villa, grazie ad un radicale restauro, si presenta ristrutturata e ricca di elementi di pregio. E’ un complesso elegante disposto su tre piani e caratterizzato da un portale d’ingresso sovrastato da un balconcino. L'edificio, a pianta veneta, ha il salone centrale che divide in due la residenza ed ha, su entrambi i lati le porte che permettono l’accesso alle altre stanze. Al centro del salone una pregevole scalinata conduce al piano nobile che ha la stessa disposizione di pian terreno. L’ultimo piano, caratterizzato da finestrelle rettangolari, era adibito a granaio. Le tante finestre garantiscono luce agli spazi interni. Oggi la villa non presenta segni rilevanti di affresco ma la sua struttura e la sua eleganza ne fanno una delle dimore storiche più belle del territorio. A lato troviamo una cappella gentilizia dedicata a San Michele, in stile classicheggiante e con un bell’altare in marmi policromi con una grande statua che raffigura l’arcangelo Gabriele.
 

VILLA TRIVELLI-POMPEI 

parete dipinta a secco villa trivelli ridparete dipinta a secco villa trivelli Questa antica villa con ampio parco, è legata, specie in origine, alla famiglia Trivelli che, verso la metà del Trecento, decise di acquistare vari terreni nella pianura veronese, tra i quali alcuni possedimenti proprio a Cerea. L'esistenza di una nobile villa all’interno di questi estesi beni, sembra cosa certa e documentata già nel 1500 mentre si parla del palazzo già nel 1498 anno della sua probabile costruzione. Di sicuro risulta che, nel 1653, Antonio Trivelli dichiarava di avere tra i vari beni, una “possessione con casa da paron e lavorente” nella villa di Cerea. Proprietà che viene confermata fino al matrimonio di Emilia Trivelli con Alberto Pompei che, nel 1745, dichiara di avere acquisito a Cerea, grazie al matrimonio, una casa dominicale. Verso la prima metà del 1800 la villa comprendeva pure un oratorio privato di cui non è mai stata trovata traccia, ed è proprio in questo periodo che la villa cambiò ancora proprietà passando a Giuseppe Morgante che acquistò la casa e la trasformò pur mantenendo l’antica struttura con barchessa a pilastri posta a fianco ed una facciata scandita da lesene con capitelli dorici ed impreziosita da un timpano rettangolare con balaustra sormontato da quattro statue.
IMG 0520 ridOggi, vista la varia frammentazione della proprietà e il più diverso utilizzo del complesso abitativo che in passato fu pure sede di un Istituto di Credito, è difficile riuscire ad effettuare una chiara identificazione della sua struttura originaria. Rimangono però alcune belle immagini in bianco e nero che attestano non solo l'imponenza della villa, ma anche la bellezza del grande parco che in passato era elemento fondamentale e portante dell'intero complesso. La facciata era imponente e maestosa con le quattro statue centrali ed altri vasi di fiori posti sulla sommità della facciata. Ben 12 finestre al piano nobile davano luce alle stanze della villa; struttura ripetuta sia a pian terreno con l'aggiunta di due ulteriori porte d'accesso poste alle due estremità della villa, sia sull'ultimo piano utilizzato come granaio. Bello ed elegante il portoncino d'ingresso a volta sopra il quale vi era un balconcino balaustrato come lo vediamo noi oggi. Sul retro si apriva l'ampio parco all'italiana con aiuole, viali, piante d'alto fusto ed altre costruzioni che ne facevano un luogo incantevole. Oggi è giunto a noi in buono stato di conservazione solo il corpo centrale che vede ancora al suo interno la maestosa scalinata in tufo che conduce al piano superiore. La sala, oggi con destinazione pubblica, è al piano nobile completamente affrescata così come è abbellita da fregi la stanza che dallo scalone conduce ai piani superiori. Al centro di questa grande sala, Giuseppe Morgante autore del restauro impresse sul pavimento la data del 1828 anno in cui si svolsero i lavori. Alle pareti disegni con riferimenti mitologici, antichi vasi, figure maschili che ricordano la Magna Grecia, opere di grande interesse che circondano ed avvolgono il salone delle feste. Nella parte centrale delle pareti Est ed Ovest, campeggiano due grandi affreschi che richiamano il golfo di Napoli ed il Vesuvio da un lato ed un altro golfo dall'altro. Sono opere di estremo interesse realizzate con molta probabilità in occasione dei lavori di ristrutturazione effettuati da Morgante, dove massima attenzione è stata data dall'autore, purtroppo ignoto, anche ai minimi particolari e ai dettagli.
 

VILLA BRESCIANI

Villa Bresciani ridQuesta villa, chiamata Villa Bresciani, venne costruita nel 1923 dall’ingegnere Bruno Bresciani su progetto dell’ingegnere stesso, andato perduto a seguito di un incendio che distrusse l’archivio del comune di Cerea. La villa, in stile “neo eclettico” è forse l’unico esempio di tale stile in tutto il territorio.
Disposta su due piani ma con torre di lato sullo stile delle torri colombare del Cinquecento, la villa corrisponde a quel gusto artistico tipico degli anni ’20 del secolo scorso che l’ingegner Bresciani volle ulteriormente arricchire inserendo degli elementi neoclassici che sono ben raffigurati soprattutto nelle pareti esterne attraverso fregi e grottesche. La villa venne costruita in un’area ben conosciuta in passato su terreno dove si trovava la storica ghiacciaia del comune di Cerea attestata in alcuni documenti del 1500 e che serviva gli abitanti dell’area Nord del territorio comunale. L’interno non porta tracce d’affreschi ma ampi fascioni decorati con colori vivi e sgargianti che riproducono fiori, foglie e tralci d’uva stilizzati a mo’ di triangolo in una stanza e disegni in stile neoclassico nelle altre. Un ulteriore particolare è poi dato dai decori nelle inferriate. La villa fu abitata fino al giorno della sua morte dall’ingegner Bruno Bresciani.
 

VILLA MEDICI GRIGOLLI BRESCIANI

Grigolli Bresciani ridVilla Medici, Grigolli, Bresciani, è posta nel centro di Cerea in via Paride a pochi passi dalla chiesa parrocchiale. E' un palazzo bello e maestoso datato 22 agosto 1492 e che fu abitato prima dai conti Medici di Verona, in seguito dalla famiglia Grigolli, finché non fu posseduta dalla famiglia Bresciani che lo donò al comune perché divenisse sede di una scuola materna intitolata ad "Antonietta Grigolli Bresciani".
La presenza dei conti Medici a Cerea è documentata già alla fine del 1300 quando alcuni membri di questa famiglia che apparteneva al ceto mercantile di Verona, iniziò ad acquistare proprietà fondiarie a Cerea. Due in particolare furono gli immobili che ci interessano: il palazzo signorile che si trovava dove ora vediamo la Casa di Riposo De Battisti, e che comprendeva anche la zona occupata dal villino ex-Bresciani e l'attuale sede dell'asilo Grigolli, donato da Bruno Bresciani al comune di Cerea.  
L' edificio, di notevole interesse architettonico, è sostenuto da costruzioni a volto; il piano terra è a volti di vario tipo, il primo piano invece ha pavimenti in cotto e soffitti originali, in parte dipinti a spigolo vivo.
Costruita da Luigi Bergamini nel 1867, ha un ampio parco ed è situata di fronte al palazzo municipale. All'interno è di grande effetto la scala con due rami convergenti ed il terzo che sbocca nel salone del piano superiore, con la ringhiera in ferro che imita un grazioso intreccio di cordoni e fiocchi mentre dal cielo dipinto, i cavalli di una quadriga tenuti in pugno da Apollo, s'impennano e fissano l'osservatore che si ponga dall'uno o dall'altro
L’edificio si sviluppa per tre piani, con la copertura della parte verso la strada a quattro falde, sormontata da due alti camini, e l’imponente facciata principale perfettamente simmetrica.
Il suo piano terreno, rivestito a intonaco come l’intera facciata, viene ravvivato da un paramento a bugnato gentile nella parte che affianca il portale; questo è costituito da piedritti di ordine dorico, bugnati nella parte inferiore, sui quali si imposta un arco a tutto sesto, che presenta i primi conci al di sopra dell'imposta e quelli adiacenti alla chiave in rilievo, dove si evidenziano le singole bugne, mentre sul concio di chiave si colloca un mascherone; delle specchiature incorniciano l'arco nella sua parte superiore.
Al piano nobile, in corrispondenza del portale e del paramento bugnato del piano terra, si apre un balcone sostenuto da quattro mensole e con ringhiera in ferro battuto, cui si accede da due portali, disposti lateralmente rispetto all’asse centrale di simmetria dell’intera facciata marcato al piano terra dalla presenza del portale d’accesso. Tutte le aperture del piano nobile presentano un davanzale modanato in lieve aggetto e, al di sopra dell’architrave, una nicchia ad arco a tutto sesto con concio di chiave in rilievo. Quattro fasce marcapiano segnano il prospetto, rispettivamente in corrispondenza della base e del bordo superiore del balcone, che si allinea ai davanzali delle finestre del piano nobile, alle architravi di queste e ai davanzali delle finestre quadrate del sottotetto, mentre al di sopra di quest’ultime si estende la cornice di gronda modanata e dentellata.
 

Corte Carminati, Soave

cerea carminati soave ridIn via Belle Arti ad Asparetto troviamo questa bella ed elegante corte caratterizzata da forme sobrie e funzionali all'attività contadina. E' suddivisa in corpi strutturati ben distinti posti l'uno vicino all'altro il cui nome risulta essere Corte Carminati, Soave e, a garantire bellezza ed eleganza all'intero complesso, troviamo un'elegante torre colombara e un bel portale in pietra bianca.
La casa è suddivisa in tre piani, due abitabili e l'ultimo adibito a granaio mentre al centro si trova una poderosa torre colombara del Cinquecento. Quest'ultima è inserita nel complesso tanto da risultare un tutt'uno tra gli edifici che si dipartono sia a destra che a sinistra. Proprio di fronte alla torre si trovano il palazzo e, su entrambi i lati, locali rustici e le vecchie rimesse. La colombara è suddivisa in più piani con una finestra centrale posta nel centro del complesso e, poso sotto il tetto, una particolare lavorazione a fregi.
Uno dei primi disegni della Corte risale al 1589. Allora i proprietari risultavano i Pellegrini che, proprio su queste terre, vantavano estese proprietà. Fu poi trasferita la proprietà alla famiglia Carminati che la tenne finno alle epoche più recenti. Con il nuovo secolo l'acquisto avvenne da parte della famiglia Mazo. Furono loro a decidere un'importante opera di ristrutturazione di parte dei fabbricati della Corte al Castello con la ristrutturazione di parte dei fabbricati ad est trasformandoli in una sontuosa casa di villeggiatura mentre l'edificio posto ad occidente non subì particolari modifiche.
Nel corso dei secoli vari furono gli interventi succedutisi su entrambe le dimore ma quello giunto fino a noi, posto ad occidente nella mappa dell'epoca, è quello giuntoci quasi integro mantenendo le fattezze cinquecentesche con la torre colombara e il complesso edilizio uniche per l'intero territorio.
 

Corte Parma Lavezzola Girardi

Di questa corte situata in località Paganina, si ha documentazione in un bel disegno del 1725 realizzato dal Bresciani e commissionato dal nobile Parma Lavezzola. Esso riporta una distribuzione molto simile attuale anche se parte del muro di recinzione e della torre colombara è, nel corso degli anni caduto. La proprietà è suddivisa in due edifici paralleli con le facciate contrapposte. La residenza padronale è di forme cinquecentesche anche se molto semplici ed ha di fronte la casa del gastaldo e dei lavoratori oltre naturalmente ai rustici. Il complesso ha pure, verso nord, la cappella gentilizia sormontata da un timpano ed abbellita da quattro lesene con capitelli ionici. La facciata settecentesca documenta come corte Parma Lavezzola sia stata ingrandita ed abbellita nel corso dei secoli dalle famiglie proprietarie.
Ben poco vi è da dire sulla casa padronale realizzata per risultare il più funzionale possibile alle attività lavorative di una dimora di campagna. L'interno è a pianta veneta con il salone centrale e le varie stanze che si sviluppano sui lati, mentre ampie finestre all'esterno forniscono luce alle stanze interne. Notizie di questa proprietà e degli edifici in essa presenti, risalgono alla fine del 1400 quando la famiglia Lavezzola acquistò la possessione della Paganina composta allora da due corpi con casa, pozzo e forno. Gli ampliamenti nei secoli successivi portarono alla realizzazione di due nuove barchesse e di una torre colombara oggi non più presente.
All'interno della proprietà la cappella gentilizia che oggi emerge da un appezzamento coltivato a frutteto. E' dedicato alla Madonna e venne fatto erigere nel 1718 dal nobile Tiberio Lavezzola. La facciata è divisa in due parti ben distinte: quella inferiore, caratterizzata da lesene di ordine ionico su piedistallo, che inquadrano lateralmente finestre rettangolari e centralmente il portale d'ingresso, con sovrastante una finestra semicircolare; quella superiore, suddivisa da lesene di ordine Tuscanico, più piccole e rastremate verso l'alto, con la base più stretta della sommità.
Conclude la facciata il timpano dentellato con oculo decorativo centrale. Il campanile è invece situato dietro la sacrestia con la calotta fatta a "cipolla".
L'interno, in stato di abbandono, è composto da un'unica navata con il tetto a capanna mentre l'altare è costituito da due coppie di colonne che terminano in un architrave spezzato al centro dove si apre una finestra ovaliforme.
 

Il Palazzetto Aselogna

Il Palazzetto già Monselice, poi Widdman quindi De Stefani è un bell'edificio, quasi sicuramente anteriore al cinquecento. Si segnala il bel portale, un balcone chiuso e, al piano superiore, l’mponente camino. Tra i vari proprietari che abitarono il Palazzetto, sono da ricordare i Monselice dei quali, nel salone superiore, si trova uno stemma a fresco; i Widdman dei quali si conosce un testamento una cui copia è custodita al Fioroni di Legnago. Un altro proprietario fu il De Stefani, noto paleontologo il quale scoprì e descrisse, all'inizio di questo secolo, molti insediamenti preistorici sul lago di Garda e in Lessinia. A chiudere la corte troviamo una torre colombara con iscrizione con data a fresco l'8 maggio ricordo di un restauro effettuato al palazzo.

Villa Sparavieri

Questa splendida villa si trova sulla strada che da Cerea porta verso Bonavicina e fa da scenario a un romanzo di Olga Vicentini la cui protagonista si crede di individuarsi nella contessa Giulia Sparavieri dei marchesi Guidi di Bagno (moglie di Carlo Sparavieri). La nobile dimora era avvolta da un immenso parco all'inglese che la circondava e che le valse l'appellativo di Villa "Pensierosa" all'intero del romanzo. Purtroppo, in seguito alla costruzione della linea ferroviaria Mantova - Legnago - Rovigo inaugurata il 6 agosto 1877, l'estensione del parco venne ridotta e parte della magia sparì per sempre.
Il Bresciani nel suo disegno del 1725, ce la presenta formata da due corpi di fabbricati, uno domenicale ed uno per i lavoranti. Il complesso padronale aveva al centro una barchessa ad archi con torre colombara ed ai lati due nuclei abitativi di cui quello orientale si elevava su tre piani. Poco più ad est era posta la casa da lavorante con barchessa e torre colombara.
In origine questi terreni appartenevano alla famiglia Verità; siamo nella prima metà del Quattrocento ed essi risultavano fortemente radicati sul territorio. Nel 1813 la corte così come la casa di abitazione, era intestata a Giovanna Sparavieri Verità e, nel 1849 aveva assunto la denominazione di "casa di villeggiatura". Fu in questo periodo che la nobile dimora venne abbellita e migliorata. Eliminate le due case, la colombara e le barchesse, fu realizzato un edificio unico di ispirazione neoclassica, raffinato nelle decorazioni con i soffitti affrescati e dove ritroviamo lo stemma Sparavieri. Gli Sparavieri tennero la Villa fino agli inizi del Novecento quando fu comprata da Eredi Placido Toffaletti.
 

Villa De’ Medici, Fagiuoli, De Battisti in località San Zeno

Villa De’ Medici, Fagiuoli, De Battisti sorge in posizione marginale rispetto al centro di Cerea, lungo la strada per Bovolone. Costruita nel 1682, viene ampliata nell’Ottocento e, in tempi successivi, subisce la distruzione di alcuni annessi e pertinenze, la ghiacciaia e il bosco, fino a essere trasformata, con notevole alterazione degli interni, nell’attuale istituto per anziani. L’edificio presenta una pianta a “H”, che viene a definire due corti aperte, una sulla strada e una sul parco retrostante; il corpo affiancato a sud ospitava, in passato, scuderie, cantine e magazzini. Nei fronti principali, il primo livello dell’edificio è costituito da un basamento bugnato, sul quale si impostano delle paraste doriche che inquadrano i livelli superiori e sostengono visivamente il coronamento, in corrispondenza del sottotetto. Le aperture, simmetriche e alternate a specchiature, presentano sull’asse centrale timpani curvi, al piano primo, e triangolari, al secondo piano. Sulla facciata intonacata, risaltano le parti modanate degli ordini e le cornici dei fori, realizzate in pietra bianca.
Sul fronte principale si affaccia anche un oratorio, il cui corpo, indipendente, riprende nel prospetto i motivi architettonici del complesso.
 

Villa Murari – in località Aselogna

Il complesso di villa Murari si eleva in posizione isolata in zona agricola, è racchiuso da una cinta muraria e comprende, oltre all’edificio padronale, dei rustici, l’aia e un parco retrostante. La villa, costituita da un corpo centrale e da due ali laterali più basse, allineate lateralmente, adiacenti e simmetriche, mostra una sobria facciata decorata a bugnato nella parte centrale; al primo piano si evidenzia una porta-finestra architravata, sormontata da un timpano spezzato e affacciata su un balcone con ringhiera in ferro. Al di sopra, sulla copertura a due falde, è un frontone con lo stemma dei Murari.
I corpi laterali hanno ciascuno tre ampi archi su pilastri, tamponati nella parte a destra, chiusi da belle grate sulla parte arcuata. Gli interni conservano alcuni soffitti decorati. Delle molte statue di tufo presenti nel parco fino agli anni trenta del Novecento, ne restano oggi solo quattro, poste sui pilastri dei due cancelli d’ingresso d’accesso alla campagna; notevole è quella che rappresenta un vendemmiatore con cesta sulle spalle.
 

Villa Monselice, De Stefani in località Aselogna

Situata in una piccola frazione in posizione isolata lungo la strada della Torretta, la villa costituisce un corpo a “L” disposto ortogonalmente alla strada che la affianca verso est. L’edificio a tre piani, con copertura a quattro falde, presenta una facciata simmetrica rispetto all’asse centrale, segnato da un portale ad arco a tutto sesto con cornici di pietra, capitelli dorici e chiave di volta; la porta-finestra superiore, che riprende gli elementi decorativi del portale, ha inoltre una balaustra in lieve aggetto, sostenuta da mensole a volute. Ogni piano è scandito da sei finestre architravate con semplici profili in pietra e grate al piano terra di proporzioni diverse per ogni piano; gli architravi delle finestre dell’ultimo piano si allineano all’alta cornice di gronda a fasce lisce e fitti dentelli.
L’edificio nobiliare è affiancato a ovest da un corpo rustico di altezza inferiore per l’assenza del piano sottotetto, che ne riprende i livelli delle aperture e il motivo a fasce lisce della cornice di gronda.
 

MUSEI:

ü  Museo Civico "Artigianato del Legno" - Presso l'Area Exp.

ü  Museo Aldo Morelato e Osservatorio sull'arte applicata al mobile - Presso Villa Dionisi Tacoli