Chiese, pievi e oratori

PIEVE DI San Zeno

P1090482 ridSi erge maestoso all’ingresso del paese di Cerea, per chi proviene da Asparetto e Bovolone, e rappresenta uno degli edifici sacri di maggior interesse nel Basso Veronese. La chiesa romanica di San Zeno è infatti uno degli esempi di maggiore importanza della presenza della fede cristiana nel territorio. Secondo una tradizione ormai consolidata, fu pieve prima che la cura delle anime passasse all’attuale parrocchiale dedicata a Santa Maria (anche se precisamente il nome della parrocchiale è San Zeno in Santa Maria Assunta) mantenendo così il legame con l’antica pieve.
La chiesa internamente è divisa in tre navate, divise da due file di grossi pilastri in cotto che hanno inglobato le primitive colonne e sostengono sei archi a tutto sesto con ghiera molto regolare. Gli ultimi due pilastri costituiscono forse, assieme alla zona absidale, la parte più antica della chiesa. Poggiano su lapidi funerarie che riproducono a rilievo animali con valore simbolico come colombe con un ramoscello d’ulivo sul becco, delfini e grifi. Il restauro realizzato nel 1910 ha messo in risalto gli affreschi che adornano i pilastri e riproducono immagini di santi come Sant’Antonio Abate, Giona sul dorso del pesce, un vescovo che si presume essere San Zeno con un altro Santo ed alcune Madonne con Bambino in trono. Le varie immagini sono rappresentate in posizione frontale mentre i contorni risultano semplificati e marcati secondo un ingenuo gusto decorativo: caratteristiche, queste, tipiche di una pittura popolare. Tra di esse, spicca quella che ritrae la Madonna con il Bambino e Sant’Anna. Pur se in stato precario, le pitture rilevano l’intervento di varie mani mentre sull’indicazione della loro datazione, ci fornisce un aiuto la scoperta fatta dal parroco don Luigi Benassuti (1878) nel terzo pilastro del fianco nord. Porta la data del 1305 e fornisce il nome di un probabile pittore il cui nome è Giovanni. Secondo ricerche fatte, l’affrescatura della chiesa coinciderebbe con uno dei restauri antichi resosi necessari quando la chiesa la chiesa aveva già qualche secolo di vita. Si ricorda, infatti, come la chiesa sia sorta agli inizi del XII secolo per volontà di Matilde di Canossa quando il Capitolo dei Canonici di Verona le conferì il feudo di Cerea. Fu quindi lei a far erigere la chiesa così come quella situata a pochi chilometri di distanza: San Salvaro a San Pietro di Legnago.
In occasione di vari restauri vennero rinvenuti materiali romanici che si aggiunsero a numerosi altri inglobati nelle strutture murarie o affissi ad esse. Tra i più interessanti da ricordare, un fregio che fa da architrave alla porta secondaria aperta sul fianco di mezzogiorno e presenta una serie di scudi circolari intervallati da altre armi. Vi è pure un pezzo di fregio con ippogrifi, un clipeo frammentato con ritratto, la stele funeraria di una donna completa di timpano ma con iscrizione illeggibile. Durante i secoli venne più volte sottoposta a modifiche e manomissioni. Quella più significativa porta la data del 1910, allorquando si provvide ad innalzare la navata centrale dando alla facciata l’attuale fisionomia molto diversa dalla precedente che risultava a capanna. Una modifica criticata da alcune parti ma avvalorata da Bruno Bresciani il quale, invece, la considera storicamente corretta, rifacendosi ad un disegno del 1795 che la riproduceva monocuspidata.
Il campanile, maestoso, ha una cella campanaria che i apre in semplici bifore divise da colonnette in pietra sormontate da pulvino. La torre campanaria è strutturata in ciottoli e conci di tufo nella parte inferiore e mattoni in cotto, in quella superiore.
 

La Parrocchiale di San Zeno e Santa Maria

DSCF0003 ridLa chiesa appare in una Bolla di Papa Eugenio III° nell’anno 1145, nell'elenco delle pievi, dove vi è segnata la Chiesa di San Zeno di Cerea, (esistente dal XII° sec.), ma non compare quella di Santa Maria. La chiesa di Santa Maria è attestata come parrocchia per la prima volta nel 1462 dal Vescovo Ermolao Barbaro durante una sua visita pastorale (“Visitatio Ecclesie (sic) sive Plebis Sancte Marie (sic) de Cereta, die XI mensis octobris…”).
La chiesa crollò nel Gennaio del 1730; fu ricostruita, più ampia della precedente, su progetto dell’architetto veronese Alessandro Pompei, sotto la direzione del capomastro Bernardo Avogadri. I documenti che si trovano nell’archivio storico della Parrocchia non ci permettono di far chiarezza sulle vicende precedenti alla ricostruzione del 1730, che struttura avesse; ne fa un cenno il ceretano Nereo Grigolli (Memorie sopra Cerea – 1885), che scrive: “La vecchia chiesa di Santa Maria,…che a dire di persone erudite era tenuta come un bel lavoro di vecchia architettura …”.
Per quanto riguarda l’ossatura interna i documenti ci dicono che essa “era molto più corta, stretta e bassa di quello che è la presente fabbricata dalli Reverendissimi Chierici”. 
Nel 1750 fu inaugurato e consacrato il nuovo edificio, dedicandolo alla Beata Vergine Maria e a San Zeno.
Erroneamente si attribuisce a Maria il titolo di Assunta, ma un documento dell’Arciprete Simon Zinza del 1750, parla chiaramente della Madonna Immacolata.
Anche la pala nell’ abside dietro l’altare maggiore rappresenta, con San Zeno, la Vergine Immacolata, che poggia i piedi sul globo terrestre, schiaccia il serpente con i piedi, ha le mani giunte e ha il capo incoronato da dodici stelle.
L'interno della chiesa è a navata unica, voltata a botte, animata da tre altari per fiancata, in sei cappelle. Queste Cappelle erano state erette a spese di "Compagnie Laicali", cioè da Associazioni residenti nella Parrocchia con finalità religiose, caritative, sociali, con soci iscritti responsabili e disciplinate da uno statuto interno.
Di rilevo, inoltre, un importante organo manuale e a pedale con trasmissione meccanica costruito da Gio Batta De Lorenzi nel 1875 e situato in cantoria, addossato alla parete di controfacciata in elegante cassa lignea policroma settecentesca.
 

Chiesa di San Vito Martire e Grotta di Lourdes

image2La chiesa di San Vito Martire si trova nel quartiere San Vito, nel comune di Cerea a sud di Verona.
Nel XIII secolo, viene attribuita al canonico Ubaldo dell'ordine di San Marco di Mantova la fondazione del convento intitolato a Santissimo Vito, la nutrice Crescenzia ed il tutore Modesto. Nel 1480 il convento passò ai frati del sacro ordine del Carmelo. Successivamente, nel 1770, il monastero cessò la sua esistenza in quando il senato veneto ne decretò la soppressione. I fabbricati vennero demoliti nel 1772, rimase solo la chiesa, nella quale erano custodite le presunte spoglie mortali dei tre santi.
Secondo la tradizione sotto l'altare maggiore della chiesa fu rinvenuta una cassetta contenente i presunti resti mortali dei tre santi: san Vito Martire, san Modesto (tutore di San Vito) e santa Crescenzia (nutrice di San Vito). La loro antica presenza è documentata dall'iscrizione fissata sotto l'altare: "Corpora Sanctorum Martirum Viti Modesti et Crescenzie Eius Nutricum Hic Iacent".
Per ben due volte l'integrità delle reliquie rischiò di essere compromessa: nel 1609, quando una parte delle reliquie fu chiesta dalla città di Recanati che aveva come santi patroni Vito, Modesto e Crescenzia; e nel 1800, quando era parroco di Cerea don Benassuti. Nel 1905 la reliquie furono spostate dall'altare maggiore e poste definitivamente nei rispettivi altari, dove furono collocate anche le statue di cartapesta raffiguranti i Santissimi Martiri, eseguite dall'artista artigiano statuista Raffaele Caretta di Lecce. Nonostante la dispersione delle reliquie in varie parti d'Italia e d'Europa, alcuni storici confermano l'autenticità dei resti presenti a San Vito di Cerea. A tutt'oggi la veridicità di tale autenticità non è stata verificata, la chiesa rimane però luogo di grande devozione per il santo patrono del quartiere e dei santi Modesto e Crescenzia.
La struttura della chiesa è a croce latina. All'interno è possibile ammirare una bella statua della Madonna del Carmelo scolpita da Giuseppe Antonio Schiavi nel 1758. Sull'arco del presbiterio si legge la scritta: "Gloria Libani Data Est Et Decor Carmeli et Saron", in riferimento alla Vergine Gloria del Libano e Onore del Carmelo. Alla mano della Madonna si trova appeso uno scapolare, in memoria della visione del santo monaco carmelitano Simone Stok, al quale la Santa Vergine avrebbe promesso che chiunque fosse morto vestito dell'abito carmelitano sarebbe stato salvo. Il privilegio si estese a tutti quelli che portavano lo scapolare, che per praticità fu ridotto di forma e dimensione: due piccole pezze di stoffa unite da due nastri.
Sono inoltre attribuibili a Giuseppe Antonio Schiavi la progettazione dell'altare (edificato sul vecchio altare di pietre e mattoni sotto il quale venne trovata la cassetta contenente i resti dei tre Santi) e delle testine di putti situate sulle portine laterali di accesso al coro, arricchite in origine da busti o statuette, come dimostrato dai piedistalli sottostanti.
Sono forse degli ex voto per la peste scampata nel 1510 le preziose sculture lignee raffiguranti San Sebastiano e San Rocco. E’ del 1588 la pala appesa sulla controfacciata della chiesa che raffigura la madre di Dio incoronata regina e venerata da tre santi: San Rocco, San Giacomo apostolo e un Santo Vescovo. Il dipinto richiama la scuola di Felice Brusasorzi o Brusasorci. L'altro dipinto situato sulla controfacciata fu eseguito da Giuseppe Merlin: è la riproduzione del quadro "La Pietà" di Sebastiano del Piombo del 1517 raffigurante la deposizione di Gesù. Solo alcuni resti rimangono invece dell'affresco che copriva tutta la parete del coro dietro all'altare maggiore. Esso, secondo fonti discordanti raffigurava san Paolo apostolo o san Ludovico di Francia.
La chiesa è stata per molti anni chiesa parrocchiale per la comunità di San Vito (Cerea), ora è luogo dedicato alla Beata Vergine di Lourdes, nel quale vengono celebrate alcune funzioni in particolari occasioni. Dal 2004, inoltre, si tiene ogni anno la mostra dei presepi, manifestazione sempre più importante che vede la partecipazione di artigiani e famiglie da molte parti d'Italia.
Nel 1923 fu eretta nella chiesa una riproduzione della Grotta di Lourdes. Durante la prima guerra mondiale infatti, molte furono le famiglie di San Vito che fecero voto alla Madonna, promettendo di fare un pellegrinaggio a Lourdes qualora i figli mandati al fronte fossero tornati sani e salvi. Al termine della guerra molti furono i caduti ed i figli che non tornarono. Ciò nonostante, le famiglie del quartiere andarono in pellegrinaggio come ringraziamento alla Madonna per quei figli che erano tornati. Al ritorno dal pellegrinaggio essi decisero di ricreare nella chiesetta di San Vito una grotta simile a quella di Lourdes. Nel corso degli anni molte sono state le persone che si sono rivolte alla Madonna e le grazie ricevute, come dimostrano i molti quadri "per grazia ricevuta" appesi nella grotta. Per qualche tempo la chiesa andò in disuso e molti ex voto vennero trafugati. Con i soldi rimasti, dopo la costruzione della grotta, fu creata una croce commemorativa, dedicata ai caduti della prima guerra mondiale. Oltre al culto del Santo patrono si aggiunge quindi una forte devozione della comunità nei confronti della beata Vergine.
 

La chiesa parrocchiale di San Nicolò in località Asparetto

P1090476 ridL’esistenza della chiesa di Asparetto è documentata a partire dal 1202. Tra 1568 e 1582 fu svincolata da Concamarise ed eretta in parrocchia autonoma. La consacrazione risale al 10 maggio del 1937. Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna rivolta ad occidente. Torre campanaria addossata al fianco settentrionale del presbiterio. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio a pianta quadrangolare rialzato di tre gradini, concluso con il coro a sviluppo poligonale a tre lati; lungo i fianchi dell’aula due semi-cappelle laterali accolgono l’altare della Madonna, sul lato settentrionale, e l’altare di S. Giuseppe, sul lato opposto. I prospetti interni sono ritmati da snelle lesene su cui si imposta la cornice sommitale; le pareti sono ornate con pitture murali, opere pittoriche su tela e statue inserite all’interno di nicchie; al centro della parete absidale è posta la pala cinquecentesca raffigurante “S. Nicola da Bari tra S. Antonio Abate e S. Rocco”. L’aula è coperta da una controsoffittatura piana decorata con un dipinto raffigurante la “Trinità in gloria e S. Nicola da Bari”; il presbiterio è sovrastato da una volta a botte a tutto sesto con decorazione a cassettoni. Copertura a due falde con struttura lignea portante e manto in coppi di laterizio. La navata è pavimentata con piastrelle esagonali in cemento bianche e rosse; il piano del presbiterio è pavimentato in quadrotte di marmo rosso Verona e marmo biancone.

 

La chiesa di Aselogna di Santa Maria

CIMG2149Notizie certe sulla prima chiesa di Aselogna non ce ne sono. Ad aiutare nella ricerca vi sono le visite pastorali e in particolare quella di Ermolao Barbaro nel 1460. E' questa infatti la prima volta che si parla di Santa Maria.
La chiesa viene trovata in buono stato con altare ed altri beni ma lascia molto a desiderare il parroco giudicato dal vescovo ignorantissimo e poco disposto a curare le anime.
Circa 70 anni dopo, la situazione è di gran lunga migliorata e la chiesa viene già definita parrocchiale. Dopo varie traversie la chiesa fu rifatta nel XVI secolo e, a quell'epoca, era abbellita da tre altari: quello maggiore dedicato alla Vergine, uno al Redentore e l'altro ai Santi Pietro e Paolo.
Oggi la chiesa si presenta a noi con un impianto a tre navate divise da colonne con quella centrale coperta da volta a botte lunettata. Bello da vedere l'altar maggiore di fattura settecentesca riccamente lavorato ed intarsiato con marmi policromi.
Di notevole interesse una grande tela del cinquecento raffigurante il Martirio di San Lorenzo attribuita a Sigismondo de' Stefani.
 

L'Oratorio di Cà Del Lago in Villa Dionisi 

IMG 2600 ridNelle campagne circostanti il paese di Cerea, alcuni ricchi proprietari terrieri, costruirono sontuose residenze di campagna: palazzi con ville, ampi giardini, specchi d’acqua e graziosi oratori.
Una di queste è la Villa di Cà del Lago costruita tra il 1740 e il 1766 nei pressi di un’antica torre che si presume che risalisse al 1400. la nobile residenza, eretta dal marchese Gabriele Dionisi con l’aiuto del fratello Giangiacomo e della moglie Marianna Piomarta de Longhenfelt, oltre all’ampia villa, comprende uno specchio d’acqua e un grande parco accanto ad un oratorio di notevole interesse.
Secondo alcuni la villa, detta appunto Cà del Lago, prenderebbe nome da una stanza della stessa dove è raffigurato il lago di Garda dipinto da uno degli affrescatori chiamati ad abbellire la residenza del marchese Dionisi, e quindi anche la contrada dove la dimora si trova, avrebbe ereditato tale nome. Sembra invece che la località si chiamasse Cà del Lago già in precedenza e che, quindi, la villa abbia preso il nome del luogo dove vene fatta costruire.
La villa è molto bella, arredata con gusto con quadri, stucchi e stampe. Ha pure una preziosa biblioteca e una grande mappa disegnata dallo stesso marchese. Da alcune memorie scritte, si sa che nella villa sostò Napoleone Bonaparte e che vicino ad essa avvenne uno scontro armato tra francesi ed austriaci.
Sul lato destro della villa, avvolta dal verde degli alberi e dalle acque dello stagno, il marchese Gabriele Dionisi progettò la cappella dove stucchi e altre opere d’arte abbelliscono ed impreziosiscono il luogo di culto. L’oratorio fu quindi realizzato dal marchese, il quale, proprio con questo progetto, sembra abbia iniziato ad eseguirli personalmente. Fu lui ad avviare il lungo e complesso iter per progettare la villa e i complessi ad essa annessi; e iniziò nel 1740, dando prova di grande preparazione e bravura, lui architetto dilettante aiutato e consigliato da un architetto e scenografo di grande fama come il bolognese Giuseppe Montanari.
La cappella, con un ritmato impianto ottagonale, venne ultimata solo verso la fine del 1700 con la realizzazione di un grande accesso alla corte retrostante la villa. La facciata della cappella è abbellita da quattro colonne e un atrio davanti alla porta d’ingresso, dà solennità alla chiesetta. L’interno è impreziosito da vari stucchi e da riquadri chiaro-scuro.
Sopra l’altare vi è una tela dipinta dal pittore Marco Marcola eseguita nel 1778 raffigurante la Madonna del Rosario con il Bambino, San Dionigi, Sant’Antonio da Padova e il martirio di Sant’Eurosia.
 

L'Oratorio di San Luigi in Villa Franco 

IMG 2715 rid“Villa Franco rappresenta una delle interpretazioni più belle del gusto barocco nell’architettura veronese”.
Con questa affermazione Arturo Mandrini descrive l’imponente complesso edilizio eretto nel XVII secolo dai nobili Franco nel comune di Cerea sopra strutture preesistenti, secondo alcuni addirittura ruderi di un castello.
Già agli inizi del 1500 la famiglia Franco era entrata in possesso di estesi beni nella zona chiamata “Piatòn” e un disegno particolareggiato del 1563 fa vedere come l’intero complesso edilizio fosse di mole imponente. Il complesso edilizio trova una scelta architettonica scenografica e di presentazione unica dove, all’atrio particolarmente marcato, fa seguito un leggero arretramento della parte centrale che risulta comunque rialzata rispetto alle ali laterali. Una decorazione a bugne favorisce l’effetto del chiaro-scuro mentre, da un’analisi dell’intera proprietà, è chiaro che in villa Franco, nel corso dei secoli, sono intervenuti numerosi cambiamenti. All’interni di queste trasformazioni, annotiamo quella della cappella annessa alla villa fatta costruire nel 1714 da Luigi Franco e consacrata circa 20 anni dopo.
All’interno un epigrafe ricorda i nomi dei costruttori quali: Simon de Pigotijs, Nicolao Locatelli, Raffaele Balestra e Bonaventura Castellano. L’esterno di questo oratorio, intitolato a San Luigi, appare molto ricco, con tre finte colonne disposte sia a destra che a sinistra della facciata. La porta d’ingresso è solenne, sormontata da un bello stipite sopra al quale è stata disposta una vetrata a forma di fiore.
L’interno vede un bell’altare barocco uscito, forse, dalla bottega dei Rangheri che conserva una tela realizzata da Michelangelo Prunati. Nei primi decenni del 1900 vennero proposti vari progetti di modifica tra cui l’estensione della balaustra, l’aggiornamento della facciata e la decorazione pittorica con motivi liberty. Vennero comunque eseguiti solo alcuni degli interventi suggeriti.
 

L'Oratorio della Beata Vergine in località Paganina a Cerea

150px Beata Vergine dello SpasimoA poca distanza dall'abitato di Cerea dirigendosi verso Legnago e allontanandosi dalla statale lungo via Paganina si intravede, in fondo alla via sulla destra, la sagoma di un oratorio che emerge da un appezzamento coltivato a frutteto: si tratta dell'oratorio dedicato alla Madonna, fatto erigere nel 1718 dal nobile Tiberio Lavezzola. Era una disposizione testamentaria scritta il 2 settembre 1716 con la quale Lavezzola ordinava venisse eretto quest’oratorio "in forma elegante et honorifica sotto l'invocazione della Beata vergine del Rosario e dei Santi Giuseppe ed Antonio suoi protettori” proprio accanto al palazzo che egli possedeva.
L'oratorio viene così fatto costruire nelle immediate vicinanze di corte Parma-Lavezzola, risalente al XV secolo ma ingrandita ed abbellita nel secolo successivo. E’ quindi edificata in posizione isolata, ma in prossimità della corte Parma-Lavezzola e, come si vede in un disegno del 1725 di Francesco Bresciani, adiacente alla strada privata che collegava la via pubblica di fronte all'accesso della corte. Il nobile Lavezzola la dota pure di una rendita, sufficiente a garantire la celebrazione di una messa al giorno.
L’oratorio, bello ed elegante, fa bella vista di sé nella campagna circostante dove, oltre a qualche abitazione, si estendono solo campi coltivati. La facciata si compone di due parti ben distinte: una inferiore, suddivisa da lesene di ordine Ionico su piedistallo che inquadrano lateralmente finestre rettangolari e centralmente il portale d'ingresso, con sovrastante una finestra semicircolare; un’altra superiore anch'essa suddivisa da lesene ma di ordine Tuscanico, più piccole e rastremate verso l'alto, con la base più stretta della sommità su queste poggiano. Conclude la facciata il timpano dentellato con oculo decorativo centrale. Il campanile è invece situato dietro la sacrestia e termina nella cella campanaria che presenta aperture archivoltate sui quattro lati e con una cupola impostata su di un tamburo ottagonale e calotta fatta a “cipolla”
L’interno è composto da un’unica navata con il tetto a capanna. L’altare è di gusto barocco costituito da due coppie di colonne che terminano in un architrave spezzato al centro dove si apre una finestra ovaliforme. La pala d’altare raffigura l’adorazione della Madonna del Rosario con il Bambino Gesù in braccio attorniata da due santi: San Giuseppe e Sant’Antonio. Ai lati dell’altare due porte danno accesso alla sacrestia e, di qui, al campanile. Attualmente l’oratorio della Beata Vergine è chiuso e si trova in precarie condizioni.
 

L'Oratorio di Sant'Anna in località Ramedello di Cerea

Cerea oratorio ramedello ridUn altro interessante oratorio che si incontra percorrendo la strada che da Cerea conduce in prossimità dell'abitato di San Pietro di Morubio è quello dedicato a Sant’Anna. Infatti, in località Ramedello proprio di fronte alla villa Guastaverza, sorge questo interessante luogo di culto fatto erigere verso la fine del 1600 dai signori locali.
Di tale notizia si ha la certezza trovandosi l' iscrizione 1896 riportata sul portale di ingresso dai conti Bartolomeo e Filippo Guastaverza. Ad ogni modo notizie su tale luogo e sulle proprietà ad esso connesse, risalgono addirittura ad oltre cento anni prima. Infatti, nei "Campioni delle strade del veronese", nell’anno 1589 l' insediamento che ci interessa apparteneva alla famiglia Rambaldi.
L'oratorio è un edificio classico con facciata maestosa e con il portale sormontato da una cornice curvilinea interrotta al centro, le due paraste ioniche con piedestallo sostenenti un timpano dalle linee essenziali e la finestra centrale raccordata sugli angoli finemente elegante, molto semplice senza sfarzosità alcuna.
La disposizione interna e le decorazioni che lo abbelliscono, annunciano il secolo nuovo con la presenza di un altare di gusto barocco pensato in rapporto con le portine laterali sovrastate dalle statue e più in alto dalle finestrelle sagomate richiamate nella forma dalla finestra della facciata. L’altare sembra stilisticamente avvicinabile ai modi di Francesco Marchesini (Verona 1618-1693) mentre a suo figlio Marco, scultore spesso presente nei cantieri del padre, si potrebbero riferire facilmente i putti scolpiti e le acquasantiere di squisita fattura. La pala situata sull’altar maggiore versa, invece, in precarie condizioni e necessita urgenti lavori di restauro. Raffigura una Madonna con il Bambino e i Sant’Anna a cui è intitolato l’oratorio, San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova, e da più parti è attribuito ad Antonio Balestra (1666-1740). Ci troviamo di fronte ad un’opera di grande valore che, in passato, fu sottolineata dallo storico Lanceni il quale, facendo riferimento ad un’imprecisa indicazione della località dove in passato la tela si trovava, era giunto alla convinzione che questa fosse andata dispersa. Scriveva infatti: "Sotto Legnago, chiesa di Casa Verza, una pala con la Santissima Vergine; SS. Giuseppe, Anna e Antonio da Padova: opera di Antonio Balestra".
L’opera coincide perfettamente col soggetto del dipinto di Ramedello tanto da non lasciare dubbi sull' identificazione della località, è a sua volta identificabile con un dipinto che il Balestra stesso in una sua nota biografica inviata nel 1703 a Padre Orlandi, dice di avere eseguito su commissione dei Verza subito dopo l' Annunciazione per gli Scalzi di Verona (anno 1697). Guardando l’interno del luogo di culto, curiosa è la possibilità di assistere alla celebrazione delle funzioni dalla parte posteriore dell' altare senza essere disturbati dai fedeli in chiesa.
L'oratorio completava la villa rendendo il signore autonomo anche sotto l' aspetto dell' adempimento degli obblighi spirituali nel periodo in cui si trasferiva dalla città alla residenza di campagna. Per quello di Ramedello le ragioni della distanza dalla parrocchiale erano evidenti e la semp1icità delle linee testimonia la insussistenza di qualsiasi desiderio di prestigio. La proliferazione che tali costruzioni, trova la sua massima espressione nel ‘700 ed è spiegabile per varie ragioni tra cui l'aumento della popolazione, il consolidamento delle contrade spesso lontane dalle parrocchiali, ma anche il desiderio di prestigio e lo spirito di emulazione che caratterizzava il costume di vita del patriziato.
L’Oratorio di Sant’Anna ricalca le direttive secentesca per tali luoghi di culto e fa rievocare tutto un mondo postconciliare della Controriforma. Un luogo a parte era riservato alle donne dietro le grate delle finestre e ai lati dell' altare mentre altre suppellettili sono all' interno del luogo di culto. Da ricordare pure un confessionale rustico del tempo, un orologio a contrappesi di pietra sulla parete laterale e le tre croci sul frontone in ferro battuto con una spia dei venti in quella centrale.
 

Chiesa di Cherubine

chiesa CherubineCherubine è una frazione del comune di Cerea lontana dal centro cittadino circa 3 km. Cherubine era anche sede di villa Conti Assali, d'epoca veneziana andata distrutta circa 100 anni fa. Nella piazza si trova anche una statua commemorativa dei soldati caduti nella Prima guerra mondiale e la chiesa parrocchiale intitolata alla Beata Vergine del Rosario.
La chiesa, originariamente era una cappella soggetta alla parrocchia di Cerea, fu edificata nel 1931 in sostituzione di una precedente cappella edificata sul finire del XIX secolo che fu demolita All’interno della chiesa, dietro l’altar maggiore, è custodita una immagine della Vergine proveniente da un capitello demolito nel 1895. L’erezione in parrocchia risale al 30 novembre del 1942. Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna preceduta da un ampio protiro. Campanile a vela posto sulla falda di copertura orientale, all’altezza dell’arco trionfale del presbiterio. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio rialzato di due gradini, concluso con abside emergente semicircolare; lungo i fianchi dell’aula si aprono quattro semi-cappelle laterali, di cui quelle prossime al presbiterio accolgono l’altare della Madonna del Rosario, sul lato sinistro, e l’altare del Sacro Cuore, sul lato opposto. I prospetti interni, intonacati e tinteggiati, sono scanditi da lesene in mattoni di laterizio a vista; le cappelle laterali sono introdotte da aperture arcuate con ghiera in laterizio; lungo le pareti si aprono strette finestrature con vetrate artistiche; la parete absidale, caratterizzata da una decorazione pittorica a tutto campo, conserva al centro l’affresco cinquecentesco della Madonna del Rosario. L’aula è coperta dalla sovrapposta struttura di copertura a due falde con capriate a vista e controsoffittatura decorata a cassettoni; il vano absidale è chiuso da una semi calotta sferica in muratura, ornata con decorazioni pittoriche. La pavimentazione della navata è realizzata in quadrotte di marmo Rosso Verona e marmo chiaro Botticino; il piano del presbiterio è pavimentato con lastre di marmo Botticino e marmo Rosso Verona.