Curiosità e personaggi Illustri

Il Castello di Asparetto

Fino ad alcuni decenni fa un torrione posto in un punto definito "strategico" e circondato da una palude formata dal Menago, era quanto rimaneva dell'antico Castello di Asparetto. Il maniero era infatti situato in una posizione cruciale posto a controllo delle strade che portano a Nogara; da Legnago ad Este passando per Cerea e verso Verona. Sembra ormai accertato che il castello fosse della stessa epoca di quello di Sanguinetto e come il "fratello più grande", anch'esso risultasse possente con alte mura e torri a controllo delle valli e delle vie di comunicazione. Le notizie sulla sua storia lo vedono legato alla famiglia degli Scaligeri per un lungo periodo finché sia il maniero di Sanguinetto, sia quello di Asparetto, vennero donati a Jacopo Dal Verme nel 1377 condottiero alle dipendenze della famiglia veronese. A decretarne la distruzione fu, molto probabilmente, la guerra tra i Veneziani e i Milanesi nel 1438. A seguito di un violento scontro avvenuto a Castagnaro in quell'anno tra Francesco Sforza comandante veneto e Niccolò Piccinino comandante lombardo, quest'ultimo, sconfitto dai veneziani assieme al Signore di Mantova, durante la sua ritirata saccheggiò Cerea, Casaleone e altri paesi della zona. Giunti ad Asparetto assaltarono anche il castello uccidendo molti contadini che avevano cercato rifugio all'interno delle mura e incendiarono gran parte del maniero. La leggenda vuole che l'ostinata resistenza degli assediati esasperò la pazienza degli assalitori i quali, una volta entranti dentro le mura, incendiarono, uccisero e saccheggiarono. Fino a non molto tempo fa alcune grosse mura erano la prova dell'esistenza del castello o quanto meno di alcune torri di avvistamento; oggi di questo non è rimasto più nulla.

Fondazione Aldo Morelato - Osservatorio sull’arte applicata nel mobile

cerea 20interno Villa DionisiLa sede espositiva della Fondazione Aldo Morelato e dell’Osservatorio sull’Arte Applicata nel Mobile è all’intero di Villa Dionisi in località Ca’ del Lago, una villa settecentesca di grande valore.
Questa splendida dimora si presenta al pubblico come una particolarissima realtà di “museo nel museo”, in cui i preziosi mobili del design contemporaneo, ospitati nelle sale, diventano piccole opere d’arte contenute nell’involucro di una grande opera d’arte come l’elegante villa settecentesca. Una visita alla sede museale di villa Dionisi consente al pubblico di immergersi in questa doppia situazione: è possibile effettuare un percorso storico nella villa, ricca di affreschi che rievocano le glorie passate della famiglia Dionisi, e nella realtà contemporanea, costituita da una preziosa collezione di mobili d’arte dal design di altissima qualità, di proprietà della Fondazione Aldo Morelato. La sede espositiva si arricchisce ogni anno di nuove opere di design realizzate dai vincitori del Concorso Internazionale sull’Arte Applicata nel Mobile indetto dalla Fondazione, che vanno ad aggiungersi ai 48 pezzi originari della collezione. Le opere esposte nella sala della villa Dionisi sono modelli sperimentali, quindi pezzi unici di design contemporaneo applicato al mobile d’arte. I prototipi realizzati documentano vent’anni di ricerca (1982-2002) e di sperimentazione tecnica nell’uso dei materiali. Le opere esposte si riallacciano stilisticamente e nella tecnica esecutiva alla plurisecolare tradizione produttiva della zona, nonché al mobile storico del Novecento, con recuperi e rimandi all’Art Deco, al Razionalismo e al Liberty. I pezzi esposti sono accompagnati dai relativi disegni di progetto.
Le opere sono idealmente suddivise in tre categorie di studio fondamentali: Riedizioni, Citazioni, Allusioni. Tra gli oggetti di maggior pregio, nella categoria Riedizioni, una scrivania e un comoncino in legno di noce con inserti in vetro e cristallo, realizzati nel 1994 dal designer Giacomo Ulrich e presentati alla Fiera “Abitare il tempo” di Verona. Nella stessa categoria rientra un disegno del 1991 di Elda Salvatori della “Credenza 1925” in legno di noce tinto. Dall’ufficio di ricerca dell’Azienda Morelato provengono invece alcuni preziosi pezzi come la serie “Novecento” costituita da credenza, tavola, poltrona, sedia, armadio in legno di ciliegio. Tra gli oggetti di design più originali e innovativi, la colonna “Metafisico” in legno di faggio naturale di S. Garofano, D. Lo Porto, G. Salerno, il tavolino da gioco “Rocco”, con piano intarsiato in legno d’ebano e acero (D. De Mauro), il mobile portabottiglie “Botte”, in legno di rovere naturale con inserti di acciaio e ferro, realizzati da T. Corsero e A. Pozzallo (1999). Di grande interesse anche gli oggetti di design più minuto, dai portariviste agli specchi, dagli accessori per armadio ai portapenne.
 

Museo Civico “Artigianato del Legno”

falegnameria artigianalefalegnameria artigianaleNella cittadina di Cerea è presente un museo dove è possibile ripercorrere la storia e la tradizione di questo centro e dell’attività tipica dei ceretani: la lavorazione del legno.
Il comune di Cerea ha acquisito nel 2001 una sezione importante del materiale del Museo dell’Antico Artigianato del Legno dei fratelli Gianfrancesco e Giuseppe Ferrarini, una cospicua collezione privata di oltre 3000 pezzi che ripercorre la storia degli attrezzi di lavoro degli artigiani del legno dal 1600 ad oggi. La raccolta è la testimonianza, con forte radicamento territoriale, dei “mestieri” che hanno impugnato gli strumenti di lavorazione del legno per un lungo arco di tempo e di generazioni che ormai sopravvivono solo nell’ultima bottega o nel ricordo di qualche anziano artigiano.
Il museo, forte di questa cospicua collezione privata (oltre 3000 pezzi), è la testimonianza diretta di quelli che sono stati i “mestieri” di una volta coinvolgendo intere generazioni e che hanno portato gente abituata a lavorare la terra, a divenire massima esperta della decorazione, nella costruzione e nell’invenzione di manufatti in legno.
Il Museo è una raccolta iniziata dopo la guerra. Gli americani avevano portato in Italia il nastro adesivo che sostituiva lo spago; era la storia che stava cambiando ed il progresso portava ad una complessiva sostituzione di congegni, strumenti, utensili, ferri di bottega con del materiale sempre più nuovo e sempre più sofisticato.
Il museo dei fratelli Ferrarini aveva trovato sistemazione nella suggestiva sede di villa Tavoli-Dionisi, ma una volta acquisita da parte del Comune di Cerea l’intera raccolta, nel febbraio del 2002 il Consiglio Comunale approva l’istituzione del Museo Civico “Artigianato del Legno” con la definitiva sistemazione del materiale nell’ex fabbrica Perfosfati. Un Museo che parla di storia del lavoro in un centro come Cerea ben noto per essere una delle fucine del mobile in stile. Si è quindi provveduto a classificare e a catalogare i vari pezzi e a questo importante lavoro si è poi affiancato quello di restauro dei pezzi e della loro schedatura. Nell’esaminare il materiale ai fini della formazione del catalogo se ne è constatato anche lo stato di conservazione.
Un lavoro impegnativo reso possibile grazie al lavoro dell’Associazione “Appio Spagnolo” storica Scuola di Disegno nel campo della realizzazione del mobile in stile; a questa associazione è affidata dal 2002 la gestione del museo.
La raccolta parla di storia del lavoro attraverso lo sviluppo di uno specifico comparto dell’attività artigianale e trova così la più coerente e prestigiosa collocazione in un ambiente ideale dove sono ospitate svariate iniziative e mostre. Le sezioni legate del museo sono tre. La prima è legata proprio al museo dell’artigianato; la seconda è dedicata al “mondo rurale” e descrive momenti particolari di quel mondo di una volta legato alle feste, al filò, alla “medanda”, al bucato, al “descartozar”, alla vendemmia e a tanti altri momenti di vita del mondo contadino. La terza sezione riguarda invece il mondo della carta stampata e dei libri. Stampe e documenti cartacei di pregio come la cronaca di Paride da Cerea, un importantissimo manoscritto del 1500, o la vertenza sul fiume Tartaro del 1700; sono documenti molto rilevanti per lo studio di un mondo in continua evoluzione.
Il Museo Civico dell’Artigianato del Legno fa parte del circuito dei Musei Etnografici della Regione Veneto.
 

CEREA E LA CONTESSINA SILVIA

Camino con effige in gessto contessina silvia ridCamino con effige in gesso della contessina Silvia Tra le figure di assoluto rilievo nella nostra storia, troviamo la nobildonna Silvia Curtoni Verza Guastaverza. Fu una donna illuminata ed innovativa che fece della propria residenza di città e della villa di campagna di Cerea, il “salotto buono del veronese”. Infatti illustri letterati del calibro di Foscolo, Pindemonte e Parini erano ospiti abituali della dimora della bella contessa nella quale si conserva in un salotto, un busto in stucco posto sopra a dei fregi stile Rococò di un camino.
Silvia, alla quale è intitolata la villa Guastaverza Bottura (la Villa della Contessa), apparteneva alla nobiltà veronese e poteva contare su questa bella ed artistica dimora costruita nella tranquilla pianura veronese proprio a metà strada tra Verona e Ferrara e non lontano da Padova. Un luogo che Silvia prediligeva specie nei periodi estivi quando il caldo opprimente rendeva difficile la vita in città.
Nata nel 1751, era figlia di Antonio Curtoni ed Elisabetta Maffei, nipote di Scipione Maffei, e giovane sposa del conte Francesco Guastaverza, che la lascerà presto vedova. Lei, bella, nobile e letterata, godeva dell'ammirazione dei personaggi più illustri della sua epoca, tra i quali non mancavano personalità del rango di Sua Maestà Maria Lodovica Imperatrice d'Austria. Non si limitò ad essere solo nobildonna dell'alta società, ma fu anche fine poetessa e fine lettrice. Silvia fu pure attratta dal teatro francese, attrice sotto lo pseudonimo arcadico di Flaminda Caritea.
In città erano famosi i suoi salotti letterari che ogni settimana radunavano nel palazzo della Contessa, le più importanti personalità culturali non solo veronesi della scienza e della letteratura, mentre nei mesi caldi gli incontri si tenevano spesso nella Villa di Ramedello a Cerea. Tra i nomi illustri che frequentarono la casa di Cerea vi furono Ugo Foscolo, Giuseppe Parini, ed Ippolito Pindemonte oltre alle nobili signore Isabella Teotochi Albrizzi, Francesco Emilei, Elisabetta Contarini Mosconi, Lavinia Pompei. Pindemonte risiedeva vicino alla Villa e secondo quanto riportato da Benassù Montanari nella sua "Vita di Ippolito Pindemonte", "era quotidiano alla Villa della Contessa". Parini invece conosceva Silvia Curtoni già nel 1788 durante un incontro a Milano e da allora iniziò un ricco rapporto epistolare. Con Ugo Foscolo invece ci furono alcuni incontri e uno di essi avvenne durante un viaggio di ritorno del Foscolo da Venezia. Gli studiosi riportano un evento curioso in tal senso. Si dice che in uno dei vari incontri, conversando sull’ultima opera scritta quale le "Ultime lettere di Jacopo Ortis", Foscolo non riuscì a controllarsi superando i limiti di una normale discussione. “Allora intervenne Silvia, e non con dolcezza femminile ma con mascolina fermezza, sicché il Foscolo fu messo bellamente a tacere." Silvia si spense nel 1835.
 

PERSONAGGI ILLUSTRI

ü  Paride Da Cerea , notaio storico (1200-1277)

ü  Anton Maria Lorgna, matematico (1735-1796)

ü  Luigi Sommaria, aviatore (1892-1918)

ü  Camillo Sommariva, aviatore (1893-1918)

ü  Giuseppe Merlin, mobiliere (1881-1964)

ü  Elio Roveda, artista (-2004)

ü  Olga Visentini, scrittrice (1893-1961)