Ville, Palazzi, corti e musei

Villa Altichieri

altichieri2 ridVilla Altichieri è situata nel centro storico di Oppeano. La sua costruzione risale ai primi anni del secolo passato. Ha l’impianto classico delle ville ottocentesche della pianura veneta. La grande sala centrale al piano rialzato è affiancata da due salotti. Attraverso una imponente scala di pietra si sale al mezzanino, quindi al piano superiore. Interessanti le decorazioni murali liberty, recentemente restaurate.
Ben proporzionata, la villa è circondata da un parco romantico di 7000 mq. ricco di piante secolari, tra queste, due rari esemplari di Ginkgo Biloba. La casa, abitata continuativamente dalla famiglia Altichieri fino a metà degli anni ’30, fu utilizzata in seguito soprattutto nella stagione estiva.
Per difendersi dai briganti che assalivano le campagne e per costituire un unità abitativa autosufficiente, nacquero nel ‘400-‘500 le corti, caratterizzate essenzialmente dalla torre colombara, l’elemento abitativo-difensivo per eccellenza, circondata da massicce mura di cinta.
Tra la seconda metà del ‘500 e il ‘600 tali costruzioni si andarono sviluppando anche per la diffusione della risicoltura e l’aumento del prezzo dei cereali. Esse erano costituite dalla casa del padrone e dalle case dei lavoranti e inoltre vi si trovavano le strutture che contenevano la stalla, il fienile e il portico. La caneva era una struttura minore dedita alla conservazione del vino; vi erano inoltre una ghiacciaia, i pollai, il forno, il brolo e l’orto, e a volte anche una cappella privata, il tutto disposto attorno alla grande aia. Talora in queste corti a cavalli di un corso d’acqua si trovava anche una pila per la lavorazione del riso. La torre colombara solitamente era a base quadrangolare, con muri spessi e sviluppata su tre piani. Il piano terra serviva come deposito per gli attrezzi o come stalla, il primo piano era occupato dall’abitazione, mentre l’ultimo era dedicato alla nidificazione dei colombi. Se fino alla fine del ‘600 le case rurali erano caratterizzate da una certa sobrietà, verso la fine del secolo divennero per molti proprietari case di villeggiatura e i giardini assunsero le sembianze di bellissimi parchi in stile inglese.
Di solito la parte anteriore del fabbricato, esposta a mezzogiorno, era costituita da porticati che servivano per essiccare i cereali. Sorsero dunque tra il ‘500 e il ‘600 le prime barchesse che, per la volontà dei proprietari di migliorare la qualità estetica delle proprie residenze, divennero sempre più curate ed arricchite da decorazioni.

 

Palazzo Fracastoro

fracastoro ridIl Palazzo dei Fracastoro sorge nel centro di Oppeano lungo la via centrale sul lato opposto rispetto alla parrocchiale. Sviluppato su due livelli fuori terra più un sottotetto mostra un volume compatto, cubico, di chiara impronta tardo cinquecentesca. Qui Lodovico e Camillo Fracastoro sono presenti già dalla fine del XV secolo e la permanenza di questa famiglia fino al 1853 ha comportato la pressoché completa sopravvivenza del complesso residenziale almeno nella struttura esterna. Il sistema edilizio consta del palazzo padronale e di strutture di servizio che si sviluppano tanto sulla strada quanto all’interno della corte delimitata da una serie di stabili. La bella residenza conserva quasi inalterato il primitivo aspetto cinquecentesco, con due portali simmetrici ai lati che consentono l’accesso alla corte recintata da mura, dove si trovano gli edifici rusticali. Tipico dell’epoca è il portale d’ingresso, affiancato nella sua parte superiore da due piccole finestre quadrate, decorato a bugnato. Nel disegno del ‘700 era dotata di una torre colombara e due barchesse simmetriche disposte perpendicolarmente alla strada.

 

 Villa la Montara e Corte “Carli alla Montara”

villa 2La villa fu edificata nella seconda metà del Cinquecento come solida casa padronale fortificata da due torri a controllo della proprietà. Il suo raffinato aspetto attuale si deve alla ristrutturazione e all’ampliamento dell’edificio nel corso del Settecento. Il nome di Montara nasce probabilmente a causa della posizione della Villa leggermente rilevata rispetto ai campi circostanti. La Montara è un elegante edificio con un corpo centrale decorato a bugnato nella parte inferiore e lesene in quella superiore. Un superbo timpano chiude interamente la zona centrale che poggia su di un fregio costituito dai triglifi e risulta metope e sormontato da statue. Un portale in tufo rappresenta l’ingresso principale della villa mentre, sul lato destro della nobile dimora, si trovano le abitazioni dei lavorenti, i porticati e i fienili; nella parte anteriore una chiesetta ben visibile dalla strada, abbellisce l’intero complesso. Bella ed imponente è delimitata da un recinto di mura che la isolava dal mondo esterno. La parte centrale si stacca dall’intero complesso per sontuosità ed eleganza. Sotto il timpano corre un fregio costituito da triglifi e metope che impreziosiscono il corpo centrale. Il timpano, è inoltre, abbellito da cinque statue di divinità.
Da Persico, affascinato dalla bellezza di questa residenza, scrisse: «Parco, belvedere, finti marmi o frammenti di antichità, piantagioni, boschetti e viali rendono amena codesta villa, delle più belle nella parte inferiore della nostra provincia». L’interno della Villa è visitabile su richiesta (www.lamontara.it)

 

Villa Guastaverza Benciolini – Villafontana di Oppeano 

L’immobile sembra essere stato eretto nella prima metà del Settecento e tra i primi proprietari vi è la famiglia Guastaverza. Infatti, in un disegno eseguito nel 1709, l’area ricompresa attorno alla villa era completamente priva di edifici e apparteneva al «Medico di Villafontana». Invece, da un disegno di poco successivo si parla già di una casa con il tetto di paglia e quindi di modeste dimensioni e di poco valore. La situazione cambia radicalmente con l’arrivo della famiglia Guastaverza che, in un documento del 1745, possiede, proprio a Villafontana, una casa «da Patron e da Lavorente» con stalle e fienile. L’intera corte rimase della famiglia anche nel secolo successivo e, nel 1849, viene trasformata in casa di villeggiatura.
Una doppia scalinata permette di accedere al piano nobile della villa mentre un arco compreso tra le due scale dà accesso al piano terra. Così si presenta oggi villa Guastaverza, Benciolini a Villafontana di Oppeano. Attualmente, pur conservando la struttura sette-ottocentesca, la dimora denota molte trasformazioni nel corso dei secoli. L’intero complesso è stato recentemente restaurato e la villa padronale presenta una facciata sobria con finestre a grosse cornici in tufo. Nel salone interno, ampio e situato nell’unico piano, vi è un grande camino in pietra con mensole a zampa di leone mentre un altro camino si trova in una stanza laterale. Un tempo, davanti alla villa, vi era un parco di modeste dimensioni ma ricco di vegetazione oggi quasi del tutto scomparsa. Il complesso edilizio disponeva, pure, della ghiacciaia che garantiva il ghiaccio tutto l’anno. Da ricordare come la villa fosse stata alloggio di alcuni ufficiali delle truppe napoleoniche a seguito del grande condottiero, durante la campagna in Italia nel 1796.

 

Villa Maffei - Vallese di Oppeano  

E’ un palazzo di notevoli dimensioni realizzato verso la fine del Cinquecento oggetto di successivi interventi che ne hanno per buona parte, modificato la struttura originaria. Oggi ai nostri occhi si presenta con un’architettura rinascimentale con balconi a balaustra e un bel portale a timpano. Un tempo la villa era immersa nel verde e un maestoso parco la avvolgeva nascondendone, in parte la bellezza. Nel corso della sua vita ebbe vari proprietari e anche il comune di Oppeano che la trasformò in scuola.
Della villa, che oggi si chiama Villa Ada, si hanno notizie già nel 1570, nel 1682 l’intero complesso edilizio non dovrebbe aver subito radicali mutamenti e i disegni seicenteschi, ne confermano la teoria. Una radicale trasformazione si segnala tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’Ottocento quando si parla di una “casa di villeggiatura” proprio a Vallese di Oppeano di proprietà della famiglia Maffei. E’ questo il segnale di una radicale trasformazione dell’immobile che diventa una vera e propria dimora residenziale.

 

Corte "Giona Carli Trambellarè" - Isolan

villa gionaUn disegno del ‘700 la rappresenta in forme simili a quelle odierne: un recinto quadrato di mura racchiude quattro edifici: due case di abitazione e due rusticali. La casa padronale, di pianta quadrata, è formata da seminterrato, piano nobile e sottotetto. Il piano residenziale, che ha portali e finestre ornati da profili in pietra, è accessibile da doppie rampe di scale esterne sui lati est e sud. Attualmente è in grave stato di abbandono.

 

 

Corte Farfusola detta “Cà del Ferro”

Una necropoli della civiltà atestina è stata portata alla luce proprio in questa località situata lungo la provinciale che da Villafontana porta a Isola Rizza. Corte Farfusola deriva il suo nome originario da questa famiglia presente a Verona nel 1589. Dell’intero complesso purtroppo, rispetto all’originaria disposizione della villa, l’edifico padronale è stato nel corso dei secoli periodicamente sottoposto ad interventi di sistemazione che ne hanno modificato in maniera totale la struttura originaria. Oggi quello che attrae è la facciata con tre finestre in stile rococò mentre, a pian terreno, accanto ad un portale in bugnato, spiccano sei grande finestre anch’esse decorate in bugnato.  

 

Il Feniletto e corte dominicale Baughi-Peccana

P1030039 ridE’ situata a metà strada tra Vallese ed Oppeano e racchiude in sé l’eleganza e le funzionalità delle proprietà di campagna dove, accanto alla vita del signore, si doveva svolgere in maniera organica e pratica, quella di tutti i giorni. Notizie della corte si hanno già dal 1567 quando il complesso apparteneva alla famiglia Miniscalchi che provvide a venderla ai Baughi di San Paolo nel 1696. Un’altra parte della proprietà apparteneva invece alla famiglia Bertoldi. L’intero complesso è riprodotto in un disegno del 1711 con corte, torre colombara, il palazzo padronale e con la vecchia barchessa che verrà ristrutturata nel 1780 ed il vicino mulino e pila da riso appartenente al Maffei. Verso la metà del ‘700 quando viene ristrutturato il palazzo padronale, fu realizzato l’imponente colonnato in stile dorico con lo stemma dei Peccana che troneggia ancora al centro della trabeazione della barchessa. Nel 1849 ai Peccana subentrarono i Bottagisio e, sul finire del secolo, i Colleoni nobili Galeazzo. Quindi il Feniletto fu acquistato dai Rizzoli che lo vendettero ai Farina ora Rana. Nella parte retrostante al complesso scorre un fiume ed estesi pioppeti fanno cornice alla proprietà. La planimetria presenta un andamento iconografico tipico della corte rurale veneta con l’insieme dei fabbricati che formano la corte, suddivisi in più parti sia per la funzione svolta, sia per i differenti periodi di costruzione.  

 

Corte Nichesola al Paradiso

paradiso1 ridCorte Nichesola al Paradiso risulta appartenere a questa casata cittadina almeno dal 1628 e ne resterà titolare fino alla loro decadenza tra il 1813 e il 1849. La proprietà perimetrata in parte da un muro di cinta e in parte da edifici di servizio aveva il palazzo collegato alla torre colombara da una tettoia. Se oggi la torre colombara non esiste più, l’edifico centrale pare coincidere con quello preesistente. La facciata si eleva per tre livelli fuori terra e la particolarità prospettiva è data dalla presenza degli spioventi del tetto direttamente attestati sul profilo della facciata. L’elemento più rilevante della dimora, negli ambienti interni, è dato dal camino interno realizzato in marmo rosso di Verona.

 

Corte dominicale Bongiovanni-Mocenigo detta Bragagnani – Cadeglioppi

bragagnani ridottoEra il 1739 quando Gustavo Bongiovanni vendette l’intero fondo alla famiglia Mocenigo mentre, nel 1789, proprietario ne divenne Carlo Maffei che acquistò l’enorme stabile e l’estesa campagna. Di questa corte, situata nella frazione di Vallese comune di Oppeano, a colpire più che la casa è la maestosa barchessa con ampi archi e finestroni bugnati, affiancata alla quale vi sono due case “da boari” disposte simmetricamente ad essa. Interessante è questa struttura elegante che anticamente veniva chiamata “vaccaria” e che risultava una struttura dipendente dalla vicina corte principale Bragagnani. Questa grande corte ha, al centro, la residenza padronale con, ai lati, due lunghe ali porticate di grande effetto. Corte Bongiovanni, quindi, era una dipendenza e di essa particolare attenzione merita la barchessa con le finestre a bugnato e con un bel graticcio in legno e due stemmi gentilizi che sormontano gli arconi purtroppo non più leggibili. Poco da dire delle due case dei boari se non della loro suddivisione su tre piani, di una semplice porta d’entrata e delle finestre prive di decorazioni. L’unica cosa rilevante il sottogronda lavorato. Annessa alla proprietà altri edifici minori e un piccolo giardino. Più a nord, si trova la pila da riso concessa al Mocenigo nel 1739. Nel periodo napoleonico, la Corte fu saccheggiata dalle truppe francesi. Sul latifondo venne trovato pure un sepolcro romano.

 

Corte Dominicale Turco in piazza (adesso proprietà Anti) anti2 rid

In un disegno del 1711 di Gasparo Bighignato il complesso era rappresentato composto dal maestoso palazzo residenziale e da alcuni rustici oltre alla cappella gentilizia. A sud-ovest si trovava la torre colombara e, poco lontano, il mulino e la pila adiacente al corso d’acqua Piganzo. Di tutto questo ciò che oggi appare è solo la villa seicentesca: disposta nel suo rigoroso e simmetrico corpo centrale su tre piani, è caratterizzata dalla presenza del bel portale d’accesso sormontato da un balconcino in ferro.
La struttura della residenza è quella tipica veneta caratterizzata dalla presenza del salone centrale. A destra e a sinistra, alcune barchesse riprendono la disposizione riportata nella mappa del Bighignato. Bello da vedere il parco antistante la villa e il pozzo a fianco della dimora padronale. Le vicende della villa seguirono quelle della famiglia Turco che si trovava a Oppeano già alla fine del Cinquecento. Il passaggio alla famiglia Carlotti avvenne solo nell’Ottocento quando Maria Turco sposò Antonio Carlotti portando in dote la proprietà. L’oratorio settecentesco conteneva un altare in marmo con relativa pala, oggetti e arredi sacri di grande valore.
 
 

Deposito Museale di Oppeano

deposito museale 1Il Deposito Museale del Comune di Oppeano è sorto a partire dal 1980, quando le attività di ricerca e le attenzioni della Soprintendenza Archeologica del Veneto si sono fatte più regolari e assidue. Da quell’anno sono state infatti intraprese numerose campagne di scavo, recuperi d’emergenza e rinvenimenti di superficie relativi principalmente alle necropoli e all’antico abitato veneto di Oppeano in un territorio in gran parte ancora destinato ad uso agrario. Il Deposito, che rappresenta solo una minima parte della grande mole di materiale rinvenuto, è costituito principalmente da oggetti ceramici pertinenti sia alle varie attività domestiche e artigianali che si svolgevano all’interno del villaggio (vasellame da mensa, da cucina e/o con funzione di contenitore di alimenti, pesi da telaio, rocchetti, fuseruole, alari ecc.), sia alle numerose sepolture scoperte in alcune delle locali necropoli delle Franchine, Belgioioso, Fondo Gambin e via Napoleonica (vasi, ossario, coppe zonate ad alto stelo, scodelle, ecc.). Oltre al materiale fittile, fanno parte del deposito museale anche alcuni oggetti in corno e osso lavorato, nonché oggetti in bronzo quali elementi di corredo delle tombe e/o pertinenti ai costumi dell’epoca. Si tratta principalmente di fibule, spilloni di varie fogge, lamine decorate a sbalzo. Tra i vari rinvenimenti, degno di nota è un cinturone a losanga ora in esposizione al Centro Ambientale Archeologico di Legnago. Altrettanto rilevante è il famoso elmo di Oppeano, rinvenuto tra il 1876 e il 1878 in una località non ben precisata. Si tratta di un elmo a forma conica decorato con una teoria di cinque cavalli e un centauro all’interno di più fasce geometriche e datato al V sec. a.C. Dal 1880 è conservato nel Museo Archeologico di Firenze, mentre presso la sala di rappresentanza del Municipio di Oppeano ne è visibile una fedele riproduzione. Da un punto di vista cronologico e culturale, gli oggetti conservati nel deposito sono riferibili al mondo dei Veneti antichi, sviluppatosi nel nostro territorio tra il X ed il V-VI secolo a.C.