Architettura rurale

L’architettura rurale è uno dei principali elementi di rilievo culturale che s’identifica nel paesaggio rurale. Nelle sue forme tradizionali si nota subito che è nata da una cultura povera, la quale sa usufruire di quanto la natura poteva offrire senza essere eccessivamente deturpata. I manufatti sono realizzati con materiali reperiti sul posto come: legno, sasso, argilla, e le soluzioni tecniche pur essenziali sono al tempo stesso funzionali.

Nella nostra pianura veronese l’abitazione rurale è costituita, solitamente, da un fabbricato a pianta rettangolare che si sviluppa di più in orizzontale piuttosto che in verticale. Cosa diversa per le zone moreniche o dell’alta pianura dove, per limitatezza di spazi si tende a sviluppare sia la casa come le pertinenze in senso verticale. Tornando all’abitazione posta nella media e bassa pianura veronese, la parte abitata occupa, solitamente, un terzo del volume di tutto il complesso. Si tratta di un’abitazione molto semplice con una fila di stanze intercomunicanti al pianoterra, di un corpo scala in legno che porta ad un corridoio comunicante con le stanze poste al primo piano. La facciata della casa è sempre rivolta a mezzogiorno, l’aia non presenta punti in ombra ed è sistemata in modo che l’acqua piovana non vi stagni. Le finestre sono di piccole dimensioni perché non si disperda il calore e le aperture poste sul lato Nord sono ridotte al minimo. Le camere da letto, con pavimento in assi di legno, si trovano sempre al piano superiore e sono esposte al sole mentre il focolare presenta un assetto, in parte esterno alla stanza adibita come cucina, dando alla facciata un movimento estetico non voluto ma ereditato dalle tradizione veneziana. Appoggiata a un fianco della casa con il muro maestro in comune, c’è la barchessa o il fienile direttamente comunicante con l’abitazione dove vi è un locale adibito a spogliatoio e deposito di piccoli attrezzi. Altro elemento interessante che incuriosisce sono quei vuoti architettonici riempiti con una particolare disposizione dei mattoni che sono conosciuti come gelosie. La stalletta del maiale e il letamaio, con sopra il gabinetto in legno, una semplice cabina che poggiava su alcune travi, si trovano distanti o sul retro dell’abitazione. Ci sono altre forme abitative presenti nella Pianura Padana ma quella che artisticamente colpisce di più oltre alle ville patrizie è la dimora complessa di tipo a corte, segno delle prime forme industriali di sfruttamento della terra che riesce a convivere con l’ambiente circostante.

Purtroppo, l’avanzare della tecnologia e della modernità nell’edificare hanno,gradualmente, modificato il sistema dell’architettura rurale, introducendo nelle campagne opere realizzate utilizzando materiali e sistemi a modelli costruttivi industriali. Questo ha permesso un effettivo miglioramento sia nel lavoro sia nel guadagno, ma ha favorito un progressivo degrado del paesaggio e della qualità architettonica delle aree agricole con l’inserimento di strutture e attività di forte impatto ambientale.

Nelle aree vicine a insediamenti urbani si è verificata la proliferazione incontrollata dell’edificazione, a danno dell’agricoltura e del mondo rurale, tanto da portare, in moltissimi casi, all’inglobamento degli edifici rurali nel tessuto urbano, creando diverse ferite nella realtà ambientale e paesaggistica. La crisi del mondo industriale e agricolo, uniti all’esigenza di adottare modelli di sviluppo sostenibile hanno portato ad una riscoperta delle metodologie, delle forme e delle funzioni del sistema dell’architettura rurale tradizionale, la quale può essere rivalutata e in molti casi riscoperta, non solo attraverso il restauro di manufatti storici ma anche attraverso la rivisitazione moderna delle tecniche costruttive del passato. E’ importante recuperare e valorizzare l’uso dell’edilizia rurale per mantenere viva l’architettura di questi importanti elementi del paesaggio, nel suo insieme tenendo presente non solo la grande corte ma anche piccoli manufatti come: casottini, tettoie, ponticelli, piccole opere idrauliche, torrette, colombaie, cancelli, pilastri, e altro.

Comunque l’architettura rurale è fatta da quelle pietre, da quei mattoni che vivono, anche se la casa contadina è destinata a scomparire dal paesaggio rurale. Eppure quelle case che hanno accolto e ospitato trasudano di vita trascorsa che i muri e le loro forme riescono ad esprimere pienamente, pur nell’abbandono. Case sole, abitate dal vento e dal trascorrere lento e inesorabile del tempo che restano un vivo esempio di ciò che era la nostra architettura rurale.

Ma la casa,piccola o grande che sia, è solo una minima parte di ciò che resiste ancora come: l’aia, le tettoie, il letamaio, la stalla, il fienile, il pozzo, la pompa dell’acqua. Ci sono le chiese, le pievi, gli oratori, i capitelli, i molini, le strade arginate, i fossi, i canali, i ponti, le capezzagne, i filari di pioppi, di salici, di biancospino, di prugnolo e di sambuco. Ci sono tante ma tante altre cose eppure quello che conta di più è quella visione atmosferica che allarga lo sguardo, lo fa uscire dalla ricerca di una cornice per proiettarlo nell’esaltazione del colore e nell’immensità dell’orizzonte che sale fino al cielo per inondare i  nostri sensi. Padroni inconsapevoli di tanta ricchezza che lasciamo andare perché convinti che tutto ciò non faccia parte del nostro piccolo bagaglio culturale.