Erbè

Il fiume Tione all’interno del parco cittadinoIl fiume Tione all’interno del parco cittadinoGEOGRAFIA

Il territorio del comune di Erbè dista 25 chilometri da Verona. È attraversato dal fiume Tione, viene lambito dal fiume Tartaro ed è un comune ricco di acqua. Si trova posizionato a Sud- Ovest di Verona e confina con la provincia di Mantova. Occupa una superficie di 15,94 km² e ha un’altitudine media di 22 metri sul livello del mare. Ha come frazione Madonna di Erbè. Confina con i Comuni di Isola della Scala, Nogara, Trevenzuolo e Sorgà nel veronese e Castelbelforte nel mantovano. 

ETIMOLOGIA

L'origine del nome del paese è probabilmente legato al termine latino “herba” cioè ad erba direttamente collegato con il suffisso collettivo “etum” ridottosi poi a è accentato, attraverso le forme “edo” ed “eo”. Ecco quindi che il significato del nome deve in un certo senso essere ricollegato alla presenza di molta erba in una zona di sicuro paludosa e ricca di acqua, arbusti, piante.

STORIA

Presso le località Tremolin e Castion sono stati ritrovati degli insediamenti di epoca paleoveneta. Ciò vale a testimoniare di come l’insediamento umano, ad Erbè, sia di antica origine.
Tracce evidenti della successiva presenza romana sono state identificate di recente in un tratto di strada risalente all’epoca scoperto nella valle del fiume Tione, in località Tremolino: inoltre, gli scavi hanno fatto affiorare monete, monili, vasellame e recinzioni di pietra.
Nei secoli anche questo paesino della pianura veronese subì varie invasioni, dapprima da parte dei Longobardi, per poi essere ceduto da Re Beregario I ai monaci Benedettini di San Zeno di Verona, diventando feudo monastico nel 823. Per le dispute di confine con Mantova, attorno all’anno 1000, fu costruito un castello di difesa, il “castrum” di Erbè che inseriva il paese tra quelli incasellati.
Si sa, inoltre, che un fortissimo movimento tellurico colpì la zona nel 1177 e che nel 1320 vi dilagò una grave epidemia di peste.
Il feudo monastico ebbe il suo massimo splendore nel 1668 quando incorporò le zone di Roncolevà, Moratica, San Pietro in Valle, Granarolo e Trevenzuolo. Feudo che durò fino al 1797, anno in cui Napoleone lo abolì per diventare, infine, Comune solo alla fine del secolo.
Il paese ebbe un suo sviluppo soprattutto in epoca medioevale, composto da gente semplice e piccoli fondiari che ricavavano ben poco sostentamento dai raccolti, anche se si arricchì di chiese, corti rurali e ville signorili. A tal proposito è datata al XI-XV secolo la Chiesa di Santa Maria Novella, conosciuta come Erbedello, ed è una valida testimonianza dell’architettura romanica e della pittura medioevale dove l’interno, molto suggestivo, è avvolto da affreschi su tutte le pareti. Nonostante l’importante interesse storico attribuibile agli affreschi che la decorano, è stata pressoché ignorata dagli storici. Infatti, i primi a mostrare un certo interesse verso questo edificio furono, alla fine del XIX secolo, l’abate di Isola della Scala Pietro Garzotti, che grazie ai suoi suggerimenti, permise di portare alla luce gli affreschi, e Carlo Cipolla che diede una sommaria descrizione della chiesa in un suo scritto.
Il destino di Erbé fu per molto tempo e con alterne vicende legato a quello di Isola della Scala, con cui condivise, in particolare, la funzione di tenuta di caccia al tempo dei Scaligeri. Il palazzo con lo stemma del Comune, raffigurante una mano che tiene un fascio d’erba, fu eretto nel 1878.
 

L’interno affrescato della pieve di ErbedelloL’interno affrescato della pieve di ErbedelloARTE

Tra i luoghi più suggestivi e di sicuro più visitati, vi è la chiesa di Santa Maria Novella o Madonna di Erbedello, dalla località in cui è situata;  un edificio romanico che risale ai primi del IX secolo, ricco di affreschi dedicati prevalentemente a Maria tra cui “Madonna in trono con bambino” della fine del XIV sec. eseguita dagli allievi di Altichiero. La parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, venne edificata nel 1735 sulle rovine di una chiesa cinquecentesca, di cui conserva il campanile, il presbiterio e i capitelli. Il territorio è inoltre caratterizzato da numerose nobili dimore; ville ricche di fascino e di magia tra cui: Villa Maffei, poi Bertoli che assieme ad altri edifici forma una corte aperta alla campagna retrostante; Villa Gallici, Segala. Casa padronale di proprietà della famiglia Gallici dal XVI al XIX secolo, fu trasformata nell’Ottocento in elegante casa di villeggiatura per volere del proprietario Gaspare Gallici. Oggi la proprietà appartiene a Milada Nuvolari e, nei pressi della località Madonna, “Corte della Mora”, un complesso formato dall’oratorio della Madonna del Carmine, dalla casa padronale e dalle dimore rurali.

ECONOMIA

E’ l’agricoltura l’attività preminente, un tempo concentrata sulle culture del riso, oggi specializzata nella produzione del melone. Vi è sviluppato l’allevamento di polli e tacchini, destinati alle importanti industrie di trasformazione locali. Le imprese sono per lo più a carattere artigianale con conduzione familiare.