Isola Rizza

Il simbolo di Isola Rizza, un maiale con in bocca alcune spighe di risoIl simbolo di Isola Rizza, un maiale con in bocca alcune spighe di risoGEOGRAFIA

Isola Rizza si trova a circa 24 chilometri a Sud-Est di Verona, ha una superficie di 16,84 Kmq e un’altitudine di 23 mt. s.l.m. ed è completamente pianeggiante. Il comune è attraversato dal Piganzo di Vallese, ed è lambito dal fiume Bussè. Varie sono le località che corrispondono alle vecchie corti rurali di un tempo: Casalandri, Casalati, Casalino, Casari, Casotti, Mandella, Merle, Ormeolo, Rabbia, Olmetto. Confina con i comuni di Bovolone, Roverchiara  San Pietro di Morubio e Oppeano.

ETIMOLOGIA

Il nome originario era "Insula Porcaritia". "Insula" in quanto l'abitato sorgeva in una spianata al di fuori dei boschi e delle paludi che circondavano la zona; "Porcaritia" inteso come recinto di porci, in quanto questo era un luogo dove veniva praticato l'allevamento di questo animale. Nel corso dei secoli, "Porcaritia" divenne "Porcarizza". Una seconda tesi interpreta, invece, “porca” col significato di canale e “Ritia” come la contrazione di “Richentia”. Richenza era il nome della moglie dell’imperatore Lotario la quale volle ricambiare la popolazione locale, per le fastose accoglienze ricevute presso l’antica dogana, contribuendo alle spese di scavo dell’omonimo canale. Nel 1872 gli abitanti riuscirono a modificare il nome del paese in Isola Rizza.

STORIA

I primi insediamenti risalgono al II millennio a.C., mentre, durante l’Età del Ferro da oriente sopraggiunsero i paleoveneti fra il 600-500 a.C. Testimonianze di questa presenza sono emerse in località Pieve come i ruderi di importanti nuclei abitativi e un’urna a forma biconica. Il ritrovamento di una necropoli gallica in località Casalandri, documenta l’arrivo di popolazioni celtiche che nel 225 a.C. si integrano con i paleoveneti e successivamente con i romani.
La cosiddetta rotta della Cucca del 589 con il conseguente spostamento di qualche chilometro del fiume Adige crea vaste zone acquitrinose e congiuntamente alle invasioni barbariche, inizia il progressivo decadimento delle istituzioni e delle attività economiche. Della dominazione longobarda resta un “tesoretto” composto da oggetti d’oro e d’argento rinvenuti in un campo ed ora custoditi presso il Museo Civico di Verona. Durante la dominazione scaligera, il centro rurale viene diretto da un massaro eletto dagli abitanti, mentre nel 1387diventa vicariato sottomesso a Galeazzo Visconti, alla cui morte la vedova Caterina restituisce al Comune di Verona. Queste terre nel 1404  passano sotto il dominio dai Carraresi e l’anno successivo, sotto quello della Repubblica di San Marco, acquistando ampia autonomia e registrando un notevole incremento socio-economico. L’intensificarsi dei lavori di bonifica produce un progressivo aumento di terreni coltivabili che vengono posti a risaia e a vigneto. In questo periodo sorgono numerose ville padronali e grandi corti rurali. Ricorrenti sono le pestilenze portate dal passaggio di eserciti stranieri a partire dal ‘500 e per tutto il ‘700. Con l’arrivo delle truppe napoleoniche, dal 1805 il paese entra a far parte del distretto di Legnago. I francesi vengono cacciati dagli austriaci nel 1809 e con l’avvento della dominazione austriaca coincide un periodo di tranquillità e ripresa economica. Nel novembre del 1866 Isola Rizza entra a far parte del Regno d’Italia. All’inizio del Novecento, a causa del peggioramento economico, si registra un notevole flusso emigratorio verso le Americhe.
 

ARTE

La pieve di Santa Maria Janua CoeliLa pieve di Santa Maria Janua CoeliDa segnalare la pregevole chiesetta del Quattrocento situata in centro al paese ed intitolata a Santa Maria Janua Coeli decorata con affreschi dell’epoca, fra cui una dolce Madonna con schiere di devoti, da attribuire a Giovanni Badile. Probabilmente, nel tardo medioevo viene edificato in stile romanico il Palazzo Dogana, sull’antico canale Richenza. La prima villa dei Maffei a Isola Rizza sorge ai primi del ‘400, poi passa ai De Medici e quindi ai Ferrari. Quattrocentesca è anche villa Pollettini, attuale sede del Municipio con la facciata Nord in stile neogotico, mentre quella rivolta a Sud conserva il severo aspetto originale. All’interno dipinti del ‘700-‘800, fra cui la famosa tempera “La finta malata”, eseguita nella seconda metà dell’Ottocento dal pittore veneziano Giacomo Favretto. Nel 1535, sui ruderi dell’antica Pieve sorta nel 700, viene costruita la parrocchiale, ristrutturata secondo i canoni dell’architettura neoclassica nel 1789 ed arricchita di pronao con colonnato. All’interno sono custoditi un dipinto di Paolo Ottino (1570-16630) ed una pala del 1749. Risalgono ai primi decenni del ‘500 la raffinata villa Sagramoso Buri, ora proprietà Ferrari e le chiuse sul fiume Bussè,  nel 1850, in località Gangaion.
Villa Bonanome Bellinato è costruita nel 1589 con la grande ghiacciaia ben conservata nel brolo. Dello stesso periodo villa Martelli, con torre colombara al centro, radicalmente rimaneggiata un paio di secoli dopo. Seicentesca è villa Maffei, caratteristica casa-torre in località Capra, mentre Villa Ferrari, ex Zanetti, con annesso molino e villa Mandella sorgono nel corso del ‘700. Da considerare oltre alle ville e palazzi anche la Corte dominicale Miniscalchi al Casalino, la Pila Polandro in funzione dal XVII secolo, la Pila “Gangaion”, con il mulino e Pila “Maza”. Molto particolare e ben conservata è la Croce del Gallo caratteristica dei cimiteri militari francesi delle guerre napoleoniche.
 

ECONOMIA

L’economia agricola che condiziona da sempre la vita degli abitanti del paese si è modificata negli  ultimi anni con l’insediamento di medio-piccole industrie con attività di vario genere. Il comparto agricolo si è diversificato inserendo l’allevamento,  di polli, di suini e di bovini, inoltre è presente un importante caseificio dove si producono formaggi come il Provolone e il Grana Padano.