San Pietro di Morubio

Il giardino botanico “Terradura – La Morarona”Il giardino botanico “Terradura – La Morarona”GEOGRAFIA

San Pietro di Morubio dista 32 chilometri da Verona. Si trova nella fascia della media pianura veronese che confina con quella della bassa e sorge a 19 m s.l.m. Il territorio comunale comprende la frazione di Bonavicina. Confina con i Comuni di Angiari, Bovolone, Cerea, Isola Rizza e Roverchiara.

ETIMOLOGIA

La località di San Pietro di Morubio era anticamente una contrada che dipendeva da Roverchiara da cui si staccò durante l'epoca dei comuni. Nel corso dei tempi venne indicata con diversi nomi: "Moruiolo", "Marubio", "Morugio", "Morugiolo"; più tardi prese il nome da un corso d'acqua che scorreva ai suoi confini la "Fossa Sancti Petri", la Fossa di San Pietro Ci sono attualmente due ipotesi sull'origine del nome: la prima fa ricorrere l'origine della parola Morubio alla casata dei nobili Rubiani; la seconda fa derivare il nome del paese dall'albero del gelso che in dialetto veronese viene chiamato “moraro”.

STORIA

Le prime notizie sugli abitati di San Pietro di Morubio e Bonavicina, risalgono al 1200. I due centri tra il XIII secolo ed il XVIII, vennero retti da casate nobiliari di prestigio come i Dal Verme, i Loredan, i Brolio, gli Emilei ed i Franco che vennero ad abitare tra Malavicina e Borgo mentre i Troiani-Alcenago, i Dionisi, i Verità, i Guastaverza e i Rubiani a San Pietro di Morubio. Tra il 1400 e il 1500, in questa zona, si svilupparono le colture del grano, degli ortaggi e della canapa, mentre nel Seicento si sviluppò l’agricoltura con i terreni dissodati sottratti a paludi ed acquitrini e l’acqua veniva incanalata in corsi confluenti in altri più grandi. Si iniziarono a coltivare il riso e la frutta.Una lapide datata 10 settembre 1796, posta all’interno del Palazzo Alcenago-Troiani, via IV Novembre a S. Pietro di Morubio, testimonia il passaggio delle armate napoleoniche. Ai primi dell’Ottocento decollano l’allevamento dei bachi da seta, con la corrispondente diffusione della coltura del gelso, e la coltivazione del ricino a scopo terapeutico e come lubrificante. Durante il XIX secolo apparvero nuove colture come la barbabietola da zucchero, il tabacco e il ricino e, grazie ad esse, a San Pietro di Morubio e a Bonavicina sorsero oleifici per la lavorazione del ricino e tabacchifici per la lavorazione del tabacco. Dopo varie richieste, nel 1874 la frazione di Malavicina poté finalmente modificare il proprio nome trasformandolo in quello più aggraziato di Bonavicina; la richiesta fu fatta da parte degli stessi abitanti che, fin dai primi anni del ‘900, si dedicano alle piantagioni di tabacco.

ARTE

Il presbiterio con l’altare maggiore presente nella parrocchiale di BonavicinaIl presbiterio con l’altare maggiore presente nella parrocchiale di BonavicinaSui resti delle fondamenta di alcune piccole chiese, parte delle quali risale al Trecento, sorsero nel corso del ‘700 le parrocchiali di S. Pietro di Morubio, di Bonavicina, che conservano altari barocchi, immagini e statue di varie epoche (famosa è una splendida statua attribuita alla scuola del Giolfino), mentre nella parrocchiale di Borgo è custodita una pala da taluni attribuita a Felice o Domenico Riccio, detto Brusasorzi. Interessanti sia a livello architettonico che pittoricoil grande palazzo-villa Villa Gobetti, ora sede municipale, oltre a Palazzo Verità, Corte Rubiani, Palazzo Loredan e la Colombara.

ECONOMIA

L'economia è prevalentemente agricola. È sviluppato anche l’allevamento di bovini da carne e di quello avicolo condotto con sistemi tecnologici moderni. Negli ultimi decenni del secolo scorso, si è sviluppato l’artigianato del mobile d’arte, soprattutto a Bonavicina, inoltre, si è sviluppata la produzione di olio, ricavato dalla soia e dal girasole, due colture tipiche della zona e dei concimi.