Bovolone

Vista dall’alto del paese di Bovolone con in primo piano il parco “Valle del Menago”Vista dall’alto del paese di Bovolone con in primo piano il parco “Valle del Menago”GEOGRAFIA

Bovolone occupa una superficie di 41,27 km² e ha un’altitudine media di 24 metri sul livello del mare. E’ posto a circa 22 chilometri in direzione sud-est rispetto al capoluogo di provincia e si trova quasi al centro della zona di pianura nella parte meridionale del territorio provinciale, a cavallo tra la media pianura veronese e la bassa veronese, nel punto d'incontro tra pianura asciutta a nord, e pianura umida irrigua a sud. Il territorio comunale è attraversato, in direzione nord-sud, dal fiume Menago con la depressione che ne forma la valle, nella quale è inserita l’area protetta del parco Valle del Menago.
Ha come frazioni Villafontana e confina con i comuni di Cerea, Concamarise, Isola della Scala, Isola Rizza, Oppeano, Salizzole, San Piero di Morubio.
 

ETIMOLOGIA

Il toponimo di Bodoloni compare per la prima volta in un documento di investitura di beni dell'813 e secondo la tradizione popolare "Bovolone" deriverebbe dal latino Bodolonus, con il significato di "Terra delle rane" ("rana bodoli" è il nome dato ai girini). E’ invece molto più attendibile l’origine longobarda del paese indicata dallo storico e linguista Giovanni Rapelli che fa risalire il toponimo alla derivazione dal nome di "Bodilo" e quindi terra di Bodilo. Altri ritengono che provenga invece da Bodos, con il significato di "piano della creta" o argilla, in riferimento alle fornaci tradizionalmente situate in località "Creari".

STORIA

Le origini di Bovolone risalgono al 2500 a. C., epoca quaternaria, tra la fine dell'età della pietra e l'inizio dell'età del bronzo, come testimoniano i tronconi di palafitte rinvenuti nella zona delle valli. Scavi archeologici effettuati dal 1876 portano alla luce una vasta necropoli, urne cinerarie e sepolcri, tracce evidenti di importanti insediamenti abitativi. I primi nuclei si raccolgono intorno ad un "pago romano" in località Prato Castello, dove in seguito sorge la pieve di San Fermo e Rustico, trasferitasi poi nella zona dell'attuale centro storico. Dopo la caduta dell'impero romano e le invasioni barbariche, arrivano i Longobardi, cacciati nel 778 da Carlo Magno, il quale trasforma i ducati longobardi in contee, concedendone privilegi e prerogative ai rispettivi feudatari. Bovolone con il suo circondario, fu per circa un millennio feudo vescovile, infatti in un documento datato 24 giugno 813 si attesta che il vescovo di Verona Ratoldo era in possesso di tali terre. Questo feudo, riconfermando gli antichi privilegi quali: la gestione dei beni e l’amministrazione della giustizia da parte del vescovo, venne riconosciuto nel corso dei secoli successivi da parte di papi, imperatori, dagli scaligeri e dai veneziani. Dopo la discesa delle truppe napoleoniche nel Nord d’Italia sul finire del XVIII secolo, anche questo privilegio venne soppresso e dell’antica Corte Castello del Vescovo è rimasto solamente il Palazzo Vescovile restaurato di recente ed ora residenza municipale.

Particolare di un affresco recuperato di recente presente nella pieve di San Giovanni in CampagnaParticolare di un affresco recuperato di recente presente nella pieve di San Giovanni in CampagnaARTE

Intorno al 1000 si ha notizia del complesso di S. Giovanni Decollato, probabilmente l'antica Pieve di Bovolone, in parte successivamente adibito a corte rurale. All'interno dell'attigua chiesa in stile romanico si può ammirare un affresco dell'epoca, mentre all'esterno si notano il campanile originario e il battistero ottagonale decorato con affreschi del ‘500 e del ‘700. Gli affreschi forse di ispirazione bizantina, realizzati fra il ‘100 e il ‘200 sulla parete interna della facciata dell'antica parrocchiale di S. Fermo e Rustico, e il campanile in stile romanico sono le tracce dell'antico oratorio medievale, su cui viene eretta la chiesa radicalmente rimaneggiata nel ‘700. All'interno sono custoditi una quattrocentesca Pietà in pietra, tele cinquecentesche di Nicolò Golfino, Paolo Farinati e Felice Riccio, detto il Brusasorzi, e dipinti compiuti nel corso del ‘700 da Bettino Cignaroli e Battista Marcola, mentre l'affresco del soffitto è attribuito ad Antonio Raggi. La primitiva struttura del palazzo vescovile coincide probabilmente con la "Casa Merlata" descritta da un notaio della curia nel 1279, ma notizie certe risalgono alla metà del ‘500, quando la corte castello è il centro nevralgico della gestione del feudo. Alla ristrutturazione effettuata nel corso del ‘700, ispirata ad eleganti forme neoclassiche, sopravvivono elementi architettonici rinascimentali quali il portale, il rustico e la sottostante caneva. L'ex casa di villeggiatura del Vescovo ospita attualmente la sede del Municipio. Trecentesche le case a corte S. Pietro e la chiesetta nella contrada S. Pierino, probabilmente eretta con materiale romanico proveniente dall'oratorio di S. Biagio. Del ‘400 è la chiesetta del Bosco, presso la corte dell'omonima via. Il santuario della Beata Vergine della cintura, detta anche Madonna del mulinello, sorge nel 1560. La costruzione della nuova parrocchiale di S. Giuseppe inizia nel 1844 e termina nel 1946 mentre della seconda metà dello stesso secolo sono villa Gagliardi e la Cappella della Madonna della Salute in contrada Pozza, decorata nel 1924 da Agostino Pegrassi e Pietro Negrini.

ECONOMIA

Capitale della produzione dell'arredo classico in stile e del restauro del mobile antico, primeggia in campo nazionale e internazionale attraverso l'alta qualità e la forte competitività del prodotto. Gli artigiani sono inoltre impegnati nel settore del ferro battuto, del vetro lavorato e dell'abbigliamento. L'attività agricola ruota intorno alla fiorente produzione di tabacco, del riso e dell'ortofrutta. Diffusi anche l'allevamento di animali da macello e l'itticoltura. Vi sono anche industrie alimentari produttrici di dolci e sottoaceti.