Palude del Brusà (Cerea)

Brusà, cariceto-tifeto in primavera Brusà, cariceto-tifeto in primavera

La Palude del Brusà rappresenta un’ importante zona umida voluta dal comune di Cerea per fare rivivere una parte dell’antico habitat naturale di queste zone. Essa, infatti, assieme al vicino territorio delle Vallette, costituisce l'ultimo residuo delle “Valli del Menago”, zone palustri che si estendevano all'interno dei paleoalveo del fiume Menago, le quali, dal paese di Cerea, si allargavano fino alle “Grandi Valli Veronesi”. Si tratta di una zona depressa e torbosa corrispondente ad un solco vallivo creato da un antichissimo ramo dell'Adige, in seguito abbandonato e occupato dalle acque del Menago.. Alla fine del XVIII secolo le paludi di Cerea coprivano una superficie di circa 2200 ettari, mentre oggi non ne rimangono che un centinaio. La Riserva ha un'estensione di 117 ettari, di questi circa 87 fanno parte dell'area denominata "Vallette"; i rimanenti 30 appartengono alla Valle Brusà propriamente detta

Ricca sia la flora che la fauna presenti nella palude con mammiferi, uccelli, anfibi, rettili, pesci, crostacei e molluschi oltre agli insetti. Tipico poi il “bosco igrofilo” in cui dominano il Salice bianco e il Salice grigio oltre al Pioppo nero, il Gelso, l’Acero, l’Olmo, la Farnia, l’Ontano nero. All’interno sono state predisposte aree protette per le scolaresche per attività di approfondimento, una zona pic nic e un capanno per le osservazioni. A delimitare l’intera zonaci sono: il fiume Menago, lo scolo Canossa, il Drizzagno, il Boldierona e la Palanca. All’ingresso della Riserva protetta dell’Oasi del Brusà, in via Porte, sull’argine pubblico di proprietà comunale, sorge un capitello in muratura edificato alla fine della Seconda guerra mondiale, in sostituzione di una piccola edicola in legno affissa ad un vecchio pioppo nero che da tempo immemorabile è presente all’imbocco di un ponte sul fiume Menago. Le valli di questo territorio, nelle varie epoche storiche, sono state utilizzate dall'uomo per la pesca, la caccia, la raccolta della canna palustre, della carice e, marginalmente, per la coltivazione del pioppo e degli ortaggi. Vegetazione e flora della riserva, dipendono in principale maniera dalla profondità dell'acqua: e oggi possiamo individuare precise fasce attorno all'area palustre vera e propria. Si individua una vegetazione natante, una immersa, una semi-sommersa, una emergente, ed una vegetazione arborea.Tipica delle zone umide del Basso Veronese, nella palude è presenta la canna da palude. Diffusa in tutta la pianura veronese, possiede un fusto sotterraneo che, al contrario della parte superiore, ramifica e non muore, e nella primavera successiva emette i germogli che diventeranno nuove canne. La canna veniva usata in maniera massiccia come lettiera per i bachi da seta, e nell'edilizia fungeva da supporto per i soffitti da intonacare. Sono presenti diversi mammiferi come: il riccio europeo, la talpa europea, il pipistrello nano, la lepre, la nutria, la volpe e vari topi. Tra i rettili, la testuggine palustre e la lucertola vivipara. Gli uccelli individuati fanno della zona un nodo importante sia dal punto di vista scientifico che didattico.

Brusà, canale d'nvernoBrusà, canale d'nverno

Nel parco del Brusà nidificano l'airone rosso, il tarabusino ed alcuni passeriformi di palude. La riserva naturale del Brusà – Vallette, comprende anche due siti di interesse storico quali “La Motta” e il villaggio preistorico di “Tombola”. Il  primo è una collinetta di origine artificiale che si innalza di quattro metri rispetto al dosso su cui si trova , del suo uso e della sua costruzione non si sa nulla: i vecchi del paese favoleggiano sulle sue origini ma l'unico dato sicuro è che viene rappresentata anche sulle più antiche mappe del paese del XV secolo. Il villaggio preistorico, invece, risulta legato alle popolazioni  terramaricole.

 

Informazioni: www.oasivallebrusa.it 

Guide: dott.ssa Paola Bonafini 328 6647490 - Flavia De Paoli tel. 0442 83688