Curiosità e personaggi illustri

CURIOSITA’

LA FORTEZZA DI FAGNANO

550px Serragliomappa del SerraglioIl territorio di Fagnano era una terra fortificata che rientrava nel sistema difensivo denominato Serraglio, costituito da opere artificiali come castelli, muraglie, terrapieni e dalle paludi del fiume Tione, che garantivano la protezione del territorio veronese lungo il confine col mantovano. A pensarlo furono gli Scaligeri mentre i Veneziani, che ne presero il posto al termine della dominazione scaligera agli inizi del 1400, continuarono a garantire la sua manutenzione e la sua efficienza per tutto il secolo consci dell’importanza strategica di questo particolare manufatti difensivo. Secondo alcuni storici e grazie agli studi del professor Gian Maria Varanini, scopriamo che il territorio ricompreso nel comune di Trevenzuolo fu interessato da alcuni episodi bellici come quelli del maggio del 1404 quando, scacciate le guardie dei Visconti, Fagnano si diede agli Scaligeri. Fu un periodo molto burrascoso che vide queste zone occupate da vari signori dopo un periodo di stabile presenza scaligera, quando Brunoro della Scala tentava di restaurare il dominio dei Della Scala dopo la sconfitta di Castagnaro subita dagli Scaligeri contro i Carraresi. Sei cittadini di Pontepossero e quattro da Fagnano, furono giustiziati proprio dai Carraresi ed i vari centri fortificati quali Fagnano, Pontepossero, Isola della Scala, Moradega, caddero ad uno ad uno nelle mani dei nuovi padroni, presi per tradimento da Iacopo dal Verme per conto di Venezia.
220px VillafrancaDiVerona Serraglio RuderiLungoIlFiumeTione 11 2012resti del SerraglioE le conseguenze di questi saccheggi, degli assedi e degli scontri in campo aperto, sono documentati dai danni che le strutture difensive dovettero subire e sopportare. Nel 1408 la "bastia" di Fagnano aveva infatti urgente bisogno di lavori con la copertura della torre negli spalti e nella casa che sorgeva a ridosso di questa. Si doveva inoltre costruire un rivellino, rifare la palizzata e riscavare il fossato circostante. Un costo molto alto per tutta una serie di interventi che portavano a valutare l’opportunità non di restaurare, ma di ricostruire ex novo le strutture difensive. Ma erigere una nuova fortezza era indubbiamente improponibile con un costo stratosferico: 25.000 ducati. Si ripiegò pertanto sulla costruzione di un ridotto in terra battuta, ma la natura insalubre della zona rese difficile reperire gente disposta a presidiarla.
Nonostante le difficoltà Fagnano nel 1428 risultava ancora strategicamente rilevante tanto da essere annoverato fra le 20 roccaforti del territorio veronese per la cui manutenzione il Consiglio veronese aveva stabilito dei capitoli con specifiche somme da destinarvi.
Ma la sua sorte era ormai segnata. Infatti, nonostante il Consiglio veronese avesse mandato a Venezia la richiesta che la rocca di Fagnano non venisse abbattuta, 1442 la rocca venne demolita assieme a quella di Vigasio e con esse vennero trasferite anche le sue guarnigioni. Fu quasi sicuramente una manovra politica con la quale si volle fare un regalo al marchese di Mantova smilitarizzando un territorio più avocato alla pace che non alla guerra. Ad ogni modo nei periodi di crisi diplomatica con i signori vicini, gli abitanti di Fagnano potevano rifugiarsi nella bastia di Nogarole, posta non molto vicino all’ormai castello di Fagnano. A riprova dell’abbattimento della roccaforte e del suo abbattimento, vi è una relazione del podestà di Verona Francesco Sanudo il quale, nel 1476 cavalcando fino a questi luoghi, vide quelle che ormai erano le rovine di quella che un tempo era la rocca di Fagnano.  Raimondo della Torre, agli inizi del 1500, fece degli ingenti acquisti su in queste terre e, tra i campi comperati, ve ne erano tre definiti come quelli sui quali "per il passato era edificato il castello con fosse".
 

UNA SANTA RITROVATA

untitledRitratto di Santa ToscanaNel luglio del 2007, nella chiesa parrocchiale di Trevenzuolo, è tornata restaurata la pala di Santa Toscana, una santa tuta veronese, nata tra il 1280 e il 1290 a Jepeto, oggi conosciuto con il nomedi Zevio, dal casato nobiliare dei De’ Crescenzi.
A Zevio visse la sua giovinezza e si sposò nel 1310 con Alberto dagli Occhi di Cane, un nobile cavaliere ricco di virtù e di fede. Nel 1313 gli sposi si trasferirono a Verona in località San Zeno in Monte. Nel 1318 il marito Alberto morì lasciando l’ancor giovane sposa da sola a lottare contro le avversità del mondo e l’insistenza dei parenti che volevano farla convolare a nuove nozze. La vedova si rifugiò presso la chiesa del Santo Sepolcro, l’attuale Santa Toscana, vestendo l’abito gerosolimitano, un’ampia tonaca nera crociata di bianco, poiché i gerosolimitani facevano parte dell’ordine dei Cavalieri di Malta, dediti alla custodia e alla salvaguardia dei luoghi sacri come Gerusalemme.
La santa si dedicò ai malati e ai poveri nutrendosi del pane che riceveva mendicando sullo stile in voga presso i vari ordini mendicanti come i Francescani, i Serviti, o i Domenicani presenti già da allora nella città di Verona. Il 14 luglio del 1343 si conclude la parentesi terrena di Toscana e il volgo veronese da subito cominciò a venerarla come una santa. Nel 1344, nonostante fosse stata sepolta, come suo desiderio, lungo la pubblica via, la salma viene traslata in un sarcofago di marmo e posta nella chiesa dove ogni giorno andava a pregare. Santa Toscana è ancor oggi sepolta nella chiesa del Santo Sepolcro, edificata nei pressi di Porta Vescovo, edificio sacro conosciuto come chiesa di Santa Toscana.
La presenza della pala raffigurante la santa indica come a Trevenzuolo fosse in auge il culto a santa Toscana e quantunque non sia numerose le notizie riguardo a questa particolare devozione risulta, attraverso l’archivio parrocchiale che nel 1609 era presente un altare dedicato alla santa. Alcuni nobili, sempre da notizie provenienti dall’archivio nel 1704 e nel 1781 vengono tumulati nel sepolcro  posto davanti  a questo all’altare, mentre nel 1835 risultano presenti nella chiesa parrocchiale le reliquie di santa Toscana. Il culto a favore di questa figura degna di venerazione giunse in questo paese per iniziativa di ricchi proprietari terrieri residenti in Verona che avevano possedimenti anche a Trevenzuolo come la famiglia Allegri.
La pala, restaurata dallo studio di Giuseppina Rosignoli, con la consulenza della Dottoressa Anna Malavolta per conto della Soprintendenza per il patrimonio artistico di Verona, è databile  intorno alla fine del diciassettesimo secolo ed è di scuola veneta. L’artista presenta  Maria  seduta su un trono di nuvole come la regina dei cieli con il figlio incoronato, che si regge a lei attaccandosi alla tunica della madre mentre la santa gerosolimitana, in ginocchio, rivolge loro la sua preghiera. Nella pala viene dipinto un altare sul quale sono posti una croce ed un teschio come simboli del mediatore universale che è Cristo, il quale attraverso il supremo sacrificio della vita ha liberato l’uomo dalla schiavitù del peccato. Prima del restauro la pala si presentava in più parti scolorita e alcuni particolari come i due vivaci angioletti, o la tenda che divide il luogo di preghiera dal luogo della sofferenza, o l’esagerato abito che indossa la santa, non sarebbero stati apprezzati come meriterebbero, perché in questo lavoro si può notare il gusto del raccontare profuso dall’ignoto artista.
 
TREVENZUOLO E LA BATTAGLIA DEL GRANO
 
la battaglia del grano a trevenzuolo ridLa battaglia del grano fu una campagna lanciata da Benito Mussolini durante il regime fascista con l’intento di giungere all'autosufficienza produttiva di frumento dell’Italia.
Infatti nel 1925 la situazione nazionale non era certo gratificante perché il Regno d’Italia, importava ben 25 milioni di frumento su di un consumo totale di 75 milioni di quintali. Si decise quindi di studiare qualcosa per invertire lo stato di cose e per raggiungere l’autosufficienza. Infatti per un Paese agricolo come l’Italia, non era certo edificante constatare questa significativa dipendenza dall’estero. Ecco quindi che per ridurre drasticamente l’enorme passivo nella bilancia commerciale italiana, si studiò la Battaglia del grano, una campagna che aveva lo scopo di far raggiungere la completa autosufficienza dall'estero di questa fondamentale fonte alimentare per la nazione inserita all’interno della politica autarchica del regime. Fu decisa anche la data e la Camera dei Deputati decise anche il giorno, il 20 giugno del 1925 e tutte le sezioni si adeguarono alla decisione. Anche Trevenzuolo provvide ad organizzare i propri agricoltori in tal senso e per rinnovare questa “battaglia” in una zona a prevalente vocazione verso tale cereale, si decise di organizzare una imponente manifestazione. Da poco infatti, si erano tenute le elezioni a Trevenzuolo ed il 9 aprile del 1924 i risultati delle votazioni avevano visto l'avvento al potere del Partito Nazionale Fascista.
A dire il vero la situazione in quegli anni non era certo tra le più tranquille. La crisi in campo agricolo che attanagliava i nostri paesi già dagli inizi del secolo, aveva provocato tensioni e violenze anche preoccupanti. Un episodio criminoso ad esempio, si era verificato nel 1905 all'azienda di Val di Zucco proprio nel comune di Trevenzuolo, allorquando un salariato aveva sparato attraverso la finestra contro il fittavolo Angelo Menegazzi, a letto con la famiglia. A testimonianza di quell’atto, rimase l'immagine della Madonna, "impallinata" che pendeva sulla parete. Invece uno sciopero di massa fu il protagonista di un avvenimento accaduto qualche anno dopo. Era il 1907 e tre datori di lavoro di Fagnano non accettarono le nuove tariffe concordate tra le leghe che riunivano i braccianti ed i lavoratori. Questo rifiuto provocò uno sciopero a cui parteciparono ben 300 persone. Fu un evento molto sentito e venne pure riportato negli organi di informazione dell’epoca, infatti ad esso oltre ai lavoratori di Trevenzuolo, aderirono anche molte mondine emiliane che si trovavano a lavorare in questi latifondi.
La tensione quindi era alta e l’animosità politica raggiunse livelli preoccupanti poco dopo il termine del conflitto mondiale. Il 17 settembre 1919 infatti, venne riportato un acceso diverbio proprio a Trevenzuolo tra l’onorevole Bonato e l’onorevole Uberti. Quest’ultimo venne addirittura preso a sassate sui gradini delle scuole elementari e, fortunatamente, se la cavò solo con alcune ferite alla testa. Un altro evento successe di lì a breve. Il motivo scatenante fu l’apertura di una Cooperativa di Consumo a Trevenzuolo e la sua vita fu molto breve; messa a tacere dal fascismo che non digeriva le Leghe rosse ridotte all'inerzia e quelle bianche a poco a poco ridotte al silenzio o ad una minima attività.
Ma la situazione economia era terribilmente preoccupante, basti pensare che il consiglio comunale di Trevenzuolo, nella delibera del 20 gennaio 1914 dichiarava: "la disoccupazione infierisce in modo impressionante... alle infinite domande di lavoro, l'Amministrazione non sa in qual modo provvedere". E se quell’anno registrava molti giovani al fronte a combattere, la situazione di certo non migliorò al loro ritorno a casa. Il ritorno dei giovani combattenti congedati acqui ulteriormente le difficoltà. Se pensiamo poi che un terzo del grano consumato dall’Italia era importato, comprendiamo come la “battaglia del grano” divenisse una forma di pubblicità e di impegno economico e sociale, per arrivare ad una completa produzione interna che non dipendesse da alcun Pese estero.
Mussolini stesso tracciò le linee generali d'intervento indicando la necessità di aumentare la superficie coltivata a grano e, soprattutto, di non togliere terreno ad altre colture, che potevano essere più redditizie e, in ogni caso, necessarie al complesso dell'economia nazionale. Ecco quindi che l'intervento dovette rivolgersi prevalentemente ad un aumento del rendimento medio di grano per ettaro, piuttosto che ad un aumento degli ettari coltivati a grano al Nord, mentre al Sud bisognava ridurre i latifondi con la loro riassegnazione a contadini e braccianti
Mussolini si rivolse quindi a tutte le Cattedre Ambulanti sul territorio nazionale per avere un riscontro sulla situazione reale, ma soprattutto per coinvolgerle nella battaglia del grano. Le Cattedre Ambulanti di Agricoltura furono per quasi un secolo la più importante istituzione di istruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori, con l'apporto delle istanze più avanzate degli ambienti intellettuali e dal mondo della docenza, prima libera, poi di ruolo, proveniente dalle scuole e dagli istituti tecnici.
Vari furono i provvedimenti in tale senso e fu aumentata la sperimentazione agraria. Ulteriori finanziamenti venero poi concessi alle regie stazioni agrarie ed ai vari istituti agrari, mentre in ogni provincia venne istituita una commissione per la propaganda granaria. L'aumento totale della produzione fu attuato sviluppando due fattori principali: la superficie coltivata e la produttività per ettaro. A distanza di sei anni dopo il lancio della campagna, grazie alla Battaglia del grano, l'Italia riuscì ad eliminare un deficit sulla bilancia commerciale e a soddisfare quasi a pieno il suo fabbisogno di frumento. Anche Trevenzuolo, grazie all’impegno dei vari addetti all’agricoltura, contribuì a questa inversione di tendenza e a riportare la bilancia dei pagamenti nazionale con il segno positivo.
 

PERSONAGGI ILLUSTRI

Don Antonio Cipriani; sacerdote

Don Giuseppe Fontana; sacerdote

Don Policarpo Cerato; sacerdote

Carlo Mendini; possidente e persona benemerita

Almira Elvira Antonirtti; possidente e persona benemerita