Ville e palazzi

CORTE GRANDE, ALLEGRI, ZANELLA, MENDINI, FARINA

Fa parte di questo grande complesso denominato Villa Allegri Nodari, Farina detta Corte Grande, anche estesa corte. L’edificio, di colore rosso pompeiano, dopo un lungo periodo di tempo in cui fu destinato a magazzino, grazie ad un recente restauro è ritornato all’originaria bellezza ed eleganza e si mostra al visitatore nella sua interezza e complessità. Fu per secoli residenza della famiglia Allegri che agli inizi del '600 contava 794 beni tra Trevenzuolo e Bagnolo adibiti ad arativo, vigneto, prati e risaia. Anche questa villa, dopo vari passaggi di proprietà ha subito notevoli interventi a seconda delle necessità di ciascun proprietario che si susseguirono negli anni e varie aperture, poi chiuse, attestano le tante modifiche intervenute. Dai lavori eseguiti sembra che il complesso originario possa ricondursi anch'esso al Quattrocento e che su di esso vi siano stati interventi sia nel Cinquecento che nel Settecento.
All'interno la complessa struttura presenta varie rifiniture di poco valore mentre interessanti sono alcuni particolari affreschi sulle pareti. Si trovano in particolare in due stanze a Nord decorate con paesaggi e scene riferite alla lavorazione del riso, come ricordano Bruno Chiappa e Pasquale Ferrarini nel loro libro.
Il complesso in alcuni documenti veniva descritto come un corpo di terreni che comprendeva oltre alla casa di villeggiatura, l'oratorio privato, la casa del fattore ed altri rustici. L'oratorio è una sobria  costruzione con timpano triangolare all'interno del quale si colloca il portale con cornice neoclassica. All'interno era arricchita da una tela raffigurante l'estasi del santo di Padova. Un altro elemento da mettere in luce della corte è la barchessa costituita da quattro archi a tutto sesto inquadrati da un ordine gigante con colonne addossate alla parete che sorreggono una maestosa trabeazione.
 

VILLA ALLEGRI, NODARI, FARINA E CORTE GRANDE

palazzo allegri ridL’intero complesso è formato da due corti entrambe circondate da edifici rustici che furono di proprietà della famiglia Allegri che, nel Cinquecento, si affermò come una delle famiglie emergenti del territorio.
Il palazzo infatti nel 1653 era di proprietà di Gio. Battista Allegri e, accanto alla villa padronale, vi erano una casa per il fattore e oltre 400 campi adibiti ad arativo, vigneto, prati e risaia; una proprietà che rimase tale fino all’inizio dell'Ottocento.
La villa porta con sé tracce di notevoli interventi che si susseguirono negli anni e varie aperture, poi chiuse, attestano le tante modifiche intervenute.
Dai lavori di restauro sembra che il complesso originario possa essere quattrocentesco e che su di esso vi siano stati interventi sia nel Cinquecento che nel Settecento.
La facciata dell'edificio padronale posta proprio al centro di una semicurva, è caratterizzata da elementi architettonici neoclassici come il bugnato al piano terra, le finestre del primo piano con timpani triangolari e curvilinei alternati e le cornici modanate in pietra arenaria. Sopra il portone d’ingresso si trova un balconcino balaustrato con un’elegante parapetto in ferro.
All'interno la struttura, sede in parte della locale biblioteca, ed in parte composta da abitazioni private, ha un salone centrale che divide la parte pubblica (biblioteca) dalla quella privata (gli appartamenti) e deve, poco sotto il soffitto abbellito da travatura in legno, degli affreschi cinquecenteschi riferibili ad allievi di Giulio Romano che raffigurano busti di imperatori romani racchiusi all’interno di gusci di conchiglie.
Notizie in merito sono scarse e frammentarie ed è impossibile risalire agli autori di queste opere di sicuro interesse che si riscontrano pure in palazzo Torsi sempre nel comune di Trevenzuolo, in località Fagnano. E’ un edificio cinquecentesco che per certi aspetti può assomigliare ad un casino di caccia ora in fase di restauro che vede gli interni richiamare fortemente le immagini dipinte di palazzo Allegri, Nodari, Farina.
 

Corte Azzini

Prima di arrivare in paese, provenendo da Verona, in corrispondenza con il ponte sulla Demorta, sorge la quattrocentesca Corte Azzini. La Corte viene anche chiamata "il Palazzone", a sottolineare l’imponenza della costruzione che rimanda ad un probabile scopo di difesa. La fabbrica si articola in due corpi simmetrici, posti a lato di un torrione centrale. In particolare va segnalata la costruzione di sinistra, che è probabilmente anche stata la prima ad essere edificata: due rampe di scale contrapposte portano all’ingresso; lo stabile è impostato sui grossi volti di sostegno delle cantine e le finestre arcuate proseguono simmetriche sulla facciata del torrione, che nel tempo ha subito rimaneggiamenti. Dagli originali proprietari, i Nichesola, il complesso passò poi agli Azzini, ed è ora di proprietà dei signori Preato.

Villa Curtoni Tretti detta "Cortalta"

Sul confine del territorio comunale con la provincia di Mantova (l'annesso oratorio si trova al di là del confine stesso), nella frazione di Roncolevà, ai margini dei comuni di Erbè e di Castelbelforte (in provincia di Mantova), sorge Villa Tretti Curtoni, detta “Cortalta”. La famiglia Curtoni, dopo averla ereditata per matrimonio dai Pantini nei primi decenni XVII secolo, mantenne la gestione della villa per oltre due secoli, precisamente fino al primo decennio del XIX secolo; poi il complesso passò ai nobili veneti Grimani, ai Comello di Milano e ad altri proprietari ancora. Alla corte di Cortalta si accede attraversando la fossa Rabbioso e varcando un portale ottocentesco; si apre un’aia immensa e lo sguardo viene subito catturato dall’eccezionale sviluppo del fronte meridionale della villa, lungo ben 140 metri, sul quale si affacciano la casa padronale, al centro, e le due barchesse, ai lati, con due torrioni a chiusura. La facciata principale del corpo dominicale è, con ogni probabilità, il risultato di un intervento di ristrutturazione operato, tra il ‘700 e l’800, sull'originario edificio cinquecentesco, intervento che ha invece lasciato inalterato il prospetto settentrionale, quello cioè della controfacciata. Una cornice divide orizzontalmente il piano terra, decorato a finto bugnato, dal primo piano nobile, intonacato con tracce di pitture ornamentali geometriche ottocentesche; su di essa s’impostano due lesene atte a sorreggere il timpano dentellato di coronamento e ad incorniciare la porzione centrale della facciata, entro la quale, sempre al primo piano, si apre un balcone ingentilito da una balaustra in marmo ed affiancato da due finte finestre, a loro volta balaustrate. Sulla copertura del tetto, svettano due grandi comignoli. All'interno, la distribuzione dei vani ripete nei due piani lo schema abituale, con un salone centrale e quattro sale laterali. E' probabile che l’intonaco delle pareti copra residui di affreschi, messi in luce solo in una stanza. Fungono da ali alla casa dominicale due eleganti barchesse a cinque arcate, ciascuna con colonne in tufo che reggono archi, sulla cui chiave di volta sono scolpite teste di divinità. Terminanti con una torre colombaia, questi due corpi rustici vennero edificati, come si legge in un'epigrafe, nel 1832 per I'essiccazione e lo stivaggio dei grani. Sul lato destro, scorre il Gamandone, che un tempo animava un mulino ed una pila, edificata dai fratelli Curtoni nel 1649. Nella corte si individuano altri edifici, come la casa del gastaldo, le stalle, la bottega del fabbro e del falegname ed altro ancora; fino agli inizi degli anni ‘60 del secolo scorso, a Cortalta abitavano circa novanta persone.

Villa Pellegrini detta "Corte Chiara"

La cinquecentesca Villa Pellegrini, ora di proprietà della famiglia Faccini, sorge all’entrata del capoluogo, sulla destra per chi proviene dalla frazione di Roncolevà. Tagliata in due dal fiume Tione, il complesso della corte si compone del palazzo nobiliare, degli edifici rustici e di un oratorio. La villa patrizia presenta un maestoso portale, mentre le finestrature sono inquadrate da modanature in tufo; antistante la facciata si estende il giardino. Dell’oratorio, dedicato a San Simone, non si hanno notizie circa la data di costruzione, ma dalla lettura architettonica delle sue strutture si evince che risale alla metà del XVIII secolo.

Villa Giona Treves de' Bonfigli detta "Corte San Bernardino"

L’azienda agricola di San Bernardino (ancora oggi efficiente e dotata di moderne attrezzature) si trova a cavallo tra i comuni di Trevenzuolo e Vigasio. Prende il nome dal santo che, secondo la tradizione, avrebbe fatto tappa qui, nel XV secolo. La corte appartiene alla famiglia Treves da più di 150 anni, e negli ultimi tre secoli ha mantenuto i suoi confini originali, le coltivazioni (risaie), le proprie sorgenti e i corsi d’acqua sfruttati per gli usi agricoli dell’azienda. Prima di chiamarsi San Bernardino la zona portava il nome di “Spin”, ed era abitata ancora prima della costruzione della corte, come documenta la costruzione dell’oratorio nel 1474. I fratelli Giona costruirono l’azienda agricola nella seconda metà dei ‘600. La corte è composta da una serie di edifici legati fra loro, disposti a perimetro di un vasto selese (un’aia, un essiccatoio delle granaglie). Il grano appena raccolto veniva messo ad essiccare in questa parte di cortile costruito appositamente allo scopo su un fondo di sabbia mista a ghiaia e poi pavimentato con mattoni del ‘700 fabbricati in loco. La struttura risulta essere completamente recintata da un canale, la peschiera, navigabile con barche a fondo piatto, oltre il quale si accede all’azienda, attraversando due punti, posti simmetricamente ai lati opposti della corte stessa. Sul lato est del perimetro del selese si trova la casa padronale, che fu la residenza dei conti Giona. L’edificio venne rimaneggiato nel ‘700 e comprende alcuni fabbricati rurali, come le antiche scuderie, costruiti vicino al corpo posteriore della casa. Lungo il lato nord della corte si trova la grande barchessa, articolata in sette maestosi archi affiancati da due corpi a torre. Questa ospita vasti locali adibiti alla raccolta dei prodotti agricoli. Grazie ad un documento del 1790 si sa che la barchessa venne ricostruita grazie al lavoro dell’architetto Adriano Cristofali. Il lato ovest del complesso è occupato dal tabacchificio, molto grande, costruito all’inizio del secolo scorso riprendendo gli elementi architettonici decorativi della barchessa. L’unico neo è rappresentato dalla recente erezione di un magazzino per i cereali, in metallo, a chiusura del perimetro sud della corte. Fuori dal perimetro, rappresentato dal canale, si riconoscono alcuni edifici, che sono comunque legati alla corte di San Bernardino, come la chiesetta dedicata al santo, la pila da riso, un’antica casa rurale e il complesso di stalle-fienili. L’oratorio, sul lato est della corte, fu costruito nel 1474 da Bartolomeo Antonio Formenti. L’interno è ad aula unica; sulla parete di sinistra l’affresco La Madonna col Bambino in trono, resto di una più ampia decorazione a quadri votivi. Il dipinto è di tale qualità che la critica lo attribuisce a Francesco Benaglio o ad un artista operante nel suo ambito. L’immagine è circondata da una incorniciatura dipinta, che raffigura due pilastri sormontati da capitelli e da un architrave: al centro, sopra il podio, è collocato un trono marmoreo oltre il quale si intravedono scorci di paesaggio. La pila (disabitata e privata dei meccanismi utili alla lavorazione del riso) ha mantenuto le proprie caratteristiche architettoniche originarie: le forme semplici sono ingentilite solo dal portoncino d’ingresso ad arco. L’interno dell’edificio è a due piani; qui si trovava anche l’abitazione di quello che si chiamava piloto o pilarino, e che era incaricato di controllare tutte le operazioni di lavorazione del riso. La casa colonica si trova vicino al complesso stalla-portico-fienile, ed è legata ai vari edifici, sorti per rispondere alle svariate esigenze poste dalle attività agricole dell’azienda. Ha due piani più un sottotetto, con finestre profilate in tufo. Quelle del primo piano sono più grandi ed impreziosite da un fregio scolpito in corrispondenza dei bancali. Il portoncino d’ingresso è ad arco. I grandi rustici che vengono utilizzati come stalle-portico-fienili sono stati costruiti dalla metà del ‘700 in poi, come conseguenza del crescente impegno nell’allevamento del bestiame. Presentano, per tutta la loro lunghezza, un alto colonnato che sostiene i fienili con copertura a due falde, sorretta da incavallature in legno di castagno.

Villa Giusti, Borelli frazione: Fagnano in località Serraglio

Il complesso è costituito dal corpo principale in cui si riconoscono la villa e la barchessa annessa, accanto sorgeva una chiesetta di cui è rimasta solo la facciata.

La villa appartiene a un complesso agricolo che sorge in aperta campagna, nei pressi del fiume Demorta. Nel corso del XVII secolo passò dalla famiglia dei Della Torre, la cui presenza nel luogo è documentabile fin dagli ultimi anni del XV secolo, a quella dei Noris Campagna, per passare infine ai Giusti. L’edificio presenta ancor oggi le tracce della raffinata struttura originaria: è probabile infatti che la villa sia il risultato del rifacimento di una precedente fortezza, forse già di proprietà dei Giusti, o addirittura di un’antica villa romana, di ampie dimensioni, la cui presenza nel luogo è ormai accertata. Il palazzo, composto di due diversi corpi di fabbrica addossati, si presenta attualmente in uno stato di completo abbandono. Si sviluppa longitudinalmente in una grande costruzione a tre piani la cui facciata è caratterizzata nella parte centrale dall’apertura di due logge sovrapposte che donano al prospetto l’eleganza tipica della tipologia delle ville venete, anche se la composizione rimane incompleta. È facile infatti notare la mancata sopraelevazione della porzione centrale: all’ultimo piano rimangono solo i balaustrini dei poggioli e le aperture si interrompono bruscamente.
Il piano terra presenta un elegante portale architravato, con conci trapezoidali in mezzeria, che sostiene direttamente il poggiolo del piano superiore che si apre con un portale ad arco a tutto sesto affiancato da due poggioli minori con aperture rettangolari. Il corpo di fabbrica a sinistra presenta un portico funzionale all’uso agricolo del complesso, a tre arcate leggermente ribassate sostenute da massicci pilastri segnati da poderose basi e da capitelli.
All’interno si trova ancor oggi un monumentale focolare in cotto oltre che soffitti lignei dipinti. Accanto al palazzo sorgeva una chiesetta di cui rimane purtroppo solo la facciata. Quest’ultima è caratterizzata dalla tipica forma a tempio con un timpano triangolare con cornicione sostenuto dall’ordine architravato sottostante composto da sottili paraste angolari con semplici capitelli dorici e dall’alta trabeazione modanata. Tre gradini in pietra conducono a un elegante portale rettangolare in pietra che domina la composizione. Quest’ultimo è dotato di una cornice modanata al di sopra della quale un timpano triangolare sorretto da mensoline alloggia al centro lo stemma della famiglia.
 

Palazzo Zanella  

Nel 1653 il palazzo risulta di proprietà di Giovanni Battista Allegri e, accanto al palazzo padronale, vi erano una casa per il fattore e oltre 400 campi adibiti ad arativo, vigneto, prati e risaia; una proprietà che rimase intatta fino all’inizio dell’Ottocento. La villa porta con sé tracce di notevoli interventi che si susseguirono negli anni e varie aperture, poi chiuse, attestano le varie modifiche effettuate. La facciata dell’edificio è caratterizzata da elementi architettonici neoclassici come il bugnato a piano terra, le finestre del primo piano con timpani triangolari e curvilinei alternati e cornici modanate in pietra arenaria. Sopra il portone d’ingresso si trova un balconcino balaustrato con un elegante prospetto in ferro battuto. L’interno conserva lacerti d’affresco cinquecentesco attribuibili ad allievi della bottega di Giulio Romano che raffigurano busti di imperatori romani racchiusi all’interno di gusci di conchiglia come era di moda in quel periodo.

Corte Spolverini
 

Nel capoluogo sorge con sobrietà la signorile costruzione secentesca della Corte Spolverini, conosciuta anche col nome di “Corte Sant’Eurosia”, poiché nei pressi della stessa, fino a qualche anno fa, vi era una chiesa, andata poi distrutta ed intitolata appunto a questa santa. La facciata può essere tripartita in tre sezioni verticali che appaiono curiosamente tra loro speculari: uguale è il numero, la distribuzione e la configurazione delle finestrature (quattro per ogni porzione, a coppie di due sui due ordini del pianterreno e del primo piano nobile); fa eccezione la sezione centrale, entro la quale si apre il portale d’ingresso dotato di contorni in tufo, rusticamente lavorati a bugnato. Sopra il tetto, ai lati, svettano due alti comignoli ed una barchessa divide la villa signorile dalla casa dei mezzadri. 

Corte Sacco   frazione: Fagnano, località Capitello

Complesso costituito da un corpo principale di forma rettangolare a tre piani addossato al quale sorge un rustico a barco che si sviluppa longitudinalmente. Tutto il complesso si affaccia su una vasta aia recintata da un muro in mattoni.

L’edificio sorge isolato in aperta campagna e fa parte di un piccolo complesso rurale composto anche da un fabbricato rustico che, addossato al principale, si sviluppa longitudinalmente per una trentina di metri. La casa padronale ha subito recentemente un intervento di restauro che ha rispettato quelle che erano le sue caratteristiche formali: confrontando l’immagine precedente alla ristrutturazione si nota infatti che tutti gli elementi architettonici non hanno subito variazioni. L’unico particolare che è andato perduto è il caldo color arancio dell’intonaco sostituito con uno bianco a base cementizia.
L’edificio è costituito da un parallelepipedo a tre piani con copertura a capanna caratterizzato dalla tipica semplicità degli edifici rurali: gli unici elementi decorativi infatti sono il piccolo cornicione modanato che sostiene la gronda e i riquadri leggermente aggettanti che incorniciano le aperture quadrate dell’ultimo piano. Al piano terra il recupero ha messo in evidenza i segni ancora visibili dei rimaneggiamenti subiti dalla fabbrica: le finestre infatti sono ricavate all’interno dei tamponamenti degli archi a tutto sesto che una volta formavano il portico, elemento distributivo comune agli edifici in zona agricola.
Addossato all’edificio padronale sorge un rustico a barco che mostra chiari segni di rimaneggiamenti soprattutto nella parte adiacente al corpo principale che ha subito un cambio di destinazione d’uso diventando abitabile. Il resto dell’edificio mantiene inalterati i suoi elementi architettonici e la funzionalità: si sviluppa longitudinalmente, presenta la tipica copertura a capanna, ed è scandito da sette grandi arcate a tutto sesto, alcune delle quali parzialmente chiuse, sostenute da alti pilastri in laterizio in sommità ai quali una semplice cornice modanata sottolinea il punto d’imposta. A conclusione del prospetto una semplice cornice bipartita sostiene la gronda.
Tutto il complesso si affaccia su una vasta aia recintata da un muro in mattoni all’interno del quale si è ricavata anche una piscina.
 

Corte Dossi  frazione: Roncolevà

Il complesso è costituito da un unico corpo di fabbrica che si sviluppa su tre piani affiancato da annessi rustici più bassi, da una barchessa e da un oratorio.

La villa, vicino alla quale scorre la fossa Grimana, sorge in aperta campagna e dà il nome alla strada che collega Roncovelà con Fagnano. La costruzione è già documentata alla fine del Settecento in una mappa che attribuisce la proprietà ai Trevenzoli. Nonostante lo stato di incuria in cui è tenuta, il corpo padronale, a due piani, si presenta ancora come un’architettura molto particolare e interessante.
La facciata principale, nonostante le molteplici manomissioni subite, tra cui soprattutto le aperture di alcune porte al piano terra, permette di vedere ancora il disegno dell’impianto originale caratterizzato dalla sobria eleganza dei suoi elementi architettonici. Tra questi spicca innanzitutto la soluzione della campata centrale che presenta un bel portale arcuato a piano terra, oggi parzialmente tamponato, sovrastato da una loggetta un tempo protetta da colonnine.
L’interno dell’edificio conserva ancora delle tracce di affreschi con scene campestri, putti e baccanti. Fanno parte del complesso anche alcuni rustici addossati all’edificio principale tra cui una barchessa, ormai crollata, ad arcate a tutto sesto con capitelli, e un oratorio dedicato a San Domenico. I due elementi della soluzione architettonica centrale costituiscono in realtà un unico corpo decorativo in tufo diviso da una cornice orizzontale modanata.
L’essenziale portale ad arco a tutto sesto è sostenuto da stipiti con semplici capitelli, mentre al piano superiore la cornice leggermente arcuata dell’apertura è sostenuta alla base da due piccole colonnine con capitello e da due elementi in rilievo a forma di voluta, oggi andati quasi totalmente perduti. Altri elementi posizionati per dare maggiore enfasi alla campata centrale sono lo stemma di famiglia in rilievo ormai non più leggibile e la caratteristica campanella di richiamo inserita all’epoca nel tondo di una meridiana marmorea all’interno della quale sono raffigurati i segni dello zodiaco. Quest’ultima è affiancata da altri due elementi verticali decorati con la luna e il sole in rilievo. Il resto del prospetto, simmetrico, è composto da semplici aperture rettangolari che presentano al piano superiore una decorazione in rilievo a forma di conchiglia mentre la cornice di gronda, molto sporgente, è sostenuta da mensoline arcuate che scandiscono una serie di spazi uguali dove trovano posto delle decorazioni pittoriche.