Chiese, pievi e oratori

Chiesa Parrocchiale di Santa Maddalena 

parrocchiale ridLe origini della chiesa parrocchiale intitolata a Santa Maria Maddalena risalgono agli inizi dell’anno Mille quando alcune notizie attestano che essa era pieve del clero multiplo. Inoltre, sono molti i documenti risalenti aggi anni successivi che ne attestano l’importanza per l’intero territorio di appartenenza. Essa rivestiva un ruolo di sicuro valore e, secondo le ricerche effettuate dallo studioso Agostino Migliorini, fungeva anche da scuola per sacerdoti che conducevano vita di comunità sotto la giurisdizione dell’abate dell’abbazia benedettina di San Zeno di Verona. Una data importante per la comunità fu il 3 settembre del 1486, quando la chiesa venne consacrata e intitolata a Maria. Il cambiamento del nome lo si ebbe, probabilmente, intorno alla seconda decade del 1500, perché durante le visite pastorali del vescovo diocesano Matteo Giberti, il luogo di culto risultava intitolato a Santa Maria Maddalena; nome che porta tutt’ora. L’attuale edificio di culto trova la sua forma architettonica definitiva dopo la metà del secolo scorso, quando don Candido Mazzi provvide a farla ingrandire. Altri lavori permisero l’installazione dell’organo mentre venne adeguato il presbiterio alle nuove norme liturgiche spostando l’altare dedicato alla Madonna per far posto alla cappella del Santissimo dove fu collocato il vecchio altare maggiore. Tra le opere presenti in chiesa è da annotare una bella tela raffigurante L’incontro di Santa Maria Maddalena con il Risorto, opera dell’artista veronese Gian Battista Amigazzi, che la dipinse nel 1627. Figurazione intensa ambientata all’alba in un giorno di primavera dentro ad un paesaggio pedemontano. Il Cristo che appare alla Maddalena, ha con se una vanga, mentre la Maddalena riconosciutolo, lascia a terra un vaso porta unguenti  per  prostrarsi a suoi piedi. Un gruppo di angeli e putti s’affaccia dalle nuvole osservando la scena come fossero al balcone. Pittura curata nei particolari con la luce che illumina i due protagonisti, questa serve ad esaltare l’espressione dei loro visi e plasmare i loro corpi.
Altre due opere di rilievo sono una Madonna con Bambino e i Santi Giovanni Battista e Antonio da Padova firmate da Francesco Barbieri detto lo Sfrisato. Molto venerata e recentemente recuperata, grazie ad un riuscito restauro, è la tela intitolata Santa Toscana. L’opera risalente al finire del XVII secolo non è ancora stata attribuita ad alcun pittore, anche se il gusto coloristico rivela la mano di un artista di scuola veneta. Di rilievo artistico ci sono pure le statue lignee raffiguranti una San Rocco e l’altra San Sebastiano.
 

Chiesa di Fagnano

chiesa Fagnano ridLa chiesa di Fagnano, dedicata alla Vergine, venne edificata tra XI e XII secolo su territorio di proprietà dei canonici della Cattedrale di Verona. Di tale antico edificio, smantellato per edificarne uno ex novo, rimane solo parte della torre campanaria e un affresco del XV secolo raffigurante la Vergine in trono con Bambino. L'erezione in parrocchia risale al 1432. L'edificio si presenta oggi con facciata a capanna in stile neoclassico. La torre campanaria si eleva addossata al fianco settentrionale della chiesa. L'interno è ad aula unica, movimentata da due cappelle laterali con presbiterio a pianta rettangolare e abside a fondale piatto. Tra le opere d’arte degne di essere ricordate e presenti nella parrocchiale di Fagnano e che riiveste una particolare importantanza è una scultura lignea che rappresenta la “Madonna col Bambino”. Un’opera bella e di sicuro valore ricordata nelle visite del vescovo Giberti e quindi presente in chiesa già verso la metà del 1500. Situata nella cappella di destra ed inserita in un altare barocco, la scultura appartiene ad una produzione di statue realizzate in quel periodo in varie altre chiese della zona a fronte di una forte devozione nei confronti della Madonna. Secondo gli esperti essa sembra attribuirsi a Giovanni Zebellana o ad una scuola ad esso vicina e questo grazie ad alcuni particolari che ritornano con una certa frequenza in altre statue analoghe come, ad esempio, la lavorazione delle pieghe del manto tra le  gambe di Maria. Anche il Bambino ha molte assonanze con altre statue presenti nelle chiese veronesi. Da rilevare come sul retro del tronetto sia riportata la  data dell’ultimo restauro: agosto del 1797.
Oltre alla statua lignea è presente in questa chiesa un affresco posto in un disbrigo che si trova sul lato destro per chi entra. L’affresco di scuola veronese risale al quindicesimo secolo ed è intitolato Madonna in trono con Bambino Il lacerto misura centimetri 102  per 200 e rappresenta la Vergine seduta su un trono di marmo istoriato con la veste aperta come usavano le donne che allattavano i figli, Il Bambino si regge in piedi sostenuto dalla madre ed è proteso verso un uccello, che si è posato sul braccio della madre, con l’intento di accarezzarlo. La regalità del Bambino viene presentata dalla collana composta da palline irregolari di corallo che porta al collo e dai braccialetti anch’essi di corallo che porta ai polsi.
E’ presente sul lato sinistro di questa chiesa una tela dipinta ad olio di pregevole esecuzione intitolata Madonna in trono con Bambino, Santa Lucia, Santa Caterina e donatore.
La tela posta sopra un piccolo altare laterale misura centimetri 199 per 335. L’autore, al momento, è anonimo ma la data di esecuzione dell’opera, 1646, appare posta nello scorcio di timpano posto sopra la porta della chiesa che fa da sfondo al quadro. Il dipinto ha una forte caratterizzazione veneta sia nei colori che nell’impostazione del soggetto posto su vari livelli architettonici. Sono interessanti i simboli del martirio che identificano le due sante e la figura del donatore, che dando la schiena alla scena, con sguardo severo e le mani giunte guarda chi lo osserva. Altro elemento interessante è la scritta posta sulla pedata dello scalino dove si può leggere, con difficoltà, la parola Manzina senza poterle dare un’attribuzione.
 

Chiesa di Roncolevà

Roncolevà, paese della bassa veronese, è frazione del comune di Trevenzuolo. Tale territorio fu soggetto alla cosi detta Signoria di San Zeno. Apparteneva cioè all'abbazia cittadina di San Zeno. Si spiega così anche la dedicazione della chiesa di Roncolevà al vescovo Zeno, santo e patrono di Verona. Edificata probabilmente nel corso del XV secolo, restano scarse le notizie della chiesa che comunque nel 1530 era già parrocchia con rector. Riedificata nel 1871 venne ampliata in lunghezza nel 1954 e risistemata internamente nel 1972. Esternamente si presenta con facciata a capanna rivolta a meridione, caratterizzata da un oculo di grandi dimensioni, chiuso con una vetrata policroma raffigurante i Santi Zeno e Rocco. L'interno, ad aula unica, è movimentato da quattro cappelle laterali, due per lato. Presbiterio a pianta rettangolare, abside a fondale semicircolare.

 

Gli affresci dell'Oratorio di San Bernardino 

Tra gli affreschi di questo oratorio, degno di essere considerato è quello che raffigura la Madonna col Bambino in trono. Posto lungo la parete di sinistra dell'oratorio di San Bernardino de Spione presso l'antica corte di S. Bernardino è con molta probabilità, come affermano pure gli studiosi, quanto rimane di una più vasta decorazione a riquadri voluti come del resto abbiamo notato in altre antiche chiese (S.Pietro in Tillida a Bevilacqua, la Ciusara a Bonavigo, Erbedello, S.Maria a Gazzo) Inserito all’interno di una più ampia decorazione a riquadri votivi che abbellivano l’intero oratorio e che, quasi sicuramente, sono conservati sotto l’intonaco. Per gli studiosi dovrebbero collocarsi verso la seconda metà del 1400 in relazione anche ad altri elementi portati alla luce dello stesso periodo nel luogo di culto. L’affresco vede la Madonna seduta su di un trono marmoreo dietro il quale sono visibili scene di un paesaggio campestre, con in braccio il bimbo. Le due figure sono inquadrate in una cornice dipinta che riprende due pilastri sormontati da capitelli e da un architrave.
E’ opinione comune che ci troviamo di fronte ad un affresco di qualità, realizzato da mani esperte e difficilmente riconducibile ad un tipo di arte locale che invece si intravede in altri luoghi di culto (Bevilacqua, Bonavigo).