Curiosità e personaggi illustri

CURIOSITA’

IL MISTERO DI CORTE MURARI BRA DETTA “IL PALAZZONE”

pozzoCorte Murari Bra, detta più comunemente “El Palazzon del Diaolo”, è un possente edificio che sorge isolato nella campagna veronese. E’ un palazzo belo e misterioso avvolto in un’alone di mistero che da sempre ha incuriosito la gente del luogo. Sembra infatti essere stato costruito nella seconda metà del Cinquecento su cartoni di Giulio Romano e, dal 1590, appartenne ai Murari dalla Corte. La tradizione vuole che a commissionarne la costruzione fu addirittura un mago, tal mago De Bursis della Corte dei Gonzaga che lo utilizzava per incontri diplomatici, feste ma, soprattutto, per riunioni esoteriche. A conferma di questo si hanno i documenti con cui la famiglia Murari dalla Corte Brà (allora "a Curte dicti Murari") acquistò le proprietà di Sorgà il 2 agosto 1571 dai frati Olivetani del monastero di Santa Maria in Organo mentre l'11 aprile del 1588 provvide a completare l'operazione acquistando il fienile di Sant'Agata con relativo palazzo dominicale dal cavalier Beroldo de Bursis. Questo enigmatico personaggio viene raffigurato come una figura fosca ed addirittura in odor di "stregoneria" presso la corte dei Gonzaga di Mantova. La sua vita, alquanto movimentata, finì tragicamente; infatti venne ammazzato a colpi d'archibugio sul sagrato della chiesa di Bovolone qualche anno dopo. Fu probabilmente proprio a causa di questa aura sinistra e per un certo verso quasi demoniaca del proprietario e anche per la particolare posizione (sorge isolato tra i campi) che, nel corso dei secoli, il Palazzone ha avuto la nomea di essere chiamato el "Palazzon del diaolo".

E’ interessante capire chi fossero i proprietari di questo palazzo e cioè i Murari. I fratelli Gottardo e Jacopo “a Curte dicti de Murariis” entrarono in possesso del feudo e della vicaria di Sorgà dall'Abbazia di S.Maria in Organo il 2 agosto 1571 per 33.000 ducati. Tuttavia in tale acquisto, non figurava tuttavia il Palazzon che resta di proprietà di uno dei maggiori possidenti di terreno della zona, Carlo Beroldi de Bursis. E' appunto a questo straordinario personaggio della “aristocrazia veronese”, misto di medico, alchimista e stregone e vivamente interessato al raggiungimento della nobilizzazione che si deve l'edificazione, nei primi anni del '500, del Palazzon di Sorgà. Ma come mai proprio qui venen costruito il palazzo e poi, perché nel bel mezzo della campagna. Il motivo principale  fu la sua vicinanza alla Corte dei Gonzaga di Mantova e quindi ad una delle corti più prodighe dell'epoca nella concessione di titoli nobiliari. I Gonzaga possedevano inoltre in quest'epoca nei dintorni di Sorgà una possessione di circa 305 campi : la vendono il 21 agosto 1581 a Gottardo e Jacopo a Curte de Murariis per 3,000 scudi in oro (35 grossi per scudo) e 3,000 ducati (31 grossi per ducato).

Villa di prestigio quindi, ecco perché difficilmente l'immobile si presta ad esigenze residenziali mentre si presenta prestigiosa sede di feste e ricevimenti. Si veda l'importanza primaria del salone centrale rispetto al resto dell'edificio. C'è anche chi sostiene che il “Palazzon” sia stato disegnato (ristrutturato dopo la costruzione) addirittura da Giulio Pippi detto Giulio Romano (Roma, 1499 – Mantova, 1 novembre 1546), che in quel periodo lavorò molto a Mantova presso i Gonzaga, ma non c'è nessuna prova sicura di questo fatto. L'acquisto Murari da Caro Beroldo de Bursis de Omnibus Sanctis è invece dell' 11 aprile 1588. Allora Sorgà era uno dei centri primari della pianura veronese, infatti contava due palazzi di pregio (Il Palazzon e Corte Bugna) e una chiesa affrescata. Purtroppo nel secolo successivo le ripetute epidemie di peste, lo resero un posto malsano ed insicuro e forse per questo la famiglia Murari predilesse la villa della Mattarana abbandonando il Palazzon che rimase inutilizzato fino ai giorni nostri, dando il via ad una serie infinita di leggende pittoresche e spesso truculente. Vero ispiratore della fantasia popolare, anche ai giorni nostri. Si dice infatti che la sua conformazione con un piano semi-interrato sia dovuta all'intervento del parroco del paese che durante una festa demoniaca, benedicendo il Palazzone l'abbia fatto sprofondare nel terreno. Il pozzo, presente nel piano interrato, ha dato vita alla leggenda del “pozzo rasador” con I coltelli che tagliavano a fettine I nemici del conte che vi venivano buttati dentro.

ANTONIO ASCARI

targa ascariBonferraro diede i natali ad uno dei più grandi automobilisti italiani: Antonio Ascari. Corridore automobilista (Sorgà 1888 - Montlhéry 1925), conseguì la prima vittoria (1919) nella Parma-Poggio Berceto, nel 1924 conquistò il primato mondiale di velocità su strada (195,016 km /h). Vinse, tra altre gare, il Gran premio d'Italia a Monza (1924) e il Gran premio d'Europa a Spa (1925). Morì tragicamente, disputando il Gran premio di Francia

PERSONAGGI ILLUSTRI

ü  Antonio Ascari - pilota

ü  Beroldo De Bursis – cavaliere