Ville e palazzi

PALAZZO GHERARDINI ORA BOGONI

CORTE BRUGNAA Sorgà, in contrada Belvedere troviamo questo importante villa, eretta in buona parte nel 1460 ma con probabili origini molto più antiche, addirittura risalenti agli inizi del X secolo; i lavori di restauro infatti portarono alla luce resti di opere murarie romane. La villa appartenne nella prima metà del XVI secolo alla famiglia dei Gonzaga di Mantova e questo edificio è uno splendido esempio del Rinascimento italiano. Fu il marchese Muzio Gonzaga, figlio del Sovrano di Mantova, a restaurare il Palazzo, arricchendolo con affreschi di Giulio Romano e adibendolo a residenza di campagna. La particolare importanza delle opere recuperate grazie ad un recente restauro, è data, oltre che dalla grande qualità, dal fatto che il pittore e architetto lavorò per ben 27 anni solo alla corte di Mantova senza mai spostarsi da essa. La casa padronale ancora oggi conserva il proprio impianto quattrocentesco con vari interventi cinquecenteschi come nella distribuzione interna delle stanze. Settecenteschi invece sono i profili delle finestre ed i portali. Bello ed elegante il portale di ingresso all’ampia corte mentre la casa padronale conserva ancora oggi la struttura originaria. Un portale classico e una doppia finestra chiusa da un balcone con sopra lo stemma di famiglia, offrono alla villa un tocco di signorilità e di bellezza completato da due slanciati comignoli con accentuata merlatura posti sui lati esterni del tetto. All’interno, parte delle stanze conservano soffitti con travature il legno mentre alcune di esse offrono al visitatore pareti ricche di affreschi del Cinquecento attribuiti a Giulio Romano. Alcune di esse sono impreziosite da fascioni che riprendono figure geometriche, amorini, figure mitologiche o floreali; altre, invece, sono ricche di stranezze tipiche dell’artista mantovano. Due fasce, in particolare, attirano l’attenzione del visitatore; una prima che vede l’artista sbizzarrirsi nel disegnare conchiglie giganti dove, da un lato è ben visibile il milite mentre dall’altro appare un volto maschile ripreso di profilo che cambia di volta in volta a seconda del mutare della conchiglia, un’altra dove, da alcune brocche panciute, spuntano, sempre di profilo, dei visi umani perfettamente inseriti nell’oggetto da cucina. Invece, un’altra stanza di ridotte dimensioni, alterna figure intere come un soldato con elmo ed armatura, un altro armato orientale con scimitarra e un piccolo ventaglio sulla mano sinistra e alcuni visi femminili, con un singolare disegno di Cesare laureato in abito guerresco attorniato da altre figure che affiorano dai muri un tempo coperti di calce come Alessandro Magno o Solimano il Magnifico. Sono opere di grande valore e di immensa bellezza per la loro plasticità prospettica e per la tematica classicistica tipiche del gusto manieristico che si affermò a Mantova sulla scia del geniale artista Giulio Romano. L’intero complesso è stato recentemente restaurato e riportato all’antico splendore. Le stanze hanno quindi mantenuto l’originale bellezza e l’arredo scelto dai proprietari, permette di gustare pienamente sia gli spazi affrescati sia quelli abbelliti dai soffitti in legno.

VILLA GRIMANI, BALESTRIERI, DETTA “CORTE GRANDE”

Villa GrimaniPalazzo Grimani viene considerato come una delle più belle residenze del territorio e conserva ancora la sua originalità e la sua eleganza nelle splendide forme seicentesche. Lo storico Remo Scola Gagliardi vede una partecipazione progettuale dell’edificio da parte di Baldassarre Longhena.
Il complesso residenziale è disposto con un corpo centrale suddiviso su tre piani e sormontato da timpano e pinnacoli. Questa parte sovrasta l’intero complesso e, allo stesso tempo, ne fornisce eleganza e slancio. Molto bello il balcone centrale che abbraccia due finestre murate e mai ultimate, con un portale abbellito da una testina a chiusura degli archivolti. Eretto in varie epoche, il complesso residenziale è formato da tre corpi di fabbrica il primo, ultimato, è situato sul lato Est ed ha caratteristiche tali da far supporre che, negli intendimenti originari, fosse adibito alla servitù. Il secondo, nel centro, è zona dominicale che si erge incompiuta e dove, con molta probabilità, si sarebbe dovuto erigere un corpo di fabbrica analogo a quello posto sul lato Est ma utilizzato, invece, come casa colonica e come magazzino. Infine la parte centrale, quella più bella, è strutturata con due facciate simmetriche pressoché uguali. Su di esse sono stati inseriti i due ingressi principali sormontati da archi a tutto sesto e riproposti pure al primo piano sul quale corre un balcone che avvolge le due finestre murate.
Villa Grimani è situata nel centro di Pontepossero tra la confluenza dei fiumi Tione e Gambisa. Fu eretta per volontà dei nobili Grimani agli inizi del 1400 e da mappe e documenti, si comprende come, in passato, fosse una grande proprietà estesa con oltre 2.000 campi. Per la loro coltivazione e la relativa irrigazione, la famiglia Grimani aveva provveduto all'attuazione di un sistema idrico molto efficiente costituito da fossi e canali di cui il Tione era il naturale collettore e che garantiva una completa irrigazione della zona. A tal riguardo si racconta che gli antichi signori veneziani della villa (Grimani e Comello) usassero sbarrare durante l'anno il corso del Tione ed allagare alcuni campi per organizzare gare con barche e fìaccolate.
L’interno della villa è caratterizzato da ampi saloni e da un elegante piano nobile. Buona parte dei pavimenti sono ancora quelli originari, specie quelli dei piani superiori, mentre in una stanza a pian terreno, adibita a cucina, è visibile un imponente camino con a fianco un originale sistema di fornelli in pietra tufacea. Uno scalone in pietra con soffittatura a volta, collega il salone di pian terreno con quello superiore. Di pregio sono anche le balaustre dei balconi che sovrastano il tetto mentre le barchesse, disposte sul lato Nord, hanno subito, nel corso dei secoli, profonde trasformazioni. Un giardino all’inglese abbellisce tutta l’area antistante la casa padronale mentre una vasta aia racchiude, a nord, la villa formando un complesso disposto ad “U”.
Per la sua imponenza ed eleganza, la villa è indicata fra le più importanti fra quelle venete del settecento anche se, a causa dei vari passi di proprietà che videro succedersi oltre alla famiglia Grimani, la Comello di Venezia, quindi la Ponti di Milano con una progressiva frantumazione della proprietà; la villa non venne mai completata.  
 

Museo della civiltà contadina e dei lavori artigianali

Museo contadino3Inaugurato nell’autunno del 1997, il Museo della Civiltà Contadina è nato grazie all’interessamento, spirito d’iniziativa e impegno di un gruppo di volontari appassionati di storia contadina della Bassa Veronese. Il motivo di fondo che ha spinto questo gruppo di volontari è stato, ed è tutt’ora, quello di evitare che quanto può essere ancora salvato non vada perduto. Oggettistica della casa, attrezzi di lavoro e quant’altro ricordi questa civiltà, il modo di vivere e di lavorare delle nostre genti, ora viene restaurato e conservato in questo museo. La sede del museo è stata ricavata utilizzando un ampio edificio annesso a villa Brà, in Bonferraro, un’antica corte del 1600. Attualmente l’area espositiva occupa una superficie di circa 500 mq. suddivisa in tre ampi saloni oltre ad altre piccole sale.
Gli oggetti e gli attrezzi esposti hanno trovato una loro ubicazione tematica al fine di agevolare il visitatore a ripercorrere idealmente le varie fasi della vita contadina, dal lavoro, alla vita domestica, allo svago.
Nel primo salone sono esposti carri a quattro ruote in legno, carretti a due ruote, carriole di varie dimensioni ed usi, gioghi, basti e tutta l’attrezzatura necessaria per l’utilizzo degli animali da traino, una serie di attrezzi per la coltivazione del riso, una vasta gamma d’aratri di varia forma, struttura e impiego, tutti a trazione animale. Alle pareti sono appese una serie di falci e falcetti per riso, frumento, erba palustre, erba medica e canniccio. Infine fanno bella mostra numerosi piccoli attrezzi utilizzati quotidianamente dai contadini per il lavoro nei campi e nelle case. Adiacente a questo primo salone c’è la ricostruzione di una bottega di fabbroferraio-maniscalco, un laboratorio da falegname e la bottega del calzolaio. In un alto reparto è stata ricostruita una lavanderia d’altri tempi con l’attrezzatura necessaria per il bucato che veniva lavato a mano. Nel secondo salone si può ammirare una piccola raccolta dei pochi, semplici e autarchici giocattoli d’anteguerra e la cantina con botti di varie dimensioni, pompe per irrorare il verderame, pigiatrici e tini.  In un angoloceste di vimini e di ferro per chiocce e pulcini e graticci per i bachi da seta.
Nel terzo salone è stata ricostruita fedelmente la cucina con arredi e stoviglie. A lato una camera da letto, con letti in ferro, acquasantiere, brocche e lavandini. 
 

 

Corte Murari Bra, detta “Il Palazzone”

CORTE PALAZZONEIl complesso è costituito da un edificio principale, semplice parallelepipedo ingentilito da ornati cinquecenteschi, e da un secondo edificio chiamato la "casa del lavorente".

L’edificio, chiamato più comunemente Palazzon del Diaolo, fu costruito nella seconda metà del Cinquecento da progetti disegnati dall’architetto Giulio Romano. Subito dopo, nel 1590, la proprietà appartiene ai Murari dalla Corte. La tradizione vuole che a commissionarne la costruzione fosse stato addirittura un mago, il De Bursis della corte dei Gonzaga che lo utilizzava per incontri diplomatici, feste, e soprattutto per riunioni esoteriche.
A conferma di questo si hanno i documenti con cui la famiglia Murari dalla Corte Bra acquistò le proprietà di Sorgà il 2 agosto 1571 dai frati Olivetani del monastero di Santa Maria in Organo di Verona, e l’11 aprile del 1588 provvide a completare l’operazione acquistando il fienile di Sant’Agata con relativo palazzo dominicale dal cavalier Beroldo de Bursis. Questo enigmatico personaggio viene raffigurato come una figura fosca ed addirittura in odore di stregoneria presso la corte dei Gonzaga di Mantova. La sua vita, alquanto movimentata, finì tragicamente; infatti venne ammazzato a colpi d’archibugio sul sagrato della chiesa di Bovolone qualche anno dopo. Fu probabilmente proprio a causa di questa aura sinistra e per un certo verso quasi demoniaca del primo committente oltre che per la particolare posizione, infatti, sorge isolato tra i campi, percui, nel corso dei secoli, il Palazzone ha avuto la nomea di essere chiamato Palazzon del Diaolo.
L’edificio si presenta come un semplice parallelepipedo squadrato, ingentilito da ornati cinquecenteschi. Le quattro lesene che ornano la facciata meridionale terminando con capitelli ionici a sostegno di un architrave sormontato da timpano. Questi elementi architettonici a rilievo, il terrazzino a loggia centrale ed i due laterali sporgenti con balaustra al primo piano ed i quattro comignoli, aiutano a snellire la forma di questa struttura massiccia ma sinuosa allo stesso tempo. Internamente le stanze voltate conservano nella loro integrità geometrica l’eleganza di un passato magico.
L’edificio è disposto su due piani con un seminterrato e un sottotetto, quest’ultimo mantiene ancora la sua struttura lignea portante, conservatasi nei secoli. Nella parte occidentale della corte è ben visibile un edificio chiamato casa del lavorente, ristrutturato e sistemato nella seconda metà dell’Ottocento con l’aggiunta di merli ghibellini ad ornamento dello stesso.
 

Corte Murari Bra, Olivieri, Dall’Oca Frazione: Bonferraro

corte murari braUn bel giardino avvolge questa corte; il complesso è caratterizzato dalla casa padronale situata al centro con barchesse ed altri edifici situati ai lati.

Un bel giardino avvolge questa corte che, dall’aspetto, potrebbe risalire al XVIII secolo e che, invece, risulta già presente in alcuni documenti degli inizi del Seicento che la raffigurano in una completa visione prospettica.
In questo documento storico si può riconoscere al centro del lato settentrionale della corte la casa padronale a tre piani addossata ad una torre colombara, mentre sul piano orientale spiccava una barchessa racchiusa da una seconda torre.
Oggi il complesso, disegnato agli inizi del Seicento, ha subito radicali modifiche anche se l’interno conserva ancora un camino in marmo bianco cinquecentesco. Nonostante abbia perso, nel corso dei secoli, buona parte delle sue forme originali, infatti, sono scomparse le due torri colombare come la barchessa ad archi sostituita dal nucleo centrale abitato, il complesso è caratterizzato dalla casa padronale situata al centro con barchesse ed altri edifici situati ai lati, utilizzati per il deposito degli attrezzi e per ospitare i numerosi operai al servizio dei signori proprietari dell’intero complesso.
La villa è abbellita da un sontuoso portale d’ingresso in bugnato sormontato da uno stemma degli antichi proprietari della famiglia Murari Bra, sostituito, nell’altro ingresso simmetrico a questo, da un grande mascherone. Caratteristiche, al piano superiore poco sopra l’ingresso principale, le due finestre appaiate come unite da un unico architrave. Sulla parte destra, guardando la villa, una meridiana scandisce il trascorrere delle ore. Da segnalare, pure, un terrazzino delimitato da un balcone in marmo finemente lavorato con colonne e disegni geometrici.
All’interno, bella la bussola in legno e il pavimento caratterizzato da una lavorazione a rombi. In alcune sale sono ancora oggi conservati alcuni notevoli camini in marmo. Uno in particolare attira l’attenzione del visitatore per la bellezza e la ricercatezza dei disegni geometrici. Uno stemma a colori campeggia nella parte superiore della bocca da fuoco. Un altro camino, meno ricco nella lavorazione ma altrettanto bello e finemente cesellato, si trova in un’altra stanza. Da segnalare, sopra gli stipiti di alcune porte, alcune lavorazioni; una in particolare, in marmo riproducente due figure una maschile e una femminile.
Negli edifici annessi alla villa, è ospitata una mostra permanente della civiltà contadina con, in visione, oggetti ed attrezzi di un mondo ormai scomparso ma tipico di questi paesi.
 

Corte Pindemonte Frazione Bonferraro

CORTE PINDEMONTEI Pindemonte mantennero la proprietà della corte di Bonferraro anche nel primo quarto dell’Ottocento e nel 1813, quando era costituita da due case da massaro, essa apparteneva ai fratelli Carlo e Luigi Pindemonte, figli di Giovanni. Successivamente, declassata a «Fabbricato per azienda rurale», venne ceduta a Giuseppe Parise, figlio di Andrea, che ne era proprietario nel 1849. Se le carte d’archivio sono parche di notizie sulla nostra corte, non altrettanto si può dire del disegno eseguito da Lorenzo Giavarina nel 1608 che ci dà una splendida visione prospettica del complesso edilizio. Sull’angolo nord-orientale della grande corte recintata di mura, appare la casa di gastaldo sovrastata dalla torre colombara, mentre il rimanente tratto del lato nord era occupato da modesti edifici rustici solo in parte porticati Un altro edificio rustico era situato sul lato meridionale a cavaliere del portale d’ingresso. Oggi il complesso di edifici rustici ed abitativi, tutto schierato sul lato nord, ha un aspetto molto più imponente, dominato dalla mole della barchessa ad archi sormontata dal granaio che prende luce da sei bifore. Anche il principale edificio abitativo, per le sue ricercare forme neoclassiche, ha assunto un aspetto «padronale» Il tutto sembra imputabile ad una profonda ristrutturazione ottocentesca, che ha conservato l’antica torre colombara, ma ha eliminato il fabbricato prospicente l’ingresso.

Corte Italia e la famiglia Murari Brà

97Le origini della famiglia Murari risalgono a i primi consoli della città di Milano, nel XIV secolo.
Mercanti di lana a Milano, con "poste" a Norimberga e nelle principali città Anseatiche, alle fine del 1400 Si stabiliscono a Verona dove imprimono una svolta alle loro attività e investono i proventi del commercio in terreni agricoli e diventano signori terrieri.
Alla fine del 1500, più precisamente nel 1592, acquistano grandi possessioni dall'Abbazia di Santa Maria in Organo, allora principale proprietaria dei terreni nella Bassa. Intraprendono un'opera di bonifica e miglioramento fondiario che, di fatto, non si è mai interrotta.
Poco dopo l'insediamento della famiglia, Raffaele Murari dalla Corte (il Bra' verrà successivamente) intraprende e termina in pochi anni la realizzazione del Palazzone. Purtroppo non pianifica in maniera accurata investimenti e pagamenti e i creditori, infuriati, proprio nel Palazzone lo circondano e lo uccidono. Lascia una vedova, Amalia Dalla Vecchia, non ancora 25enne con tre figli molto piccoli.
Probabilmente da questo fatto, documentato da fonti storiche negli Archivi di Stato, nasce la triste fama del "Palazzon del Diavolo".
Alla fine del 1700 un Murari dalla Corte sposa Giulia Bra', che porta in dote un ingente patrimonio. I Bra' erano una delle più importanti famiglie di proprietari terrieri a Verona in quell'epoca. Per questo motivo al cognome "Murari dalla Corte" viene aggiunto il suffisso Bra' (con l'apostrofo, contrazione di Braida) a completare il cognome come lo vediamo oggi.
I Murari dalla Corte Bra' furono tra i primi ad introdurre, con i Grimani, la coltivazione del riso in queste terre nel 1700. A metà del '700 risale anche la costruzione della Scuderia, qualche anno più tardi la sistemazione del portico e della libreria.
In anni più recenti, nel 1996, la scuderia di Corte Italia viene trasformata in Agriturismo e nel 2014 è iniziata una collaborazione con la famiglia Farinazzo, proprietaria dal 1997 della Trattoria alla Pesa di Fagnano di Trevenzuolo, per trasferire l'azienda nella Scuderia di Corte Italia, nasce quindi la “Trattoria alla Pesa nella Scuderia di Corte Italia”. La trattoria è ricavata all’interno della storica dimora della famiglia Murari Brà.
Lo scopo del trasferimento è quello di poter offrire un ristorante al passo con i tempi, in grado di soddisfare molteplici richieste, dalla cena business, al matrimonio, grazie alle salette assolutamente private e ai grandi spazi verdi disponibili, ideali per ogni tipologia di cerimonia.
Il progetto, ha l’ambizione di diventare il più attraente punto di riferimento, per la ristorazione nella pianura veronese, valorizzando il piccolo, ma storicamente importante centro di Sorgà, terra di confine, dove i Gonzaga scelsero i loro possedimenti per le villeggiature estive.
 
-          -   Agriturismo Bed&Breakfast cell. 347901384
-          -   Trattoria Alla Pesa via Roma Sorgà tel. 0457350015 – cell. 3899062880www.trattoriaallapesa.com