Ville, palazzi e corti

VILLA DONA' DELLE ROSE

villa donà delle roseVilla Donà delle RoseNella piazza di Boschi Sant'Anna, racchiusa da un parco che oggi è solo una minima parte di quello ampio ed esteso che un tempo donava alla villa l’eleganza e la bellezza che questo edificio merita, si trova Villa Donà delle Rose. E’ un sontuoso palazzo in stile palladiano a tre piani fuori terra con doppio ordine di loggia e timpano centrale sul quale spicca un grande stemma gentilizio dei dogi Donà di Venezia e al cui fianco si trova la parrocchiale di Boschi Sant’Anna, un tempo oratorio privato della villa. Il palazzo fu dimora di una delle famiglie più ricche del nostro territorio e che già nel Seicento deteneva la giurisdizione civile e criminale senza pena di sangue, su di un vasto territorio che oggi comprende i comuni di Boschi Sant’Anna, Terrazzo e Castagnaro.
Il territorio di Boschi Sant'Anna è strettamente legato a tale famiglia tanto che, verso la fine del 1600, l'intero paese o quasi, passò in proprietà dei conti Donà delle Rose appartenenti al patriziato veneto. Costoro abitarono per qualche tempo a Boschi e si divisero in due rami: il primo che risiedeva nella villa nobile della piazza principale appartenente a Zuane e Paolo Donà fu Pietro; il secondo spostatosi nell'aperta campagna all'interno del “Palazzo Rosso” con Leonardo, Antonio e Bortolo Donà fu Antonio.
Non sappiano se la villa fu costruita direttamente dalla famiglia Donà o se su questo luogo già si trovasse un'altra abitazione di minor pregio impreziosita ed abbellita dai Donà, sta di fatto che nei periodi di splendore oltre alla villa si poteva ammirare un grande parco ricco di piante e di viali alberati. L’interno del palazzo è diviso in due proprietà ed i grandi saloni delle ricche dimore veneziane sono stati ridotti, specie durante e dopo il Secondo conflitto mondiale, in spazi limitati che non danno l’idea della sontuosità della villa. L'intera facciata era, un tempo, impreziosita da statue che l'adornavano purtroppo vendute agli inizi del 1900. Al suo interno conserva pavimenti a cassettoni, alcuni infissi antichi e dei camini originali. Di grande valore era il mobilio settecentesco che l'arredava andato purtroppo per buona parte disperso o venduto. Secondo conflitto mondiale. Lavori di restauro hanno permesso di portare alla luce una parte degli affreschi visibili a pian terreno e, con molta probabilità, opera di Battista del Moro, un valido pittore ed affrescatore nato a Verona nel 1514, che operò nel padovano e nel Basso Veronese tra Boschi, Bevilacqua e Castagnaro. Edifici classici, grandi colonne, paesaggi bucolici si intravedono sulla scala che ci porta la piano superiore. La figura più visibile è però quella posta sopra un camino a pian terreno. Vi è dipinto un cavaliere visto di spalle e completamente assorto nella sua azione mentre il destriero si volta incuriosito ad osservare chi sta assistendo alla scena.
Un tempo, addossato alla villa esisteva anche un oratorio pubblico all'interno del quale venivano celebrate le funzioni religiose. Nel 1885, per iniziativa dell'allora parroco don Francesco Steccanella, alla piccola cappella gentilizia dei conti Donà venne progressivamente sostituita la chiesa parrocchiale indispensabile per contenere i tanti fedeli che partecipavano alle messe fatta erigere proprio sullo stesso luogo dell'antico ma troppo piccolo luogo di culto.
 

VILLA GARZONI ALLE FITTANZE

villa Vesentini02 ridNella frazione di Marega, ai confini tra i comuni di Boschi Sant'Anna e Bevilacqua, sorge villa Garzoni, Contarini, Bassani, Rinaldi detta “Corte Fittanza”. E’ un’elegante dimora di campagna che fa parte dell’antico complesso dei Garzoni costruito all’interno di un terreno in riva al Menago. L’edificio ha la facciata principale esposta a Ovest, parallela al corso d’acqua e fonti storiche riportano come l’origine della villa sia legata all’acquisto, da parte dei conti Garzoni, di un latifondo messo all’incanto dalla Repubblica Veneta nel primo decennio del Cinquecento.
Qui Francesco Garzoni fece costruire un primo nucleo edilizio, costituito anche da una torre colombara, successivamente inglobato in una struttura architettonica di maggiori dimensioni ed attorno al 1550 venne avviata una radicale ristrutturazione, secondo lo schema rinascimentale della villa veneta, che vide la creazione dell’ala sinistra comprendente, al piano rialzato, un ampio salone passante e due stanze laterali. Il salone passante conserva ancora un interessante ciclo di affreschi con paesaggi, allegorie, ritratti e mascheroni attribuiti a Battista del Moro, nei quali la “tradizione figurativa veneta, il manierismo centro-italiano e le suggestioni fiamminghe si fondono in una concezione decorativa di vasto respiro”, come ricorda il professor Viviani. 
Molto belle sono le allegorie delle stagioni raffigurate dall’artista come delle giovani ragazze che portano con sé i simboli del periodo a loro tipico mentre l’inverno è rappresentato da un vecchio con barba bianca e bastone. Gli stemmi di alcune casate, un curioso quanto elegante corteo di giovani che trasportano i simboli del potere come una corona, un libro ed altri oggetti carichi di simbolismo ed altri elementi, sono la testimonianza della qualità delle immagini riprodotte.villa Vesentini20 rid
La villa presenta, oltre al piano rialzato, un alto sottotetto con ampie finestre quadrate a filo del cornicione di gronda sul quale si imposta successivamente la copertura a padiglione. Al piano nobile, l’apertura centrale centinata è incorniciata da una robusta decorazione a bugnato, che interessa solo il settore mediano della facciata, con conci radiali attorno all’arco e il concio in chiave d’arco in rilievo e tangente al soprastante architrave modanato sormontato da una cornice in aggetto. Le aperture laterali, a profilo architravato, sono oggi chiuse da inferriate.
Una barchessa e un piccolo rustico che sorgono ai lati del cortile completano il complesso, il quale rimane di proprietà della famiglia Garzoni sino al 1758, quando passò a Nicolò Contarini e da questi, nel 1821, alla famiglia Bassani di Verona. Nel 1910 la corte, già spoglia di buona parte dei suoi fondi, viene acquistata dalla famiglia Rinaldi e successivamente dagli Aldeghieri e dai Vesentini.
 

PALAZZO ROSSO

F1242002 ridQuesto imponente ma allo stesso tempo ormai fatiscente edificio, si trova all'ingresso del paese provenendo da Legnago. Risale al XVIII secolo e costituiva nel passato la seconda abitazione dei conti Dona' delle Rose. La struttura è formata dal palazzo nobiliare, dalla piccola chiesetta dedicata a San Nicola e da altre costruzioni.
La casa patronale rispecchia quella che era l'antica casa veneta, formata al piano terra da un ampio salone con le stanze disposte lateralmente, così come il primo piano, che era quello definito nobiliare. Presenta balconi e una piccola torre campanaria su un lato della copertura. La corte adiacente è molto ampia e di forma quadrangolare, circondata da costruzioni che servivano da ricovero per animali e attrezzi. Spicca l'imponente torre colombara. La cappella invece, incastonata tra la casa padronale ed un altro edificio, è molto sobria ed è caratterizzata da un timpano triangolare e una vetrata a volta, mentre il piccolo portale d'accesso è sovrastato da un altro piccolo timpano.
Fino al 1933  al suo interno era presente una statua raffigurante San Rocco che veniva festeggiato il 16 agosto come ringraziamento per una scampata pestilenza avvenuta secoli addietro. L’intero complesso è stato ereditato in tempi assai recenti dalla famiglia dei Dalla Francesca che utilizzò la struttura solo per la lavorazione e l'essiccazione del tabacco e in un secondo momento il Palazzo Rosso con la chiesetta di San Nicola fu venduto lasciando l’intero complesso nel più completo abbandono.