Ville, palazzi e corti

CORTE SORIO

corte sorio RIDSorio è la più famosa corte di San Giovanni Lupatoto, sia per la sua bellezza, sia per essere sopravvissuta sostanzialmente intatta fino ai giorni nostri. Della comunità di Sorio ne parlano le carte fin dal medioevo; Come riporta il maestro Giuseppe Lavorenti nel suo libro "Storia di San Giovanni Lupatoto": "Il nome di Sorio lo troviamo scritto per la prima volta su documenti del 1175". Tuttavia, data la posizione spostata e isolata rispetto al primo nucleo centrale del paese, alcuni ritengono che, alle sue origini, non si possa considerare Sorio come una parte di San Giovanni, ma come un'entità a sè stante, riunificata al paese solo in tempi più recenti.
Nei pressi della corte, precisamente di fronte al cancello di ingresso, si trova la Chiesetta di Sorio: la più antica chiesa del comune di San Giovanni Lupatoto. Costruita nel 1585 e dedicata alla Vergine Assunta, l’edificio sacro è conosciuto con il nome di "Oratorio di San Pietro Martire".
 

Palazzo Campagnola

Palazzo Campagnola ridSede municipale dal 1932, all’interno, nella Sala del Consiglio c’è un interessante soffitto decorato con affreschi d’abbellimento, oltre il busto in marmo di Federico Garofoli (1789-1861), benefattore, avvocato e nobiluomo veronese. Nella Sala della giunta municipale vi è presente carta topografica di Giovanni Nachius eseguita nel 1625. Nell’ufficio del sindaco si trova il gonfalone comunale costituito da un drappo azzurro con iscrizione, ornamenti in argento e lo stemma raffigurante un lupo rampante, oltre al dipinto di Madonna col bambino e San Giovanni Battista, opera del grande artista e concittadino Alessandro Galbier.

Villa Palazzoli Villa Palazzoli rid

L’edificio settecentesco venne ricostruito dopo il 1820 ad opera di Luigi Castellani. Alla famiglia Palazzoli, attuali proprietari, la villa divenne di loro proprietà durante la seconda metà del 1800. La facciata si presenta austera, classicheggiante. Ai lati del grande portale d’ingresso, due cariatidi poste sui basamenti di pietra sorreggono il balcone del piano nobile.

Villa Da Monte, Wallner in località Camacici

Il complesso, immerso nel parco, è costituito dal corpo padronale, ingentilito da torretta, affiancato da un sistema di rustici e barchesse che delimitano la corte.

Vicino alla chiesa e alle scuole, non lontano dalla strada principale che attraversa il paese, ma immersa in un bellissimo e ricco parco, sorge villa Da Monte, Wallner. Individuata dalla Soprintendenza ai Beni artistici e architettonici come edificio di particolare interesse perché espressione genuina e ben conservata dell’architettura rurale veronese del secolo diciottesimo, viene vincolata nel 1975 ai sensi della legge n. 1089 del 1939. Come si può leggere nella stessa relazione allegata al decreto di vincolo si rivela di notevole pregio la composizione dell’insieme degli edifici che costituiscono il complesso e la figura dell’intera corte che cinge la villa, così come i particolari delle facciate, i paramenti murari, la distribuzione delle stanze secondo la tradizione delle ville venete, i soffitti originali, i camini e i profili delle porte. La proprietà dell’immobile risale a Marcantonio Da Monte, come si deduce da un disegno di Giulio Sorte del 10 ottobre 1574. La storia della villa è per ampia parte la storia del vicariato di Ca’ di Campagna di Verona. Quel che ne fu del complesso dopo Marcantonio rimane per larghissima parte da indagare come asseriva lo storico Viviani.
Da un disegno di Luigi Castelletto del 20 luglio 1794 risulta sicuro che la villa era di proprietà Maffei alla fine del Settecento. Antonio Maffei la vendette nel 1818 al marchese Ferdinando Zanetti cedendo tutti gli edifici e la relativa terra. Nel 1820 Zanetti acquistò un appezzamento di terreno corrispondente a una parte dell’attuale brolo, e tra il 1844 e 1845 dotò la villa di un nuovo rustico, di una scuderia e di una rimessa, progettati dall’architetto Francesco Ronzani. La villa fu di proprietà Zanetti fino al 1884, anno in cui fu ceduta a Elisa Wallner Zeiner, ricordata anche dalla presenza di una lapide posta sulla facciata del palazzo. In tale epoca i fondi annessi al complesso erano utilizzati per cerealicoltura e bachicoltura.
Il complesso è costituito dal corpo padronale, caratterizzato da una torretta emergente, e dagli edifici che delimitano la corte. Il palazzo, che rispetto al fronte principale si piega a “L” nel suo lato sinistro, è disposto su tre livelli. Il piano nobile, nel suo asse principale, sfoggia una trifora architravata con piccolo frontone triangolare sopra il foro centrale, e prospiciente un semplice poggiolo in ferro sorretto da due mensole. Sotto il portale di ingresso con cornice in pietra. Al piano terra una serie di fori rettangolari con grate e mensole marcapiano slegate tra loro ritmano il prospetto che riprende, ai piani superiori, lo stesso interasse. Nel sottotetto in asse con i fori precedenti, si sviluppa una serie di piccole finestrelle rettangolari. Dal lato destro emerge una torretta con merlature, unica nota di colore rispetto al volume molto regolare e misurato nella sua espressione. La torretta è caratterizzata da trifore ad archi a tutto sesto e da una scaletta esterna in metallo che raggiunge la copertura. Gli altri edifici sono più bassi, su due livelli, e i loro prospetti sono contraddistinti da sequenze di finestre ad arco a tutto sesto al piano terra e architravate al primo. Nell’Ottocento la villa è stata riammodernata, ma le operazioni sono state limitate ai pavimenti e all’arredo dell’abitazione padronale. I rustici e le barchesse hanno invece conservato integri il loro disegno settecentesco.
Il parco in cui è immerso il complesso è un “unicum” nel territorio veronese, come si può leggere nella relazione allegata al decreto di vincolo, in quanto è il solo dei boschi che sorgevano nella provincia e dei quali rimane memoria solo nei toponimi. È straordinario per le varietà e rarità di flora centenaria presente: dai celtis australis o bagolari a querce, roveri, olmi, cedri, tassi, pioppi, aceri.
 

Corte Borghetti in località Sorio

Corte costituita da due teorie di edifici fronteggianti. Quella principale è formata da un'insieme di blocchi giustapposti, di diverse altezze, tra i quali spicca una torre colombara e le stalle; quella secondaria costituita dalla barchessa e dagli adiacenti annessi rustici; all'esterno della corte è collocato un oratorio.

Nell’ansa creata dal fiume Adige nei pressi di San Giovanni Lupatoto, non lontano dalla strada comunale e circondato dai campi si erge questo complesso. L’accesso ai fondi di pertinenza e alla corte stessa avviene da una diramazione della strada principale. Il percorso incontra una piccola chiesetta nell’area di snodo dalla quale avviene l’ingresso vero e proprio ai fabbricati. Nel Settecento, come si desume da un bellissimo disegno del 20 giugno 1788 ad opera di Vincenzo Pellesina che la rappresenta in tutte le sue componenti, la corte costituita dal palazzo e dal brolo si trovava collocata tra la fossa Sagramosa e la fossa Contarini che, insieme alla strada comunale, delimitavano il complesso sui tre lati. I fondi di pertinenza della corte erano per la maggior parte dei giarolli, ovvero dei terreni di natura alluvionale, tenuti a prato erborato. La tipologia predominante tra il prativo e l’arativo era data da quest’ultimo. Come dimostrano alcuni documenti riguardanti la chiesetta annessa al complesso, i Borghetti erano già presenti sul luogo alla fine del Cinquecento. La corte è costituita oggi da due corpi posti uno di fronte all’altro. Quello di notevole interesse è un insieme di blocchi di diverse altezze adiacenti uno all’altro, con un fronte prospiciente la campagna e uno verso la corte. Osservando il prospetto si rilevano sette edifici l’uno in continuità con l’altro, tetti a due falde e sequenze di semplici finestre rettangolari che si distribuiscono su due o tre livelli orizzontali. Il corpo che spicca ed emerge rispetto agli altri è quello più alto, massiccio e compatto, posto tra due edifici più bassi e simmetrici tra di loro. Si tratta di una torre colombara che si sviluppa su tre quote diverse delimitate da fasce marcapiano. Il fronte risulta piuttosto austero e dotato di poche aperture. Le due ali consistono di edifici a quattro assi verticali con finestre architravate su tutti e tre i livelli. Alla sequenza dei sette corpi si affianca in adiacenza un edificio lungo e basso, le stalle, caratterizzato da una serie di finestrelle quadrate poste a regolare distanza tra loro. La chiesetta è collocata all’esterno, a pochi passi dall’ingresso della corte. È intitolata alla Vergine Assunta, ma è nota anche come oratorio di San Pietro martire e di San Giorgio. Il fronte principale della chiesetta è di disegno molto semplice e privo di particolari decorazioni: il portale d’ingresso architravato è sormontato da un piccolo frontone triangolare e sopra, in asse, una finestra circolare di ridotte dimensioni. Ai lati del portale spiccano due piccole maschere in pietra.

Villa Pasti

Complesso costituito da due fabbricati che delimitano la corte interna, disposti ad L, l'uno il corpo padronale più alto ed imponente con giardino sul retro, l'altro una barchessa annessa più bassa ed estesa.

scorcio di Villa Pasti ridNon lontano dalla piazza Umberto I, dal municipio e dalla chiesa del paese, sorge villa Pasti. In un lotto retrostante rispetto alla via principale di scorrimento, il complesso è facilmente raggiungibile percorrendo per poche centinaia di metri la strada di accesso, perpendicolare rispetto alla viabilità principale.
Varcando il grande cancello in ferro battuto, sorretto da due pilastri rivestiti in pietra con pinnacoli terminali, si entra nella corte interna, uno spazio delimitato su due lati dagli edifici che costituiscono villa Pasti e pavimentato oggi con battuto in sassi e ghiaino. I due fabbricati sono disposti a “L”: l’uno il corpo padronale, più alto e imponente, l’altro, una barchessa annessa, più bassa ed estesa, con un aspetto caratterizzato da leggerezza e ritmo impressi dalla sequenza di lesene che la contraddistingue.
L’edificio principale si sviluppa su tre livelli che sono coronati da un semplice tetto a due falde. Il ritmo del fronte è scandito da tredici assi verticali, sui quali sono disposte finestre e portali d’ingresso in modo lievemente difforme tra la facciata sulla corte e quella verso la strada. Verso la corte interna l’asse centrale è caratterizzato da un portale d’ingresso architravato, contornato da semplici fasce in pietra lateralmente e sulla sommità da una cornice in pietra sporgente. Sui piani soprastanti la muratura rimane compatta per dar maggior risalto all’ingresso; ai suoi lati due assi per parte con finestre rettangolari che si sviluppano sui tre ordini. Agli spazi vuoti che incorniciano la parte centrale del fronte si affiancano le due ali terminali che riprendono lo schema principale, ma con meno enfasi. Infatti l’ingresso è tra due assi verticali e non quattro.
Sulla facciata verso la strada l’asse principale è evidenziato da due finestre termali impostate a livello dei solai del piano nobile e del sottotetto, mentre ai suoi lati rimangono sempre sei assi verticali per parte, ma disposti con un ritmo diverso. Questo fronte è prospiciente un piccolo giardino delimitato da un’alta recinzione che lo protegge dall’esterno.
La barchessa adiacente si estende su due ordini di finestre. L’intero prospetto verso la corte è scandito da lesene, poste a regolare distanza tra loro, che diventano pilastri laddove la muratura piena si dissolve e diventa portico.
Alle prime tre campate ne seguono altre sei aperte e delimitate da colonne a formare un bel portico che crea un forte contrasto di pieni e di vuoti con il resto del fronte. Al piano superiore tutte le campate sono caratterizzate dalla presenza di una finestra rettangolare architravata. Le lesene e i pilastri sorreggono in entrambi i piani un bel cornicione lievemente aggettante che mette in risalto i due diversi livelli.