Ville e palazzi

Villa Bianchini

Castagnaro Villa Bianchini ridVilla Bianchini rappresenta il complesso residenziale più rimarchevole e d'effetto di Castagnaro. Di proprietà Fiocco, poi Bianchini e ora Franco, nel corso degli anni il complesso è stato sottoposto a vari interventi di sistemazione ed ampliamento. Da vari documenti storici e da analisi svolte in merito al Canale Castagnaro, si ha quasi la certezza che la villa venne costruita tra la fine del 1700 e i primi decenni del 1800, infatti, all'interno del parco che circonda la villa, ancora oggi scorre una diramazione del Castagnaro.
Al centro di questo grande parco impreziosito da piante secolari, si trova la casa padronale disposta in posizione centrale rispetto alle annesse abitazioni dei lavoranti, del magazzino con granaio e delle barchesse. La facciata della casa ha un bel portale d'ingresso sopra il quale si trova un artistico balcone. Alcune porte dipinte e numerosi interventi interni, mostrano chiaramente come molti aggiustamenti siano stati fatti e il pavimento delle stanze a pian terreno, più basso di quello calpestabile esterno conferma l'antica datazione dell'edificio. A completare l'intero complesso si trovano poi i vari annessi che, oltre al ricovero di attrezzi, ospitavano alcune famiglie tra cui quella del fattore.
Degli edifici annessi, interessante il granaio, molto capiente e realizzato con grande attenzione alla sua funzionalità. A poca distanza si trova anche una ghiacciaia privata per la conservazione degli alimenti. Per accedere alla villa è necessario percorrere un lungo viale disposto all'interno del grande giardino arricchito da tassi, platani, noccioli, tigli, pioppi cipressini, aceri campestri, magnolie, abeti rossi, cedri del libano, ippocastani, ligustri, salici piangenti e glicini. Una fitta e varia vegetazione che dà un tono di signorilità a questa imponente villa di campagna.
 

Palazzo Scolari

IMG 5173 ridPalazzo Scolari è una sontuosa villa di campagna che un recente restauro ha riportato all'antico splendore. Ora di proprietà Mantovani, per oltre un secolo fu dimora di una delle famiglie più potenti del paese dei quali ancora oggi l'edificio porta il nome. Antonio Scolari fu, infatti, sindaco di Castagnaro dal 1881 al 1882 mentre 16 anni prima, nel 1866, in occasione della costituzione della Banda Filarmonica, uno dei tre primi presidenti nominati a dirigere il corpo bandistico fu uno Scolari, per la precisione Francesco, assieme a Germano Grechi e a don Alessandro Pasqualini.
E' di sicuro uno degli edifici più antichi del centro storico e una mappa del 1500, conservata presso l'Archivio di Stato di Venezia, raffigurante l'imbocco del Canale Castagnaro ed alcuni nobili edifici situati lungo il suo corso, accanto alla chiesa, proprio all'incrocio della strada che porta verso la frazione di Menà, pone un edificio che con una certa sicurezza si può definire questo.
Durante i recenti interventi di restauro sono state riportate alla luce le poderose fondamenta che ne garantivano la stabilità su di un terreno malfermo posto vicino al grande fiume quale un tempo era il Canale Castagnaro. Palazzo Scolari venne costruito sul crocicchio di più strade: quella del centro del paese, quella che oggi porta verso Menà e quella che si dirige verso Badia Polesine e che un tempo costeggiava parte del canale stesso.
Il palazzo è diviso in due parti: la prima prettamente residenziale abitata dai ricchi proprietari e la seconda riservata al ricovero di attrezzi e adibita a servizi. La facciata principale dà sulla strada e guarda a nord. Per accedere alla villa è necessario varcare un portale sormontato da un motivo ad arco in ferro battuto, contornato da pietra sopra il quale si trova un balconcino in marmo con parapetto in ferro lavorato. Particolarmente belle le cornicette a rilievo in corrispondenza di ogni solaio e il cornicione di gronda.
L'abitazione residenziale è situata su più piani collegati da una scala in pietra ben lavorata; la struttura portante è in muratura mentre i solai sono in legno. Di buona fattura il balcone con vista su via Dante Alighieri, strada centrale del paese, e l'entrata principale, anch'essa su detta strada.
L'edificio secondario, adibito a servizi, ha la struttura odierna modificata rispetto a quella originaria. La copertura era sostenuta da capriate in legno; porte ed infissi erano in legno e la pavimentazione in pietra.
 

VILLA DEI CIGNI EX VILLA MARISA

castagnaro villa dei cigni ridNel centro di Castagnaro, in via Bongenti, si trova un antico palazzo ristrutturato agli inizi del 1900   e tutt’oggi ancora ben conservato. In origine faceva parte di una proprietà molto estesa comprendente le scuderie, sulla destra e, sulla sinistra, altri edifici ormai quasi tutti abbattuti, tranne uno posto ad una cinquantina di metri dalla casa.
Il suo nome era Palazzo Zanardi, oggi Villa Marisa, e rappresentava una delle ricche dimore dei signori nobili del paese. La proprietà era censita già in epoche lontane e da sempre si trovava a ridosso di una importante strada di collegamento. Nel 1908 (la data è segnata in uno dei pavimenti interni), il proprietario Gio Batta Zanardi e la moglie Luigia Franchini, decisero di ricostruire la propria dimora ampliandola e arretrandola qualche metro più indietro, ricavando nella parte anteriore un giardino.
All'interno parte del pavimento è in stile palladiano, mentre quasi tutte le stanze, specie al piano superiore, risultano decorate con stucchi e affrescate. Appena entrati, sulla destra si apre un salottino dove faceva bella mostra un artistico caminetto. La stanza sulla sinistra, invece, ha un bel pavimento con al centro la Rosa dei Venti. Le altre stanze erano di servizio, e quindi meno appariscenti. Molto belle le porte, tutte originali, che chiudevano ogni stanza. Due rampe di scale parallele, che convergono in un unico scalone centrale con ringhiera riccamente lavorata in ferro, portano al piano superiore. Sotto il vano scale, lavorato in stucco, si trova un cigno a grandezza naturale. Al piano superiore si possono notare pregevoli stucchi e affreschi. Il primo che si incontra ritrae una giovane immersa nelle onde del mare. Nel salone centrale vi sono quattro mascheroni in gesso rappresentanti le quattro prozie Zanardi e un affresco con barca a vela in mezzo ad un mare mosso e il sole che fa capolino tra le nubi. In fondo al salone, un caratteristico terrazzino con ringhiera lavorata in ferro battuto.
Le camere da letto sono quattro e poste ai lati del salone superiore. Tutte hanno il soffitto dipinto, tranne la prima di sinistra salendo le scale. Il suo soffitto, a causa del forte spostamento d'aria causato dall'esplosione di una bomba nelle vicinanze durante il bombardamento del 22 agosto del 1944, rovinò distruggendo totalmente l'opera pittorica. Nella seconda camera di sinistra è affrescato un "tondo" con due angeli in cielo attorniati da cherubini, tutti sostenuti da un velo bianco. Parte delle pareti è dipinta a drappeggio di colore azzurro, quasi una tenda trasparente che scende verso il basso.  
Nella prima camera da letto sulla destra è ancora ben visibile e ben conservato l'affresco "Adamo ed Eva e il peccato originale"; la seconda è intitolata al "nodo d'amore", raffigurazione con stucchi.
Una curiosità. Mentre le porte d'ingresso e delle stanze a pian terreno sono rifinite e lavorate, al piano superiore alcune hanno solo lo scheletro. Si dice che Gio Batta Zanardi abbia avuto per due anni in casa il pittore incaricato di affrescare pareti e soffitti. Compito dell'artista avrebbe dovuto essere quello di dipingere e completare le porte: ma i lavori si protrassero più del previsto, e Gio Batta, stanco di averlo in casa, lo licenziò lasciando, al piano superiore, il lavoro incompiuto.
Recentemente buona parte del Palazzo è stata acquistata da Fabrizio Pavan che ha provveduto ad effettuare una pregevole opera di restauro riportando all’antico splendore gli affreschi, le stanze e gli ornamenti presenti al suo interno.
 
PONTE DELLA ROSTA
PICT0022 1Il “Ponte della Rosta” è un manufatto in muratura costruito come diga per controllare ed incanalare le acque del Diversivo Castagnaro chiamato anche Canale Castagnaro, che in passato, rappresentava uno dei più grandi fiumi presenti nelle Grandi Valli Veronesi. Nei secoli scorsi era un vero e proprio fiume naturale, oggi quasi del tutto scomparso se si eccettua un piccolo canale di scolo per buona parte interrato, che dal 1400 e fino alla fine del 1700 attraversava il centro del paese e che, per dimensioni ed imponenza, costrinse la Serenissima Repubblica di Venezia a nominare un Magistrato apposito per controlloarlo pochè il suo alveo sottraeva 2/3 delle acque dell'Adige trasformando il secondo fiume d’Italia in semplice affluente del Canale Castagnaro.
Nel corso dei secoli la sua importanza andò aumentando: serviva da scolo per le campagne, risultava un'ottima via di comunicazione e permetteva il funzionamento di numerosi mulini. Essendo però un canale vorticoso, troppo spesso i terreni attigui erano sommersi dalle acque e la popolazione mal sopportava tale stato di disagio.
Nel 1700 si tentò di imbastire un'azione di intervento ma non se ne fece nulla. Dopo vari studi, si decise finalmente di regolare la bocca del Castagnaro costruendo un solido sostegno di "pietra o di cotto". Per ordine della Serenissima venne eretto un maestoso sostegno in pietra viva, a 10 vani chiusi. L’imponente manufatto, progettato dal Lorgna, fu eseguito ma tra il 1830 ed 1835, Pietro Paleocapa dimostrò che, raddrizzando gli argini, le acque si sarebbero nel letto dell'Adige senza esser dirottate nel Castagnaro. La tesi venne accolta dal governo austroungarico il quale, nel 1838, ordinò la chiusura stabile del Castagnaro. Il Diversivo Castagnaro divenne quindi un passaggio obbligato e venne decisa una tassa di pedaggio per transitarvi sopra e perse il suo scopo con la costruzione della nuova provinciale che collega Legnago a Castagnaro. Dopo decenni di progressivo decadimento, con il tradizionale taglio del nastro e l'inaugurazione della conclusione dei lavori di restauro dello scorso anno, il ponte è rinato a nuova vita ed ora può ospitare manifestazioni ed eventi.
 

Palazzo Donà ora Manzolli

Questo edificio situato in via Rosta, è sicuramente molto antico. Difficile stabilirne l’età, troppi gli interventi e le ristrutturazioni avvenute negli anni. Ma una mappa del 1550 testimonia la presenza di un’antica e sontuosa dimora patronale, con annessa colombara, proprio sull’ardine del canale Castagnaro. Di quell’edificio, ben poco è rimasto; un globale intervento di sistemazione, effettuato agli inizi del ‘900, ne ha mutato in gran parte forma e fisionomia. L’ultima ristrutturazione porta la data del 1989; grazie a quest’opera di risanamento e di miglioramento conservativo, sono venuti alla luce alcuni elementi riconducibile alle origini della casa. Il pavimento, in cotto ben sistemato e lavorato, era più basso di quello attuale di circa 30 centimetri. La casa, inoltre, era disposta su due piani e non su tre, come oggi vediamo.La casa ha nella parte anteriore un bel giardino all’italiana mentre nella parte posteriore ha funzionato, fino ad alcuni decenni fa, un efficiente mulino, ora chiuso.

Palazzo Grimani-Giustinian ora Mantovani

Nelle immediate vicinanze del centro storico del paese sorge palazzo Mantovanni, un possente edificio, ora abitazione privata, che in passato era, con molta probabilità, una dimora-fortezza. Alcune mappe antiche provano che in questo luogo già nel 1500 vie ra una suntuosa abitazione di proprietà della nobile famiglia Donà di Venezia, fiancheggiata da una torre “colombaia”. Dopo molteplici e ripetuti interventi, palazzo Mantovani ha perso i connotati originari, ed è quindi difficile stabilirne il periodo di costruzione. I suoi muri esterni scendevano allargandosi verso la base, quasi a formare dei rettangoli, e davano all’intero complesso la forma di un grosso trapezio. L’edificio patronale superava i 300 metri quadri e aveva, sulla sinistra, un grande fienile e, sulla desta, le classiche barchesse per il ricovero di animali e attrezzi agricoli. Una grande aia ne occupava l’area antistante. La facciata nobile del Palazzo esibiva un portone con arco in marmo, ora scomparso, e una sovrastante loggetta. Le finestre erano abbellite da balconcini: al piano inferiore esisteva un monumentale focolare. L’ingresso, ampio, attraverso una scala in legno comunicava con i piani superiori. Le camere da letto sembra fossero affrescate con figure mitologiche. Il terzo, ed ultimo piano, era ed è tuttora occupato da un enorme granaio sostenuto solo dalle travature del pavimento.
La leggenda vuole che in questa casa abbia soggiornato nientemeno che Napoleone Buonaparte, durante la campagna d’Italia. Non vi sono prove; si sa per certo che a Castagnaro si trovava un distaccamento del suo esercito.
 

Palazzo Borin e FioravantiVilla Borin rid

Il palazzo situato lungo viale della Stazione è di recente costruzione. Edificato negli anni ‘20 da Alberico Vivaldi conserva una particolare struttura Liberty, con pianerottolo d’ingresso all’esterno e piccola torretta.
All’esterno appena sotto il tetto, l’edificio è decorato con motivi floreali. Un recentemente restauro ha restituito al complesso il primitivo splendore.
 

Palazzo Cagnoni – Spedo

Palazzo Spedo Cagnoni ridCasa spedo, prima Cagnoni e prima ancora Bianchini e Capnist, è una degli edifici più antichi del paese. La famiglia Bianchini e anche i precedenti proprietari ebbero alle dipendenze artigiani che fabbricarono porte, attrezzi agricoli, solai in legno e altro. A destra dell’edificio si trovano i magazzini che servivano per conservare i formaggi, a sinistra i locali per il ricovero e la riparazione degli attrezzi agricoli e di fronte il magazzino per i cereali. In generale tutto il raccolto veniva sistemato nella parte alta di quest’ultimo, per garantirne la salvaguardia durante le frequenti inondazioni. Dei sotterranei ricevevano eventuali acque di piena lasciando asciutti i piani superiori. Davanti alla residenza patronale si estendeva un parco di circa 700 metri quadrati con un bel pozzo ora non più visibile. A nord, invece, esiste ancora la montagnola che copriva la ghiacciaia risalente al 1700. Nei suoi pressi c’è anche un laghetto con canne palustri. Sempre di fronte alla casa patronale, dall’altra parte di una grande aia che le si stende davanti, si trovano le cantine, oggi demolite. L’edificio centrale occupa un’area di circa 350 metri quadri. All’ingresso si incontrano il salone nobile, un tempo affrescato con figure mitologiche, e, su entrambi i suoi lati, altre sale. Il secondo piano è occupato da un salone simile a quello d’entrata, con ai lati le camere da letto. Sopra ancora, si trova il granaio con un caratteristico lucernario.

Corte Granda

Lungo la strada provinciale che da Castagnaro porta a Menà, prima di arrivare in località Sant’Agostino, sulla destra si incontra Corte Granda, della famiglia Meloncelli. Era una proprietà dei Dal Fiume; ma l’intero complesso mostra di appartenere ad un lontano passato, specie il fienile, abbellito esternamente da alcune colonne. Corte Granda risulta composta da una serie interrotta di abitazioni basse, con vicino il deposito degli attrezzi agricoli, i locali adibiti alla loro riparazione e alcune barchesse. Possedeva, nella parte anteriore, un’aia vastissima dove veniva ammassato il raccolto. Sulla facciate delle abitazioni, residenza di numerose famiglie, è ancora oggi visibile un’antica meridiana. Staccato, sorge un grande fienile di oltre 600 metri quadrati: forse la costruzione più bella ed interessante dell’intero complesso. Il suo tetto è sostenuto da enormi travature in legno; al piano terra, su ambo i lati, si aprivano le poste degli animali e, nella parte superiore, due enormi spazi per il fieno. Sul retro è ancora ben visibile un pozzo.

Il Peagnon

Un’interessante corte rurale, soggetta ai vincoli delle Belle Arti per il suo rilevante interesse storico, è “Il Peagnon, attualmente di Valentino Valentini. Alcune mappe del 1700 mostrano la presenza di un insediamento abitativo di una certa consistenza, appartenente alla famiglia Donà, nei pressi della località oggi chiamata Peagnon; e una mappa del 1845 evidenzia un grosso complesso in fondo a Via Nogara. La località che dà anche il nome al complesso edilizio è chiamato “Peagnon” da “peagno”, tavola posta su un piccolo corso d’acqua per consentirne il passaggio. Il “Peagnon” oltre alla casa patronale, comprendeva quella per i “boari”, un ampio fienile con alti archi, una stalla per le mucche, il maneggio per i cavalli, una cantina e altri annessi ancora oggi con tracce di influenza veneziana. La casa patronale aveva alcune stanze dipinte con disegni geometrici e floreali. I locali, molto capienti, e un grande salone d’entrata con soffitto in legno e belli travi denotano, ancora oggi, l’imponenza dell’intero manufatto.

Corte Stanghelli ora Spedo

Canale Emissario o Fossa Maestra ridCanale Emissario o Fossa Maestra Una zona di Menà di interesse storico, appartenente in passato a nobili famiglie e sottoposto anche alla dominazione ferrarese, è quella situata sulla destra della Fossa Maestra e che dal “Ponte Rosso” prosegue lungo via Oltre Emissario fino a Palazzo Fiocco, ora Spedo, per arrivare al Canton Zelo, dove s’incontra un oratorio del 1800. Alcuni documenti fanno presumere che queste terre fossero proprietà di nobili famiglie ferraresi o emiliane come i Bentivoglio o i Balbi, autori, i primi, di un’importante opera di bonifica su un di un territorio suddiviso da corsi d’acqua, oggi scomparsi. I confini tra i paesi di Menà, Baruchella e Zelo, ma soprattutto tra due regioni (Veneto e Ferrarese), correvano lungo una “Fossa Divisoria”. Proprio lungo uno dei predetti corsi, lo scolo Fontana, venne eretta corte Stanghelli. Un imponente complesso rustico situato all’incrocio di tre corsi d’acqua: Scolo Fontana, Fossa Maestra e Tartaro.
La residenza patronale era composta da due imponenti edifici appoggiati l’uno all’altro e disposti su tre piani. L’intero complesso poteva disporre di stalla, barchesse e magazzini per gli attrezzi agricoli e i cereali. Essendo il luogo situato in una zona delimitata da corsi d’acqua e sovente sottoposta alle inondazioni vi operava una “beverara” una pompa che permetteva di aspirare l’acqua e di prosciugare i terreni. A poca distanza dell’intero complesso, uno splendido oratorio, eretto nel 1862 e dedicato alla Beata Vergine Immacolata fatto costruire dalla nobile e ricca famiglia Fiocco.
 

Corte Casino –Rossi ora Tegazzin

Il Casino ridTra le più importanti corti rurali della valle, va annoverata Corte Rossi. Un tempo, per accedervi, bisognava passare sotto ad un grande arco posto a cavallo fra il così conosciuto “casin” e l’attuale abitazione di Tegazzin e che delimitava le proprietà Rossi rispetto alla strada pubblica. Accanto a detta struttura c’era un ampio porticato con vicino le case dei “boari”: poi si incontrava l’immensa aia. La grande struttura rurale era del tutto autonoma. Infatti, o i cinque o sei nuclei famigliari dei fittavoli, una trentina di persone circa, e i fattori, potevano disporre di un forno per la cottura del pane, di una cantina, di una scuderia, di serragli con varie specie di animali, di un deposito attrezzi, di un granaio, di magazzini e altro. Oltre al grande arco che delimitava i confini della proprietà a nord ovest, un secondo arco consentiva o chiudeva l’accesso alla valle.