Chiese, pievi e oratori

LA CHIESA DI SAN NICOLO’ A CASTAGNARO

Castagnaro Chiesa ridIl paese di Castagnaro, specie dalla metà del Settecento in poi, continuava a crescere e, con gli inizi del 1800, la chiesa esistente era divenuta ormai inidonea a contenere il numero di fedeli che partecipavano alle cerimonie religiose. Un problema grave che sacerdote e parrocchiani dovevano risolvere. Dopo alcune riunioni ed incontri con i responsabili della Fabbriceria, si decise di demolirla e di erigerne una nuova, più grande e spaziosa, nello stesso luogo. Fu una scelta difficile e senza dubbio coraggiosa. Infatti, rispetto alla vecchia chiesa, quella nuova venne letteralmente capovolta per dare più visibilità e spazio alla nuova piazza del paese. A realizzare il progetto fu l’ingegnere civile Donadelli; siamo nel 1826 e durante i lavori di demolizione di parte delle mura esterne, venne alla luce una lastra di marmo con incisa  la data del 1630. Rispetto al progetto originario del 1826, le due cappelle laterali furono aggiunte solo in un secondo momento mentre l’ossatura della chiesa prevedeva: la navata centrale, il presbiterio, il coro, la sacrestia e quattro cappelle laterali. Al luogo di culto si poteva accedere da cinque porte: quella centrale, due laterali e due poste nelle cappelle. Per la porta d'ingresso principale, il Donadelli aveva pensato alla pietra bianca di Sant'Ambrogio di Valpolicella, lavorata. I lavori tuttavia, non trovarono esecuzione immediata, ma si dovettero attendere alcuni anni per vederli realizzati. Nel 1837, si era pure provveduto a spostare il cimitero che, anticamente, si trovava proprio nei pressi della chiesa parrocchiale. Nel 1842 i lavori per l'edificazione della chiesa erano ormai a buon punto e si parlava già di sistemare alcune parti interne. Finalmente, dopo 22 anni di lavori e di difficoltà, la chiesa venne completata; era il 4 marzo 1844 quando don Giuseppe Montagnoli la benedisse.
S.Nicola Gesù e Maria opera di Battista del Moro chiesa parrocchiale ridS.Nicola Gesù e Maria opera di Battista del Moro Non dobbiamo, comunque, pensare che la chiesa benedetta nel 1844, fosse la stessa che vediamo oggi. Negli anni successivi vi furono apportate numerose modifiche e miglioramenti: le due cappelle laterali, il campanile, l'attuale altar maggiore, il pavimento a quadroni bianchi e rossi, il grande organo, la sacrestia, la via crucis, i banchi in mogano, alcuni altari laterali, i grandi finestroni che sostituirono quelli originali, e altro. Oggi la chiesa è arricchita da sei altari laterali e due piccole nicchie. Entrando dalla porta principale, sulla sinistra troviamo, in una nicchia chiusa con cancellata, il fonte battesimale con base in marmo, parte superiore in legno e, sull’estremità, una statua raffigurante San Giovanni Battista. Subito dopo il primo altare, dedicato a Sant'Antonio: la sua statua, posta in una nicchia, ricorda la devozione del paese per il santo. Nel secondo, una tela raffigura San Giovanni Battista nell'atto di battezzare Gesù. Il terzo, sempre sulla sinistra, è dedicato alla Madonna.
Sulla destra della navata centrale incontriamo altri tre altari e una piccola nicchia con la statua di Santa Rita. Il primo, entrando in chiesa, è dedicato a San Biagio, con tela di Luciano Nezzo datata 1884. Il dipinto rappresenta il santo accanto ad alcuni fedeli ed una donna con un bimbo piccolo in grembo mentre sullo sfondo, sono ben visibili, la chiesa e la piazza di Castagnaro.
L'altare centrale è intitolato a San Francesco, molto venerato e ricordato ogni anno, il 2 agosto, in occasione della Porziuncola o Perdon d'Assisi. Una tela di buona fattura, attribuita alla scuola del Moretto, ritrae il santo davanti al crocifisso nell'atto di ricevere le stimmate. L'ultimo altare è, infine, dedicato al Transito di San Giuseppe. Oltre all'opera di Battista del Moro, visibile nel presbiterio e raffigurante Madonna con Bambino, San Nicola e San Giovanni Battista, nella cappella di fianco alla sacrestia, una grande pala rappresenta San Nicola opera di Alessandro Galbier, di San Giovanni Lupatoto 1902 – 1980, inaugurata il 6 dicembre del 1961. Due tele disposte ai lati dell'altar maggiore, raffigurano Adamo ed Eva ed il peccato originale e la Crocefissione di Gesù, e dipinte nel 1966. Sono opera di Salvatore Tropea, pittore, scultore e incisore, nato a Milo in provincia di Catania nel 1943, il quale attualmente vive ed opera nel ridente paese di Affi in provincia di Verona.
 

L'Oratorio di Sant'Agostino

Chiesa di SantAgostino ridLa presenza di un luogo di culto in località Sant'Agostino è documentata già verso la metà del 1700. furono i conti Ferrarese ad edificarlo proprio per assicurare l'assistenza religiosa ai loro cittadini. Dipendeva direttamente dalla parrocchia di Castagnaro e di questa appartenenza fa fede un documento presente in archivio che ne attesta l'esatto periodo di erezione. Fu il conte Agostino Ferrarese a volere la chiesetta e inoltrò richiesta al parroco. Correva il 1731 e il sacerdote, alla domanda inoltrata al vescovo, accompagnò una lettera del conte datata 20 settembre, con la quale faceva presente la situazione di grave disagio degli abitanti di quella contrada lontani sia da Menà che da Castagnaro. Don Marzari scrive: "bramando l'illustrissimo conte Agostino Ferrarese erigere un oratorio, che corrisponda la porta in pubblica strada (che abbia cioè la porta d'ingresso davanti alla via pubblica che collegava Castagnaro e Menà) per suo comodo e gente circonvicina a causa di essere distante da questa mia parrocchia due miglia di strada e ricercato del mio assenso, conosciuta la difficoltà di spostarsi della medesima parrocchia per la molta distanza, inondazioni d'acque, bollore di caldo nel tempo d'estate, io spontaneamente et volontariamente annunzio ad erezione senza però alcun pregiudizio al “jus parrocchiale". E, di lì a poco, venne posta la prima pietra con "progetto per poter benedire la prima pietra".
Della sua esistenza, vi sono varie testimonianze e, oltre a questo documento presente in parrocchia, è costudito un disegno anonimo della prima metà del settecento il quale, oltre ad analizzare le case più importanti del paese, annota, in località di Sant'Agostino, la proprietà del conte Girolamo Ferrarese con annesso oratorio. Un ulteriore documento porta la data del 1816 ed è relativo al periodo della dominazione francese. Vengono segnate le località Sibanore, nei pressi dell'attuale Cà Granda, e Cà Ferrarese, poi Grizzi dal Fiume, proprietà con annesso oratorio. Un'ulteriore data del comune porta la data del 1845 e indica una piccola chiesa con un edifico attiguo. Chiarificatrice la descrizione fatta durante le visite pastorali nella diocesi di Verona da Pietro Aurelio Mutti tra il 1842 e il 1846. Originariamente, quindi, l'oratorio era appartenuto alla famiglia Ferrarese che lo alienò alla Negrelli la quale, a sua volta, verso la metà del 1800, lo vendette ai Dal Fiume. In questo periodo l'edificio sacro non era molto ben tenuto tanto che risultava inservibile perché rovinato. Visto il suo stato di quasi abbandono, agli inizi del 1900 il conte Dal Fiume ne decise il restauro.
Nonostante questo intervento, lentamente ma inesorabilmente, la chiesetta cominciò a sentire i segni del tempo con la conseguente chiusura del luogo di culto. Fu solo grazie ad un intervento coordinato tra Comune e Fondazione Cassa di Risparmio di Verona che qualche anno fa hanno preso il via i lavori per un progressivo quanto necessario recupero. Oggi la chiesa è completamente restaurata e ci appare lungo la strada in tutto il suo splendore. Vicino all'edificio sacro, un fabbricato e la scuola materna, separati dalla strada di accesso. Ai lati della facciata due coppie di lesene (colonne o paraste) le quali, con basamento riattato alla meglio in epoca recente, decorano il fronte della chiesa.
Nella zona centrale, in alto, una lunetta con cornice in rilievo. Sopra l'ingresso, un prezioso timpano, con portale in pietra abbellisce la parete. Sul frontone, ai vertici laterali del triangolo, due zoccoli con sopra un vaso di pietra; sul vertice centrale, tre palle sovrapposte con una croce in ferro lavorato. I lati del frontone sono ornati da una cornice dentata e, al loro interno, fa bella mostra un piccolo rosone in marmo.
I recenti lavori di restauro, hanno messo in luce la bellezza e l'eleganza del luogo di culto. Alcune statue in gesso sono presenti sull'altare maggiore mentre una Via Crucis impreziosisce l'interno. Sul retro, a fianco del presbiterio, la torre campanaria, di buona fattura da dove oggi le campane hanno ripreso a chiamare a raccolta i fedeli.
 

L’Oratorio di Sant’Anna

Oratorio S.Anna Particolare ridL’ultimo paese della provincia di Verona, agli estremi confini con la provincia di Rovigo e a pochi passi da quella di Ferrara, è Menà Vallestrema, frazione di Castagnaro. Un tempo zona di confine tra lo stato estense e quello scaligero e poi tra il potere papale e quello temporale.
Nella sua piazza, a poca distanza l’una dall’altra, si possono notare tre chiese con tre stili architettonici completamente diversi. La più antica è un capolavoro d’arte del 500, opera dei Monaci Benedettini di Ferrara, dedicata a Sant’Anna; la seconda, invece, è la vecchia parrocchiale eretta nel 1876 per ovviare alle sempre maggiori esigenze di una popolazione in forte crescita. L’ultima è datata 1975; una chiesa moderna, dedicata anch’essa a Sant’Anna, risultante di sei parallelepipedi che dà alla piazza di Menà un aspetto del tutto particolare.
L’antico oratorio è un piccolo gioiello architettonico purtroppo in un precario stato di conservazione, di proprietà privata, è attualmente dato in gestione alla parrocchia. Intitolato a Sant’Anna, sembra ormai assodato essere stato eretto tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500. La data di costruzione viene determinata, no solo dall’analisi fatta da alcuni esperti, ma anche grazie alle visite pastorali che, dalla prima metà del 1500 in poi, investirono tutti i paesi della provincia.
Il luogo sacro fu voluto dai nobili ferraresi Sacrati per la cura delle proprie anime che, per comodità, facevano celebrare le funzioni religiose dal loro cappellano. Le visite successive contribuiscono a farci comprendere come al suo interno si trovassero opere di notevole valore e di come gran parte della chiesa fosse affrescata.
Oggi la chiesetta è chiusa e, pur essendo stata dichiarata monumento nazionale, il tempo e le intemperie ne hanno rovinato parte della bellezza interna. Nel 1787 la chiesetta di Sant’Anna era un piccolo gioiellino. Il presbiterio era con il selciato di pietra mentre la cupola di cotto risultava dipinta, come dipinte erano le pareti fin verso la loro metà: le finestre chiuse con inferriate e ramate racchiuse in un telaio di legno.
Menà S.Antonio ridaffresco di S.AntonioAnche oggi l’oratorio di Sant’Anna ha la zona absidale in gran parte ricoperta da affreschi. Secondo recenti studi, buona parte di essi appartengono al 1500 e ricalcano lo stile tipico di quell’epoca che prediligeva volti ieratici mentre i quattro evangelisti, ritratti nei quattro lati del tetto a cupola dell’abside, ricordano la medaglistica medioevale caratterizzata dalla mancanza di profondità. Due piccoli altari laterali abbelliscono l’interno dell’oratorio con eleganti colonnette. Sopra uno di essi (entrando quello di sinistra) è ancora ben visibile la figura di un altro prelato (vescovo?) con il pastorale sulla mano sinistra mentre dalla parte opposta spicca la figura di un Santo (Sant’Antonio?) con una chiesa o un santuario nella mano destra e la sacre scrittura nella sinistra. Nella parte sottostante, proprio all’interno dell’altare, l’occhio di Dio e una splendida Madonna con bambino in braccio ormai quasi del tutto consumata e rovinata.
Molto interessante è poi l’abside completamente affrescato fin sulla cupola in parte con disegni geometrici e in parte con figure. Negli angoli sono ben visibili quattro medaglioni che raffigurano i quattro evangelisti: San Luca con a fianco il bue; San Matteo con l’Angelo; San Giovanni con l’aquila e San Marco con un ormai consumato leone. Il notevole valore di questi affreschi è documentato presso la Soprintendenza di Verona dove si trovano relazioni di esperti che li attribuiscono addirittura al Caroto o alla sua scuola. A questa conclusione perviene anche il Sopraintendente Pietro Cazzola nel 1965 che, in una sua relazione, dice: ”La chiesetta oratorio di Menà di Castagnaro è una costruzione del Quattrocento. Le sue linee sobrie ed eleganti sono tuttavia di notevole interesse sia per il corpo della chiesa che per il campanile in esso incorporato come pure l’abside anch’essa romanica. All’interno vi sono alcuni affreschi della scuola del Caroto”.
 

Chiesa di Sant’Anna    frazioneMenà di Castagnaro

Nuova chiesa parrocchiale Menà del 1970 ridL’attuale chiesa di Sant’ Anna fu edificata tra il 1972 ed il 1975 su progetto dell’arch. Oreste Valdinoci, in sostituzione della vecchia parrocchiale che fu eretta a parrocchia il 20 luglio 1929, la quale da anni è stata abbandonata ed è in via di demolizione. Esternamente l’edificio si presenta con facciata continua in stile contemporaneo e la torre campanaria della vecchia parrocchiale situata a Sud-Est della nuova. Impianto planimetrico si presenta ad unica ampia aula a pianta quadrangolare con presbiterio rialzato di tre gradini. Le pareti interne sono semplicemente intonacate e tinteggiate, con rivestimento in lastre di marmo Rosso Verona lungo la parete di fondo del presbiterio. L’aula è coperta da un solaio in latero-cemento, ribassato lungo il presbiterio, e sfondato con un alto tiburio a pianta quadrata in corrispondenza del settore centrale. La pavimentazione è realizzata in lastre di granito grigio-rosato.