Itinerari e luoghi naturalistici

PRIMO PERCORSO:

Corte Dominicale Franco al Piaton – Corte Dominicale Dionisi a Ca’ del Lago – Corte Dominicale Verza a Ramedello

Percorso che si snoda fra le più interessanti corti dominicali. Villa Franco al Piaton, risalente al Cinquecento, sottoposta a consistenti rifacimenti nel Settecento, da cui si può notare la l’influenza della dominazione veneziana nella grande barchessa adiacente alla villa. Villa Dionisi a Ca’ del Lago, risalente al Duecento, vennero effettuati rifacimenti nel Quattrocento, ma è nel Seicento che venne trasformata in villa di stile Barocco. E’ possibile la visita previo accordo con glia attuali proprietari Sigg. Federico e Margherita Tavoli. Villa Verza a Ramedello, risalente al Cinquecento. Ammodernata nel Settecento con stile neoclassico. Parte dei rustici sono stati rifatti nell’Ottocento.

SECONDO PERCORSO:

Palude del Brusà – Mulino Marogna.

Percorso naturalistico. La palude del BRUSA’ è l’ultimo relitto di palude formatasi dal ritiro del ghiacciaio che ha formato il Lago di Garda. Attraversata dal fiume Menago e da una serie di piccoli rii, è stazione di svernamento e di nidificazione di numerose specie animali. E’ possibile visitarla previo accordo con la locale sezione del WWF. Il Mulino Marogna è l’ultimo dei tanti mulini che funzionavano fino ai primi del Novecento ed oltre, a cavallo del fiume Menago, utilizzati sia per macinare il grano che per la pila del riso.

La   Palude Brusà – Vallette

Vallette Cerea ( Verona )
Associazione Naturalistica Valle del Brusà
Tel. 0442.82029 - 0442.31709 www.oasivallebrusa.it
 
SguazzoLa Palude del Brusà rappresenta un'importante zona umida voluta dal comune di Cerea per fare rivivere una parte dell'antico habitat naturale di queste zone. Essa infatti, assieme al vicino territorio delle Vallette, costituisce l'ultimo residuo delle "Valli del Menago", zone palustri che si estendevano all'interno dei paleoalveo del fiume Menago che dal paese di Cerea si allargavano fino alle "Grandi Valli Veronesi". Si tratta di una zona depressa e torbosa corrispondente ad un solco vallivo creato da un ramo dell'Adige, in seguito abbandonato e occupato dalle acque del Menago. La Riserva ha un'estensione di 117 ettari di questi circa 87 fanno parte dell'area denominata "Vallette"; i rimanenti 30 appartengono alla Valle Brusà propriamente detta. Alla fine del XVIII secolo le paludi di Cerea coprivano una superficie di circa 2200 ettari oggi non ne rimangono che un centinaio.
Ricca sia la flora che la fauna presenti nella palude con mammiferi, uccelli, anfibi, rettili, pesci, crostacei e molluschi oltre agli insetti. Tipico poi il "bosco igrofilo" in cui dominano il salice bianco e il salice grigio oltre a pioppo nero, gelso, acero, olmo, farnia, ontano nero. All'interno aree protette per le scuole e con le attività di approfondimento, una zona per il pic nic, un capanno per le osservazioni e, a delimitare l'intera zona, il fiume Menago, lo scolo Canossa, il Drizzagno, il Boldierona e la Palanca nei pressi dello sguazzo.
All'ingresso della Riserva protetta dell'Oasi del Brusà, in via Porte, sull'argine pubblico di proprietà comunale, sorge un capitello in muratura edificato alla fine della seconde guerra mondiale, in sostituzione di una piccola edicola in legno affissa ad un vecchio pioppo nero da tempo immemorabile situato all'imbocco di un ponte sul Fiume Menago.
Le valli di questo territorio, nelle varie epoche storiche sono state utilizzate dall'uomo per la pesca, la caccia, la raccolta della canna palustre, della carice e marginalmente per la coltivazione del pioppo e degli ortaggi.
Vegetazione e flora della riserva, dipendono in principale maniera dalla profondità dell'acqua: e oggi possiamo individuare precise fasce attorno all'area palustre vera e propria. Si individua una vegetazione natante, una immersa, una semi-sommersa, una emergente, ed una vegetazione arborea.
Tipica delle zone umide del Basso Veronese, nella palude è presenta la canna da palude. Diffusa in tutta la pianura veronese, possiede un fusto sotterraneo che, al contrario della parte superiore, ramifica e non muore, e nella primavera successiva emette i germogli che diventeranno nuove canne. La canna veniva usata in maniera massiccia come lettiera per i bachi da seta, e nell'edilizia fungeva da supporto per i soffitti da intonacarsi.
Molti anche i mammiferi presenti come il riccio europeo, la talpa europea, il pipistrello nano, la lepre, la nutria, la volpe e vari topi. Tra i rettili la testuggine palustre e la lucertola vivipara.Gli uccelli individuati fanno della zona un nodo importante sia dal punto di vista scientifico che didattico. Nel parco del Brusà nidificano l'airone rosso, il tarabusino ed alcuni passeriformi di palude.
La riserva naturale del Brusà - Vallette, comprende pure due siti di interesse storico quali La Motta e il villaggio preistorico di Tombola. In merito al primo, una collinetta di origine artificiale che si innalza di quattro metri rispetto al dosso su cui si trova, del suo uso e della sua costruzione non si sa nulla: i vecchi del paese favoleggiano sulle sue origini ma l'unico dato sicuro è che viene rappresentata anche sulle più antiche mappe del paese (1400). Il villaggio preistorico, invece, risulta legato alle popolazioni terramaricole (età del Bronzo).
 

Il Menago, San Zeno e il Mulino

P1160104 ridSeguendo la strada che strizza l'occhiolino al fiume Menago ci imbattiamo in molte delle vestigia importanti di Cerea. Molti la definiscono la via gloriosa perché proprio lungo essa o nelle sue vicinanze si sviluppa la presenza dell'uomo nel corso dei secoli, dal periodo romano fino alle sontuose ville del ‘700 e dell'800. Ci troviamo quindi di fronte ad una terra opulenta, ricca di vestigia, di ricordi ma anche di terre fertili e di corsi d'acqua presenti all'interno di tutto il territorio comunale il più famoso dei quali è di certo il Menago. E proprio sulla sponda sinistra del Menago, sopra una chiesetta intitolata a San Zeno, la contessa Matilde di Canossa volle ampliare ed abbellire il sacro edificio dando l'incarico a personale che operava nel territorio. Siamo nel 1109 e nel giro di 6 anni i lavori vennero conclusi. Crollò parzialmente in seguito al terremoto del 1117 ma venne riparata ed ulteriormente ampliata. La chiesa di S.Zeno rimase parrocchia fino al 1750.
San Zeno rappresenta uno degli esempi di maggior importanza della presenza della fede cristiana nel Basso Veronese. Di stile romanico, è arrivata fino a noi dopo molteplici traversi come in occasione di due terremoti (1117 e 1298) che la danneggiarono o a causa dell'incuria e della trascuratezza quando venne abbandonata e lasciata decadente verso la seconda metà del 1700 trasformandola in lazzaretto, caserma per i soldati e ricovero per viandanti ed alluvionati.
Nel 1910 si provvide perfino ad alzare il tetto della navata centrale modificando così la struttura originaria.
Internamente la chiesa, originariamente con il tetto a capanna, è divisa in tre navate separate da due file di grossi pilastri in cotto che hanno inglobato le primitive colonne e sostengono sei archi a tutto sesto con ghiera molto regolare.
Gli ultimi due pilastri costituiscono forse, assieme all'abside, la parte più antica della chiesa. Il restauro del 1910, ha messo in risalto gli affreschi che adornano i pilastri e riproducono immagini di S.Antonio Abate, Giona sul dorso del pesce, un vescovo che si presume S.Zeno con un altro Santo ed alcune Madonne con Bambino in trono. Tra queste immagini spicca quella che ritrae la Madonna con il Bambino e S.Anna.
Da vari studi sembra che l'incarico di affrescare la chiesa sia stato commissionato in occasione di uno dei restauri antichi. In occasione di vari restauri vennero rinvenuti materiali romani che si aggiunsero a numerosi altri inglobati nelle strutture murarie o affissi ad esse. Internamente la chiesa si presenta con la navata centrale che domina sulle due poste ai lati. Sul pavimento si possono notare alcune pietre tombali dove la leggenda vuole che al loro interno nascondano un sotterraneo con all'interno i resti di antichi abitanti della zona.
Il campanile, maestoso, ha una cella campanaria che si apre in semplici bifore divise da colonnette in pietra- sormontate da pulvino.
Poco oltre la chiesa di San Zeno un mulino bagnato dallo Scolo Canossa. Anche questo mulino è molto antico ed è ricordato negli statuti di Cera del 1300; aveva ben quattro ruote che lo facevano funzionare ed era uno dei più importanti di tutta la zona.
 

Mercato settimanale

DOVE: località Vallette
GIORNI: lunedì
ORARIO: dalle 8 alle 14
 

Mercato dell'Antiquariato

frequenza mensile Ogni ultima domenica del mese
presso l’areaExp “La Fabbrica” dove ospita il mercatino dell’antiquariato e i
suoi 252 espositori - Via Libertà n. 57 – tel. 044230902
 
 

Luoghi da visitare:

  • Chiesa parrocchiale intitolata a San Zeno e Santa Maria Assunta
  • Chiesa parrocchiale – frazione San Vito
  • Pieve romanica di San Zeno
  • Oratorio, Beata Vergine dello Spasimo
  • Palazzo Medici
  • Palazzo Grigoli Bresciani
  • Villa Dionisi-Taccoli-Morelato + Oratorio in località Cà Del Lago
  • Villa Bertelè-Franco + oratorio in località Piatton
  • Villa Guastaverza-Bottura + Oratorio in località Ramedello
  • Villa Ormanetto in località Isolella
  • Villa Polazzo – frazione Asparetto
  • Villa Witman –De Stefani frazione Aselogna
  • Villa Conti Cassali – frazione Cherubine

Luoghi naturalistici:

  • - Oasi naturalistica Brusà
  • - Antico Molino Marogna località San Zeno
  • - Area naturalistica “Le Vallette”

Luoghi acquisto prodotti tipici:

  • - Azienda Agricola Al Buon Vivere, via Giardino n.73 – tel. 044282541
  • - Azienda Agricola Efrem Passarini, via Pozza Bassa – cell. 3318204999
  • - Azienda Agricola Merlin Filippo, via Isolella Bassa n.3 – tel. 044283212
  • - Azienda Agricola Modenese, via San Benedetto n.18 – cell. 3472558404

  

v Pro loco cell. 3441147757