Ville e Palazzi

Villa Vecelli Cavriani

mozzecane 06Villa Vecelli Cavriani sorge maestosa ed imponente nel centro di Mozzecane, un paese che si è sviluppato lungo il confine tra due regioni: Veneto e Lombardia. Dopo anni di abbandono, grazie ad un recente intervento di restauro, è tornata all’antico splendore con un recupero non solo della grande struttura, ma anche con la valorizzazione degli affreschi interni.
Villa Vecelli Cavriani nella sua bellezza e maestosità, racchiude pure alcuni segreti ed alcuni enigmi ad oggi non ancora risolti. Da dove proveniva la famiglia Vecelli, la nobile e ricca committente per la costruzione della villa? Chi fu l’architetto che ne progettò la realizzazione? (Qualcuno ipotizza Adriano Cristofoli). Ed infine, chi fu l’artista che dipinse gli splendidi affreschi interni? (Si fa addirittura il nome di uno dei Tiepolo).
Domande a cui oggi non possiamo ancora dare una risposta. L’unica cosa certa è che questo palazzo bello, imponente e maestoso, più si avvicina ad una ricca dimora di città che alla classica villa di campagna. È quasi certo che l’intero complesso così come si presenta a noi, sia stato costruito nella seconda metà del 1700 su di una struttura preesistente documentata già nei primi decenni del 1600 e di cui non è rimasta traccia. Il vecchio proprietario era Gasparo Montresor e l’antico edificio era anch’esso di una certa importanza. La prima testimonianza di quello nuovo con la relativa proprietà (la famiglia di Gio Batta Vecelli lo acquista nel 1761), si ha nel 1778. L’intero complesso rimase in mano a questa famiglia fino agli inizi del 1800 (1811) quando passò ai marchesi Cavriani di Mantova che ne arricchirono l’edificio. È però nel corso di questo secolo che la villa lentamente subì modifiche e rimaneggiamenti che portarono pian piano all’intero abbandono. Ora è ritornata a risplendere grazie ad imprenditori locali.
affresco palazzo Vecelliaffresco all'interno del palazzo attribuito a Francesco LorenziAcquistata quindi la villa dai Vecelli nel 1700, il progetto per la sua ricostruzione venne affidato all’architetto Cristofoli, uno dei massimi esponenti del Neoclassicismo veneto. Il nuovo palazzo fu concepito come una mole austera che si ergeva maestosamente sulla strada che collega Verona con Mantova; ai due lati le eleganti barchesse si protendevano verso la preziosa facciata interna, rivolta verso l’area del brolo. I Vecelli vollero fin dall’inizio un edificio fastoso in grado di competere con le più celebrative ville venete del tempo. A decorare gli interni del piano nobile vennero chiamati i Bibiena come quadraturisti e frescanti della scuola del Tiepolo, e quasi sicuramente Francesco Lorenzi.
La villa appare maestosa e compatta suddivisa in tre piani con doppia scalinata d’accesso e balconcino balaustrato al piano nobile con la ripresa di una trifora di gusto cinquecentesco, mentre quattro statue raffiguranti l’Onore, la Virtù, la Guerra e la Pace, la sorvegliano da secoli.
All’interno il piano nobile è diviso in sala della Rete, sala delle Conchiglie, sala dei Medaglioni, sala di Antonio Vecelli, il salone centrale chiamato salone Vecelli, la Quadreria e le sale delle Divinità, dei Racemi e del Conte Vecelli.
L’interno della villa è riccamente affrescato. Gustandoci le bellezze in essa racchiuse, nel salone che oggi viene chiamato “Salone Cavriani”, troviamo dipinti eseguiti da Francesco Lorenzi; sono quattro sovraporta che si riferiscono ad alcuni tra i più importanti statisti greci come Solone e Pericle. Molto meno si conosce del testo pittorico nella fastosa decorazione della volta del salone principale al piano nobile chiamato Salone Vecelli. A molti le immagini sembrano rimandare a scene di villa o meglio a vita in Villa o riprendere le stagioni, il trascorrere del tempo (la rappresentazione mitologica del Tempo troneggia al centro del soffitto del Salone Vecelli) e ad altro. Tra i particolare da segnalare, il grande affresco posto sulla Scala della Contessa sempre attribuito al Lorenzi che si affaccia dal balcone con a fianco, seduto sulla balconata, il piccolo rampollo di famiglia ed un levriero. Altre scene di vita sono degne di nota come quelle dei servitori ripresi alla sommità della scala con una scimmiotta ed un pappagallo o con un vassoio ricco di leccornie pronti ad accogliere visitatori ed ospiti.
Tra i lacerti più importanti troviamo, all’interno della volta affrescata, una doppia figura attribuita ad un artista molto vicino a Giovan Battista Tiepolo. Spostandoci nella bella cappella interna, si rimane stupiti dagli affreschi tra i quali l’Assunzione di Maria, anche quest’opera molto vicina alla cerchia del Tiepolo che vede la madre di Gesù al centro della scena sorretta da angeli. La Sala della Quadreria è rimasta intatta anche se sono ancora oggi visibili le tracce di grandi quadri appesi alle pareti ed oggi scomparsi. Bello e riccamente decorato è il soffitto al centro dove troviamo la figura di Cupido che si specchia. Tutto attorno in bassorilievo, amorini, ninfe e tritoni. Da vedere poi l’elegante scuderia abbellita da trompe – l’oeil di gusto settecentesco e coperta di sei volte a crociere disposte su due navate sorrette, a centro, da due eleganti colonne.
 

VILLA CANOSSA

palazzo canossa ridNella campagna di Grezzano, alle porte di Mozzecane e a poca distanza da Villafranca, sorge, nel bel mezzo della campagna veronese, questa maestosa villa, ricca di 385 stanze e per alcuni storici definita tra le più belle in assoluto dopo la reggia di Caserta.
La villa è imponente e maestosa e sorge isolata nella campagna della pianura veronese a testimonianza della vita e della storia di un'illustre famiglia veronese, i marchesi di Canossa, che qui insediarono la loro residenza. Fa parte di un antico fondo agricolo acquisito nel suo nucleo primitivo da Simone di Canossa nel 1414 che acquisì anche il diritto di riscuotere parte delle decime dei prodotti, per lo più frumento e riso, nonché l'investitura di Vicariato del paese. Per sentir parlare della villa di Grezzano bisogna ricondurci alla prima metà del Cinquecento quando i marchesi ne commissionarono la realizzazione a Michele Sanmicheli che fu anche l'architetto che fece costruire il palazzo di città della famiglia Canossa. In origine la struttura di Mozzecane era diversa dall'attuale, composta da un vasto edificio con torre colombara. La villa, così come la vediamo oggi, venne invece costruita circa due secoli dopo su progetto di Adriano Cristofali tra il 1769 e il 1776 per volontà di Carlo di Canossa. Da quel momento divenne una delle più sfarzose sedi patrizie dove si davano grandi feste e ricche battute di caccia alle quali partecipava la nobiltà veronese e mantovana con un grandioso bosco attorno al palazzo. Ciò nonostante, le ampie distese di verde solcate da canali regolari e le estese coltivazioni di riso e frumento, continuarono a fare del complesso un efficientissimo centro economico e produttivo.
La villa è maestosa e le 385 stanze ci fanno capire la grandiosità di questo complesso che pur essendo mastodontico, conserva una eleganza ed una linearità uniche. Ad idearne sia la facciata interna che quella esterna, fu Lionello Puppi e questa risulta tripartita con la parte centrale leggermente aggettante rispetto a quelle laterali con la presenza dell'ampio timpano triangolare e della decorazione a bugnato del piano terra. Un ruolo importante nella visione prospettica, è il gioco di chiaroscuro che dà un'immagine di pesantezza nettamente in contrasto con la decorazione dei piani superiori. Al centro si apre il portale d'ingresso ad arco a tutto sesto, affiancato da due finestre architravate con un cuneo tripartito. La parte superiore della facciata è caratterizzata da una serie di campate sulle quali si aprono le finestre del primo e del secondo piano. L'ordine, costituito da paraste dotate di capitelli ionici, sostiene la grande trabeazione posta alla stessa altezza della cornice di conclusione del prospetto delle ali laterali. Le finestre del primo piano presentano un'elegante decorazione con cornice liscia sormontata da timpani triangolari sostenuti da mensoline laterali. Le aperture dell'ultimo piano sono più piccole e quadrate. A concentrare l'attenzione del visitatore è comunque la finestra centrale del piano nobile ad arco a tutto sesto sormontata da una cornice a timpano arcuato, su cui si eleva, all'altezza dell'ultimo piano, lo stemma dei Canossa sopra il quale si trova un ampio timpano.
Entrando, lascia di stucco la grandiosità dell'androne con grandi colonne ed impreziosito da quattro statue poste nelle nicchie realizzate dal Muttoni dove non manca, accanto alla figura maschile, il fedele cane in pietra con l'osso, secondo quello che era il detto della famiglia Canossa e cioè “quando questo cane mangerà quest'ossa, si finirà casa Canossa”. Le salette che si aprono a destra del portico d'entrata sono riccamente decorate con affreschi di Marco Marcola raffiguranti il "baccanale del gnocco", una delle tradizioni veronesi più spettacolari. Nelle volte delle salette poi sono rappresentate l'Abbondanza, Minerva e Giunone, la Giustizia e la Pace. Durante l'occupazione tedesca della seconda guerra mondiale queste decorazioni subirono gravi danni, in alcuni casi ci fu il distacco di alcuni affreschi.
Salendo il grande e maestoso salone a due braccia, si accede al piano nobile dove l'imponenza e la maestosità la fanno da padroni. Ad affrescare il salone di villa Canossa così come ad affrescare la sala grande del teatro Filarmonico di Verona e lo scalone di villa Verità a San Pietro di Lavagno e villa Giuliari a Buttapietra, fu il pittore bolognese Filippo Maccari (1725-1800), architetto e scenografo, pittore di quadrature e di ornati architettonici. Il salone, alto, imponente e maestoso, è caratterizzato dal gusto scenografico nel moltiplicare illusionisticamente secondo la tradizione del Bibiena gli spazi architettonici reali con una serie di sontuosi colonnati e di altre architetture dipinte dove la parte dedicata alla pittura di figura e all'allegoria viene relegata al soffitto immaginato come uno sfondo dell'architettura della sala aperto verso un fittizio cielo.
Di non minore importanza è la presenza dei numerosi rustici che costituiscono il complesso. Alcuni di questi si addossano direttamente alla costruzione padronale e contribuiscono a definire lo spazio architettonico e monumentale. Di notevole interesse anche il parco e il giardino ornati in origine da circa settanta statue, alcune di grandi dimensioni simboleggianti le quattro età dell'uomo che vengono attribuite a Lorenzo e Pietro Muttoni.
 

VILLA BRENZONI, CATTARINETTI E LA POETESSA CATERINA BON BRENZONI

palazzo brenzoni ridAll’inizio del paese di Mozzecane con una facciata che si affaccia ad Est, sulla strada che collega Mantova a Verona, si trova villa Brenzoni Cattarinetti, una maestosa villa che prende il nome da Caterina Bon Brenzoni nota poetessa veronese che amava soggiornare proprio qui nella quiete della campagna di Mozzecane lontano dai clamori della città,
L’elegante e massiccia struttura era infatti di proprietà del marito Paolo Brenzoni mecenate delle arti e propri qui la famiglia Brenzoni aveva già in epoca antica proprietà e ruolo di influente presenza con un esteso fondo agricolo sul quale venne costruita la villa. Nella seconda metà del 1800, la nobile famiglia Brenzoni, a Mozzecane possedeva quattro case, due delle quali coloniche, oltre a degli appezzamenti di terreno tenuti ad orto e arativo.
Villa Brenzoni, che in passato fu anche sede municipale, è un imponente complesso costituito da vari fabbricati con la casa padronale, che è il risultato di successivi accorpamenti. E’ difficile dare un’esatta indicazione della costruzione della villa anche se si può presumente che già nel XVII secolo esistesse una residenza padronale e che questa si trovasse sul sito dell'attuale villa.
La villa si affaccia direttamente sulla via come un palazzo settecentesco impreziosito da un bel gioco chiaroscurale e decorativo delle finestre. La facciata piana è scandita da una serie di finestre interrotta al centro da un bel balconcino balaustrato sormontato da un grande stemma familiare mentre al di sotto spicca il portale d'ingresso ad arco. Questo è caratterizzato da un aspetto piuttosto massiccio per la larghezza dell'apertura definita da due lesene che presentano nella parte inferiore una decorazione a bugnato e in quella superiore una cornice geometrica ripresa anche dalla ghiera dell'arco. La chiave di volta va a sfiorare la lastra lapidea che costituisce il poggiolo del piano superiore quasi a sembrare un tutt’uno. Le finestre del piano terra presentano una cornice che in mezzeria viene spezzata dall'inserimento di un cuneo simile a quello del portale. Al primo piano invece la decorazione si articola maggiormente con l'inserimento di un bel davanzale modanato sostenuto da due mensole a volute oltre che da timpani e lunette.
L’interno ha ampie e confortevoli stanze, da usare per periodi di riposo e per riposarsi nelle quiete della campagna veronese. Da segnalare gli edifici posti sul retro della villa tra i quali una stalla, che si affacciano su una grande corte quadrata con aia contornata da un porticato ad archi. Sulla destra invece, vi è un’are che, nell'Ottocento è stata trasformata dai proprietari in un tipico giardino di carattere ottocentesco di cui rimangono alcune piante ad alto fusto e un maestoso e secolare cedro del Libano, fra i più grandi della provincia.
Ma la villa è famosa anche per essere stata la casa di campagna di Caterina Bon Brenzoni, la famosa poetessa veronese. Nacque il 28 ottobre 1813 a Verona dal conte Alberto Bon e dalla marchesa Marianna Spolverini il 28 ottobre 1813. Alla morte del padre la piccola aveva appena tre anni e la madre la fece studiare presso un convento di suore. Tornata dal convento, Caterina, venne affidata alle cure del religioso Padre Angelo Bianchi e, a 18 anni, andò in sposa al conte Paolo Brenzoni, proveniente da una famiglia nobile e grande appassionato d’arte. I due celebrarono le nozze nella chiesa di Santa Eufemia, per poi trasferirsi i in pieno centro storico. Ebbero un figlio, Giuseppe, che morì il giorno dopo ed un altro, Alberto, che visse appena due anni. Questi eventi incisero in maniera considerevole sull'animo della contessa, che già per natura era malinconica e schiva. Ma, nonostante tali eventi, trasformò la sua casa in un elegante salotto letterario, ove si ritrovavano la maggior parte dei nobili e intellettuali veronesi e Caterina poté occuparsi di poesia e letteratura. Nella sua abitazione erano spesso invitati, siamo verso la metà del 1800, personaggi come Giuseppe Zamboni, il conte Paolo Perez, scrittore e politico, Carlo Giuliari teologo veronese, e Cesare Betteloni poeta lirico, a Colà di Lazise con gli amici, i Conti Miniscalchi, conobbe anche la scienziata scozzese Maria Somerville. Tutta la nobiltà intellettuale di Verona frequentò il suo salotto. Caterina Bon Brenzoni si ammalò gravemente tra il 1845 e il 1847, e il marito tentò con ogni mezzo di sottrarla alla malattia, ma invano. Morì il primo ottobre del 1856 mentre i suoi scritti vennero dati alle stampe dal marito che così ne assicurò l’eternità. Il lutto fu grave per tutti coloro che l’avevano amata ed apprezzata e il cordoglio si estese nel mondo delle lettere che l’aveva affettuosamente accolta.
 

Villa Ciresola

Villa Ciresola 002Complesso costituito da villa probabilmente di origine cinquecentesca situata al centro del paese di Mozzecane. Si presenta circondata da un vasto giardino e totalmente isolata dalla strada da un muro di cinta alto circa tre metri sul quale si apre un ampio portale ad arco ribassato. L'edificio attuale è il risultato di una serie di interventi susseguitisi nel tempo con accorpamenti di edifici differenti e non contemporanei. Attualmente, in alcune stanze poste a piano terra vi ospita la biblioteca comunale.

Situata al centro del paese di Mozzecane, si presenta circondata da un vasto giardino e totalmente isolata dalla strada da un muro di cinta alto circa tre metri sul quale si apre un ampio portale ad arco ribassato. Non ci sono notizie certe sulla sua edificazione e risulta estremamente difficile la datazione sulla base degli elementi stilistici, molto inusuali per le tipologie costruttive dell’epoca. L’edificio attuale è il risultato di una serie di interventi susseguitisi nel tempo con accorpamenti di edifici differenti e non contemporanei. Il corpo principale, abbastanza semplice, presenta un interessante portale ad arco a tutto sesto decorato a bugnato. Interessante è anche il piccolo balcone ad arco con poggiolo semicircolare. Altro elemento interessante una meridiana recuperata durante l’ultimo restauro eseguito nel 2004 come si legge nel cartiglio in basso a destra, mentre quello in alto a sinistra recita Transit umbra sed lux permanet. Altro particolare interessante sono le linee delle ore sono posizionate secondo il tempo vero locale con la presenza della linea degli equinozi.
Il corpo di fabbrica che si trova all’estremità di quello principale è una torretta leggermente avanzata rispetto al resto dell’edificio con una serie di elementi architettonici di retaggio medioevale. Il piano terra infatti è caratterizzato da arcate a sesto acuto decorate con cornici a spirale e a dadi, il primo piano presenta invece finestre ad arco ogivale tripartito, di cui una tamponata, che ricordano atmosfere arabe e bizantine, mentre all’ultimo piano le aperture sono circolari.
A differenza della parte principale, priva di qualsiasi decorazione, il prospetto della torretta è suddiviso orizzontalmente da fasce marcapiano mentre è unito verticalmente dall’elemento decorativo a spirale dell’angolata.
All’interno del giardino si conserva tutt’ora, perfettamente in asse con il portale d’ingresso, una bellissima vera da pozzo ottagonale in pietra decorata con una serie di grandi foglie d’acanto arricciate e posizionate in corrispondenza degli angoli dell’ottagono. L’elemento è completato dall’elegante struttura in ferro battuto che serviva per sostenere la carrucola.
 

Villa Miniscalchi in località San Zeno

palazo Miniscalchi ridComplesso costituito da corpo padronale e adiacenze su un lato breve. Di disegno planimetrico rettangolare, fabbricati posti in linea.

La villa sorge lungo la vecchia Strada Imperiale, ora Strada Statale 62, che collega Mantova a Verona. Nonostante la grandezza del fondo agrario su cui sorge, che risulta essere di proprietà della famiglia dei Miniscalchi già dal 1420 e nel Seicento contava oltre cinquecento campi, la villa appare piuttosto dimessa e poco appariscente. Inoltre, è facilmente riconoscibile l’incompletezza della costruzione dal taglio netto delle fiancate e della copertura. Nel progetto originario infatti la facciata avrebbe dovuto avere una maggiore estensione che le avrebbe consentito di configurarsi nella classica disposizione alla veneta con quattro finestre nel settore centrale e altre due più distanziate in quelli laterali. Dal punto di vista stilistico l’edificio è databile alla prima metà del Seicento, ma è probabile che derivi dal rinnovamento di un palazzo più antico considerando l’origine quattrocentesca del possedimento terriero. La sopraelevazione della parte centrale è frutto di un rimaneggiamento successivo compiuto per enfatizzare la parte mediana del prospetto: anche questo intervento è però rimasto incompiuto come testimonia l’assoluta mancanza di cornici e di qualsiasi altro tipo di decorazione.
La villa si intravede dalla strada attraverso la grande cancellata in ferro battuto con pilastri decorati da pigne e da due statue di bimbi con conchiglie. La facciata principale è caratterizzata dalla presenza di una doppia scalinata parallela al muro che conduce al portale d’ingresso, ad arco a tutto sesto in pietra con chiave di volta in rilievo. Lo stesso tipo di elemento architettonico, con chiave di volta o voluta, viene riproposto ai lati ma in posizione molto più ribassata come se il piano terra fosse stato parzialmente interrato nel corso del tempo. La presenza inoltre della finestra che parzialmente si sovrappone alla ghiera dell’arco testimonia la diversa datazione delle due aperture. La decorazione delle finestre del piano nobile è costituita da una semplice cornice bianca abbinata al davanzale e alla fascia salvagocce in pietra modanata. Più semplici e piccole sono invece le finestre dell’ultimo piano. Originariamente il corpo principale era concluso in alto da un cornicione continuo oggi interrotto dall’inserimento dell’ampio attico con timpano rettangolare privo di decorazioni e di aperture.
 

Villa Caranzoni, Sandrini in località Tormine

Si tratta di una villa di notevole importanza artistica, circondata da alcuni annessi rustici di più modesta fattura e di epoca relativamente recente, prospiciente una vasta aia. Il nucleo più antico potrebbe essere identificato nella torretta. Alla struttura medievale venne in seguito addossato l'odierno corpo padronale.

Il piccolo abitato è caratterizzato dalla presenza di numerose corti rurali di origine antica, fra le quali la più significativa è quella conosciuta con il nome di Corte Meridiana. Si tratta di una villa di notevole importanza artistica, circondata da alcuni annessi rustici di più modesta fattura e di epoca relativamente recente, prospiciente una vasta aia. Il nucleo più antico potrebbe essere identificato nella torretta, nella quale, in seguito a un recente intervento di restauro, è stata posta in luce una finestra gotica in cotto, murata, con arco a sesto acuto. Alla struttura medievale venne in seguito addossato l’odierno corpo padronale. Quest’ultimo si configura con precise linee architettoniche tardo cinquecentesche: il portale d’ingresso a bugnato rustico mostra uno stemma araldico, forse della famiglia Caranzoni, posto nella chiave d’arco e due finestrelle rotonde anch’esse bugnate collocate ai suoi lati. Il prospetto principale, articolato su tre livelli, è interamente decorato con affreschi monocromatici di color ocra a finto bugnato, terminanti nel sotto gronda con fregi a motivi floreali.
All’interno di particolare rilievo c’è uno stupendo camino rinascimentale in tufo con cappa sostenuta da due cariatidi ed arma gentilizia dipinta.