Curiosità e personaggi illustri

LE MONDINE E LA MONDA DEL RISO

mondine di un tempo passatoUno dei lavori che contraddistinsero il mondo contadino durante la seconda metà dell’800, fu quello svolto all'interno delle risaie e legato alla presenza femminile tra i braccianti. L'Italia, dal 1860 fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, era un Paese esclusivamente rurale. La maggioranza della popolazione italiana viveva infatti in campagna ed era dedita all’agricoltura.
Nella Pianura Padana la grande crescita demografica, con eccedenza di manodopera nelle famiglie mezzadrili accompagnata dalla crisi agraria creò pesanti difficoltà. Tante persone dovettero abbandonare la terra andando ad infoltire le schiere di braccianti e molte di esse erano donne. Donne che, provenendo da famiglie contadine, avevano sempre partecipato alle varie attività lavorative agricole. Questo lavoro era quello delle mondine e la grande novità fu che esse si affacciavano al mercato del lavoro come soggetti autonomi, che percepivano un salario individuale e dove la loro presenza risultava estremamente vantaggiosa per i datori di lavoro poiché venivano pagate meno degli uomini.
Un’attività bracciantile svolta pressoché in via esclusiva da donne visto che circa il 75% degli occupati alla monda da riso erano donne. Era un lavoro estremamente duro, svolto per molte ore consecutive con la schiena curva e le gambe immerse in acqua.
Per fare le mondine molte giovani donne partivano da casa per stabilirsi in un altro luogo. L’attività si svolgeva per 40 giorni all’anno, dal mese di maggio in poi rimanendo per buona parte del giorno immerse nell’acqua fino al ginocchio, con le braccia e le mani bagnate, soffrendo il freddo. I mesi più caldi, da giugno a luglio, dovevano sopportare il caldo, gli insetti e i vermi. Caldo e freddo, posizioni che creavano indolenzimento, gambe macerate dal bagno prolungato, febbri malariche, alimentazione deficitaria. Inoltre le abitazioni povere e malsane, rendevano le risaiole precocemente vecchie e deperite.
Anche se non richiedeva grande forza fisica, la monda, cioè la pulizia della risaia dalle erbe infestanti e il trapianto della piantine di riso, era un lavoro molto duro poiché svolto per molte ore consecutive con la schiena curva, le gambe immerse in acque melmose e insalubri, le mani sporche di fango e le irritanti punture di zanzare e tafani. Ogni anno, ai primi di maggio, gruppi di mondine partivano dal Basso Veronese, dal Mantovano, dal Ferrarese, dal Modenese e dal Ravennate. Ma come si svolgeva il lavoro della mondina. Si volgeva per tutta la settimana, dal lunedì fino alla domenica mattina senza alcuna interruzione. La sveglia era verso le 5 e già alle 6 si prendeva la strada per la risaia e si iniziava l’attività fino alle 10. Una breve pausa per mangiare un panino che veniva dato come colazione, un po’ d’acqua contenuta in un recipiente di legno servendosi di un piccolo mestolo e poi si riprendeva il lavoro fino a mezzogiorno. La sospensione coincideva con lo scoccare delle 12 quando le mondine tornavano dalla risaia per il pasto. Si riprendeva verso le 14 per terminare alle 18. Gran parte di esse erano molto giovani: alcune avevano solo 12/13 anni, mentre le anziane avevano un’età che si aggirava intorno ai 30 anni.
Il lavoro delle mondine riferito al territorio comunale di Mozzecane, è legato alla famiglia Canossa che già nel 1598 chiese ed ottenne il permesso di servirsi delle acque per la propria risaia. Tra i proprietari più importanti, nel corso del XVII secolo l’estensione delle risaie variò, per questa nobile famiglia, da 170 a 273 campi veronesi, ai quali vanno aggiunti circa 400 campi di terreno prativo per la produzione del foraggio, destinato alle stalle del fondo.
Era una proprietà enorme che, verso la seconda metà del 1700 e precisamente nel 1771, ammontava a 3.287 campi ai quali provvedevano dei “lavorenti” che abitavano con le proprie famiglie nelle abitazioni disseminate sulla proprietà. Nel periodo della battitura del riso o del frumento venivano assunte delle persone stagionali che vivevano nei “casotti” dove, accanto alla pulizia ed alla raccolta del riso, lavoravano anche per la macinatura del grano e all’interno delle pile per la brillatura del riso.
Il lavoro delle mondine, fatto fianco a fianco l'una all'altra, portava a condividere un’esperienza di vita e di lavoro molto duro dove i rapporti, spesso conflittuali con i proprietari e con i caporali, potevano facilmente sfociare in privazioni e soprusi di ogni genere. In molte di loro diede vita ad un forte senso sociale, portandole a capire quanto fosse importante l’identità femminile. Ciò permise alle mondine di essere protagoniste dei primi scioperi agrari del 1883. Ci vollero trent’anni di prolungate e durissime agitazioni per riuscire ad ottenere la riduzione d’orario, portando la giornata lavorativa ad 8 ore e ad un trattamento salariale migliore.
Tale lavoro, molto diffuso fino alla metà del Novecento, si ridusse drasticamente quando buona parte di questo lavoro venne svolto dalle macchine.
 

PERSONAGGI ILLUSTRI

La famiglia Vecelli Cavriani

La famiglia Canossa

Caterina Bon Brenzoni