Curisosità e personaggi illustri

L'ACQUA E LA FEDE, IL CASO DI RONCO ALL'ADIGE

fiume adige roncofiume adige a Ronco Il rapporto tra l'uomo e l'acqua è sempre stato strettissimo e il fiume Adige ha sempre costituito motivo di apprensione e timore per le sue esondazioni. Già i romani disponevano lungo la via d'acqua luoghi di culto propiziatorio rispetto a questi ciclici eventi naturali che rendevano instabile l'assetto abitativo. Il paese di Ronco ha, all'interno del proprio stemma comunale, l’acqua e un dio, forse il dio Nettuno, oltre ad alcuni elementi che richiamano la presenza romana durante il I ed II secondo secolo come un tempietto ed un arco prospiciente il fiume ad ideale difesa e protezione degli abitanti. Un altro culto era quello legato al dio Mercurio del quale si conservava in paese una statua.
Non solo a Ronco vi era un particolare rapporto tra fede e ed eventi catastrofici causati dall’acqua, ma anche in molti altri luoghi prospicienti le rive dell'Adige. Infatti nei pressi del grande fiume furono erette a iniziare dall'Alto Medioevo delle pievi: Belfiore, Ronco, Roverchiara. Chi viveva lungo il fiume sapeva bene che esso poteva essere pericoloso, che non bisogna sottovalutare la forza distruttiva di una piena improvvisa e che allo stesso tempo non si poteva trascurare la tutela del territorio dal pericolo degli straripamenti. Ecco che la storia della fede è strettamente legata a questi luoghi, dove la gente tramite le preghiere o altri gesti religiosi, tentava di porre rimedio alla furia dell’acqua perché tecnicamente debole.
L'Adige, infatti, è sempre stato un fiume imprevedibile, pronto a mutare il suo corso e che solo sul finire del diciannovesimo secolo fu in parte domato. Intorno al Mille le comunità si riunivano in nuclei abitativi edificati attorno ad una chiesetta plebana e ogni villaggio raccoglieva le derrate alimentari, possedeva stalle e recinti per gli animali, costruiva pozzi e canali e spesso aveva un mulino spinto con la forza dell’acqua. In questo mondo la navigazione fluviale era molto praticata, di conseguenza le piene eccezionali portavano spesso alla distruzione delle comunicazioni sia tra paese e paese sia tra le due sponde del fiume. Potevano nascere estesi impaludamenti e verificarsi la cancellazione di luoghi, che con fatica e tenacia erano stati bonificati e coltivati. Con il trascorrere dei secoli le comunità si organizzarono e progressivamente migliorarono sia il controllo delle acque sia quello degli argini utilizzando dei sistemi di difesa più efficienti. Il rapporto con il fiume s’intensificò sempre più e l'utilizzo di dei mulini natanti nell'area tra Belfiore, Ronco e Albaredo D’Adige, che erano molto numerosi, rese ancor più stretto il legame con il corso d'acqua. Tuttavia le inondazioni si riproponevano con una certa frequenza, ecco quindi che il rifugio nella fede e nell’intercessione della grazia, continuarono ad essere molto sentiti dalle comunità di allora, ma anche in quella di oggi.
argine adige ridL'argine dell'Adige a Ronco Era il 1719, l'Adige in piena faceva temere il peggio e sia il parroco quanto i suoi parrocchiani ritenevano che il fiume da un momento all’altro potesse straripare. Gli argini erano troppo bassi e non potevano certo bloccare o contenere l'impeto furioso delle acque. Così si decise di organizzare una processione alla quale partecipò tutta la popolazione di Ronco. Le cronache dell'epoca ricordano che quel giorno cadeva una pioggerellina incessante e insistente mentre le persone in silenzio si avviavano lungo la rampa che conduceva sull'argine. La vista provocava una grande paura, infatti, le acque lambivano la sommità degli argini e tutto faceva pensare ad una loro imminente fuoriuscita, catastrofe che avrebbe distrutto il centro abitato ed i campi coltivati. Venne posta la statua della Madonna al centro di quella marea di fedeli accorsi e, dopo aver recitato la supplica e fatto appello alla Vergine con l'invocazione Maria advocata nostra, ora pro nobis, il parroco gettò nelle acque vorticose un’immagine della Madonna.
Mentre la processione stava terminando e la gente era pronta a tornare per salvare il salvabile, qualcuno annunciò che l'Adige aveva rotto più a Nord e che quindi il fiume non sarebbe più tracimato nelle terre di Ronco. Ancor oggi, nella seconda domenica di ottobre, si rivive quell'evento, riproponendo la processione propiziatoria e il sentito ringraziamento alla Madonna per la grazia concessa al paese di Ronco.
Un altro evento calamitoso porta la data del 1882; fu una violenta e rovinosa inondazione che colpì Verona, oltre che buona parte della media e bassa pianura veronese. Anche in questo caso la comunità ronchesana fu risparmiata dopo che venne indetta una veglia di preghiera nella chiesa parrocchiale. Infatti, non sapendo come fare per proteggere il paese dalle acque impetuose del fiume, il parroco d'accordo con i propri fedeli, mise al centro della chiesa l'immagine della Madonna Addolorata. La gente iniziò in processione a venire in chiesa e a pregare, si dice che delle madri piangendo si gettassero ai piedi dell’effige di Maria, raffigurata nel reggere il Figlio morto, e che disperate pregassero perché la Madonna concedesse la grazia evitando che questa calamità naturale rovinasse la loro vita e la vita dei loro cari.
Anche in quest'occasione si decise di portare in processione la statua della Maternità di Maria verso il fiume, ed era la stessa statua che nel 1719 aveva contribuito a infondere speranza e fiducia ai fedeli. Guidava la processione Don Giuseppe Baldo che si diresse assieme ad una numerosa folla verso l'Adige. Erano consapevoli che questa fosse l'ultima possibilità e qualcuno disse: “Senza la fede non si può far niente”. La pioggia continuava a cadere incessante senza tregua. Fu ripetuto il rito invocando la Vergine e la corrente del fiume pian piano iniziò, anche se con piccole pause, a calare; anche in questo caso la fede aveva prodotto il miracolo. A perenne ricordo di quell'evento si decise di affiggere una lapide, nell'allora chiesa parrocchiale di Ronco, presso l'altare della Madonna che ricordasse come il popolo fu risparmiato dalla catastrofe facendo imprimere il seguente testo: Il 17 settembre del 1882 grazie alla Vergine dei Dolori invocata dal popolo riconoscente.
 

RONCO E NAPOLEONE

foto 2013 110 ridIl Palazzo del comune dove soggiornò NapoleoneAbitato in epoca romana, come testimoniano i reperti rinvenuti nella zona, il paese sarebbe stato distrutto dalla presunta alluvione del 589 e dalla successiva pestilenza. Dopo il Mille vennero realizzate opere idrauliche, ma nel 1224 il centro è dato alle fiamme. Si registrò un periodo di sviluppo delle attività economiche durante la dominazione degli Scaligeri e dei Veneziani, che decretarono l'annessione di Ronco al vicariato di Isola Rizza. Nacque nel 1593 il consorzio di bonifica. Secondo la tradizione, dal campanile di Ronco venne diretta da Napoleone la Battaglia del Ponte di Arcole contro gli austriaci, che restarono i dominatori fino al 1866, quando il Veneto divenne italiano.

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

Milone Sanbonifacio, nobile del X secolo.

Beato Giuseppe Baldo sacerdote.