Ville, Palazzi e corti

CORTE POLFRANCESCHI, MENEGAZZI      

foto 2013 121 ridCorte Polfranceschi sorge al centro di un esteso fondo in località Pezze di Ronco all'Adige. Già nel XVII secolo il palazzo signorile secolo era cinto tutt'intorno da barchesse che ne delimitavano la presenza ed è caratterizzato da un corpo centrale, padronale, e da una serie di edifici quali stalle, fienili e depositi, disposti in modo tale da formare un corpo centrale quadrato. Nella parte anteriore una grande aia, all’estremità una chiesa dedicata a S.Antonio Abate
Al palazzo si accede da un portone centrale che reca scolpita sull'architrave, la testa di una donna coronata d'alloro. Una torre ottagonale attira lo sguardo sull'edificio principale a due piani, con finestre disposte regolarmente sulla facciata spezzata in due, di cui l'inferiore di bugnato. La parte bassa rilancia il piano superiore e si completa in armonica tensione, esaltando le aperture dei granai tipici delle case di campagna. Le barchesse del lato est, molto probabilmente le più antiche, sono sorrette da colonne in stile dorico, le altre si presentano con volti a tutto sesto in cotto. Al lato ovest si trova l'oratorio dedicato a S.Antonio. La cappella ha un ingresso esterno alla villa e la data di costruzione risale a prima del 1666. All'entrata si trova la statua di S.Antonio che tiene in braccio il Bambino Gesù.
 

 

VILLA CAMOZZINI, DAL DEGAN

foto 2013 113 ridÈ un grande e imponente palazzo del 1653, ubicato in Via Canton. Si tratta di una costruzione in avanzato stato di abbandono, seppur le forme architettoniche ben disegnate e composte, facciamo trasparire l'antichità dell'edificio. La villa, suddivisa in un unico corpo, presenta al centro un frontone con stemma retto da quattro paraste con capitelli ionici. Due sono i piani oltre al solaio. Le finestre, numerose e architravate in tufo, danno alla facciata compostezza e alle stanze un'intensa luminosità. Lo stile neoclassico è riscontrabile nel corpo centrale, dove la diversa struttura architettonica, pone in secondo piano le due ali laterali, Il rimaneggiamento, avvenuto nel secolo scorso, non ha mutato lo stile di partenza, ma anzi, vi si è elegantemente adeguato. Sicuramente fin da epoca remota doveva esistere a Canton un insediamento, che nel tempo, ha acquisito le caratteristiche di corte agricola al centro di ampi possedimenti. Di tale toponimo si hanno notizie nella carta di Bernardino Brugnoli del 1574 ed è testimoniata la sua esistenza dagli estimi del 1653, anno in cui la villa apparteneva a Gerolamo Emilej che possedeva a Canton 100 campi.
La facciata della villa è adornata da quattro colonne di stile corinzio che danno slancio al frontone e che appaiono all'interno, nel salone d'ingresso al piano terra, Nella parte centrale del timpano campeggia uno stemma patrizio, spaccato, che riporta la figura di un'aquila nella parte superiore e quella di un cervo in quella inferiore, sormontate entrambe da un elmo senza cimiero e senza corona. Sul frontone si trova la scritta "Franciscus Camozzini patronus et architectus" (Francesco Camozzini proprietario e architetto), che provvide a restaurare la villa nel 1852. All'interno del palazzo vi sono ampie stanze dove non mancano le decorazioni che propongono geometrie e figurazioni tipiche dell'epoca. Come in altre ville del territorio, anche in questa vi sono ampie barchesse, resti di una struttura significativamente più articolata.
Davanti al palazzo, in stile neoclassico con decorazioni di tipo moresco, campeggia la cappella che ha seguìto le stesse vicende dell'ampio complesso padronale. La chiesa è dedicata a San Francesco di Paola, il fondatore dell'Ordine dei Minimi (1450), di cui è raffigurata in bassorilievo nella facciata una scena di vita. Tre sono le statue presenti: San Francesco di Paola, Santa Teresa d'Avila e San Carlo Borromeo. Nella parte superiore sono affrescate scene di vita di San Francesco di Paola. Colonne e linee slanciano l'edificio verso la cupola.
 

CORTE CORSO, TIRAPELLE DETTA “IL VATICANO”

Corte Corso situata nei pressi di Tombazosana, seppur rimaneggiata verso la fine del secolo scorso, ha conservato intatta fino ai nostri giorni la primitiva struttura; non elegante ma pratica e funzionale verso le esigenze di un'agricoltura in espansione. Secondo la tradizione orale, la villa potrebbe essere lo sviluppo di un antico monastero femminile a ricordo del quale rimarrebbe solo il corpo di destra comprendente l’elegante facciata della cappella.
Dalle ricerche effettuate sembra che l’insediamento abbia avuto origine dagli interventi per la sistemazione idraulica e per il dissodamento del territorio nel Basso Medioevo. Del toponimo “Corso” si ha notizia nella carta realizzata dal topografo Bernardino Brugnoli del 1574. La cappella, comunque, risultava attiva nel 1714 come viene attestato dalla visita pastorale di Innocenzo Liruti mentre l'introduzione di colture altamente remunerative (riso, gelso, bachicoltura fin dalla seconda metà del '500) e l'adozione di ordinamenti fondiari adatti alle vocazioni agrarie con la piccola coltura a grani e la grande coltura cerealicolo-zootecnica, la videro protagonista anche nel secolo successivo. Infatti la villa risultava, nella parte centrale dell’Ottocento, di proprietà di Pietro Sessa che praticava nella proprietà la bachicoltura.
Un mutamento della grande proprietà avvenuto a partire dalla seconda metà dell'Ottocento in impresa capitalistica con salariati e una popolazione residente superiore alle cinquanta unità, ne comportò un’ulteriore trasformazione. Con molta probabilità verso il 1877, la proprietà Corso venne acquistata da Francesco Podestà che restaurò e ampliò l’intero complesso. Oggi quello che rimane del primitivo insediamento della Corte del Corso oltre all'ampio insediamento rurale, è l'ingresso dell'oratorio dedicato a Santa Teresa d'Avila. Sulla destra della facciata è incastonata una lapide che recita: "Franco Architetto veronese disegnò Francesco Podestà fece erigere - anno 1878". Tutto fa ritenere che la cappella fosse precedentemente un luogo di culto monastico. Gli affreschi infatti, stupendi per fattura a destra e a sinistra dell'unica navata, hanno forme e linee di epoche lontane. Una copertura recente composta da uno strato di colore in dissolvimento, fa trasparire nella parete destra un affresco precedente. Soffitto e pareti sono affrescate di recente. Sull'altare una statua di Santa Teresa d'Avila. Il primo documento che attesta la dedica della Chiesa alla Santa è del 7 febbraio 1741, Dell'11 maggio 1833 è, invece, una carta che giustifica l'esistenza del luogo sacro come centro di aggregazione della popolazione presente nella Corte. La Corte rimase di Francesco Podestà fino alla fine del 1800, passò quindi ai Da Lisca che, nel 1929, la rivendettero ai Tirapelle.