Chiese, pievi e oratori

LA PARROCCHIALE DI SANTA CATERINA

parrocchiael binde santa caterina aless ridEretta ai primi del Quattrocento, poco tempo dopo la caduta della famiglia Turco, venne visitata nel 1460 dal vescovo Matteo, suffraganeo del vescovo Ermolao Barbaro.
La famiglia Turco ebbe una certa rilevanza per la sistemazione della chiesa di Santa Caterina, in quanto furono i benemeriti benefattori nelle varie riparazioni che videro, il 12 maggio 1532, la costruzione della “Cappella Magna” su richiesta del vicario, don Filippo, che chiese: un solaio al campanile, il pavimento alla nuova cappella maggiore ed “una pala ad altare maius”. Ecco come la famiglia Turco decise di commissionare la pala a Francesco Caroto che, nel 1540, raffigurava lo Sposalizio mistico di Santa Caterina con i santi Antonio Abate e Francesco.
Durante la visita pastorale nel 1568 di Agostino Valzer, la chiesa era dotata di tre altari: l’altare maggiore, quello della Beata Vergine Maria (rivolto all’omonima confraternita che aveva ottenuto l’autorizzazione a costruirlo nel 1532) e l’altare di Santa Lucia. Negli anni a seguire, i Turco provvidero ad erigere due altari con le rispettive pale: il primo, posto a destra, dedicato a “Tutti i Santi”, con la tela di Felice Brusasorzi, raffigurante la Gloria di tutti i Santi e l’Incoronazione della Vergine; il secondo, a sinistra, dedicato allo Spirito Santo, conserva la tela di Zeno Donise la quale rappresenta la Discesa dello Spirito Santo. Con la visita pastorale del 1679, il vescovo Sebastiano Pisani II descrisse i cinque altari. Furono, però, effettuati dei cambiamenti sulla loro intitolazione rispetto alla situazione cinquecentesca, tanto che l’altare della Beata Maria Vergine divenne Beata Maria Vergine del Rosario (25 ottobre 1507), oltre all’altare di S. Lucia che assunse quello del Crocifisso che fu affidato alla famiglia Barbieri.
Verso la metà del Settecento, visto il crescente numero di fedeli, il parroco Antonio Corradini promosse una raccolta di fondi per il suo ampliamento. I lavori di durarono dal 1754 al 1776 e, grazie ad una iscrizione posta all’apice dell’arco trionfale, si riesce a sapere che la chiesa è stata costruita in dodici anni con l’aiuto delle elemosina.
Dopo i recenti restauri, la chiesa presenta un facciata classicheggiante scandita da paraste con semicapitelli ionici, nel registro intermedio, e conclusa da un frontone triangolare. Il portale, invece, in tufo scanalato, ha una cornice ad orecchioni. L’interno, ad unica navata, è costituito da quattro cappelle laterali separate da lesene con capitelli ionici, i quali sostengono un robusto cornicione. L’altare maggiore, invece, costruito in stile romano tra il 1714 e il 1716, separa il presbiterio dal coro, mentre il controsoffitto è a volta composita e lunettata.
Nel periodo in cui fu parroco di Bionde Don Ferruccio Darra (1844-1892) venne eretto, sul fianco sinistro, l’oratorio dedicato a Maria Immacolata che riprende le forme classicheggianti della chiesa.
La chiesa ha, nel coro, una tela di indubbio valore dal titolo “Lo Sposalizio” che il pittore Gian Francesco Caroto eseguì nel 1540. Altre tele di valore abbelliscono la chiesa
 
LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA in località ENGAZZA'
 
chiesa engazzà ridLa chiesa di Santa Maria Assunta ad Engazzà, risale invece almeno al 1460, quando fu visitata dal vescovo Matteo Canato, anche se probabilmente era già presente da non oltre cinquant’anni prima.
Appare di forma semicircolare con lesene esterne in cotto, finestre ogivali e strombate e chiusa superiormente da volte a crociera, come di consuetudine nel Quattrocento, ma il 30 gennaio 1528 il vicario G. M. Giberti trovò la chiesa semiscoperta a causa dei lavori di allungamento della navata che non aveva permesso di ultimare la copertura. Con il passaggio a Parrocchia, iniziarono anche i lavori per ampliare la capienza della chiesa, che si conclusero il 28 settembre 1530. Da un’ulteriore visita del vicario Giberti nel 1541, abbiamo la notizia che era già presente il campanile. Nel 1568 la chiesa fu visitata dal vescovo Agostino Valier e si presentava a navata unica con coro e tre altari laterali: uno dedicato a S. Nicola, uno alla Beata Vergine e il terzo al Corpo di Cristo. Nel 1595 fu istituita la compagnia del Rosario che provvide in seguito ad erigere il suo altare.
La chiesa venne maggiormente ampliata nell’Ottocento con parroco don Tojari (1862-1894) che comportò lo spostamento della facciata verso la strada comunale di 5 metri, risistemò il campanile e l’oratorio, rinnovò la decorazione interna della navata, fece erigere nuove balaustre agli altari, dotò la chiesa di un nuovo pulpito. La navata fu allungata del tratto antistante il primo altare, il portale cinquecentesco in marmo rosa venne trasferito nella nuova facciata e inglobato in un altro di tufo con piedritti gradonati e timpano triangolare ad angolo acuto; furono aperte due bifore ogivali molto slanciate e un oculo cieco decorato all'interno; la facciata venne conclusa da una cornice di archetti rampanti e da guglie piramidali poggianti su piastrini. Ciò portò alla realizzazione di un prospetto in stile neogotico.
All’interno della chiesa di Santa Maria Assunta sono presenti alcune opere di importante interesse artistico. La tela del coro raffiguran­te Madonna Assunta e i Santi Pietro e Giovanni Evangelista fu ritenuta in passato opera di Fe­lice Brusasorzi (1542-1605), ma attribuita recentemente a Giovanni Caroto (1488-1562). Di buon gusto anche le tele del presbiterio racchiuse entro cornici di stucco.
 

LA CHIESA DI SAN MARTINO A SALIZZOLE

salizzole la parrocchiale ridLe origini della parrocchiale di Salizzole risalgono ancor prima della prima metà del 1100, quando Corrado III imperatore di Germania, conferma l'appartenenza all'abbazia di Nonantola della pieve di Nogara e delle cappelle secondarie tra cui quella di Salizzole. Questo documento stilato nel 1144 attesta e certifica l'esistenza di un luogo di culto in paese. Secondo le ricerche dello storico Remo Scola Gagliardi, la chiesa rimase cappella per tutto il Duecento ed il Trecento per diventare poi parrocchiale agli inizi del 1400. Con le visite pastorali di Matteo Giberti (1495-1543), vescovo della diocesi di Verona, ricaviamo le prime notizie di un certo interesse e scopriamo ad esempio, che il campanile era stato costruito nella prima metà del sedicesimo secolo mentre la chiesa aveva già allora bisogno di interventi di sistemazione. L'edificio era a navata unica e dotato di cinque altari; l'altar maggiore ed altri quattro la cui dedicazione cambiò nel corso dei secoli. Nel 1758, venne costruito il nuovo altare maggiore e furono eseguiti lavori di tipo strutturale al luogo di culto. Nel 1845, ci fu la visita del vescovo diocesano, appartenente all’ordine dei monaci Benedettini, Pietro Aurelio Mutti, divenuto poi patriarca di Venezia, il quale certificò che ad essa dipendevano quattro oratori due pubblici e due privati.
tela dipinta da Piero Antonio Perotti nel 1779 San Martino e il poverotela dipinta da Piero Antonio Perotti nel 1779 San Martino e il poveroOggi la Chiesa è a navata unica con quattro altari laterali ed è il risultato di un considerevole intervento di ristrutturazione fatto verso la seconda metà del 1800. Sulla cupola che sovrasta il presbiterio e sul soffitto della navata, vi è un'ampia decorazione realizzata nel 1914 dal pittore veronese Angelo Adometti. Nella cupola invece sono raffigurati quattro angeli dei quali uno regge l'ostia ed il calice mentre gli altri sono in atto di adorazione. L'opera raffigurata sul soffitto della navata è caratterizzata da nuvole ed angeli mentre alcune decine di anni fa Giuseppe Resi, nato a Ronco all’Adige nel 1904 e morto a Verona nel 1974, dipinse una grande opera dove appare l’immagine del castello e della canonica di Salizzole.
Sopra la bussola della controfacciata è ben visibile una grande pala opera del veronese Pietro Antonio Perotti(1712-1799) dipinta nel 1779 che raffigura San Martino e il povero. Questa tela, che un tempo si trovava nell'abside, venne trasferita dove oggi la si può ammirare quando, dietro l'altar maggiore, venne posto un grande organo. Bello ed importante è il fonte battesimale di sicuro l'opera più antica presente in chiesa e databile intorno al 1430. Artistico ed elegante è pure l'altare maggiore realizzato nel 1758 e contraddistinto da un’alternanza di colori vivaci. Ai lati si trovano i quattro altari laterali intitolati: a Sant'Antonio e a Sant'Eurosia, a San Giuseppe e alla Madonna del Rosario. Quest'ultimo è impreziosito da una scultura raffigurante la Vergine con il Bambino presumibilmente opera seicentesca. Un'altra statua si trova sull’altare intitolato a Sant'Eurosia e rappresenta la santa stessa che veniva invocata perché fermasse o tenesse a bada i temporali.
 

Chiesa di Santa Maria Assunta e San Rocco Valmorsel

La chiesa è stata costruita attorno al 1951 per volontà degli abitanti della frazione che dovettero cercare fondi, soprattutto con la vendita di uova e farina, per l'acquisto di materiale edile che sarebbero serviti per erigerla. Per questo è soprannominata la chiesetta impastata di uova. La struttura è molto semplice e povera. La facciata presenta un piccolo rosone e solo una piccola porta fa accedere dentro l'edificio sacro dove è presente un'unica navata. Non presenta alcuna forma di campanile. All'interno si trova un altare in marmo della Valpolicella che sorregge una statua in legno raffigurante la Madonna. È inoltre presente una statua, sempre di legno dedicata al santo patrono, San Rocco, la quale è stata prelevata all'epoca della costruzione della chiesa, da un capitello di Valmorsel. La chiesa a partire dagli anni ottanta è stata dichiarata inagibile e quindi chiusa. Solo verso la fine degli anni novanta è iniziato il restauro e la messa in sicurezza, incentivati da imprenditori locali ed enti pubblici, facendo sì che il piccolo e umile edificio sacro intitolato a San Rocco, venisse riaperto nel 2005.