Ville, Palazzi, Corti e Musei

VILLA BALLADORO

Palazzo Balladoro ridLa villa si compone di quattro meridiane dipinte sulla facciata di alcune sculture situate: una sotto il portico di sinistra con scolpita in tufo la Vergine con Gesù Bambino in braccio; l’altra sotto il portico a destra sempre in tufo di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, a cui la tradizione gli assegna il nome di “Sant’Antonio del porselin”. Percorrendo a piedi l’ampio parco, posta al capo estremo dello stesso, si trova una loggia valorizzata da una pittura a secco rappresentante una scena di vita quotidiana in un ambiente nobile (1800). Tale pittura, ormai, è in parte danneggiata dalle intemperie.

All’interno della villa si trova il Museo Archeologico di Povegliano curato dall’architetto Giulio Squaranti, presidente dell’Associazione Balladoro, che riunisce reperti archeologici dell’Età del Bronzo. Tali materiali sono stati raccolti nelle località Zocca e Grezzanin. Tra i reperti più suggestivi, si trova la sepoltura, di rito longobardo, di un cavallo acefalo con due cani, altrettanto importanti sono due asce di rame rinvenute in località Gambarella.

CORTE LA PRÀ

Da sotto l’intonaco della facciata della casa padronale a La Prà, è venuto alla luce un affresco raffigurante San Tommaso d’Aquino (1226-1274) e San Pietro da Verona (1205-1253), appartenente all’ordine religioso Domenicano. Il dipinto, però, si trova in condizioni precarie nonostante la cura del proprietario.

Corti e Palazzi

Torre colombara con lacerti daffresco ridLa presenza nei secoli di nobili proprietari terrieri è testimoniata dai palazzi edificati nell’abitato e dalle numerose corti rurali, alcune con oratorio, disseminate un po’ per tutta la campagna. Alcune ville sono state abbattute, altre cadono in rovina, altre ancora sono state restaurate e rimesse a nuova vita e sono di proprietà di famiglie poveglianesi. Tra queste annoveriamo: Corte Bicello, sulla strada per Castel D’Azzano, il suo nome compare in una pergamena del 1218; Dosso Poli, sulla strada verso Villafranca di Verona, attualmente in rovina; - Dosso Regio, il cui oratorio risalente al 1624 si affaccia sulla strada verso l’Alpo; La Pileta, il nome della corte deriva dalla pratica contadina della “pilatura” del riso che si svolgeva al suo interno; Ronchi, corte già citata in documenti dal 1322 al 1 517; si ha motivo di ritenere che l’origine sia ancora più remota; La Pignolà, deriva il nome dalla mobile famiglia Pignolati che tra il 1540 e il 1735 acquista in Povegliano numerose terre e solo successivamente costruisce il palazzo che ne prende il nome; sono tuttora visibili un affresco e un’antica meridiana. Altri fabbricati degni di nota sono: Palazzo Algarotto, La Prà, Palazzotto Balladoro, La Chitalò, Le Campagnole, La Colombara de Bovo ubicata nel centro del paese usata un tempo come torre di vedetta.

MUSEO ARCHEOLOGICO di POVEGLIANO VERONESE

hqdefaultIl Museo Archeologico di Povegliano ha sede nella settecentesca Villa Balladoro e riunisce reperti archeologici dell’età del Bronzo e del Ferro rinvenuti nel territorio di Povegliano e dei paesi limitrofi. Sono inoltre esposti materiali celtici e una tomba longobarda.
I primi scavi archeologici a Povegliano sono stati effettuati tra il 1876 e il1877 in località Gambaloni. In quell’occasione venne alla luce una necropoli della Media età del Bronzo con inumati accompagnati da corredi costituiti da spade, pugnali e spilloni, attualmente conservati presso il Museo Nazionale Pigorini di Roma. Pochi anni dopo furono segnalati rinvenimenti occasionali riguardanti gruppi di sepolture della tarda età del Ferro, in località Campi Magri della Bora e in località Madonna dell’Uva Secca.
Sono queste le due età preistoriche che trovano ampia documentazione nelle vetrine che occupano attualmente tre stanze al piano terra di Villa Balladoro: l’età del Bronzo presenta reperti che coprono tutto l’intero arco cronologico; quella del Ferro è relativa al periodo finale.
I recenti scavi in località Muraiola che hanno portato alla luce i basamenti di capanne di un villaggio dell’età del Bronzo Medio, hanno consentito di recuperare, fra numerosissimo altro materiale, due lame di pugnale di bronzo ed una matrice di argilla che serviva per la fabbricazione di pendagli ornamentali di elaborata fattura.
I reperti più antichi ed interessanti dell’esposizione sono rappresentati da due asce di rame rinvenute in località Gambarella che possono essere interpretate come oggetti votivi deposti in un corso d’acqua o in una palude, secondo un rito ben noto nella preistoria.
I materiali dell’età del Bronzo antico sono stati raccolti nelle località Zocca e Grezzanin e sono riconducibili, sotto il profilo della tipologia, alla cultura di Polada che ha lasciato tante testimonianze nelle stazioni dell’anfiteatro morenico.
Più documentato risulta il periodo tra l’età del Bronzo medio e recente. I manufatti rinvenuti a Grezzano si avvicinano alla forme tipiche dei prodotti terramaricoli. Grazie al ritrovamento di numerose forme di fusione, scorie di forno e frammenti informi di bronzo, è stato accertato che in loco ha operato un’officina metallurgica.
I materiali della tarda età del Ferro (III-I sec .a.C.) sono stati rinvenuti a Campi Magri, alla Bora di Sant’Andrea, in località Crocetta, a Ponte dei Mulinei e a Madonna dell’Uva Secca. In quest’ultima località uno scavo condotto nel 1985 dalla Sovrintendenza Archeologica di Verona, in collaborazione con il gruppo culturale dell’Associazione Balladoro, ha portato alla luce quattro tombe con numerosi materiali di corredo gallici tra i quali una padella di bronzo, un mestolino e una situla di bronzo e numerosi manufatti di ceramica. Le sepolture sono riferibili- secondo quanto osserva il dr. Luciano Salzani , ispettore della Sovrintendenza di Verona- ad una piccola comunità pacificata e fortemente romanizzata nella cultura materiale, ma che conserva ancora la propria identità nei riti funebri e in un momento in cui, a non molti chilometri di distanza, era già stata fondata la città romana di Verona.
Tra il 1985 e il 1986 è stata rinvenuta una necropoli longobarda in località Ortaia; sono state recuperate circa quaranta tombe.
Fra i reperti più suggestivi di questo museo archeologico va segnalata la sepoltura rituale longobarda di un cavallo acefalo con due cani, che sono stati accuratamente ricomposti con un lungo lavoro di pazienza e di intelligenza; questa sepoltura costituisce il motivo di maggior richiamo del museo ed è esposta in uno dei saloni affrescati al primo piano di Villa Balladoro.
Sempre in località Ortaia, negli anni 1991-1992, a seguito di una bonifica dei terreni per la realizzazione di una zona industriale, sono state recuperate altre circa quattrocento sepolture di età celtica, romana e longobarda, attualmente ancora in fase di studio e restauro presso la Sovrintendenza archeologica di Verona.