Chiese, pievi e oratori

SANTUARIO DELLA MADONNA DELL’UVA SECCA XII sec.

madonna delluva rid

Alla periferia orientale di Povegliano, un luogo frequentato fin dall'Età del Bronzo, in mezzo all'aperta campagna, è situato il Santuario della Madonna dell'Uva Secca. La curiosa denominazione può essere spiegata come storpiatura popolare di Via Secca, o con la tradizione orale secondo la quale la Madonna ha fatto disseccare l'uva perché, apparsa sotto l'aspetto di una vecchietta vicino alla chiesa, gliene fu rifiutato un grappolo. L’edificio sacro e il titolo dell'Uva Secca risalgono ancora al 1178 quando in uno dei più antichi documenti riguardanti le estensioni territoriali appartenenti al Comune di Verona, ritroviamo indicazioni di un edificio religioso in una via denominata Via Sancte Marie ad Vithesiceum, la Via di Santa Maria della Vite Secca, da cui derivò Uva Secca. Notizie più specifiche sulla Chiesa si incominciano ad avere dal XVI secolo, consultando le visite parrocchiali relative alla Parrocchia di Povegliano. Per esempio la visita del vicario del vescovo Giberti nel 1526 informa che la Chiesa era dipendente dalla parrocchia di San Martino e godeva di una rendita annuale. La visita dello stesso vescovo del 1533 ci fornisce invece notizie sul precario stato di conservazione dell'edificio che aveva bisogno di urgenti restauri del tetto, del campanile e della pala dell'altare maggiore. La chiesa fu riedificata e ampliata nel 1611 ad opera dell'arciprete Francesco Priori e nello stesso anno l'affresco della Dormizione della Vergine venne trasportato all'altare maggiore. Testimonianza dell'avvenimento è rappresentata da una lapide in marmo a sinistra del presbiterio che ne spiega i motivi in lingua latina che tradotto in italiano recita: « Alla immagine dipinta a fresco della intemerata Vergine Maria, fu costruita questa Chiesetta dai fondamenti per cura dell'Arciprete Francesco Priori a spese comuni e con le offerte di persone pie nell'anno del Signore 1611 e da disadorno luogo di più antico tempietto qua trasportata per dare maggior agio al popolo concorrente e devoto di venerarla. Arciprete Francesco Priori »
In questa Chiesa fu istituita dal 1666 la società laicale della Beata Vergine della Via Secca. In seguito, con le disposizioni napoleoniche del 1806 la società fu soppressa. La Chiesa fu depredata più volte nei primi anni del Settecento durante il passaggio dei soldati francesi e tedeschi e nel corso del periodo napoleonico fu chiusa al culto. Venne riaperta grazie ad una lettera di supplica inviata dal parroco di Povegliano Veronese al Vicario.
Il 1º luglio 1806 venne stilato un inventario che fornisce indicazioni sui beni mobili presenti nella Chiesa della Madonna dell'Uva Secca:
« …una pala con cornice nera e filetto pattinato rappresentante l'Annunciazione di Maria Vergine; una pala rappresentante S. Antonio da Padova, diversi quadretti appesi alle pareti rappresentanti diversi miracoli della Beata Vergine, una palla a tre sezioni, nella superiore delle quali e nella inferiore si vede dipinta l'assunzione di Maria Vergine, la media poi consiste in un quadrilungo di drappo a fiori che copre li nicchio in cui è riposta l'effige della Beata Vergine coricata dipinta sul muro. Il campanile dispone di due campane che servono per chiamare il popolo vicino alle funzioni e calcolate da periti di pesi venticinque circa. L'altare maggiore di marmo con colonne quattro di rimesso africano il quale altare ha la sua vetta che tocca la volta della chiesa. Da cadauno dei due lati evi un ingresso al coro con imposte ed architrave di marmo giallastro e sopra uno degli architravi poggia una statua di mattone rappresentante la Speranza e sopra l'altro poggia l'altra statua simile rappresentante la Carità. »
Nei primi anni 1990 la chiesa, trascurata per molto tempo, è stata fatta oggetto della debita attenzione da parte degli abitanti del paese che hanno costituito un comitato per restituirla alle iniziali condizioni architettoniche. l lavori di restauro, condotti in stretta collaborazione con la Sovrintendenza e grazie al cospicuo contributo di realtà locali, hanno permesso, fra l'altro, di riscoprire le fondamenta originali della chiesetta medioevale, mentre gli ultimi interventi risalgono agli inizi di questo secolo.
 

Chiesa di San Martino Vescovo

chiesa parrocchiale ridLe prime testimonianze riguardanti la chiesa parrocchiale del paese risalgono al 1300 in cui, nella stessa zona della chiesa attuale, esisteva una piccola pieve presente già nel 1137 e intitolata a San Martino. Non era la parrocchiale, in quanto sotto giurisdizione dei monaci Benedettini: la prima chiesa del paese era, infatti, quella di San Ulderico situata dove oggi si incrociano le vie Cavour e San Ulderico. Successivamente nel XV secolo venne demolita e ricostruita una chiesa vera e propria che divenne la parrocchiale. La chiesa di San Ulderico infatti, essendo costruita su una palude coperta con terreno di riporto, era in grave stato di usura a causa delle infiltrazioni d'acqua e dei cedimenti. Nel 1533 in Vescovo di Verona Matteo Gilberti diede ordine di ampliare la chiesa a spese del comune, ordine che fu ripetuto anche dal cardinale Agostino Valerio nella visita del 1582. La costruzione venne ultimata nel 1597 ma alcuni secoli dopo, l'Arciprete Don Bartolomeo Martini diede il via ai lavori di ricostruzione della chiesa parrocchiale, ultimati nel 1824 dall'Arciprete Don Fenzi. Così come è accaduto per le chiese più antiche, la stessa sorte venne riservata anche alla parrocchiale di San Martino che, nel settembre del 1964 venne demolita per lasciare spazio all'attuale edificio. L'abbattimento venne giustificato dalla necessità di migliorare la viabilità, dall'onerosità delle spese di ristrutturazione del tetto e dal bisogno di avere una piazza per il paese. La realtà dei fatti fu che per abbattere la chiesa furono necessari macchinari potenti e funi in acciaio che si spezzavano in continuazione, a riprova che l'abbattimento non era necessario ma solo frutto della mania dell'epoca di buttare le cose vecchie e, a volte, preziose per ripristinarle con le nuove di poco pregio. La cittadinanza non fu d'accordo e ne è riprova i verbali del consiglio comunale dell'epoca, che riportano accesi diverbi. Il patrimonio artistico fu in parte salvato ed in parte trafugato/svenduto, o addirittura sepolto con le macerie. Ne sono testimonianza le statue di San Luca e San Martino ritrovate lungo l'inizio di Via Nogarole, detta via Mora, ora restaurate e ricollocate. Anche l'organo fu praticamente svenduto e le canne bruciate.
Il campanile della chiesa, staccato alcuni metri dall'attuale edificio, è stato risparmiato dalle demolizioni del 1964 e recentemente restaurato e consolidato. Le campane vennero smontate durante la Seconda guerra mondiale, per essere fuse e ricavare materiale per i fusti di cannone. Fortunatamente vennero risparmiate e ricollocate dopo la guerra.
Nel piano sotterraneo dell'attuale edificio è stata ricavata una cripta dedicata a San Ulderico.