Curiosità e personaggi illustri

Museo etnografico dell’Istituto Agrario Statale Bentegodi di Buttapietra

museo ridUn museo nella scuola e l’ esempio pratico di come la storia dei nostri nonni e bisnonni, della tanto osannata "civiltà contadina" possa appassionare i giovani.
Quello dell'Istituto Tecnico Agrario Statale "Bentegodi" di Buttapietra, non è un progetto campato per aria ma una realtà che va ad integrare la già ricca offerta formativa dell'istituto. Annessa alla scuola si trova un'azienda agraria auto sostenuta che funge da laboratorio e osservatorio; infatti, all'interno dei cinquanta ettari dell'azienda si trovano apiari, coltivazioni idroponiche, coltivazioni biologiche, serre, stalle dove vengono allevati equini e bovini, una porcilaia per i suini e pollai per l'allevamento di animali di bassa corte. I prodotti derivanti da coltivazioni e allevamenti e poi immessi sul mercato, servono per sostenere l'azienda agraria.
Inoltre, il progetto dei museo della civiltà contadina, proposto e portato avanti con estrema passione permette di fare dimostrazioni pratiche di lavoro nei campi con trattori risalenti ai primi anni del novecento. Sempre all'interno dell'azienda si trova un'oasi botanico - faunistica del fiume Menago, dove gli studenti vengono educati al rispetto degli ambienti naturali e alla cura degli stessi, anche attraverso la pulizia dei numerosi fontanili presenti.
Inoltre, l'Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia, favorisce lo scambio con studenti stranieri, in particolar modo con danesi e olandesi, in quanto ritiene l'azienda connessa all'istituto "Bentegodi" un esauriente riassunto "colturale" della pianura veronese. L'idea di un museo contadino ha talmente appassionato gli studenti che buona parte degli stessi chiedono di effettuare gli stage in istituto per potersi dedicare al restauro e alla manutenzione degli attrezzi, alcuni dei quali risalenti addirittura all'ottocento.
I ragazzi stessi si sono adoperati per la raccolta di materiale donando al museo attrezzi e oggetti di proprietà delle loro famiglie e, sempre da loro è partita l'idea di raccogliere le testimonianze e i racconti di nonni e genitori perché non vadano persi per sempre quei pezzi di storia, quella che sui libri di scuola non si trova, che ognuno di noi porta con sé.
II museo, da oltre cinque anni conserva e raccoglie "pezzi" di civiltà contadina, recuperando il mobilio e coltivando i prodotti di un tempo come il mais qualità "marano vicentino" per produrre un tipo di polenta un tempo molto diffusa nella pianura veronese e alberi da frutto selvatici: meli, peri , giuggioli e cachi. Alcuni degli oggetti raccolti per il museo sono esposti in bella mostra lungo i corridoi dell'istituto, altri, più ingombranti come trattori e aratri, si trovano sistemati in ordine cronologico nella ex palestra della scuola, mentre gli oggetti di piccole dimensioni sono sistemati in una grande aula. Di quest'ultima serie di oggetti fanno parte vecchi mobili, pigiatrici, un cesti per i pulcini, un intero set di ferri per l'ostetricia bovina, scaldini, moscarole, una morsa da falegname e tantissimi altri utensili. In questo istituto si eseguono lavorazioni nei campi con l’uso di nuovi e vecchi attrezzi da lavoro per poi comparare la resa, il tempo, la convenienza dell’attrezzatura adoperata nell’esecuzione del lavoro.
 

La pittura a Buttapietra

Elementi pittorici di un certo rilievo sono presenti nella chiesa parrocchiale di Buttapietra intitolata al mistero della Santa Croce. In essa sono presenti tre tele dipinte ad olio di notevole qualità artistica eseguite dal pittore veronese Giovanni Chiarelli tra il 1826 e il 1846.
A fianco del presbiterio, sul lato sinistro per chi entra in chiesa, è posto il lacerto di un affresco staccato, che in precedenza si trovava su un muro attiguo al luogo di culto, risalente al Tredicesimo secolo. Il soprintendente al Patrimonio Storico, Artistico ed Etnologico per le province di Verona, Vicenza e Rovigo […], ha trovato in questa immagine di Madonna dallo sguardo ieratico, seduta su di un trono regale, la quale tiene seduto sulle ginocchia il piccolo Figlio che interagisce con chi lo osserva, una notevole somiglianza con l’immagine esistente presso il tempio consacrato a Santa Maria della Pace, edificato in località Madonna di Campagna. L’affresco, che si trova all’interno del santuario progettato dal Sanmicheli, proviene dalla chiesa di Sant’Agostino, abbattuta dai veneziani per creare la Spianà, e lo si attribuisce alla scuola di Alticherio da Zevio; perciò è plausibile che la stessa scuola abbia eseguito l’affresco che si può ammirare nella parrocchia di Buttapietra.
 

LA BATTAGLIA DI MAGNANO DEL 1799

battagliaVerona con il suo territorio, all'incrocio di primarie vie di transito, è stata fin dai tempi antichi teatro d’importanti battaglie. Le sue mura, la sua campagna, i suoi casolari hanno visto muoversi e scontrarsi romani e barbari, scaligeri e visconti, veneziani e imperiali, francesi e austriaci. Una di queste grandi battaglie si svolse circa due secoli fa a Magnano, in comune di Buttapietra. Magnano è una piccola frazione, ricordata per questo dalla storia, ma legata anche ad una "vicenda" artistica del Canova, che pure riferiamo nelle note che seguono.
Il 17 ottobre 1797 a Campoformido si concludeva la prima campagna napoleonica in Italia. La Repubblica di Venezia cessava di esistere come stato; i Francesi estendevano il loro dominio su gran parte dell'Italia settentrionale, mentre gli Austriaci, in cambio della Lombardia, s’insediavano nel Veneto, in Istria e in Dalmazia, diventando padroni dell'Adriatico.
Nel corso del 1798 la diplomazia di Vienna era riuscita a tessere una ben calcolata rete d’alleanze in funzione antifrancese, coagulando intorno all'Impero Asburgico, Inghilterra, Regno delle Due Sicilie, Impero Ottomano e Russia. Lo zar Paolo I, inoltre, aveva disposto l'invio all'Austria di un'intera armata agli ordini del più celebre generale russo del tempo, il leggendario Alessandro Suvarov Rymnisckoy.
La situazione strategica agli inizi del 1799 era nettamente favorevole alla coalizione austriaca. Le forze francesi erano distribuite su un fronte troppo vasto, mentre quelle più numerose dell'alleanza austriaca erano concentrate su un obiettivo preciso.
Nonostante l'evidente svantaggio militare, due fatti indussero il governo di Parigi a precipitare gli eventi nel febbraio 1799, prima che accadesse il peggio. Infatti, la Svizzera aveva chiesto la protezione dell’Austria, che naturalmente si era affrettata a farvi affluire le sue truppe ragion per cui il Direttorio francese ordinò di passare all'attacco. Il secondo fatto che scosse i governanti francesi fu la notizia dell'arrivo in Moravia dell'armata russa del Suvarov. Il generale Jourdan ricevette l'ordine di attaccare le armate austriache dell'arciduca Carlo. Il 12 marzo 1799 il Corpo Legislativo francese votò ufficialmente la dichiarazione di guerra all'Austria.
La situazione politico-militare era precipitata al punto che il Direttorio giudicava prossima un'offensiva austriaca sul fronte italiano. La linea di demarcazione tra i due belligeranti partiva all'incirca da Lazise sul lago di Garda e proseguiva lungo il corso dell'Adige, con le due poderose teste di ponte di Verona e Legnago in mano agli Austriaci. L'allineamento era dunque nettamente favorevole agli Imperiali che, in attesa dell'imminente arrivo del primo contingente dell'armata russa, composto di quarantamila uomini, erano già dislocati in 60.000 unità lungo l'Adige a fronteggiare i 55.000 francesi dello Scherer. Dirigeva le operazioni da parte austriaca il Tenente Maresciallo Carlo de Kray, uno dei più brillanti generali asburgici.
Il Direttorio ordinò di passare l'Adige per sconvolgere le linee austriache prima che si congiungessero con l'armata russa. Lo Scherer, fidando nella sorpresa, la notte tra il 25 e il 26 marzo 1799 fece varcare il fiume alle sue truppe, riuscendo in un primo momento a cogliere in contropiede gli Imperiali, tanto da impadronirsi di quasi tutte le fortificazioni della prima linea austriaca. La supremazia francese durò qualche giorno, ma il 30 marzo gli Austriaci passarono alla controffensiva, recuperando via via il terreno perduto.
Località Magnano e corte Arena ridLo Scherer fu costretto ad ordinare la ritirata di là del fiume Tione, sulle cui sponde si rinnovò lo scontro tra i due eserciti. L'esito della battaglia (5 aprile 1799), nota col nome di Magnano, una località nei pressi di Buttapietra, arrise agli Imperiali e i Francesi dovettero ripiegare sulla linea del Mincio, ritirandosi poi, per timore di essere assaliti alle spalle dall'armata del Tirolo, fino all'Adda, abbandonando le piazzeforti di Peschiera, Mantova e Pizzighettone, che furono subito cinte d'assedio.
La battaglia di Magnano segnò un grande successo per la coalizione austriaca, mentre per i Francesi avviò la progressiva ritirata dall'Italia. Infatti, sopraggiunta qualche giorno dopo l'armata russa, il Suvarov lanciò una travolgente offensiva con la quale sospinse l'esercito francese verso i confini occidentali d'Italia. Il 14 aprile 1799 il Suvarov fece il suo ingresso a Verona da Porta Vescovo: egli giungeva con il titolo di Feld-Maresciallo, conferitogli pochi giorni prima da Francesco II assieme alla nomina a comandante in capo delle forze congiunte austro-russe in Italia. L'accoglienza di Verona fu entusiastica: il popolo assiepato lungo le strade fu contenuto a stento da uno schieramento d’ussari. Intorno all'Arena il generale Melas aveva fatta disporre le salmerie e i cannoni catturati ai Francesi. Alcuni cittadini riuscirono a staccare i cavalli dalla carrozza del Suvarov e si sostituirono agli animali gridando "evviva il nostro liberatore".
L'euforia dei Veronesi per il successo degli imperiali a Magnano non sorprende se si pensa all'ostilità endemica che la città nutriva contro la Francia, clamorosamente scoppiata nelle celebri "Pasque" (17-24 aprile 1797). Alle manifestazioni popolari di giubilo fece eco il governo cittadino, che volle sancire ufficialmente la gratitudine di Verona deliberando di erigere un monumento "a eterna memoria delle vittoriose Armi Austriache " in Piazza Bra’. Sulla decisione dell’"Aulico Provvisorio Consiglio Generale" dovette influire anche la volontà di ridare alla piazza un monumento che sostituisse quello distrutto dai Giacobini nel maggio del '97, durante la reazione seguita alle "Pasque Veronesi", e che rappresentava " Venezia e l'Adige".
Per il nuovo monumento si voleva un grande artista; venne fuori il nome del Canova, allora già celebre a livello europeo.
Ma da ultimo sarebbe occorsa pur sempre l'approvazione imperiale: un dispaccio da Vienna del 22 giugno 1799 vietava perentoriamente di innalzare il monumento perché l'Imperatore era "troppo sensibile ai danni sofferti... da codesta Provincia onde permettere per ora un nuovo aggravio a codesti abitanti", fornendo prova di "cuor pietoso" e di "paterna singolar amorevolezza" verso i sudditi veronesi.
L'ordine dell’"Augusto Sovrano" irritò non poco quei veronesi che tanto avevano sostenuto l'erezione del monumento e colse di sorpresa tutti i promotori dell'iniziativa. Canova comprese la situazione e ritirò la propria offerta con molto garbo. Nel frattempo, rientrato sul suolo di Francia dall'Egitto, Napoleone, ottenuta la nomina a Primo Console, era corso alla testa dell'Armata delle AIpi. Invidie cortigiane avevano Indotto Francesco Il a rimuovere il Suvarov dal comando supremo della coalizione con conseguenze disastrose per le truppe imperiali.
Il 15 giugno 1800, a Marengo, Napoleone rovesciò la situazione militare a favore della Francia e si aprì la via alla conquista della Lombardia fino alla linea del Mincio. Verona rimase ancora sotto l'Austria, ma il 24 dicembre di quell'anno i Francesi, dopo un nuovo attacco, giunsero alle porte della città. Il 18 gennaio 1801 tutto il territorio veronese era in loro mano; il 9 febbraio la Francia sottoscriveva con l'Austria il trattato di Lunéville, in base al quale il confine tra la Repubblica Cisalpina e il Veneto austriaco era rigidamente segnato dal corso dell'Adige; Verona, di conseguenza, venne tagliata a metà: la parte sinistra restò all'Austria, la destra passò alla Francia. Fu durante quella forzata separazione che s’impose nell'uso il nome di "Veronetta" per designare il settore cittadino a sinistra Adige.
Il ricordo dello scontro fra austriaci e francesi consumatosi il 5 aprile del 1799 nelle campagne della località posta fra Buttapietra e Ca’ di David - area che ora è attraversata dalla statale 12 è da qualche tempo contrassegnata, per volontà dell’amministrazione comunale, da cartelli che ricordano lo scontro avvenuto in questa zona più di due secoli fa. Sempre nell’intento di ricordare la battaglia vinta dagli austriaci la Pro Loco con l’aiuto del Comune e dell’associazione di rievocatori Armée d’Italie organizza un’intera giornata di manifestazioni con una rievocazione, con soldati e costumi, che vuole in qualche modo essere un modo per far tornare protagonista un territorio che era stato vittima di eventi bellici portati da altri ma che ora vuole fare di essi un’occasione di conoscenza. Nell’occasione avverrà la riproposizione della battaglia con più di un centinaio di «reenactemens». Si tratta di coloro che vestiranno i panni dei soldati del passato, provenendo da varie regioni d’Italia.

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

ü  Aurelio Menegazzi, ciclista (1900-1979)

ü  Gino Bertucco, calciatore (1937