Curiosità e personaggi illustri

Il lago di vacaldo

vacaldo ridluogo dove un tempo sorgeva il lago di VacaldoUn tempo si estendeva a sud di Verona, un piccolo lago dalle acque terse e limpide, esteso per circa quattordici ettari, alimentato dai fontanili che, poco più a monte, davano vita ad altro minore specchio d'acqua, prospiciente il gran castello dei conti Nogarola in territorio di Castel d'Azzano: era il lago di Vacaldo. E’ noto che tra Mozzecane e San Giovanni Lupatoto si estende tutta una numerosa serie di acque rinascenti dagli strati ghiaiosi del sottosuolo: polle che generano i fiumi Tartaro e Menago, che tributano acque al Tione e al Bussè e che alimentano vari canali d'irrigazione artificialmente costruiti nel corso dei secoli. Il lago di Vacaldo e le zone contigue furono teatro di storiche vicende, a cominciare da quando Federico Barbarossa si acquartierò con le sue truppe nei pressi di Vigasio, ponendo tra le sue linee e la città di Verona una doppia barriera di larghi e profondi corsi d'acqua: l’insormontabile distesa del lago di Vacaldo e, sulla sinistra, la vigile guardia del castello di Azzano; l'ampia pianura che si apriva sulla destra, solcata da ripetuti fossi, poteva essere al bisogno sommersa e, da ultimo, la rocca di Vigasio alle spalle offriva ulteriore garanzia di protezione.
Lo scenario storico è quello che vide - siamo nell'anno 1164 - i Veronesi alleati dei Vicentini, dei Padovani, dei Trevigiani e dei Veneziani contro l'imperatore desideroso di restaurare la propria autorità sull'Italia. Parecchi anni dopo il nipote di Federico Barbarossa, Federico Il di Svevia, invitato da Ezzelino da Romano, signore di Verona, si trattenne un paio di settimane sulle rive del lago di Vacaldo.
Il luogo doveva essere davvero ameno, offrendo la possibilità di battute di caccia e di pesca, mentre il maestoso castello di Azzano, adeguatamente allestito, poteva ben fungere da reggia improvvisata.
Il possesso delle acque del lago di Vacaldo era, per antica consuetudine, riservato agli abitanti di Vigasio, che se ne servivano sia per irrigare le praterie estese a nord del borgo e a occidente della strada che si dirigeva a Verona, sia per muovere le ruote del Molino Nuovo, subito a valle dell'altra strada che conduceva a Isola della Scala. L’antica consuetudine del possesso di quelle acque venne sanzionata nel 1605 dai Provveditori "sopra li beni inculti" Marco Antonio Marcello, Andrea Contarini e Gerolamo Corner, i quali con regolare investitura, confermarono al "Comun e Huomeni di Vigasio, territorio veronese, il possesso di potersi valere dell'acqua del laghetto et seriolo di Vacaldo ad ogni beneplacito per irrigare certe praterie trecento in circa chiamate la campagna del Comun di Vigasio posta nelle pertinentie di esso Comun", poiché tale possesso era "comprobato con più mani di istrumenti et antichissimo disegno".
La più antica rappresentazione topografica della zona del lago di Vacaldo è un disegno compilato nel 1568 dai periti Iseppo dalli Pontoni e Giacomo dell'Abaco, conservato nell'Archivio di Stato di Venezia e molto interessante per i dettagli raffigurati: edifici, ponti, ruote di mulini, il fienile del Comun, toponimi perduti.
E’ curioso annotare che la denominazione di allora della campagna del Comun di Vigasio era "Grassa", mentre nei tempi moderni è invalso l'appellativo di "Magra". Il fienile sorgeva dietro la piccola cappella dedicata a Maria Bambina e nata forse per la devozione dei pastori che abitavano in prevalenza quella terra pascoliva. Alla chiesuola si accedeva da un largo e diritto viale di alti pioppi: architettura semplice ma suggestiva, con l'interno allietato soltanto da un'immagine della Madonna con sant'Anna e san Gioachino.
La Corte di Vacaldo, con la chiesetta dedicata a Sant'Eurosia e i deboli resti di un torrione, non è certo più in grado di evocare i fasti medievali. Tuttavia l'insieme della corte, un po' discosta dalla strada, con un ingresso recintato a forma quadrangolare, conserva un austero e nobile sapore.
 

La maschera del Conte Nogarola e della contessa Malaspina

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A Castel d’Azzano ogni anno viene organizzato un prestigioso carnevale con sfilata di carri allegorici e maschere tipiche del territorio veronese. La tradizione è nata nel 1980 nella parrocchia a Beccacivetta con la maschera della Civetta, maschera sostituita qualche anno dopo con quella del conte Nogarola a cui nell’ultimo decennio si è affiancata la contessa Malaspina. Le due famiglie nobili sono legate alla storia delle due principali frazioni: i Nogarola a Beccacivetta, i Malaspina ad Azzano. Di loro rimangono a testimonianza il castello Nogarola, ora municipio, e villa Malaspina trasformata in un hotel a quattro stelle.

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

Isotta Nogarola (1418-1466) poetessa e letterata.

Bernardino Donato (XVI sec.) cultore di lettere greche e latine.

Antonio Cesari (1760-1828) sacerdote letterato, fondatore del “purismo”.