Ville e Palazzi

villa Violini ridVILLA VIOLINI

Il territorio di Castel d’Azzano è ricco di risorgive e alcune di esse sgorgano attorno al castello creando una piacevole cornice di notevole valore ambientale e paesaggistico. Luogo di interesse naturalistico, località Castello è così chiamata perché dopo il 1273 i conti Pietro e Corrado Nogarola vi edificarono un edificio che potrebbe essere stato un castello. Infatti nei documenti antichi il luogo è indicato come castrum riferito ad un posto elevato e fortificato circondato da un fossato. Il castello era attorniato da ampi porticati, folti boschetti, viali ombrosi, pescherie, fiumicello e ponte, come ricorda nel 1820 Giovanni Battista Da Persico nel suo libro intitolato Descrizione di Verona e della sua provincia.
Il castello si presentava con pianta rettangolare nei pressi del laghetto di proprietà dei conti Nogarola e circondato interamente da un largo fossato. Vi si accedeva attraversando un ponte posto a Sud-Est e lo sguardo veniva attratto da quattro torri poste agli angoli del maniero, per poi scivolare lungo il giardino fino ad incontrare una torricella posta nei pressi dell’ingresso e due case. Come tutte le residenze feudali, anche il castello dei Nogarola, sorto in origine a scopo prevalentemente difensivo, con il trascorrere del tempo venne trasformato in una sontuosa dimora dalla nobile famiglia. Sempre in base a quanto scrisse il Da Persico, l’edificio venne rifatto in stile neoclassico e particolare maestosità venne conferita alle due facciate del corpo centrale di fabbrica. Al piano inferiore tre grandi archi a tutto sesto aprono ancora la vista sul verde giardino mentre al piano superiore un loggiato ripropone il motivo dei tre archi sottostanti separati da semicolonne a capitelli ionici sui quali poggia un timpano ornato da bassorilievi con decorazioni ispirate a tematiche militari e raffigurazioni mitologiche. All’interno della residenza spiccava un vasto soffitto che copriva il grandioso salone centrale affrescato da Domenico Mancanzoni il quale si ispirò alle pitture presenti nella loggia del Seminario Maggiore di Verona eseguite dal suo maestro Marco Marcola. Decorata da statue scolpite da Pietro Muttoni oggi scomparse, assieme al parco annesso, contribuirono a rendere ancora più bella e prestigiosa la villa. Essa fu amata, in particolar modo, dalla poetessa Isotta Nogarola.
La conservazione di questa lussuosa e al tempo stesso storica dimora, rimase legata alla famiglia dei Nogarola fino alla morte del conte Ludovico Violini Nogarola, avvenuta nel 1917, che la donò al comune di Castel d’Azzano. In quel periodo critico per l’Italia, la residenza venne adibita a carcere per prigionieri di guerra conoscendo anche lo sfogo vandalico dei reclusi.
Dopo la morte dei proprietari, l’incuria a cui la villa fu soggetta, la ridussero in condizioni deplorevoli.
Nell’ultimo decennio del secolo scorso l’amministrazione comunale ha deciso di intervenire per salvaguardare questo bene, ed, il 28 settembre 1997, è divenuta ufficialmente sede municipale, con l’intento di riunire tutti i servizi di utilità pubblica quali la polizia municipale, biblioteca, sala civica, sala consigliare oltre a utilizzare il parco per rappresentazioni durante il periodo estivo.
 

Villa Malaspina

Villa Malaspina Il complesso di villa Malaspina sorge nella frazionedi Azzano, tra le due vie pubbliche principali.L’edificio è stato costruito tra il 1653 e il 1686, e faparte di un complesso edilizio attualmente suddiviso in due parti: la prima comprendente la villa padronale collegata lateralmente da una terrazza con labarchessa, e laseconda da un edificio disposto perpendicolarmente alla facciata principale che chiudea “L” la corte antistante. Il corpo della nobile dimora, con facciata principale rivolta verso ovest, è suddiviso in tre piani con al centro l’entrata principaleaccessibile da due gradini che partono dal piano dicampagna. La facciata si presenta con un’impostazione classica dell’architettura del XVIII secolo, dallelinee sobrie ed eleganti. L’ingresso principale è datoda un portale contornato da elementi in tufo e voltato ad arco a tutto sesto. Le finestre, di uguali dimensioni e numero al piano terra e al piano nobile,sono decorate a cimasa sempre in tufo. In corrispondenza con l’entrata principale, al piano nobile siaggetta un piccolo balcone sorretto da modiglioni inpietra e ringhiera in ferro battuto, la cui porta-finestra è sormontata da un timpano triangolare. All’ultimo piano sono presenti delle finestre sempre diforma uguale ma di dimensioni ridotte rispetto aquelle sottostanti, che individuano il piano di servizio. In sommità una cornice dentellata, sempre in tufo, nobilita e completa il prospetto.Il complesso è arricchito dalla presenza di una torrecoronata da merli ghibellini a coda di rondine, apianta quadrata, che si innalza nell’angolo sud-estdella villa; essa presenta due piccole aperture quadrate sul lato nord, sul lato sud due finestre per piano. L’edificio posto a lato si sviluppa anch’esso su trepiani raggiungendo quasi, in altezza, il limite digronda del corpo principale. Sonoancora presenti in facciata alcuni elementi pittoricidecorativi.Internamente il corpo principale presenta la tipicadistribuzione magistrale delle dimore nobili veronesi.Attualmente la villa ospita un albergo di tipo Resort in onore della Contessa Malaspina. Affiancato vi è il ristorante.

Villa Cesari

Villa Cesari Perbellini ridSituata nell'omonima via Abate Cesari, nella parte est di Castel d'Azzano, è una villa campestre, ha all'ultimo piano l'oratorio privato, ricco di affreschi, usato dall'abate Antonio Cesari. Era la dimora preferita dall'Abate, che visse a cavallo del 1800. Fu un importante scrittore e critico di lingua italiana. Due tratti importanti del suo lavoro furono il rilancio e la riqualificazione dell'opera di Dante Alighieri assieme ad altri dantisti veronesi del calibro di Bartolomeo Perazzini, Pier Iacopo Dionisi, Scipione Maffei con molti altri. Scrisse le Bellezze della Commedia di Dante Alighieri in cui organizza un dialogo fra altri quattro importanti dantisti veronesi precedenti al gruppo di cui faceva parte: Filippo Rosa Morando, Giuseppe Torelli, Agostino Zeviani e Girolamo Pomperi. L'altro tratto importante del suo lavoro fu la pubblicazione de Dissertazione sopra lo stato presente della lingua italiana l'atto di nascita del purismo ottocentesco, dove poneva le basi della lingua nelle opere del tosco-fiorentino del trecento escludendo ogni contaminazione dei fiorentinismi.

Villa Soldo detta “La Caporala” Frazione: Beccacivetta Via Caporala, 6

villa Soldo ridVenendo da Castel d’Azzano, sulla strada provinciale che dalla frazione di Beccacivetta porta a Verona, imboccando sulla sinistra via Caporala e costeggiando per poco più di cinquanta metri un muro di sassi, si giunge, al numero 6, a villa Soldo, detta “La Caporala”, la quale prende appunto il nome dalla suddetta località in cui è situata.
La costruzione è una grande corte del primo Settecento, come può testimoniare la chiesetta, eretta tra il 1743 e il 1746 dai fratelli Graziadei, come testimonia la data della consacrazione del tempietto. La villa appartenne alla famiglia Marchesini a partire dal 1804, per quasi settant’anni, come pure tutto il resto della tenuta, comprendente campi, case coloniche e l’oratorio. Successivamente, alla fine dell’Ottocento subentrò la famiglia Scalabrini, la quale adornò la cappella di Ognissanti con due tele di Carlo Donati raffiguranti un San Giovanni e una Santa Teresa. Alla famiglia Scalabrini successero i De Stefani e, a questi, Cesare Soldo, padre dell’attuale proprietario Matteo Soldo il quale dirige l’azienda agricola inserita all’interno della villa. L’attuale edificio è un palazzo ottocentesco di colore giallo, probabilmente costruito su quello precedente. Il prospetto principale si erge su tre piani, le cui aperture sono organizzate secondo un impianto simmetrico e tripartito. Le finestre al piano terra e al piano nobile hanno le stesse dimensioni, mentre quelle all’ultimo piano risultano avere dimensioni ridotte rispetto alle sottostanti. Al piano terra, al centro della facciata, è situato l’ingresso principale, ad arco a tutto sesto sopra il quale si trova dipinto lo stemma della famiglia Soldo. A sinistra si trova uno stabile, adiacente a quello padronale, che si differenzia però da quest’ultimo perché risulta più basso, arrivando a toccare l’altezza delle aperture del piano nobile. Al centro, è situata un’apertura più grande rispetto a quella dell’edificio padronale.
Un muro di altezza ancora inferiore, che si erge immediatamente dopo questa parte dell’edificio e che si congiunge con parte della costruzione una volta adibita a stalla, divide la parte padronale della villa da quella dove un tempo vi erano i contadini che lavoravano per la famiglia, e dove ora si trovano le stalle con i cavalli. Un’apertura con arco a tutto sesto, oggi in parte murato, permette di entrare nel piccolo cortile antistante le case dei lavoranti. Queste si trovano oggi in cattivo stato rispetto al resto dell’edificio, in quanto non sono abitate. Nella parte antistante la parte padronale, oggi in ristrutturazione, vi è un modesto giardino di recente costruzione, separato dal resto della corte da un cancello in ferro e mattoni, davanti al quale sono situate quelle che erano le stalle, oggi adibite a magazzino, e la piccola cappella, oggi chiusa.
Adiacente a quest’ultima, si trova un muro in sassi che si congiunge con parte dell’edificio principale, chiudendo in tal modo la corte interna. Al di là di questo muro, si stende il fondo agrario, ora coltivato intensamente.
 

Corte Ca’ Tinaldo in località Azzano

Cà Tinaldo Azzano ridSituata sulla via Cavour, una delle due vie principali di Azzano, si trova, nascosta in una piccola corte, Ca’ Tinaldo. Il palazzo, di fattura veneta settecentesca, non ha grandi dimensioni ed è situato sul lato minore al centro della corte rurale, la quale presenta una pianta rettangolare chiusa su tutti i lati da abitazioni, che dà il nome all’edificio stesso.
La facciata principale è sviluppata su tre piani secondo un impianto simmetrico e tripartito, con aperture di uguali dimensioni al piano terra e al piano nobile e ridotte all’ultimo piano dove si trova il granaio.
Al centro, l’ingresso principale con arco a tutto sesto, è sovrastato, al piano nobile, da un tondeggiante poggiolo con ringhiera a paniere in ferro battuto al quale si accede da un’apertura mistilinea tipicamente settecentesca. In sommità è posto un timpano di coronamento della facciata.
Al corpo padronale, sui due lati lunghi della corte, si saldano edifici a due piani a uso abitativo, ai quali si accede attraverso due portoni posti uno di fronte all’altro.
Antistante la villa si trova un giardino di modeste dimensioni circondato da un basso muretto in pietra.