Curiosità e personaggi illustri

LA MISTERIOSA BATTAGLIA DI MINERBE

440px Maxentius02 pushkinbusto di MassenzioUn fatto avvolto da mistero scosse, verso la fine del 1800, la tranquilla di comunità di Minerbe. Infatti, poco lontano dal centro del paese, presso i fondi Weil Weiss e Stopazzola, furono portati alla luce negli anni 1874 e 1881, centinaia di scheletri. Una scoperta sensazionale e, per certi versi, enigmatica perché, in seguito, fu stabilito che quel migliaio di corpi venuti alla luce non erano dei corpi provenienti da un vecchio cimitero, ma scheletri di giovani guerrieri. Minerbe quindi potrebbe essere stata teatro di una battaglia di enormi dimensioni con varie migliaia di soldati impegnati nel conflitto, se quasi mille furono i morti. Ma quando avvenne questo scontro e soprattutto, chi furono i contendenti? Dopo attente ricerche sui corpi e sul materiale ritrovato accanto a loro, gli storici giunsero alla conclusione che il periodo in questione possa essere quello romano, ma prima di parlare di tale furioso combattimento, è indispensabile introdurre la situazione che si era venuta a creare sul finire del periodo repubblicano di Roma.
Il 91 a.C. fu caratterizzato da una guerra sociale che sconvolse tutta la penisola. La nostra Regione rimase, comunque, abbastanza tranquilla tanto che Galli e Veneti, inviarono aiuti a Roma. La guerra civile venne detta di Mario e Silla (87 a.C.) e fu il conflitto tra la fazione dei polulares o mariani perché seguaci del sette volte console Gaio Mario, e quella degli ottimati, guidata da Silla. Nel conflitto tra le due fazioni, sembra che la Venetia, cioè parte della nostra Regione, parteggiasse per il primo, grande difensore dei servi della gleba e salvatore della patria dall’invasione cimbrica. Vinse il secondo e anche le nostre genti subirono forti contraccolpi. Dopo un periodo alquanto travagliato, Ottaviano, divenne imperatore con il nome di Augusto e diede il via a un nuovo sistema politico. L’Impero continuò ad allargare i propri confini per un altro secolo e mezzo, ma poi iniziò il suo lento e inesorabile declino e proprio in questo contesto storico che si svolse, molto probabilmente, il violento scontro di Minerbe. Tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, Verona fu sede di imperatori e nel 312 Costantino assediò e vinse a Verona Ruricio Pompeiano, capitano di Massenzio che gli contrastava l’ascesa imperiale.
Come già detto, l’importante ritrovamento avvenne in due fasi, nel 1874 e nel 1881, durante lavori di sistemazione e ripristino dei terreni nei fondi Weiss e Stopazzola. Tale scoperta è minuziosamente documentata in un volume della collana “Archivio Storico Veronese”. Secondo la ricostruzione, alcuni operai, incaricati dalla famiglia Stopazzola, proprietaria dei terreni, scoprirono numerosi scheletri durante i lavori di scavo. Tali scheletri erano collocati in una zona circoscritta e ben delimitata, sistemati in fosse occasionali a breve distanza gli uni dagli altri come avviene per chi è sepolto nelle immediate vicinanze di un campo di battaglia. Oltre agli scheletri furono portati alla luce oggetti d’oro, di bronzo e di ferro, orecchini, ornamenti vari e fibule in metallo, tipici del corredo di un soldato dell’epoca. Una delle cose che lasciò perplessi i ricercatori, fu la completa mancanza di armature e di armi sia di offesa sia di difesa anche se i dubbi rimanevano. Com’era possibile che un così alto numero di scheletri fosse stato sepolto senza alcun riferimento? Oppure: per quale motivo tutti gli scheletri appartenevano solo a uomini adulti, escludendo così i bambini, e le donne? Nessuno storico aveva documentato con precisione lo svolgimento di un combattimento in questa zona, anche se gli scheletri portati alla luce non lasciavano alcun dubbio: a Minerbe doveva essersi svolta una furiosa battaglia. Qualcuno iniziò ad ipotizzare che quanto recuperato poteva attribuirsi ad un periodo vicino al VII o all’VIII secolo, quindi nell’Alto Medioevo, ma gli studiosi lo esclusero subito. Il problema della datazione di questo misterioso evento ha tenuto occupati per lungo tempo numerosi storici, tuttavia l’ipotesi più probabile è quella secondo cui la battaglia potrebbe essersi svolta a cavallo tra il III e IV secolo, cioè all’epoca dello scontro tra Costantino contro Massenzio e Ruricio Pompeiano. Quest’ultimo si era trincerato in Verona e Costantino decise di muovere contro la città. Ma, quando ormai stava già pregustando la vittoria, fu informato che un esercito nemico si stava preparando e che a breve avrebbe raggiunto Verona per rompere l’assedio. Decise così di muovere d’anticipo e, togliendo in parte l’assedio, andò incontro all’esercito nemico per lo scontro finale. La battaglia di Minerbe sembra riferirsi proprio a questo scontro.
Circa le modalità con cui si svolse la battaglia, gli storici affermano che essa cominciò verso sera, proseguì durante la notte e fu cruenta e sanguinosa. In particolare le truppe di Massenzio anche se numericamente preponderanti, furono sconfitte grazie alla tattica adottata da Costantino. Egli, infatti, contrariamente alla consuetudine bellica del tempo, anziché su due file, fece disporre i soldati su un’unica linea d’attacco che, risultando molto lunga, non poté essere attaccata ai fianchi. Fu un’abile mossa e Costantino vinse il combattimento infliggendo ai nemici gravissime perdite. Dopo questa vittoria, Costantino si diresse verso Verona ancora presidiata dalle truppe di Ruricio Pompeiano che si arrese.
Un indizio che favorisce l’identificazione della battaglia di Minerbe con lo scontro tra Costantino e Massenzio, riguarda la distanza tra Verona, dov’era dislocato l’esercito di Costantino, e Minerbe stessa. Tale distanza, infatti, poteva venire coperta esattamente in una giornata di marcia e questo trova conforto nel fatto che lo scontro sia avvenuto proprio di sera. Il percorso più probabile compiuto dalle truppe fedeli a Costantino, potrebbe essere quello in sinistra Adige, considerato il più sicuro e colmabile in un giorno di cammino forzato.
Naturalmente la ricostruzione della battaglia di Minerbe poggia esclusivamente su indizi che non possono essere confermati con sicurezza in base a ciò che conosciamo, tuttavia il fondamento di questa ipotesi, che si basa principalmente sui ritrovamenti del 1874 e del 1881, si può considerare alquanto plausibile.
 

LA FABBIRCA DELLO ZOLFO

storia9Il secolo XX passerà alla storia come il secolo dei più radicali cambiamenti. La società si è totalmente trasformata ed il modo di vivere e di lavorare ha assunto un volto completamente nuovo. Le scoperte scientifiche e tecniche hanno fatto compiere alla società un tale balzo in avanti come mai si è verificato nel corso della storia. Agli inizi del 1900 furono messi in commercio alcuni prodotti chimici atti a migliorare ed aumentare la produzione agricola. Una delle prime agenzie agricole per la vendita di tali prodotti, venne aperta nel 1909 a San Zenone di Minerbe, vicino alla chiesa, dal signor Angelo Scarmagnan. Si vendevano principalmente concimi chimici, nitrati, zolfo, solfato di rame e mattonelle di carbone. E, sul finire degli anni Venti del secolo scorso, iniziò la propria attività industriale la S.A.M. (Scarmagnan Angelo Minerbe) con la selezione e la vendita del grano da semina. Disporre di tale industria, dotata di tecnologia sempre più innovativa, significava ottenere sementi prive di impurità con notevoli miglioramenti qualitativi in campo agricolo tanto che Minerbe, in tale epoca, occupò un posto importante nella coltura del frumento. Negli anni trenta il signor Scarmagnan ampliò la propria attività con la produzione del polisolfuro di calcio quale ottimo anticrittogamico, per piante da frutto, a base di calce e zolfo. La produzione del polisolfuro cessò sul finire degli anni ‘50.
Lo sviluppo industriale legato soprattutto ai prodotti locali e sfruttando le risorse agricole, si sviluppò intensamente grazie anche al fiuto e all’intraprendenza di persone che hanno creduto e si sono attivate con caparbietà ed impegni finanziari. Tuttavia durante la Seconda Guerra Mondiale ogni attività, se non legata a scopi bellici, venne bloccata e riprese a guerra finita con la rinascita, l’ampliamento e la ristrutturazione di diverse industrie presenti nel territorio. Per l’intraprendenza di Angelo Scarmagnan l’azienda, di proprietà, venne ampliata dopo il conflitto con la messa in funzione di un forno per la produzione della calce, e un nuovo reparto più grande e dotato di moderni impianti per la produzione di polisolfuro. Il sasso necessario per la produzione della calce, veniva estratto dalle cave di Spessa di Cologna Veneta. Purtroppo il forno, divenuto obsoleto, alla fine degli anni ‘50 venne demolito e con lui anche un pezzo di storia. Il signor Scarmagnan costruì, inoltre, un nuovo complesso industriale che comprendeva reparti per la raffinazione e la lavorazione dello zolfo e per la produzione del solfato di rame oltre che un’industria, la S.A.M.G.A.S., per l’imbottigliamento del gas G.P.L.. Lo zolfo giungeva a Minerbe dalle solfare della Sicilia tramite la ferrovia e sottoposto alla macinazione e alla ventilazione, veniva reso idoneo per gli impieghi in agricoltura. In un’area attigua a questo fabbricato, nel 1965 venne costruita una nuova fabbrica per la fusione del rame e per la produzione del solfato di rame noto come “verderame” anticrittogamico per le viti. Un’ulteriore azienda che si occupò di prodotti agricoli, raccolta, selezione, confezionamento e vendita di patate da semina, fu la ditta Domenico Citterio. Con la presenza di questa ditta s’intensificò la coltura della patata in tutto il territorio minerbese e nei comuni limitrofi data anche la presenza di un terreno adatto.
 

PASSAGGI SEGRETI A MINERBE 

Sul finire del 1880 nel territorio di Minerbe furono trovati casualmente alcuni cunicoli e uno di questi si trovava proprio perpendicolare al castello di Bevilacqua. Un altro sembra che mettesse in comunicazione due dimore nobiliari presenti a Minerbe. Furono fatte svariate supposizioni ma oltre che la scoperta di questi e di altri cunicoli, è mancata la fortuna di trovare dei documenti scritti che attestassero a cosa servissero queste strutture sotterranee.

PERSONAGGI ILLUSTRI

Comm. Angelo Scarmagnan, pioniere dell’agricoltura, del commercio e dell’industria minerbese.

Maria Cherubina Manzoni

Sisto Menini, ciclista di fine anni ‘20 e ‘30

Giorgio Menini, ciclista degli anni ’50-‘60

Luciana Gatti, poetessa, vincitrice di numerosi ed importanti riconoscimenti

Nerrino Tognon, poeta