Ville, Palazzi, Corti e Musei

VILLA BRA' AI BOSCHI

palazzo bra ridUna delle ville di maggior valore artistico e storico del territorio di Isola della Scala, si trova in località Boschi ed è un grande complesso che fu tra i primi ad utilizzare l'acqua di una fossa che scorre poco lontano per avviare la risicoltura ad Isola ed ancora oggi, non lontano da essa, è presente una pila da riso, la più antica di quelle esistenti in loco perfettamente conservata; fu costruita in seguito ad una richiesta del 1612 al Doge di Venezia. Venne attivata da Pier Francesco Brà che nel 1599 acquistò l'acqua esistente in tale zona prelevandola dalla fossa Brà, che nasce da risorgiva nel territorio di Cà di David, attraversa longitudinalmente l’abitato di Buttapietra e arriva ad Isola della Scala, qui tramite un condotto una parte dell’acqua veniva utilizzata per irrigare i propri terreni. Quindi questa villa/corte è legata alla nobile famiglia veronese dei Brà, presente in zona già nel XV secolo.
Essi già da tempi antichi godevano di una possessione suddivisa in diversi corpi con casa dominicale, casa per lavorente, casa per boari ed un fienile con alcuni casotti di paglia per alloggiare i braccianti oltre ad una pila da riso. Il valore di questo intervento fu la costanza e la tenacia di questa famiglia nel bonificare un terreno di puro sabbione e trasformare i vari campi incolti, proprio a causa delle caratteristiche del terreno, in aree coltivabili. Infatti proprio per la sua origine, questa zona era occupata da boschi tanto che venne denominata contrà de' Boschi o dei Boschi proprio per identificarne la situazione. Fu Giacomo Brà ad avviare la bonifica eliminando parte delle estesa boscaglia rendendo fruttifere quelle valli che venivano utilizzate solo per il pascolo. Lo fece utilizzando l'acqua, ecco quindi le richieste avanzate a Venezia per lo sfruttamento dell'acqua e convertì parte dei terreni e dei prati in risaie rendendo produttivo questo sito traendone un indubbio vantaggio economico. L'acqua venne così pescata dalla fossa Bra, posta poco lontano dai terreni del ricco signore, un corso d’acqua che nei secoli scorsi alimentava con il suo scorrere costante diverse pile da riso nel territorio di Isola della Scala. Quando in aperta campagna, nella fascia delle risorgive, si nota un piccolo boschetto composto da qualche pioppo nero, dalla presenza del salice bianco ma specialmente dalla robinia pseudoacacia e dal sambuco nigro, possiamo essere certi che al centro di questo boschetto c’è una polla o più polle d’acqua che alimentano una risorgiva.
Come ricordato sopra, la famiglia Brà era presente in questi luoghi da tempi antichi e fin dai primi momenti avevano eretto una casa dominicale in contrada dei Boschi Mont'alto e Tezze. Con il trascorrere del tempo la casa venne ampliata ed impreziosita e il primo riferimento a palazzo rimanda al periodo cinquecentesco anche se le notizie ed i documenti relativi all'attuale edificio ci riconducono al 1738, quando Giovanni, Carlo, Giacomo ed Alessandro Brà provvidero ad ampliarlo ed impreziosirlo. Infatti il mastro muraro Brunello del Tresto, realizzava a partire da quell'epoca, una nuova fabbrica che è la stessa che vediamo oggi. Siamo nel 1747 ed il costo per la sua realizzazione risultò di lire 53.900. Questo nuovo intervento, razionalizzava la struttura preesistente e la raggruppava facendo un unico impianto ad U trasformando la domus in villa padronale che mirava ad essere dimora lussuosa. Disposta su tre livelli e con due ali di barchesse ad uso agricolo, fornisce al visitatore una visione imponente. Il palazzo è a tre piani e nella parte posteriore dell'edificio, poco oltre un grazioso giardino all'italiana, si trova una oratorio eretto nel 1729 e dedicato alla Beata Vergine della Concezione e a San Zeno caratterizzato da una elegante facciata con ai lati due paraste con piedistallo a sostegno del timpano e con al centro una finestra sagomata a rosone. La villa dopo essere stata per lungo tempo di proprietà della famiglia Brà, posso ai Monga e quindi ai Dal Colle.
Tornando al maestoso ed imponente edificio, la sua facciata è caratterizzata da una suddivisione su tre livelli con al centro un balcone balaustrato tripartito con balaustrini barocchi da cui si può ammirare il grande parco antistante la villa. L'immobile è impreziosito da un'elegante cornice sovrastante mentre l'accesso alla corte è possibile oltrepassando un volto in bugnato con ampio timpano e con un gran mascherone sovrastante. L'interno è caratterizzato da pareti e soffitti affrescati racchiusi in eleganti cornici in gesso mentre tracce di soffitti in legno dipinto sono ben visibili a pianterreno e rappresentano forse gli elementi più antichi della villa. L'impostazione della villa è a pianta veneta con un ampio salone al pianterreno e con un altro ad esso speculare al piano superiore. La villa si sviluppa partendo proprio da questo corpo centrale del quale si dividono le altre stanze sia a destra che sinistra, la camera del biliardo, la camera delle donne, la camera della drapperia, il tinello nobile e quello dei servitori, la credenza, la cucina, la scuderia, la lisciara, la camera dei cocchieri ed un’altra per la servitù. Al termine del salone un'altra elegante uscita come quella dell'ingresso, porta al parco retrostante con annesso oratorio. Un'imponente scalinata conduce invece ai piani superiori caratterizzati da otto camere ed una sala; l'appartamento nobile, con camera del gioco, altre sei camere ed una sala. È qui che si trovano i grandi affreschi che richiamano alcuni elementi mitologici; l'apoteosi dell'attività agricola svolta all'interno dell'azienda agricola cioè quella del riso, ed alcune immagini bucoliche racchiuse in una cornice d'estate. La conoscenza della villa prosegue poi con le due ampie ali che abbracciano il nobile edificio centrale e con la vista dell'artistica pila da riso, la più antica di quelle presenti in Isola della Scala costruita in seguito alla richiesta formulata nel 1612 dalla famiglia Brà.
 

Villa Vo’ Pindemonte

F0008002Questo bello ed imponente complesso è posto in una zona agricola ampia e spaziosa della pianura veronese, all’interno del comune di Isola della Scala ed è costituito da più corpi di fabbrica che mantengono, forse proprio perché lontano dalle grandi vie di comunicazioni, molti dei caratteri originari settecenteschi.
Il suo destino è legato alla nobile famiglia dei Pindemonte, presenti nella frazione di Vo’ già dai primi decenni del Quattrocento e le origini del feudo dei Pindemonte ci portano al 1435 quando Giovanni Pindemonte acquistò tutti i diritti e la giurisdizione di vicariato in pertinenza di Settimo e Isola della Scala per il prezzo di mille ducati d'oro. L’incremento dei poderi continuò nei secoli successivi finché, il 1 febbraio 1678, non avvenne la divisione dei beni tra i fratelli Giovanni e Giacomo Pindemonte e a quest’ultimo toccarono le possessioni del Vo’. Gli stessi fratelli fecero redigere, dall’ingegner Sebastiano Roccagliata nel gennaio 1658, un disegno mappale dei terreni per renderli idonei alla coltivazione del riso.
La casa padronale è una superba opera dell'architetto Alessandro Pompei. Realizzata nel 1742, si compone di due nuclei, quello attiguo alla villa e quello ad occidente della stessa dove è situato l’oratorio di San Francesco Saverio. A ben meglio precisare la proprietà della villa, sopra il portone posteriore di accesso è stato impresso lo stemma dei Pindemonte - Rezzonico. Per accedervi è necessario oltrepassare un maestoso portale d’ingresso costituito da un ampio passaggio centrale affiancato da due elementi architravati sostenuti da due pilastri in bugnato; al di sopra due architravi reggono due statue elevate da piedistalli.
La casa padronale si trova al centro mentre ai lati si sviluppano più corpi di fabbrica, in passato case della servitù, barchesse e scuderie. Sul retro si poteva anche ammirare un ampio parco dove trovavano spazio un cimitero per cani e la ghiacciaia.
La villa è un elegante complesso che si impone per maestosità e gusto disposto su tre piani e privo di alcuni elementi della tipica villa di campagna come il portico, la loggia o il frontone. La facciata principale è caratterizzata nella parte centrale, dalla presenza di cinque campate leggermente aggettanti organizzate in due ordini architettonici sovrapposti con sei lesene che sorreggono trabeazioni modanate e sporgenti dove si aprono le finestre. La villa è ulteriormente impreziosita da un cornicione a mensole che corre lungo tutta la sua lunghezza e da un fastigio ornato da sei statue di divinità attribuite a Lorenzo Muttoni che sembra aver scolpito anche le statue del giardino,
Sul retro la villa ha una elegante loggia che si sporge verso il parco, sostenuta da quattro pilastri a sezione quadrata con base e capitelli di semplice fattura con una bella balaustra in pietra nella parte superiore.
L’interno è a pianta veneta con il grande salone centrale da cui si dipartono le altre stanze ed alcuni soffitti in legno a cassettoni dipinti. Bella e maestosa è poi, all’interno, la scala a chiocciola in tufo che permetteva, tramite l’accesso diretto dal salone centrale, la comunicazione tra i tre piani. Impreziosita da una ringhiera lavorata in ferro battuto, ha sulle pareti esterne decorazioni e stucchi. Riccamente decorato è anche il soffitto e le pareti dell’ultimo pianerottolo caratterizzato dalla forma semicircolare.
I piani superiori, invece, hanno perso la loro disposizione originaria visto che l’edifico per un lungo periodo perse la sua destinazione di casa signorile di campagna trasformandosi anche in magazzino per il tabacco. Grazie ad un recente restauro, su villa Pindemonte sono tornate a risplendere la bellezza e l’eleganza che questo luogo merita di avere ed oggi è possibile ammirare soffitti a travi, pavimenti in parquet e parte degli antichi affreschi presenti sulle pareti delle stanze.
 

VILLA GUARIENTI

corte guarientiL’edificio, che si trova poco lontano dal centro abitato della frazione di Tarmassia, fu eretto nel 1574 da Giovan Paolo Guglienzi, come testimonia un’epigrafe sulla facciata, e successivamente ampliato daifratelli Bonaventura e Alessandro; i Guarienti, attuali proprietari, ne entrarono in possesso nel Settecento.
La villa e' un complesso monumentale costituito dal palazzo, dalle case dei contadini, dai rusticali, dalla corte e dal parco, ricco di platani, cedri, ippocastani, abeti e betulle.
La Corte, denominata Vallona, eccezionalmente vasta, separa l'abitazione padronale, con il prolungamento della casa del fattore e di quelle dei contadini, dai rustici. I due corpi si affrontano a grande distanza formando i due lati minori di un rettangolo i cui lati maggiori sono dati da due muri continui; all'estremità' di questi si aprono le porte di comunicazione al parco ed ai campi. In effetti, quella dei Guarienti può essere definita corte solo impropriamente. Ciò perché la proprietà che ad essa afferiva risultò sempre smembrata in piccole laorenzie periferiche e, di conseguenza, non vi troviamo le strutture sussidiarie che caratterizzarono la corte come centro economico e sociale.
Le quattro porte di accesso alla corte sono sormontate da pilastri sormontati da elementi acroteri ali. Le facciate della villa conservano in gran parte l'intonaco rosa cinquecentesco nella quale è posta al primo piano una meridiana elegantemente rifinita con stucchi bianchi. Al di sopra di questa si impone uno stemma gentilizio in stucco. Subito al di fuori della corte è possibile inoltrarsi in uno stupendo parco, ormai ridotto di un terzo rispetto ai dieci campi originali.
Davanti il fronte principale, esisteva un rifugio sotterraneo usato durante la seconda guerra, il cui soffitto crollò qualche decennio fa per il passaggio di un automezzo pesante.
Vi rimangono ancora tracce della vecchia ghiacciaia. Un'altra ghiacciaia si trovava dove ora è casa Mantovani, vicino la strada provinciale, al di sotto di una montagna di terra che, un tempo era ricompresa nel parco.
L'interno del palazzo è costituito da un ampio salone centrale dal quale si accede direttamente alle stanze laterali e, tramite un elegante scala, al primo piano.
 

VILLA PELLEGRINI

isola scala 02In località Pellegrina si trova Villa Pellegrini: una struttura cinquecentesca che al suo interno conserva un ciclo di affreschi raffiguranti i quattro continenti a opera di Paolo Ligozzi, lo stesso autore degli affreschi del chiostro di San Zeno a Verona. La struttura venne ampliata nel XVIII secolo con l'aggiunta di un fronte imponente rivolto verso la città sul quale campeggia lo stemma della casata, una delle più importanti a Verona sin dall'epoca Scaligera.
Anche quella dei Pellegrini come quella dei Guarienti non divenne mai una corte vera e propria in quanto i terreni che da essa dipendevano erano in minima parte condotti in economia. E' certo comunque che i Pellegrini, cui spettava anche il diritto di nominare il parroco locale, controllavano sotto ogni aspetto la vita della frazione. La loro presenza risulta già documentata dal testamento del notaio Giovanni Pellegrini (7 aprile 1326) fattore degli Scaligeri.
Dal 1925 è divenuto monumento nazionale ed oggi, su prenotazione, è visitabile.
 

 

PALAZZO E CORTE DEI CONTI EMILEI

palazzo emilei ridLa corte Emilei è situata alla periferia occidentale del capoluogo, presso il Tartaro e la via che porta al Santuario della Madonna della Bastia. La località, che un tempo si chiamava "Castello", risulta posseduta nel '500 da tali Giovanni e Francesco Leonardi di Isola che la vendettero nel 1526 al veronese Bartolomeo Negrini. Il palazzo padronale fu costruito su progetto dell'architetto L. Trezza, Isolano per parte di madre, che a Isola progettò parecchie opere fra cui l'altare della Madonna del Rosario nell'Abbazia. In seguito all’interruzione dei lavori nel 1820, dovuta probabilmente a problemi economici, la struttura risulta incompleta. Questo “non finito” viene evidenziato dallo stemma gentilizio sorretto da due putti e dalla presenza del sistema portale-balcone. Completa la corte una barchessa a cinque fornici e altri edifici di epoche successive. Attualmente l'edificio è privo della parte sinistra, venuta meno a seguito di un incendio. Oggi all’interno della corte sorge un rinomato agriturismo.

PALAZZO ZENOBIO A SAN GABRIELE

Villa Zenobi isola scala ridGli Zenobi, famiglia di origini trentine, mercanti di berretti e panni, arrivarono ai più alti gradi della
nobiltà veneziana. La prima notizia che segnala la loro presenza a San Gabriele e del 1650. Il Palazzo che fecero erigere al centro del loro fondo nell’isolano, riprende lo schema della tipica villa di campagna di impianto “veneto”. Edificato nel XVII secolo il complesso è ripartito in tre corpi di cui quello centrale leggermente avanzato decorato a bugnato su cui poggiano quattro paraste sormontate da timpano. Accanto sorge un’elegantissima barchessa con archi scanditi da tredici colonne in stile dorico (la cui prima costruzione risale al 1717) ed alcuni annessi rustici, le stalle e, in fondo, vicino alla fossa Zenobia la struttura della ex pila da riso. Si segnala per particolare interesse il camino venezianeggiante della annessa casa della servitù.
 

Villa Ca’ Baldon, Farina Manzoni in località Vò Pindemonte

La villa, si trova nel comune di Isola della Scala in prossimità del confine con il comune di Vigasio ed è inserita in un contesto tipicamente agricolo, conosciuto per la presenza di numerose risaie. Essa risulta quasi completamente isolata se non per la presenza dei pochi edifici di recente costruzione adibiti ad uso agricolo.
Anche se le vicende storiche di tale complesso non sono ben tracciabili, è probabile che la proprietà passò dai conti Nogarola ai conti Violini e fu successivamente frammentata fra tanti piccoli proprietari e infine, solo all’inizio del Novecento, riunificata dai Farina. Secondo il Borelli, comunque, nel 1653 la villa apparteneva a Camilla Nogarola e negli anni successivi, divenuta di proprietà dei figli Giambattista e Giulio, si arricchì di numerosi fondi.
Il corpo principale della villa, cinquecentesco, ha pianta rettangolare, si sviluppa su tre piani con copertura a quattro falde e si impone nello spazio con severa semplicità: risulta chiara la volontà di dare un aspetto nobiliare all’edificio anche se quasi tutti gli elementi architettonici sono privi di decorazione.
La campata centrale è evidenziata dalla presenza di una piccola scalinata in pietra che conduce al piano terra, leggermente rialzato, la cui entrata è segnata da un arco a tutto sesto contornato da una cornice liscia; i pilastri sono arricchiti da dei semplici capitelli mentre il concio in chiave è abbellito da un mascherone anch’esso di semplice fattura. In asse con quello di ingresso si trova, al piano superiore, un altro portale ad arco che riprende i motivi decorativi di quello sottostante, pur essendo delimitato da un architrave modanato tangente superiormente all’arco stesso. Tale apertura consente l’accesso a un poggiolo in ferro battuto sostenuto da mensole, simile a quelle, più ravvicinate, che sostengono il cornicione.
Interessante è notare la presenza di un campanile a vela con campanella, probabilmente utilizzata per segnalare ai dipendenti gli orari di lavoro quando la villa era un fervente e ricco centro agricolo. A testimonianza di ciò si trovano vicino all’edificio un pozzo, tre mulini nonché una chiesetta, che testimonia il carattere di nobiltà dei suoi proprietari.
All’interno, si possono ammirare degli ampi saloni con solai in travi di legno, pavimenti in cotto o in legno e architravi e camini in tufo.
Adiacente alla casa padronale di estende una bella barchessa il cui spazio è definito dall’apertura di grandi archi a tutto sesto sorretti da pilastri a base quadrata che definiscono un vasto e alto spazio porticato. Una semplice fascia orizzontale in rilievo marca il passaggio al piano superiore adibito a granaio. Conclude il prospetto un cornicione modanato.
Particolare è anche l’accesso principale al complesso, caratterizzato da due pilastri a bugnato sovrastati da grani anfore e affiancati da delle decorazioni a volute baroccheggianti.
 

LA TORRE SCALIGERA

PICT0585La storia del comune di Isola della Scala risulta direttamente collegata con quella della torre scaligera che da secoli svetta a guardia dell’antico passaggio tra il territorio veronese dominato dagli Scaligeri e quello Mantovano di cui erano signori i Gonzaga. Di sicuro la torre era parte integrante del famoso Serraglio che difendeva la parte Sud del potentato veronese, ma il nome e la vita di Isola della Scala furono sempre legati alla storia delle acque.[…] Oggi la popolazione di Isola si riconosce nella cosiddetta Torre Scaligera, fatta erigere da Mastino II Della Scala a guardia del Tartaro contro le incursioni mantovane, e lo stesso stemma vede, sulla destra in campo di cielo, tre spighe emergenti dalle acque mentre, sulla sinistra, una scala d’argento in campo rosso.
La Torre a guardia del Tartaro fu eretta prima che la famiglia Della Scala dominasse la zona. La presenza dell’antico castello era già documentata nel 1011; esso venne distrutto dai mantovani nel 1230-1232 e rafforzato da Mastino II (1329-1351) che volle potenziarlo costruendo un avancorpo. La sua presenza costituiva la conclusione del Serraglio che iniziava a Valeggio sul Mincio e proseguiva per 16 km, a protezione dei mantovani. La zona sud del paese rappresentava una barriera naturale costituita dalla natura paludosa del terreno e dalla mancanza di strade che così trasformava in una sicurezza per il possedimento. Oggi quel castello è giunto a noi con una torre mozzata, affiancata da un rivellino munito di due ponti levatoi. L’edificio, nel dettaglio, è formato da due corpi quadrangolari, il più alto diviso all’interno in tanti pianerottoli dove alloggiavano i soldati, mentre l’altro corpo è fornito di un doppio ponte levatoio (un tempo il Tartaro circondava completamente la torre) che permetteva il controllo dell’ingresso occidentale del paese.
I due corpi che formano la torre sono accostati senza nessun innesto e questo probabilmente per permettere una maggiore speditezza nella realizzazione della torre principale alla quale è stato in seguito aggiunto il rivellino. Soltanto il secondo solaio e quello di copertura erano voltati in muratura con soffitto a tutto sesto, mentre l’accesso alla torre avveniva dal cammino di ronda a mezzo di scale retrattili. I merli erano a coda di rondine (ghibellini). Il secondo e l’ultimo piano hanno il soffitto a botte.
L’attuale struttura muraria, in cotto, è stata in gran parte restaurata nel 1839 ed una lapide murata sopra il lato ovest del rivellino, ci ricorda quell’intervento. L’iscrizione recita:
MDCCCXXXIX
HOC COLLABEFACTURO
RENOVATUM COMUNITATIS AERE.
 

LA TORRE SCALIGERA

L’attuale struttura muraria è visitabile anche da persone diversamente abili.

Per ulteriori informazioni telefonare in comune al numero telefonico 045 6631911 – Fax: 045 6630170

 

Corte domenicale Nogarola-Mocenigo 

La corte dominicale Nogarola-Mocenigo si trova nella frazione Tarmassia in contrada Campolongo. Un disegno di Panfilo Piazzola del 1570 mostra la corte di Santo Venier disposta sulle falde del dosso di Campolongo e prospiciente la valle del Menago. Era allora costituita da quattro edifici separati, due dei quali in muratura e due con tetto di paglia, quello più grande era dotato di colombara. Nel 1653 la tenuta era intestata ad Alessandro Nogarola. Nel 1713 viene ceduta al patrizio veneto Alvise Mocenigo IV. Nel 1740 Alvise dichiarava di possedere nelle pertinenze di Campolongo e Tarmassia una possessione di C. 92 e una risaia de C. 157 con pila, casa, tezze e chiesa con giurisdizione d'acqua posta in Campolongo et alla Culà, la qual si lavora in casa. Si ricava Riso Bianco sacchi 117. E' dotata di Oratorio settecentesco dedicato a S. Agata.

Corte Mandello

La località ora chiamata Mandello figura nei documenti tardomedioevali con il nome di Valmercaldo. L'attuale denominazione le venne dai Mandelli, famiglia milanese emigrata a Verona. La presenza di un cav. Andrea Mandello nell'Isolano è attestata nel 1584 quando otteneva dai magistrati veneti il diritto di irrigare 200 campi. Nel 1682 il fondo agrario appare diviso tra i fratelli Andrea e Carlo. Nell'estimo del 1696 la parte di Carlo è affittata ad Antonio Bevilacqua Lazise che ne ha sposato la figlia Claudia e ha comperato anche la possessione prativa di 30 campi del fu Andrea. Nel 1794 il fondo Mandello passava dalle sorelle Antonia e Lodovica Bombarda al Sig. Giulio Nichesola e nella seconda metà dell'800 ai Monga. Attualmente è di proprietà della famiglia Pareto. Nel primo ventennio del '900, quando si diffuse da noi la tabacchicoltura, la corte Mandello divenne un centro consistente di questa coltura agraria. Essa forniva occasione di lavoro a numerosa manodopera, soprattutto femminile. Accanto alla corte è presente un Oratorio dedicato alla Santa Croce.

Corte Rivanello  

La corte dominicale Rivanello si trova lungo la strada che da Isola della Scala porta a Tarmassia. Deveil suo nome alla famiglia Rivanelli la cui presenza nelterritorio comunale era documentata fin dal 1275. Lavera e propria acquisizione della corte è datata versola seconda metà del Seicento, periodo nel quale la famiglia subentrò a Giacomo Piasentin. Un bel disegno del 1679, infatti, ci raffigura corte Rivanello,compresa nella proprietà Rivanelli, prima Piasentin,come un complesso di belle proporzioni delimitatoda una cinta muraria con, all’interno, la casa padronale, due torri colombare e, a lato, l’ampia barchessa. Delle due torri, quella di maggiori dimensioni fu abbattuta qualche decennio fa.L’ingresso è impreziosito da un bel portale in tufoappena sopra il quale si trova la monofora centrale,anch’essa contornata in tufo. Ai lati, poste asimmetricamente, si aprono finestre rettangolari che, alpiano terra, portano contorni bugnati; ovali, invecele aperture del granaio. Sulla superstite torre colombara fa bella mostra di sé una grande meridiana.

Corte Saccovenér

Sorge in località Saccovener nel pieno della fertilecampagna del comune di Isola della Scala, completamente isolata in un contesto tipicamente rurale. Lacasa domenicale fu costruita probabilmente pocoprima della metà del Settecento e secondo fonti storiche fu di proprietà prima dei Pindemonte e poi deiBarziza. Nel 1795 fu eretto l’oratorio dedicato a SanFrancesco di Pala dalla famiglia Rizzini che era divenuta proprietaria del complesso nel 1783. Verso la fine del XIX secolo la corte fu ceduta alla curia vescovile. L’abitazione signorile costituisce il corpo di fabbrica più alto posto al centro di due edifici rusticiaddossati che si sviluppano longitudinalmente. Lacasa padronale, a pianta rettangolare, si sviluppa sutre piani ed è coperta da un tetto a due falde a colmo unico parallelo alla facciata principale. Il prospetto regolare è organizzato in cinque campate:uguali quelle laterali e molto enfatizzata quella centrale caratterizzata dalla presenza del portale d’accesso ad arco a tutto sesto decorato a bugnato e arricchito da capitelli e concio di chiave a voluta; unatrabeazione orizzontale delimita lo sviluppo delladecorazione a bugnato conferendo al portale maggior rigore geometrico e imponenza.
Al primo piano si trova un’altra apertura, in asse conquella sottostante, caratterizzata dalla tamponaturadell’arco e dalla presenza di una balaustra in pietrache ne decora la parte inferiore. Le finestre del piano terra, contornate da una cornice scanalata, sonodelimitate inferiormente da un davanzale con duemensoline e superiormente da una cornice, entrambi modanati; quelle del piano superiore, in asse conle precedenti, mancano di quest’ultimo elemento. Alpiano sottotetto, invece, si aprono delle piccoleaperture rettangolari delimitate da una semplice cornice liscia. Una certa ricercatezza nel trattamento deiparticolari di tale abitazione emerge anche dalla fattura del cornicione costituito da mensole dalla formacurvilinea. Della corte fanno parte anche altri annessi rustici come una bella barchessa, il cui spazio è definito dall’apertura di cinque grandi arcate a tuttosesto, di cui una attualmente tamponata. Il portaleche permette l’accesso alla corte è arricchito, poi,dalla presenza di sculture a mezzo busto in tufo ormai fortemente degradate oltre che da bassorilievisempre in tufo.

 

Villa Schioppo, detta “Corte Torre”

corte schioppo ridSorge nella frazione di Isola della Scala in vicinanzadelle rive del fiume Tartaro. La corte appartenne aiconti Schioppo, i quali diedero il nome alla contrada ovest di tale frazione in cui erano concentrati i loro possedimenti. In realtà la famiglia, che per secoline fu proprietaria, non era di origine nobile ma legrandi fortune accumulate con il commercio le avevano permesso di essere aggregata al Nobile consiglio veronese. I membri degli Schioppo, oltre a ricoprire cariche cittadine, furono inoltre insigniti del titolo di conti palatini dall’autorità papale nel 1776. Il complesso è costituito da più corpi di fabbrica cheportano chiaramente leggibili i segni di numerosemanomissioni. Al centro sorge la casa padronale,d’impianto cinquecentesco, addossate alla quale sisviluppano due case coloniche più basse. Davanti alla villa si apre un ampioe gradevole cortile pavimentato in cotto; sul retro,invece, sono state edificate delle stalle e altri annessiper il ricovero di macchine e attrezzi, necessari perpoter coltivare i 170 campi legati alla corte.Il corpo principale, a pianta rettangolare, ha la formadi un grosso parallelepipedo che si sviluppa su trepiani ed è chiuso superiormente da un tetto a quattro falde. La facciata è percorsa da tre semplici fasceche collegano i davanzali delle finestre dei tre livelli,contribuendo a creare un senso di geometria e di ordine. Le finestre, di fattura semplice, sono contornate da una cornice liscia e dotate di un davanzalesporgente presente, però, solamente in quelle delpiano terra; quelle adiacenti ai portali sono oggi tamponate. Molto più elegante e ricercato appare il portale ad arco d’ingresso, dalle chiare influenze manieristiche. È preceduto da una piccola scalinata, a tregradini in pietra, su cui poggiano i pilastri sorretti dadue basi modanate che presentano una decorazionea bugnato fino a metà della loro altezza, mentre nella restante parte delle scanalature disegnano un motivo geometrico. Anche i due capitelli spiccano volumetricamente all’interno della semplicità della facciata; la ghiera d’arco lavorata presenta concio inchiave a voluta. Sul portale è curiosamente inseritoun piccolo cancello in ferro, alto circa la metà dell’altezza dei pilastri, che probabilmente serviva persbarrare l’accesso ai cavalli. Al di sopra del portaled’ingresso si apre un piccolo poggiolo, sostenuto dadue mensole e arricchito da una splendida ringhierain ferro battuto al quale si accede attraverso un balcone rettangolare. Un ampio cornicione modanatoraccorda la falda della copertura con la parete. Al disopra di questo, sul tetto, tre elementi decorativi aforma di stele, dei quali quelli laterali sono uguali. Illato sinistro del complesso è dominato dalla presenza della bella barchessa di chiara ispirazione rinascimentale. L’edificio è infatti caratterizzato da un ordine architettonico architravato che individua quattrocampate all’interno delle quali si aprono delle arcatea tutto sesto. Sulla facciata emergono cinque pilastri,terminanti con eleganti capitelli, che sostengono unatrabeazione orizzontale lunga quanto tutto il corpodi fabbrica. Questi elementi evidentemente sporgenti creano, così, quattro grandi nicchie rettangolari all’interno delle quali si aprono gli archi. Sull’estremità sinistra della corte sorge la piccola chiesetta dedicata a Santa Margherita, affiancata dal campanile, fatta costruire da Giuseppe Schioppo nella seconda metà del XVI secolo. Diispirazione rinascimentale la facciata è decorata conquattro lesene lisce leggermente sporgenti, con basee capitelli. Questi sorreggono una semplice trabeazione al di sopra della quale si sviluppa un frontonetriangolare. Il portale di accesso all’oratorio è invecerettangolare come la finestra soprastante, entrambisottolineate da una cornice scanalata. Il campanileadiacente evidenzia delle influenze seicentesche.
La corte Schioppo si trova ad occidente del capoluogo, non lontano dalla Torre Scaligera. La famiglia Schioppo che la possedette per secoli era di origine veronese. La casa dominicale, che era originariamente della famiglia Radici, è del '500. L'adiacente Oratorio dedicato a S. Margherita venne costruito nella seconda metà del '600.
 

Corte Padovani

Il complesso è costituito dalla casa padronale con ali sui lati, e da altre abitazioni un tempo utilizzate come case per lavoranti e massaro e, sul lato destro, la barchessa; fa parte del complesso anche un oratorio.

Corte Padovani rid isolaLa famiglia Padovani figura tra le prime di Isola della Scala che inoltrarono delle suppliche ai magistrati veneti sopra i beni inculti per ottenere acque per le risaie. Antonio Padovani chiedeva, infatti, il 27 maggio 1583, di usare colaticce per far a risaia 25 campi.
Della casa dominicale, caratterizzata da un porticato a quattro luci con eleganti colonne in marmo Rosso di Verona, non è nota la data di costruzione, ma la si può collocare nella prima metà del XV secolo. L’intero complesso, situato a Nord dell’abitato di Isola della Scala, non si discosta di molto dalla struttura originale documentata già nel Cinquecento in alcune mappe.
La casa padronale è caratterizzata ai lati da vistosi contrafforti mentre al centro ha, come peculiarità, un lungo loggiato all’interno del quale si aprono le due porte d’ingresso dai aggraziati contorni in tufo. Veramente particolare la grande lodia, loggia a quattro fornici che si propone come una delle architetture quattrocentesche più interessanti e significative della zona.
Gli elementi in pietra e le eleganti colonne, a calice con figure di foglie d’acqua stilizzate, e la facciata, in origine dipinta ad affresco, come risulta da alcuni strati rimasti, danno l’idea della bellezza e armoniosità di questa dimora. Belle pure le due panche rette da mensole grifate e i due portali in tufo. Sei le finestre al piano superiore e quattro le aperture nel piano riservato al granaio. Ai lati altre abitazioni di sicura origine cinquecentesca un tempo utilizzate come case per lavoranti e massaro e, sul lato destro, la barchessa a nove luci con arcate sorrette da possenti colonne realizzata probabilmente dopo il Settecento e modificata in epoche successive.
All’interno del complesso edilizio si trova un oratorio eretto nel 1715 e dedicato all’Immacolata. La facciata è caratterizzata da un bel portale d’ingresso contornato in tufo: lateralmente due paraste completano la facciata a capanna. L’interno è abbellito da un altare settecentesco in marmo con una statua dell’Immacolata concezione mentre, ai lati, altre due nicchie ospitano altre due statue di santi.
 

Corte rurale “Ospedale della Bastia”

corte Bastia ridComplesso a "L" costituito da torre colombara riadattata, corpo padronale e annessi rustici posti in questo modo: adiacente alla torre si sviluppa un altro corpo di fabbrica di due piani, più basso quindi di tutti gli altri che sono a tre piani. A questo corpo di fabbrica ne succedono altri tre dei quali l'ultimo, recentemente ristrutturato, ha assunto la funzione di stalla e di granaio e avanza verso l'aia interrompendo la continuità longitudinale

Il complesso sorge nelle vicinanze del fiume di risorgiva Piganzo e il ben più importante fiume Tartaro, che scorrono in senso longitudinale nel comune di Isola della Scala. Purtroppo non è stato possibile reperire informazioni storiche di tale complesso che nel passato è stato un ospedale, come ricorda la denominazione con cui ancor oggi è conosciuto ed indicato. Il cambio di destinazione ne ha sicuramente mutato l’assetto originario visto che è divenuto un centro di produzione agricola con la trasformazione dei diversi corpi di fabbrica in abitazione e annessi rustici costruiti in tempi diversi, il quale mostra, inoltre, segni di interventi sia passati sia più recenti che rendono ancora più difficile la comprensione delle forme originali. Tra i corpi di fabbrica della corte spicca, all’estremità sinistra, quella che in passato doveva essere stata una torre colombara edificata a pianta quasi quadra con tetto a padiglione e ornata, quasi sulla sommità, da una cornice sporgente decorata con un motivo a dentelli. Pochi gradini conducono a un portale rettangolare la cui semplicità caratterizza anche le aperture ai lati superiori; una per ogni fronte.
Adiacente alla torre si sviluppa un altro corpo di fabbrica di due piani, più basso quindi di tutti gli altri che sono a tre piani. Nella facciata è possibile scorgere la cornice di quello che doveva essere il portale d’ingresso forse dell’antico ospedale, visto che presenta un’elegante fattura non comune alle altre parti del complesso. Infatti i pilastri presentano decorazione a bugnato che si interrompe a livello dei conci d’imposta dell’arco, dove si impongono due semplici capitelli. La ghiera dell’arco evidenzia, ancora, un bugnato con un mascherone decorativo in chiave di volta. Anche in questo caso l’accesso è permesso da pochi gradini che conducono al piano leggermente rialzato. L’estrema semplicità degli elementi architettonici è confermata anche nel trattamento dell’appoggio della falda in sommità del muro con un cornicione a tre gradini. A questo corpo di fabbrica ne succedono altri tre dei quali l’ultimo, recentemente ristrutturato, ha assunto la funzione di stalla e di granaio e avanza verso l’aia interrompendo la continuità longitudinale. Dal prospetto posteriore si possono ancora notare, tra i tanti segni di rimaneggiamenti, i resti di un elegante cornicione decorato, sostenuto da mensoline e molto sporgente, probabilmente originario.
 

Corte Casalbergo

corte Casalbergo ridIl complesso è composto da edifici disposti attorno a due corti: la corte vecchia a est, e quella nuova a ovest, al centro la massiccia torre colombara. La corte vecchia ricalca lo schema quattro-cinquecentesco della corte rustica a due piani con portico mentre la corte nuova segue lo schema della corte chiusa tipica del periodo sei-settecentesco, formando un recinto di costruzioni attorno all'aia. Più recenti gli essiccatoi e i laboratori per la lavorazione del tabacco.

Tra le vecchie corti, quella di Casalbergo, legata alla nobile famiglia veronese dei Peccana, era di sicuro tra le più importanti. La presenza dei Peccana è documentata in alcuni contratti livellari di terre della parrocchia risalenti al 1449. Nel 1837 i Peccana vendettero il fondo al principe Giuseppe Giovanelli che ne affidò la conduzione a Francesco Poggi, il quale ne divenne proprietario. Oggi buona parte di questo complesso è andata perduta, comunque è composto da edifici disposti attorno a due corti: la corte vecchia a Est, e quella nuova a Ovest: al centro si trova la massiccia torre colombara del XV secolo. Una delle caratteristiche è il lungo portico con, al piano superiore, le stanze abitate. La corte vecchia ricalca lo schema quattro-cinquecentesco della corte rustica a due piani con portico mentre la corte nuova segue lo schema della corte chiusa tipica del periodo sei-settecentesco, formando un recinto di costruzioni attorno all’aia.
L’oratorio dedicato a Sant’Antonio da Padova, costruito nel 1658 da Alvise Peccana, è stato sottoposto a un recente e riuscito restauro.
 

Corte Palazzina

Corte Palazzina rid isolaCostruita nel 1584 dalla famiglia Magnini, corte Palazzina risulta una delle corti più importanti del territorio. Nel corso dei secoli la corte dovette subire notevoli trasformazioni anche se la composizione dell’intero complesso risulta ancora oggi ben chiara e netta come un tempo. Sono del tutto scomparse la pila e la barchessa con torrione centrale utilizzata come colombara che sorgeva sul lato ovest della corte. Oggi il palazzo e gli annessi rustici con i due portici, la cappella e sul lato opposto le stalle si distendono secondo un impianto lineare diverso rispetto a quello cinquecentesco.
Una mappa, realizzata da Paolo Belgrado nel 1608 e arrivata in copia ottocentesca, delinea corte Palazzina con un’ampia barchessa porticata ad Ovest mentre la casa rimaneva a Nord. Il palazzo risulta molto simile all’attuale con la breve gradinata d’ingresso e un ampio giardino con viali sul retro. Un altro disegno del 1612 mostra la barchessa ancora diversa e composta da otto arcate; oltre alla torre è presente la pila da riso che delimitava, ad Est, l’estensione della corte.
Attualmente il complesso di corte Palazzina è caratterizzato dalla dimora padronale, rimasta quasi intatta nelle sue forme tardo cinquecentesche e suddivisa in tre piani l’ultimo dei quali utilizzato come granaio. Un bel portale in tufo permette l’accesso alla villa mentre il piano superiore è caratterizzato dalla presenza di un balcone privo di particolari di rilievo. Ai lati della casa, le due barchesse, disposte simmetricamente rispetto alla dimora, sono caratterizzate dalla serie di pilastri con capitello tuscanico che sorreggono archi ora in parte tamponati. La barchessa di destra collega la villa alla cappella dedicata a Sant’Anna.
L’oratorio, scandito in facciata da quattro paraste, fu fatto erigere dai conti Giuliari subentrati ai Magnini nella proprietà e si trova accanto al palazzo cinquecentesco.
Tutta la zona è il tipico paesaggio della valle veronese ed è circondato dalle risaie dove volteggiano falchetti, garzette, aironi e altri uccelli acquatici. Oggi restaurata è sede di un rinomato agriturismo da usufruire per soggiorno e ristorazione.
 

MUSEO ARCHEOLOGICO DI ISOLA DELLA SCALA

Il Museo Archeologico di Isola della Scala sorse nel 1978 quando la Soprintendenza autorizzò la conservazione e l’esposizione in loco dei materiali preistorici rinvenuti nel territorio comunale di Isola della Scala e in quello dei comuni vicini, soprattutto in occasione dell’aratura di territori agricoli, di spianamenti di dossi, di altri interventi intesi a modificare la conformazione del suolo.
decorazioni e armi delletà del bronzodecorazioni e armi dell'età del bronzoLa maggior parte dei reperti, esposti in un’unica grande sala, risalgono all’Età del Bronzo (dal XVI al X sec. a.C.), ma sono rappresentate anche l’Età del ferro e l’Età romana.
Età del Bronzo. I materiali dell’Età del Bronzo, fase media (XVI-XIV sec.), fase recente (XIII sec.) e fase finale (XII-X sec.) provengono dagli insediamenti di Isola della Scala (loc. Mulino Giarella), Pellegrina, Tarmassia (loc. Pralongo), Trevenzuolo (loc. Castello), Nogarole Rocca (loc. Corte Vivaro), Erbè (loc. Tremolina), Isola Alta (loc. Mulino di Brugnolo). Tutte queste località si trovano ai margini delle depressioni entro cui scorrono il Tartaro, il Tione e altri corsi d’acqua minori che, all’epoca non regimentati, si espandevano liberamente dando origine ad acquitrini e paludi. Lungo il loro corso si ebbe, nell’arco di tempo compreso tra il II e il I millennio avanti Cristo, una capillare diffusione di insediamenti abitativi, dei quali pochi sono stati oggetto di scavi regolari. Fra i reperti esposti si distinguono alcune eleganti ciotole carenate, con parte lucidata in nero, ansa cornuta e decorazione a solcature sotto l’orlo, due brassards (elementi tipici dell’equipaggiamento degli arcieri) e altri oggetti ornamentali ricavati dalla lavorazione di corno, numerosi esemplari di vasetti giocattolo e un frammento di statuetta in terracotta raffigurante un bovide. La lavorazione della pietra è documentata da asce in pietra verde, punte di freccia, raschiatoi, elementi di falcetto e da una lama di pugnale in selce a lavorazione bifacciale. La produzione dei metalli è rappresentata da spilloni, scalpelli, un’ascia e altri oggetti a fusione, in bronzo. L’occasionalità dei rinvenimenti rende però impossibile una ricostruzione circostanziata circa le pratiche abitative, le forme di organizzazione sociale, le credenze spirituali e gli altri aspetti che caratterizzavano queste popolazioni, per cui, in attesa che appropriate campagne di scavo possano apportare ulteriori contributi conoscitivi, è possibile far congetture avvalendosi quasi esclusivamente di criteri d’analogia.
Età del Ferro. Le testimonianze archeologiche di questo periodo risultano rare, se confrontate con il rilevante numero di quelle dell’Età del Bronzo, e sono ubicate sui dossi sabbiosi che costeggiano le depressioni vallive dei maggiori corsi d’acqua. Le aree interessanti sono sostanzialmente due: quella di Palazzina e quella attigua di Castion di Erbè. Dalla necropoli di Palazzina provengono frammenti di situle zonate, di coppe ad alto gambo, di grossi vasi, tutti in materiale fittile, attribuibili al VI-V sec. a.C. I reperti rinvenuti nell’abitato di Castion, ove la Soprintendenza ha condotto una regolare campagna di scavo nel 1972, sono conservati a Padova.
Età Romana. La maggior parte dei reperti di epoca romana provengono dalla torbiera San Carlo di Pellegrina e vennero alla luce in occasione dei lavori di scavo effettuati nel 1989. In un successivo intervento di esplorazione subacquea si scoprì l’esistenza di una necropoli databile al I secolo d.C.: furono rinvenuti patere, olpi, lucernette, unguentari e altri manufatti sempre di raffinata esecuzione. I corredi funerari erano collocati, a volte, entro anfore con il collo mozzo, entro cassette fatte con tegole, o direttamente sul terreno. Da altre località provengono materiali vari come tessere musive, elementi di pavimento in cotto, pluviali, resti di macine, mattoni sesquipedali, puntali di frecce in ferro e altre testimonianze di presenze isolate. In generale l’epoca romana a Isola della Scala rimane ancora poco documentata, anche se è noto che qui passava la via consolare Claudio Augusta Padana di cui si conserva il miliare dell’imperatore Massenzio ritrovato a nord del capoluogo in località Falceri. 
 
  Via Roma n. 35, Tel. 045 7302553. Ingresso libero.   

Il Museo è aperto per la prima domenica del mese dalle 15 alle 18 in inverno e dalle 16 alle 19 in estate.

Il museo è accessibile a persone diversamente abili.