Chiese, oratori e pievi

LA PARROCCHIALE

parrocchiale ridUno degli edifici più belli e significativi di Isola della Scala, è senza dubbio la chiesa parrocchiale. E’ posta nel cuore pulsante di questo centro vivo e molto attivo della pianura veronese ed affonda le sue origini in tempi molto lontani. Infatti il documento più antico che parla della pieve, risale al 20 luglio 1011. Nella bolla del 1145 di Papa Eugenio III, tra le pievi alla dipendenze del Vescovo di Verona è nominata la Pieve di Isola della Scala “plebem Azanenis”. Dedicata ai SS. Stefano e Giacomo, venne riedificata nel 1578 su progetto di Bernardino Brugnoli, nipote di Michele Sanmicheli. Essa fu eretta in sostituzione di un'antica Chiesa, intitolata a Santo Stefano di dimensioni modeste e della quale rimangono il Battistero ottogonale in marmo del 1412 ed alcuni pregevoli dipinti, tra i quali una tela di Nicolò Giolfino (1476-1555). Poco si sa della chiesa precedente a questa e le uniche informazioni provengono dalle visite pastorali che, dalla metà del 1500 in poi si tennero con una certa costanza. Da esse scopriamo così che la chiesa disponeva di undici altari e che fosse larga come l’attuale anche se leggermente più corta. Curioso inoltre la diversa disposizione del sacro edificio, in origine con la facciata volta ad occidente e l’altar maggiore ad oriente; voltata quindi rispetto all’attuale.
Il luogo di culto tuttavia, risultava vecchio e pericolante già nel 1500 e lo stesso vescovo sollecitò ad intervenire per metterla in sicurezza; la chiesa era priva di fondamenta e le capriate pericolanti e il pericolo era tale che ordinò la sospensione delle funzioni religiose. Il limite era stato superato ed era quindi indispensabile costruire una nuova chiesa. I lavori iniziarono nel 1578 proprio in occasione della festa di San Marco e la prima pietra fu murata nel fondamento dell’altar maggiore. Ala sua costruzione collaborarono tutti, dalla parrocchia ai parrocchiani fino al comune e, a riprova di ciò, al suo interno sono conservati vari stemmi del comune che testimoniano questo intervento diretto. I problemi e le difficoltà, prima tra tutte la scarsità di fondi nonostante l’intervento congiunto di comune e chiesa, allungarono di molto i tempi e solo il 25 luglio del 1619 la chiesa venne consacrata.
Per la sua costruzione vennero impiegati vari materiali dell'antica chiesa ed esso fu allungato con la realizzazione di due altari laterali: quello della Madonna e quello del Crocifisso.
Agli inizi del 1800 si intervenne sul soffitto con l’inserimento di vari riquadri ed ornamenti pittorici mentre recentemente, siamo nel 1969, altri lavori portarono alla rimozione della ristrutturazione di inizio ‘800 per dare evidenza alle 14 capriate presenti in chiesa.
L'attuale edificio, realizzato interamente in cotto, è ad un'unica navata, all’esterno è caratterizzato da una facciata armoniosa con timpano al cui centro spicca un rosone mentre più sotto una trifora centrale vetrata con raffigurato il Martirio di Santo Stefano. Quattro lesene, due più grandi e due più piccole poste nella zona esterna della facciata, contribuiscono a valorizzare l’esterno del luogo di culto grazia anche alla lunetta dipinta entro il timpano che sovrasta il portale d’ingresso alla chiesa, e che raffigura Santo Stefano, opera di G. Bevilacqua (1871-1968)
Entrando colpisce l’imponenza del luogo di culto e le pareti lungo le quali trovano posto otto altari.
altare ridAl centro l’altare maggiore che era anticamente in legno è stato rifatto in marmo nel 1717. A fare da cornice all’altare, lungo le pareti del coro, troviamo tre tele, attribuite a Felice Brusasorci (1539-1605), rappresentanti il processo, il martirio e la sepoltura di S. Stefano a cui è intitolata la chiesa.
Gli altari disposti lungo le pareti invece sono, entrando a sinistra, il primo intitolato a San Lorenzo con il battistero ottagonale del '400 e la cinquecentesca tela attribuita al Giolfino (1475-1555). Più avanti è visibile quello chiamato “del Comune”; è in legno dorato (sec. XVI) e conserva ben 232 reliquie, il suo nome deriva dal fatto che la sua manutenzione è proprio a carico del comune di Isola della Scala. Nella nicchia, ove un tempo c'era la statua della Madonna in trono, è stata collocata la statua, in pietra viva, di Santo Stefano (sec. XV).
Poco oltre si trova l'altare di San Giuseppe con una pala rappresentante la Sacra Famiglia, del pittore Sante Prunati (sec. XVIII). Nella crociera o transetto, spicca il grande altare della Madonna in Trono o Madonna con Bambino, un tempo dedicato al Sacro Cuore. E’ una scultura lignea della fine del 1400 stilisticamente vicina alla scuola di Antonio Giolfino che operò molto in provincia (vedi S.Pietro di Morubio e Pressana ad esempio). La Madonna, in posizione di preghiera ha, appisolato sulle gambe, il piccolo Gesù leggermente sollevato dalla veste della madre che scende verso terra con delicatezza grazie ad un sapiente panneggio del vestito. L'opera ha subito, nel corso dei secoli dei rimaneggiamenti ma, nonostante questo, la qualità e l'eleganza dell'opera rimangono ancora oggi inalterati. Un altro altare altrettanto notevole è quello del Crocifisso che si trova sul lato opposto con un Crocifisso in legno del '500, ed un paliotto che contiene un bassorilievo in marmo raffigurante la Carità. Sulla destra, invece il primo altare è dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, patrona dei mugnai; venne costruito nel 1713, la pala rappresenta la Madonna del Carmine con santi. A seguire l'altare di San Luigi ed infine quello di San Carlo con la statua di Sant’Antonio da Padova.
Dopo essere stata consacrata il 25 luglio 1619, la chiesa grazie ad un intervento di restauro del 1968 fu restituita nella sua architettura antica mentre il 25 luglio del 1968 vide l’altare maggiore consacrato ed infine, nel 1997 si registra l’ultimo restauro con la ricostruzione della scala antistante l’oratorio parrocchiale del 1500 attiguo alla Chiesa Abbaziale.
 

Statua della Madonna col Bambino

Nella parrocchiale di Isola si conserva, all’interno dell’altare del Rosario, un’interessante “Madonna col Bambino”, una scultura lignea della fine del 1400 stilisticamente vicina alla scuola di Antonio Giolfino che operò molto in provincia (S. Pietro di Morubio e Pressana). Secondo gli studiosi queste immagini di Maria, a seguito di una fede devozionale molto diffusa sul territorio, furono fatte in numero rilevante e, anche se provenienti da botteghe diverse, la produzione delle stesse, realizzate stilisticamente in modo omogeneo, fanno pensare proprio ad una produzione considerevole legata ad artisti ed intagliatori di grande valore dove Giolfino o Giovanni Zebellana, rappresentano alcuni degli esponenti più significativi in questo variegato panorama di autori per la maggior parte sconosciuti.
La Madonna, seduta su un trono con baldacchino in posizione di preghiera ha, appisolato sulle gambe, il piccolo Gesù leggermente sollevato dalla veste della madre che scende verso terra con delicatezza grazie ad un sapiente panneggio del vestito. L’opera ha subito, nel corso dei secoli, dei rimaneggiamenti ma, nonostante questo, la qualità e l’eleganza dell’opera rimangono ancora oggi inalterati.
 

CHIESA DELLA BASTIA

madonna della bastia ridQuesto santuario, denominato “La Bastia”, è un edificio romanico con epigrafe del 1126, sorto ai margini della valle del Tartaro, posto su di un rialzo ai margini della depressione valliva del Tartaro, isolato fra il verde delle colture. Secondo la tradizione, è la prima chiesa parrocchiale di Isola della Scala e la sua facciata è a capanna, intervallata da corsi di blocchi di tufo e da filari di mattoni. Il portale, forse proveniente dall'officina dei Pantei, fu installato nel XVI secolo eliminando il protiro pensile di cui si scorgono ancora le tracce. L'interno è adornato da affreschi parietali, ex voto dei secoli XIV-XV. Conserva ancora una Madonna in terracotta e un trittico del Quattrocento.
Il nome della chiesa è certamente da mettersi in relazione con l'esistenza di una “bastita”, cioè un riparo difensivo per le popolazioni rurali, eretto nel ‘400 e presto caduto in disuso. Il santuario è un edificio ad aula unica, di piccole dimensioni, con una facciata a capanna ed un abside semi-circolare inglobato entro murature rettilinee all'esterno.
I lati degli spioventi sono adornati da una serie di archetti pensili che si interrompono ad una tratto contro due frammenti di tufo scolpiti. La parte anteriore della chiesa ha una porta rinascimentale sormontata da un occhio in cotto ed affiancata da due finestre barocche.
Nella facciata sono ben visibili file di mattoni grossi alternati a file di mattoni piccoli. Il fianco meridionale è stato costruito con ciottoli posizionati a spina di pesce, alternati irregolarmente a file di tufo e di mattoni; una tecnica di edificazione simile si trova anche nella chiesa inferiore di San Fermo a Verona. Il lato orientale, invece, presenta un'esecuzione più raffinata.
All’interno l'altare è in legno scolpito e dorato, è del XVI secolo e conteneva, entro tre nicchie, una statua lignea della Madonna affiancata da quelle dei Santi Simone e Giuda; tutte e tre trafugate. La statua in terracotta della Madonna, presente ora nell'altare centrale, era, prima del furto, collocata nell'altare di sinistra. L'altare di destra, invece, è arricchito da una pala con i Santi Gerolamo, Lorenzo e Carlo Borromeo.
 

Ex Chiesa di Santa Maria Maddalena

chiesa s.maria maddalena ridA Isola Della Scala si trova la testimonianza di un ampio complesso monastico che per secoli fu un importante punto di riferimento per la comunità locale alla quale, dopo un periodo di abbandono, è stato recentemente restituito in tutto il suo splendore. Fondato nel 1511 dai Frati Minori Osservanti, detti comunemente Zoccolanti, il convento fu eretto su di un sito precedente costruito per curare gli infermi ed accogliere i pellegrini che in questi luoghi transitavano con una certa frequenza. Dell’importanza di questo cinquecentesco complesso monastico si ha prova in momenti successivi, in particolare tra la seconda metà del 1500 e i primi anni del secolo successivo: in esso veniva celebrato il capitolo provinciale di Sant’Antonio per l’elezione del Ministro Provinciale (1565,1592 e 1618).
Adiacente al convento si trova la chiesa s tre navate intitolata a Santa Maria Maddalena.
Qualche storico ha ipotizzato, per il luogo di culto, una datazione anteriore ma la conferma dell’erezione della chiesa agli inizi del 1500 si ha in occasione di una visita pastorale del 1553 allorquando si annota che i frati di San Bernardino hanno ora un monastero e una chiesa.
L’interno del luogo di culto era ripartito in tre navate divise da archi-diaframma sostenuti da massicci pilastri. Lungo le pareti e sotto le capriate che formano la copertura della chiesa, preziosi affreschi del XVI e XVII secolo. Interessante è un bel fregio con motivi a grottesca, cadenzato da riquadri con figure di Santi, che correva tutto attorno alla navata centrale attribuibile alla scuola del Morone. Di Domenico Morone è pure una preziosa lunetta affrescata con disegno rinascimentale, nel portale di Santa Maria Maddalena, e la pala dell’altare maggiore raffigurante la Beata Vergine tra quattro Santi francescani. Da osservare come tutti gli altari fossero abbelliti da opere d’arte che gli storici dichiararono essere stati di grande valore: due tele del Vasari, una della scuola de Brusasorzi e altre di Bernardi e Gobbini. La chiesa era poi impreziosita da pale che ne abbellivano l’interno oggi presenti nel Museo di Castelvecchio.
Le prime trasformazioni nella chiesa vengono apportate nel 1648 forse per l’aumentare dei monaci presenti: venne ampliato il coro e, nel 1653, fu aggiunta la cappella di Sant’Antonio, abbellita da preziosi affreschi simili ai precedenti. Il popolo e anche i nobili, molto attaccati al convento e alla chiesa di Santa Maria Maddalena, dimostravano il loro affetto con cospicue elargizioni. Tale situazione fu bruscamente interrotta agli inizi del 1800 con la soppressione, da parte di Napoleone, del convento e il trasferimento dei monaci prima a San Bernardino, poi a Verona e quindi a Ostiglia. Nel 1810 convento, chiesa e beni passarono al demanio e solo nel 1825 si riuscì a far riaprire al culto la chiesa, intitolandola a Sant’Antonio. Fu questo un periodo poco felice per l’intero complesso monastico. Infatti vennero apportate tante modifiche che lo cambiarono radicalmente: vennero abbattute le due navate laterali creando un’aula unica così che, dell’originaria chiesa tripartita, non rimaneva che la facciata; nel 1936, per dare un nuovo accesso al cimitero, venne abbattuta l’ala destra della facciata. Già verso la fine del 1800 gli arredi erano stati venduti compresi gli altari, i pavimenti e altre parti lapidee. Il convento divenne rifugio di truppe, deposito di materiali, ricovero di automezzi. Recentemente la chiesa è stata recuperata e restaurata e oggi la navata centrale viene utilizzata come sala polifunzionale, mentre altre iniziative hanno come sede la cappella di Sant’Antonio.
 

Chiesetta della Madonna della Formiga

madonna della formiga ridLa chiesetta della Madonna al ponte della Formiga, sulla sinistra del canale Piganzo, fu fatta costruire dall’Abate Bongiovannni nel 1687 per il 20° anniversario della sua entrata a parroco di Isola. Sulla porta d’entrata della chiesa, sotto lo stemma dei nobili Dongiovanni, affiancato dalle insegne abbaziali si legge: “D.O.M Hanc. Deip. Virg. Aedem propris ed piorum expensis erectam Hieron. Bonioannes Nob. Ver. Abb. Et Insul Scal. Arch. Dicavit Anno D.ni MDCLXXXVII”; (questo oratorio, eretto a spese proprie dei devoti, fu consascrato alla Vergine Madre di Dio dal nobile Gerolamo Bongiovanni, arciprete di Isola della Scala nell’anno 1687).
All’interno le pareti presentano un ciclo di dipinti mariani ormai cancellati dall’umidità e, sopra l’altare, è affrescata un’immagine della Madonna con Bambino. Nel pavimento vi è una lunga epigrafe tombale; un’altra collocata sull’altare, dono del sacerdote G. B. Monga recita: D.O.M Deiparae Rev.us Jo. Bapta Monga aere proprio erexit Sept. Idus Sept. NMCCI”. (A Dio Ottimo Massimo e alla Madre di Dio il reverendo Giovan Battista Monga, a proprie spese eresse il 7 settembre 1701).
Il Monga lasciò alla chiesa anche 300 ducati perché fosse offerta per sé e per i suoi una messa quotidiana con relative preghiere di suffragio. La chiesa si trova vicino al centro in Via Marconi.
 

Oratorio di San Michele

Oratorio San Michele isola scala ridL’oratorio di San Michele, che si trova in località San Gabriele, venne costruito nel 1583 e nel 1687 tale Isabella della contrada di San Paolo di Verona, lo dotava di terreni per un valore di 800 ducati circa che fornivano una rendita di 40 ducati annui. Chiesa e beni passarono poi ai conti Zenobio che vi rimasero fino al 1805 quando Alvise Zenobio vendeva l’intero fondo di San Gabriele e la pila di Passolongo a Bortolamio Giuliari, il quale, a sua volta, lo passava nel 1817 alla famiglia Alberini. Attorno al 1930 la chiesa veniva ceduta dai signori Donzellini alla parrocchia. La campana è custodita all’interno della chiesa e porta la data 1742. La pala dell’altare è opera del veronese Giovan Battista Levi ed è datata 1599.