Ville, Palazzi e corti

CORTE VERITA’ FINATO E LA COLTURA DEL RISO

DSCF4987L’imponente edificio che porta il nome di Villa Verità, Malaspina, Finato-Martinati, è un grande complesso che ancora oggi conserva la sua caratteristica originaria di estesa abitazione rurale destinata alla gestione di una grande proprietà terriera che, in passato, era destinata alla coltivazione del riso e che, dopo un suo progressivo abbandono per altre colture, ne sta recuperando la coltivazione. L’intero complesso è costituito da un’elegante torre colombara, da una dimora signorile e da una barchessa che si affaccia su di una grande aia dove, in passato, centinaia di persone si affannavano nei lavori agricoli mentre un giardino antistante alla nobile dimora, era stato disegnato da vialetti in bosso.
L’imponente barchessa, che si sviluppa sul lato Nord-Est dell’intero complesso, è caratterizzata da sette grandi arcate a tutto sesto abbellite da pilastri e lesene in cotto.
La famiglia dei Verità Falsorigo era proprietaria nel territorio di Concamarise di un’estesa area con molti campi, edifici dominicali e annessi. Di essa si hanno notizie già dal XV secolo e la proprietà sulla quale è stata costruita la villa è possibile vederla in alcuni bei disegni eseguiti sia nel Seicento che nel Settecento. Nel 1589 i nobili Verità Falsorigo risultavano proprietari di terra e corte poco lontano dalla vecchia chiesa parrocchiale, possedimenti che vennero ampliati nel secolo successivo. L’estesa proprietà venne però divisa nel 1758 quando ai vari figli della famiglia toccarono le terre e la casa. Ad Anna Maria, sposatasi con Francesco Malaspina, spettò proprio la casa del gastaldo oltre a varie terre. Successivamente a tale passaggio di proprietà, la villa venne ampliata ed abbellita apportandovi sia aggiunte aventi carattere funzionale ed estetico, sia elementi necessari per l’attività economica principale legata alla coltivazione del riso. Ecco quindi, proprio nel Settecento, prendere forma la grande barchessa e l’elegante cella campanaria sorretta da volute laterali e posta al centro della casa padronale, mentre la torre, oggi completamente rivestita di edera, venne innalzata nella seconda metà dell’Ottocento. Nel 1813, Francesco Malaspina utilizzava l'immobile per uso proprio mentre, 36 anni dopo, il figlio Gabriele aveva fatto declassare l'edificio a casa colonica con una tenuta di 229 campi. Fu verso la fine del 1800 e precisamente nel 1881, che la proprietà passò dai Malaspina ai Finato.
Ritornando all’edificio, all’esterno si notano alcuni decori aggiunti sulla facciata eseguiti all'inizio del Novecento e che, comunque, richiamano elementi decorativi di gusto ottocentesco come la torre con stemmi e merli ghibellini, che si trovano a Sud-Ovest. All'interno la villa conserva ancora oggi il proprio impianto originario.
La grande corte nei secoli passati viveva per il febbrile lavoro dei dipendenti i quali erano impegnati nelle due attività più remunerative che all'epoca si facevano nelle grandi proprietà di Concamarise, cioè nelle tenute Finato, Parodi, Malaspina e Bresciani: quella del riso e quella del tabacco. Buona parte del paese, infatti, gravitava attorno a queste residenze e la chiesa di San Lorenzo era al centro del paese e si ergeva tra le proprietà prima richiamate. In diversi documenti antichi, vengono ricordate queste importanti attività e, in occasione delle varie richieste di ampliamento delle dimore presenti a Concamarise, si legge, ad esempio, che accanto all'aia utilizzata per “battervi risi e grani” si chiedeva l'innalzamento di una barchessa. Siamo nel 1668 e grazie ai lavori di bonifica delle terre e di approvvigionamento dell’acqua nei campi, il lavoro continuò ad aumentare progressivamente e le stesse proprietà andarono ad adeguarsi alle esigenze dei campi. D’altronde questa era una terra fertile ed avocata a tale tipo di attività; l’acqua infatti non mancava e, poco lontano dalle tenute scorreva un corso d'acqua, la Sanuda, indispensabile per buona parte dell’attività risicola. Molti sono stati gli interventi su questa corte tra le più belle e caratteristiche di Concamarise. Racchiusa da una cinta muraria, è l’esempio di una graduale trasformazione avvenuta nei secoli che hanno visto la villa diventare una splendida dimora con elementi di gusto romanico voluti dalla famiglia Montanari proprietaria nell’Ottocento della proprietà. A ricordare le origini antiche della Corte, vi è pure un bel disegno di Francesco Cuman realizzato nel 1681 dove la corte risultava recintata da mura e divisa all’interno in tre spazi: giardino, corte al centro su due fabbricati e altro edificio ad Ovest. Un disegno successivo, realizzato oltre la metà del 1700, consente non solo di vedere la dislocazione degli edifici ma anche la destinazione dei vari luoghi e dei numerosi fabbricati che facevano parte dell’intero complesso.
 

CORTE DOMINICALE TRIVELLI POMPEI 

trivelli ridSorge vicino alla vecchia chiesa di Concamarise. L’edificio è formato dalla casa padronale e da una lunga barchessa che termina a ridosso della torre colombara con le sue imponenti merlature ghibelline. La famiglia Trivelli si era insediata come possidente in Concamarise sin dal 1589 e nel 1653 viene rappresentata da un suo esponente, Antonio, che dichiara di possedere, tra gli altri beni, “in villa di Concamarise una possessione con casa da Patron e da Lavorente di campi 60 circa in arativi con vigne 30…”.
Nel 1667, da una mappa eseguita dal perito Francesco Alberti, la corte appariva costituita da una successione continua di edifici rustici disposti in modo da formare un quadrato, dal cui lato orientale si staccava la fabbrica signorile, mentre dall’angolo nord-orientale si elevava la torre colombaia, dotata di due ordini di finestrature e di una merlatura di chiusura di tipo ghibellino, vale a dire con merli a coda di rondine.
Con la morte dei fratelli Trivelli, rimase come unica erede Emilia, figlia di Alessandro, che si unì in matrimonio con Alberto Pompei; nella seconda metà del ‘700, la casa padronale fu divisa in due parti: quella occidentale, con la corte ed i beni fondiari annessi, passò ai Malaspina, mentre quella orientale fu acquistata dalla famiglia Valentini.
 

CORTE CAMILLETTI

concamarise villa camiletti ridIn contrada Isolana, si erige un’elegante residenza signorile, in passato posseduta dalla famiglia Camilletti, quindi dei Sartorelli ed infine dei Sanzana.
Le notizie storiche documentate circa questa dimora sono poche: in un disegno del 1690, la zona dove oggi sorge la villa risulta essere occupata solo da edifici di piccole dimensioni.
Nel 1813, la corte era censita come “casa da massaro”; si deve dunque ritenere che fu con la proprietà Sanzana che si provvide ad effettuare i lavori di ristrutturazione dell’edificio, conferendogli l’attuale aspetto architettonico, il cui stile è di chiara matrice neoclassica settecentesca.
Il portale della facciata è in tufo lavorato e ad esso si sovrappone l’esile portafinestra del primo piano nobile, chiusa in basso da un’elegante balaustra. Tutte le finestrature, disposte su tre distinti ordini, sono incorniciate ed il coronamento del prospetto è dato da un sobrio timpano, posto centralmente, il cui slancio verticale è enfatizzato dai tre obelischi, inseriti con molta probabilità, insieme al timpano, verso la metà del 1800.
La copertura delle due sezioni laterali della fabbrica è diversamente slanciata dalla presenza di due camignoli.
 

CORTE BEVILACQUA-LAZISE (XV secolo)

concamarise bevilacqua lazise ridProvenendo da Bovolone e arrivando in località “Piazza”, la prima corte che si trova sulla destra è corte Bevilacqua-Lazise, un’antica casa residenziale risalente al ‘400, costruita con materiali particolari ed impreziosita da elementi raffinati. Infatti la struttura è composta da mattoni rossi che non sono stati intonacati ne mai dipinti e i camini sul tetto presentano delle merlature a coda di rondine curate nei dettagli. La corte apparteneva ai conti Cipolla che successivamente la vendettero alla potente famiglia dei Bevilacqua che aveva nel comune omonimo, un castello ed estese proprietà. Non ha subito nel corso dei secoli ulteriori rifacimenti ed è una delle poche testimonianza pervenuteci delle corti del Quattrocento.

VILLA BRESCIANI

concamarise 05Situata in via Piazza, a destra, si trova Villa Bresciani, nota anche come Corte dominicale Verità alla Villa; essa fu costruita a più riprese, con manipolazioni ed aggiunte, sulle strutture di una corte fortificata del XIII secolo. Un grande parco all’inglese, realizzato alla metà del 1800 e racchiuso da una cinta muraria, fa corona ai corpi di fabbrica sviluppati attorno ad una torre, sormontata da merli ghibellini chiusi, che rimanda, in senso ormai soltanto figurato, alla matrice castellana del complesso.
Per tutto il ‘400 ed il ‘500, l’antica corte conservò la struttura fortificata da un recinto di alte mura, guardate da camminamenti di ronda, con un profondo fossato all’esterno, alimentato dalle acque della Sanuda. La trasformazione da corte-castello a villa rustico-residenziale patrizia fu graduale e si protrasse per tutto il ‘600. Nel tempo, si intervenne con la dotazione di altre strutture sussidiarie, atte a trasformare la villa in confortevole dimora signorile per il soggiorno dei proprietari patrizi.
Nel 1692, la villa risulta già composta di varie camere riccamente arredate, di due “ caneve” (ovvero cantine), una rimessa per le carrozze, la camera dei “ carozeri”, la stalla, il fienile, la “ tinazara” per accogliervi le botti, la camera delle “ brente” (ovvero la lavanderia) e la stalla per i bovini.
Il prospetto del complesso architettonico della villa mostra oggi le varie aggiunte succedutesi nel corso dei secoli: secentesca è la residenza padronale, mentre l’antica torre colombaia ha subito nel 1800 l’aggiunta dei merli chiusi ghibellini di pieno gusto neoromantico (era all’epoca proprietaria la famiglia Montanari, alla quale si deve anche la progettazione del vasto parco informale all’inglese).
Una volta la villa apparteneva ai Da Palazzo, successivamente ai Verità di Falsorgo, ai Verità di S. Croce, e ai Montanari. All’interno, si ammirano affreschi che ricordano le armi gentilizie di storiche famiglie influenti, come i Gonzaga, i Malaspina, i Cavalli, i Rangoni, gli Spolverini ed i Bevilacqua.
 

Corte Torcolo, Verità Montanari, Nadali-Perini in Via del Capitello, 59

corte torcolo concamarise ridLa corte Torcolo è un complesso del XVII secolo ben conservato nella sua unitaria composizione d’insieme, architettonica e paesaggistica, posto in posizione isolata, ancora a prevalente destinazione agricola, nei pressi dell’abitato di Concamarise. L’edificio, composto da un corpo padronale centrale affiancato da due ali laterali di minori dimensioni, venne realizzato su commissione dei conti Verità, proprietari di queste terre sin dall’inizio del XV secolo. Come si legge nella relazione che accompagna il decreto di vincolo del 1992, i Verità edificarono, in uno di questi fondi, la prestigiosa residenza famigliare sulle preesistenze probabilmente duecentesche di una corte fortificata, appartenente ai Da Palazzo, cui si contrappone l’abitazione “Dalli Torcoli”, una costruzione più dimessa con annessa «casa ferraia e campo del ferraro». Tale ipotesi è convalidata nel disegno, conservato nell’archivio della famiglia Malaspina, datato 1729 nel quale la casa detta “Dalli Torcoli” e le sue adiacenze sono minuziosamente rappresentate in visione prospettica. La corte rimane di proprietà dei conti Verità sino all’Ottocento, quando subentra nell’intestazione di tutti i beni di Concamarise la famiglia Montanari.
Il corpo padronale, che ha pianta rettangolare e si sviluppa su tre piani, presenta in entrambi i prospetti principali un impaginato simmetrico e tripartito con aperture caratterizzate dal profilo architravato e dalla cornice intonacata che le riquadra. Lungo l’asse centrale si dispone, in corrispondenza del piano nobile, una monofora dal profilo mistilineo chiusa da un piccolo poggiolo dallo sbalzo in pietra con balaustra in ferro lavorato, oltre ad una meridiana ben leggibile di tipo francese e, al piano terra, un elegante portale ad arco a tutto sesto con piedritti, imposte d’arco, arco e chiave di volta in pietra; al lato sinistro si dispone una piccola apertura dalla forma rettangolare. Conclude lo sviluppo verticale un semplice cornicione modanato sul quale si imposta la copertura a padiglione. Gli interni mantengono ancora la disposizione riportata nel disegno del 1729, come pure ben conservata è la scala in pietra citata dallo stesso disegno. Solo la pavimentazione del pianterreno è stata rifatta nel 1890.
Le due ali laterali presentano delle arcate, ora parzialmente tamponate, ritmate da semplici lesene rastremate sormontate da un capitello di ordine tuscanico sul quale poggia un architrave modanato, conseguenza dei rimaneggiamenti realizzati nel corso dell’Ottocento. «Un cenno particolare merita la stalla, con volte a crociera e colonne in pietra bianca con capitelli corinzi stilizzati, che costituisce una testimonianza di preesistenze rustiche databili tra Quattro-Cinquecento». A tal riguardo, lo Scola Gagliardi, scrive: «probabilmente nella prima metà dell’Ottocento il fabbricato fu sottoposto ad una radicale ristrutturazione che comportò l’abbattimento della torre colombara e la formazione di un complesso in linea». Ipotesi che pare trovare conferma in un disegno di Francesco Cuman, del 1681, nel quale è rappresentato un complesso edilizio costituito da due fabbricati disposti perpendicolarmente tra loro e sovrastati da una torre colombara, di proprietà però di Francesco Malagnin.