Chiese, pievi e oratori

La parrocchiale di San Zeno

14 Chiesa Roverchiara San ZenoLe prime notizie sull'esistenza di una pieve a Roverchiara ci portano all'813, mentre un’esplicita indicazione della pieve di San Zeno a Roverchiara si ha solo nel 1041. Questo fa capire come già in un lontano passato il luogo di culto fosse di estrema importanza. A renderne comunque perigliosa la vita fu il fiume Adige che in più di un'occasione, a seguito di disastrose tracimazioni, provocò ingenti danni o addirittura distrusse l'edificio sacro. Notizie di una sua distruzione si hanno in occasione della rotta del 1471, mentre verso la fine del 1500, edificio risultava già insufficiente a contenere i fedeli e quindi il vescovo ne consigliava un ampliamento. Secondo gli studiosi la chiesa, intitolata a San Zeno, mantenne il proprio impianto architettonico per oltre duecento anni cioè dal Cinquecento fino al 1774, quando vi erano cinque altari disposti all'interno di una navata rettangolare. Con la fine del 1700, si provvide a formare due cappelle laterali e a ridurre gli altari che passarono da cinque a tre. In varie occasioni venne sistemato il campanile che, eretto nel 1553, nel corso degli anni subì una serie di interventi.
La facciata della chiesa risale probabilmente alla fine del 1700; è distribuita su quattro lesene scanalate di ordine ionico mentre la parte superiore è caratterizzata da un frontone triangolare con al centro grandi ali scolpite a bassorilievo. Nelle due nicchie della facciata vi sono due statue che raffigurano Sant'Antonio da Padova e San Zeno Vescovo. Completano il complesso cinque riquadri affrescati contenenti soggetti sacri mentre sulla sommità si trovano altre tre statue. Dopo i lavori effettuati nella seconda metà del 1700, con l'arrivo del nuovo secolo e la bonifica dei terreni, la popolazione di Roverchiara andò sempre più aumentando ed ancora una volta la chiesa divenne insufficiente a contenere i tanti fedeli.
Si pensò quindi ad un ulteriore ampliamento ed i lavori iniziarono nel 1843, con la costruzione del coro e, l'anno successivo, con l'innalzamento del braccio destro. Come in molti altri luoghi di culto, anche qui i fondi finirono presto e quindi i lavori furono sospesi. Ripresero dopo alcuni anni e fu una vera e propria lotta contro il tempo; infatti la parte appena costruita era priva dei necessari appoggi e rischiava di crollare. La ripartenza risultò non solo necessaria ma soprattutto indispensabile e così nel 1860, le opere murarie furono terminate.
Al suo interno la parrocchiale intitolata a San Zeno è riccamente lavorata e, se nel corso dei secoli alcuni dipinti e vari arredi che ornavano gli altari e la chiesa oggi non sono più reperibili, molte sono comunque le opere presenti. Tra gli artisti troviamo Francesco Montemezzano, vissuto nella seconda metà del 1500 e del quale ben due opere sono presenti nella parrocchiale quali la Presentazione al tempio e la Madonna in gloria tra i santi Rocco e Sebastiano. Dietro l'altare maggiore accanto ad esse, è possibile ammirare una terza tela dipinta dall’artista veronese Paolo Farinati e raffigurante Cristo risorto tra San Zeno e San Lorenzo realizzata verso la fine del 1500.
Altri quadri presenti in chiesa sono una tela settecentesca che raffigura Il martirio di Sant'Eurosia e un Cristo risorto con la Madonna inginocchiata e sant'Antonio da Padova attribuibile alla scuola di Gian Bettino Cignaroli e realizzata nella prima metà del 1700. Da segnalare infine, all'interno di un altare dedicato a San Giuseppe, un'altra tela di fine Ottocento denominata Transito di San Giuseppe. Questa tela è perfettamente identica ad un'altra che si trova all'interno della parrocchiale di Castagnaro e dipinta nello stesso periodo. Un’altra molto simile è presente nell'Oratorio delle Tre Vie di Sanguinetto, prova concreta dell’esistenza cartoni identici utilizzati da artisti diversi con identici soggetti.
 

La Casa Canonica

roverchiara 02affreschi della casa canonicaUno dei luoghi più interessanti e suggestivi di Roverchiara è la casa canonicale al cui interno è possibile scoprire una serie di affreschi che impreziosiscono il salone del piano superiore. Sono opere di grande valore artistico dipinte nella seconda metà del Settecento, riportate alla luce grazie ad un sapiente lavoro di restauro di cui abbiamo una esauriente descrizione grazie al restauratore Massimo Tisato. Altri elementi ed altre notizie si possono avere grazie alle ricerche effettuate in occasione della pubblicazione di un libro su Roverchiara per mezzo delle quali è anche possibile risalire al periodo di realizzazione del salone dipinto.
Ad aiutarci nella ricerca è anche una lapide posta sulla facciata della casa canonica che ricorda come Giovanni Simioni, parroco di Roverchiara nel 1770, fosse stato l'artefice dei restauri della casa nel 1778. E quindi facile pensare che le opere pittoriche risalgano proprio a quel periodo. Ed un altro elemento per datarle, ce lo fornisce il restauratore Massimo Tisato che conferma come, per realizzare questo insieme architettonico, l'artista abbia usato una tecnica tipica del Settecento con un legame di calce ed acqua detto mezzo-fresco, inserendo delle finiture fatte a secco.
E' quindi presumibile che il committente di questo ciclo di affreschi sia stato proprio questo parroco e che le opere vennero terminate in quell'anno ed è, allo stesso tempo, proprio questo il periodo in cui si sviluppò maggiormente la realizzazione della quadratura architettonica.Tale genere si diffuse a Verona grazie all'arrivo di pittori come Antonio Bibiena, Filippo Maccari, che realizzò gli interni di villa Giuliari a Buttapietra ed il grande salone delle feste a Villa Canossa a Grezzano di Mozzecane e di altri autori come Marco Marcola o Antonio Pachera. Non si conosce chi sia esattamente l’artista che ha eseguito quest’opera, alcuni studiosi propendono per il Maccari, vista la similitudine di molti elementi architettonici che ritroviamo in altre ville del territorio e della città, altri pensano a Marco Marcola che operò nella vicina villa di Ca' del Lago a Cerea ma altri ancora pensano che possano essere stati Carlo Ederle o Giovanni Cannella.
Il salone, delle dimensioni di metri 5 per 8, è orientato come la chiesa e cioè da Est verso Ovest e presenta quattro porte simmetriche mentre si aprono al centro della parete Est una porta e, di fronte, una portafinestra che dà sulla piazza. Tutta la sala è decorata utilizzando una scenografia architettonica scandita da lesene scanalate con capitelli corinzi e con un architrave ornato a dentelli. L'artista ha quindi inventato un vero e proprio apparato scenografico che moltiplica gli spazi e dà l'illusione di ambienti grandi e spaziosi che vanno oltre le pareti e questo effetto riesce ad ottenerlo grazie a prospettive di gradini, colonne, lesene e fughe di portici. All'interno di questo percorso geometrico, troviamo quattro figure femminili che simboleggiano le quattro Arti Liberali: “Pittura”, “Scultura”, “Musica” e “Letteratura”.
All'interno di cornici dipinte troviamo poi alcuni temi legati alla mitologia greca che riprendono altre opere presenti in ville sparse sul territorio. Sono delle quadrature monocrome che richiamano alcuni momenti tipici della pittura legata al mito. Vi è: “Il giudizio di Paride” dove si riconoscono Giunone con la corona ed il pavone e Minerva con elmo, lancia e scudo mentre il pastore Paride offre la mela d'oro alla dea dell'Amore raffigurata con la colomba e Cupido; “Perseo libera Andromeda” con Perseo sul cavallo alato Pegaso che si accinge ad uccidere il mostro marino che tiene prigioniera Andromeda; “Mercurio e Argo” posto nella parete Nord con Mercurio armato di spada e con il flauto che cerca di addormentare il pastore Argo per librare la fanciulla trasformata da Giove in giovenca ed infine “Il carro di Fetonte” dove Fetonte chiede a suo padre, Elio, di guidare il carro.
Interessanti, a conclusione di questa analisi, le considerazioni di Monsignor Alberto Piazzi che trova questi affreschi di grande interesse, legati al costume dell'epoca che vedeva l'uso di far decorare riccamente le stanze dei palazzi di città e delle ville di campagna. Infatti se da un lato le grandi quadrature della canonica sono concepite in un disegno architettonico neoclassico di fine Settecento, dall'altro sviluppano scenografie di grande qualità come lunghi campi prospettici illuminati da luci fredde e ben nitide. Un discorso a parte merita poi, il figurista della sala che dipinge con decorazioni, con figure prospettiche e con piccole scene riempiendo tutti gli spazi disponibili facendo ricorso ad allegorie e a racconti mitologici di sicuro effetto. Belle ed eleganti le forme ed il panneggio con le quattro grandi muse che campeggiano tra le colonne. Un cenno, infine, al fregio sopra la porta d’ingresso e alle figure di divinità pagane poste dentro le nicchie sul fastigio delle strutture architettoniche, elementi di sicuro valore che completano un insieme artisticamente e stilisticamente perfetto.
 

La Chiesa di Roverchiaretta

Chiesa Roverchiaretta 1 ridIl centro di Roverchiaretta, poco oltre il quale passa la strada che porta sull’argine dell’Adige dove si trova il ponte che collega il paese a Bonavigo, è caratterizzato da due edifici di culto molto particolari: la parrocchiale intitolata alla Beata Vergine del Carmelo, di forma ottagonale, e il tempietto dedicato alla Madonna delle Grazie, di forma esagonale.
Eretta nel 1837, in sostituzione della precedente del 1500, la chiesa misura 26 metri di lunghezza, 24 di larghezza e 17 di altezza. Per la sua forma ottagonale, unica in tutto il territorio, è meta di numerosi turisti. Al suo interno troviamo, sulla sinistra, un altare del 1702 con nicchia e statua dorata dedicato alla Madonna, sulla destra un altare del 1864, in stile barocco, dedicato a San Giuseppe con una pala raffigurante San Luigi, San Giuseppe e Sant’Antonio Abate.
L’abside sopra il coro ligneo è invece del 1897, mentre una bella pala di Felice Brusasorzi del 1500 raffigurante la Madonna del Carmine con San Girolamo e San Francesco, spicca al centro della chiesa. Le pareti sono affrescate da scene di vita della Vergine realizzate nel 1867 dal pittore Luigi Marai.

 

Oratorio di Santa Maria delle Grazie

oratorio roverchiaraNella piazza principale di Roverchiaretta, di fianco alla parrocchiale, si erge un interessante oratorio denominato “Madonna delle Grazie”. Molto venerato in paese anche se ormai da tempo è chiuso al culto, è a forma ottagonale, si presenta ornato da stucchi e da numerose decorazioni pittoriche interne ancora oggi visibili anche se bisognose di intervento.
L’oratorio fu realizzato all’incrocio di quattro strade in un punto di notevole afflusso sia per gli abitanti che per i numerosi passanti e venne eretto per forte desiderio della comunità e per volontà del parroco Giovanni Groberio nel 1664, come si può vedere su di un’iscrizione posta sopra l’architrave del portale d’ingresso. Oggi il luogo di culto è chiuso e la porta d’ingresso sbarrata. Infatti l’immobile era, fino a poco tempo fa, in condizioni veramente precarie tanto che la parrocchia è intervenuta per evitare che il tetto sprofondasse e andassero perse parte delle lavorazioni interne. Si provvide quindi al ripristino totale del tetto, al rifacimento degli intonaci esterni della chiesa e del campanile. Un tempo l’oratorio era molto frequentato e l’immagine della Madonna, conservata al suo interno era oggetto di grande venerazione. A riprova di quanto detto, gli atti di una visita pastorale effettuata agli inizi del 1700. In quell’occasione viene annotato come le pareti della chiesetta fossero tappezzate di ex voto quasi tutti andati perduti. L’attaccamento della popolazione al luogo di culto è data pure dai tanti lavori che, nel corso dei secoli, vennero commissionati per abbellire e impreziosire l’oratorio. Nel 1768 vennero dipinte le figure “i sette volti”; successivamente vengono sistemate due porticine di marmo nel 1774, fusa una campana nel 1791 nella fonderia Ruffini e rinfrescato l’altare dell’oratorio.
L’edificio è esternamente suddiviso in otto porzioni caratterizzate da stucchi mentre l’interno è abbellito da varie decorazioni. Una cornice orizzontale, posta a due terzi dell’altezza del luogo di culto dà l’impressione di dividerlo mentre le varie facciate, sia inferiori che superiori, sono costituite da ampie svecchiature. L’oratorio in origine era quasi sicuramente sprovvisto del campanile eretto solo in un secondo momento. A riprova di quanto affermato, un disegno realizzato da Lodovico Perini nel 1718 e conservato negli archivi parrocchiali, dove si vede con molta chiarezza l’assenza di una torre campanaria.
Il portale d’ingresso occupa una delle otto svecchiature ed ha contorni in tufo con architrave timpanato. L’interno è, invece, riccamente affrescato con l’immagine della Madonna con Bambino che sovrasta la mensa dell’altare. L’altare è abbellito da elementi marmorei e a stucco mentre le due pareti laterali sono occupate da porte con cornici di marmo rosso di Verona e, nelle lunette, da affreschi devozionali. Il campanile, probabilmente realizzato dopo il 1718, ha una cella con quattro monofore e cuspide a cupola rialzata su base ottagonale.
In passato le pubbliche offerte ne garantivano l’officiatura anche grazie alla venerazione dell’immagine in esso conservata. Nel 1700, l’oratorio risulta governato da una confraternita laicale che traeva le sue risorse dalle offerte raccolte durante vari momenti religiosi, questue di mais, frumento e bozzoli del baco da seta. Il momento di maggiore importanza era il primo giugno, quando veniva fatta buona provvista di cera per le luminarie e di polvere per mortaretti e spari.
Oggi Santa Maria delle Grazie, pur con l’intervento della parrocchia, sta sperando in ulteriori aiuti per preservare stucchi ed affreschi interni dall’umidità incombente e dal pericolo di andare distrutti per sempre.

 

Oratorio della “Corte Bonente – Giberti”

Un altro interessante luogo di culto a Roverchiara è l’oratorio di corte Bonente-Giberti risalente alla prima metà del 1700. Agli inizi di quel secolo una famiglia di Roverchiara in piena espansione economica quale i Bonente, provvide a rilevare fra le tanti possessioni anche una tenuta situata in località Beazzane, dai Boldieri. Trovandosi però questo luogo lontano dalla parrocchiale di Roverchiara ed incontrando notevoli difficoltà per recarsi a presenziare alle varie cerimonie religiose, il ricco Antonio Bonente chiese ed ottenne dal doge Alvise Pisani l’autorizzazione per innalzare un pubblico oratorio in quella località.
Con il ducale del 25 febbraio 1740, il doge autorizzò il Bonente ad iniziare i lavori per il nuovo pubblico oratorio che venne intitolato a Sant’Antonio di Padova e Santa Teresa.
Morto Antonio la proprietà passò al figli Gaetano il quale, essendo sacerdote, la lasciò ai cugini Giberti. Nel 1819 il proprietario risulta essere Girolamo Giberti mentre un altro riferimento informa che nel 1845 il vescovo Mutti, in occasione di una sua visita pastorale, inserisce l’oratorio intitolato ai Santi Antonio e Teresa come luogo di culto.
Oggi la chiesa è caratterizzata da una facciata scandita da due lesene e sormontata da un timpano triangolare con tre pinnacoli in pietra. Al centro del timpano lo stemma gentilizio dei Bonente. Bello ed elegante è pure il portale in tufo. All’interno, di pregevole fattura, c’è l’altare con una pala settecentesca raffigurante la Madonna a destra con in braccio il Bambino seduti sopra le nuvole e a sinistra, inginocchiata, Santa Teresa d’Avila con, alle spalle, Sant’Antonio da Padova.
La sacrestia è disposta dietro l’altare e vi si accede tramite due porte disposte lateralmente ad essa sovrastate dalle statue della Madonna e di San Giuseppe con Gesù in braccio.
Sulla parete di fondo si trova pure la cella campanaria. Molto bello l’interno, caratterizzato da una ricca decorazione a stucco con cornici e medaglioni.