Curiosità e personaggi Illustri

Lionello Fiumi: le sue rime nascevano tra Parigi e Roverchiara

09 Busto di Lionello FiumiUno dei personaggi illustri legati a Roverchiara è certamente Lionello Fiumi: il poeta e letterato di origine roveretana morto a Verona nel 1973. A Roverchiara la famiglia della nonna paterna di Fiumi, la contessa Fanny Brenzoni, possedeva diversi beni tra cui Villa Pindemonte, trasformata sul finire del secolo scorso in sede comunale e museo dedicato al poeta. La “casa degli avi”, come il letterato preferiva chiamare questa dimora, era una delle sue mete, specialmente nei periodi di villeggiatura.
Risale al 1914 l’uscita a stampa delle sue prime liriche, incluse nella raccolta intitolata “Polline”.
Nel corso della sua carriera Fiumi ebbe un legame intenso con la Francia. Nel 1929 fu nominato critico per le lettere italiane al giornale Le Figaro, alla rivista Latinité ed altri giornali mentre, nello stesso periodo, Eugéne Bestaux gli dedicò una monografia intitolata “Un poeté italien: Lionello Fiumi”. A Roverchiara trovò l’ispirazione per alcune sue opere. Qui scrisse, ad esempio, “Parnaso Amico”, ovvero saggi sulla poesia italiana del XX secolo a cui mise mano nel 1942. In paese iniziò la stesura del romanzo “Ma uno ama ancora”, finito nella primavera del 1946. Dal 1947 l’intensa attività di conferenziere lo portò in quasi tutte le città d’Italia e all’estero, divenendo membro effettivo dell’Accademia di Verona e dell’istituto di Cultura Americana di La Plata in Argentina. Da Roverchiara, nel 1953, licenziò anche la raccolta di liriche “Sul cuore, l’ombra” mentre, l’anno successivo, a Parigi ricevette il Gran Prix International de Poesie della Societé del Poétes Francais, assegnato per la prima volta all’Italia. Nel 1965 il comune di Roverchiara decise di festeggiare il poeta concittadino consegnandogli, per mano del sindaco Roberto Pettenella, una medaglia d’oro. A Fiumi sono oggi intitolati, oltre al municipio e il museo, anche la Biblioteca civica, una via del centro ed un premio letterario.

 

 Roverchiara una terra ricca di nobiltà

Monumento a Niccolò Brenzoni chiesa San Fermo Verona ridMonumento a Niccolò Brenzoni chiesa San Fermo Verona Una delle caratteristiche di Roverchiara che colpisce lo studioso, è la corposa presenza di ricche famiglie che vissero nel territorio comunale dalla seconda metà del Quattrocento fino a tutto il 1800.
Il flusso verso i paesi di campagna iniziò quando, nella seconda metà del Quattrocento, si assistette sempre più al declino delle attività manifatturiere e commerciali in città e al conseguente spostamento dell'attività economica verso la campagna convertendo nel campo agricolo, l'attività economica della politica veneziana. Venezia aveva deciso di convertire la propria economia guardando all'agricoltura ed in questo contesto si videro i nobili investire con sempre maggior convinzione nelle zone vallive specie dove la terra da sfruttare con le nuove tecnologie agricole, potesse essere considerata fertile e strategicamente interessante.
In tal senso, Roverchiara fu una delle mete più ambiteper buona parte della nobiltà ed enti ecclesiastici veronesi che qui acquisirono, coltivarono e costruirono.
Da una ricerca effettuata da Remo Scola Gagliardi, tra il 1575 ed il 1628 ben 18 erano i cittadini veronesi che avevano possedimenti e case a Roverchiara. Le famiglie erano: i Bentivoglio, i Dionisi, i Caprini, i Pompedelli, i Mazzanti ed i Troiani. Di lì a poco si aggiunsero: i Della Torre, i Brenzoni, i Marogna, i Sagramoso, i Serego Alighieri ed i Gazzola.
Buona parte di queste famiglie nobili lasciò su queste terre il proprio segno costruendo o ricostruendo case che in parte possiamo vedere ancora oggi. Come i Baughi-Peccana che acquistarono i terreni nel 1576 e che mantiene ancora oggi una seicentesca corte in contrada Cavezzo Butolo, o i Bentivoglio, tra le prime giunte qui, che possedevano una casa da lavorente. Anche i Brognoligo verso la fine del 1600 erano proprietari di campi e di una casa mentre i Boldieri che avevano estesi possedimenti a Casaleone, qui possedevano campi ed una casa. Gagliardi, inoltre, annota anche la presenza dei Giuliari anch'essi presenti a Roverchiara con casa e campi e dei Maffei, presenti in questa zona nella seconda metà del 1600 per circa vent’anni, possedendo solo dei campi. Menzione diversa meritano i Pomedelli-Pindemente, qui già nel Cinquecento con una casa che aveva le caratteristiche di residenza padronale. La proprietà passò per via ereditaria ai Pindemonte nel 1700 quindi ai Brenzoni ed infine a Lionello Fiumi che ne fece il suo rifugio di campagna.
Altre famiglie presenti a Roverchiara furono i Ridolfi anch'essi proprietari nella seconda metà del 1600 di campi e di casa padronale, i Sabbionara che qui avevano addirittura una villa in località Roverchiara di Sopra, poi venduta ai Brenzoni poi ai Guarienti.
La famiglia di maggior rilievo fu quella dei Brenzoni, divisa in due rami, che a Roverchiara era presente già agli inizi del Quattrocento. Essi qui vantavano vari possedimenti e il palazzo Brenzoni-Guarienti ancor oggi visibile in contrada Bogon, assieme ad altri rustici e lavorenzie presentiin varie località del comune. Forse l'edificio più bello e significativo, anche se in stato di completo abbandono, è quello situato in contrada Villa Raspa in stile cinquecentesco posto sulla strada che conduce ad Isola Rizza e con la torre colombara contraddistinta da tre finestrelle con cornici voltate. Un'altra importante famiglia fu quella dei Della Torre presenti in questi luoghi già nella seconda metà del 1500. Tra i loro beni, situati in varie zone del paese, ricordiamo la bella corte a Mezza Villa e quella all'Ormeolo di Sotto, oltre a cinque lavorenzie con più di 500 campi. Al Casalino invece si trova il grande complesso della famiglia Marogna che è nota soprattutto per la bella proprietà e la ricca villa che si trova in centro a Nogara. Ricordiamo poi i Sagramoso, tra le più importanti famiglie veronesi. Tra i vari rami uno solo di essi possedeva beni a Roverchiara e qui li avevano già a metà del 1500. La loro corte si trovava alla Quartasola e tutta la proprietà è documentata da disegni che ne attestano il valore e l'importanza che aveva. Altre famiglie sono i Serego, proprietari di una casa dominicale e di estesi beni a Roverchiara di Sotto nella seconda metà del 1600 ed i Gazzola che arrivarono a Roverchiara in un secondo momento ma che acquistarono molti beni fondiari appartenuti ai nobili Verità, Della Torre e Peccana e la grandezza economica e patrimoniale di questa famiglia esplose nella prima metà del 1700, quando arrivò a possedere molte case sia in città che in campagna.  

 

L’Adige, Roverchiaretta ed il passo barca

IMG 8473 ridIl fiume Adige, Etsch in Tedesco, Adiç in Ladino, Ades in Trentino e Adese in Veneto, nasce nei pressi di Passo Resia in Alta Val Venosta nella Provincia autonoma di Bolzano e sfocia vicino a Chioggia nel Mare Adriatico. Per quanto riguarda la pianura veronese, fino alla fine del XIX° secolo le relazioni commerciali lungo il fiume Adige erano particolarmente intense poiché le strade, quelle poche che esistevano, erano strette e difficilmente praticabili da convogli.
Il trasporto delle persone e delle merci quindi veniva effettuato con vari tipi di imbarcazioni come il burchio per merci e persone, oppure la barca pescantina usata per il trasporto di sabbia, ghiaia, marmi, sacchi di derrate alimentari o la panciona natante a fondo piatto caratteristico del Basso Veronese. Un altro natante che solcava il fiume, in favore di corrente, era la zattera formata da tronchi legati assieme che, giunta a destinazione, veniva smontata mentre le varie parti che la componevano come, tronchi, assi e cordame, venivano vendute. La si usava principalmente per il trasporto di merci, ma a volte era utilizzata per trasportare bestiame o persone. Per risalire il fiume era necessario il traino con animali. Le barche venivano tirate con lunghe funi da più coppie di cavalli che risalivano il fiume lungo le due sponde dell’Adige fino ad Albaredo; da Albaredo a Verona, non esistendo argini sopraelevati, si ricorreva al traino con più coppie di buoi. Da Verona fino a Trento si tornava ad usare il cavallo. In corrispondenza dei paesi si trovavano i porti, luoghi d’attracco per il carico e lo scarico delle merci o delle persone. Lungo il corso dell’Adige a intervalli regolari, intorno ai venti chilometri, si trovavano le restare stazioni di servizio dove venivano sostituiti gli animali affaticati e dove i barcaioli trovavano alloggio e ristoro.
Nel Basso Veronese esistevano due restare: una a Legnago e l’altra ad Albaredo. A Roverchiaretta il porto era presente già nel 1589 ed era molto attivo, da tempi immemorabili, il passo barca, meglio conosciuto come traghetto. Il traghetto serviva per il trasporto di merci e persone da e per Bonavigo. Era formato da due barche unite tra di loro da un pianale di assi e per vincere la forza delle corrente senza scendere troppo a valle, era agganciato ad un cavo sotteso tra le due sponde del fiume. Il passo rimase in funzione fino all’ottobre del 1894 quando venne inaugurato il ponte in ferro che collegava il centro abitato di Roverchiaretta con quello di Bonavigo. Per gli abitanti dei due paesi si trattò di un evento storico da celebrare con solennità. Venne organizzata una festa popolare, con spettacolo pirotecnico e tanta musica eseguita dalla famosa banda di Villa Bartolomea. Come si usava allora venne composto un sonetto che recitava:
 
“Bonavigo non più da Roverchiara
l’Adige col suo corso ampio divide
lo varca il passeggero, e in cor si ride.
Del fiume che egli fe’ la vita amara…”.
 
Al vecchio e mai dimenticato traghetto si tornerà alla fine del Secondo conflitto mondiale per sostituire, temporaneamente, il ponte in ferro, distrutto dall’aviazione anglo americana tra il 20 e il 23 aprile del 1945. Così per diversi anni riprese ad assicurare il suo lento ed onorato servizio finché non venne costruito un nuovo ponte che lo fece andare definitivamente in pensione.

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

-        -  Lionello Fiumi (Rovereto (TN), 1894 – Roverchiara, 1977). Poeta e scrittore del Novecento che seguì la corrente del “Realismo Lirico”, posta tra Ermetismo e Tradizionalismo.

-