Ville, palazzi e corti

Palazzo Maggi

palazzo maggi ridCorte Rizzoni-Maggi è oggi sede della biblioteca e delle attività culturali di Nogara. Situata in una posizione strategica sia all’interno del centro abitato di Nogara sia nel territorio della provincia, è la testimonianza del grande patrimonio della famiglia che la costruì. Venne eretta quasi certamente poco dopo il 1517 e fu abbellita ed impreziosita nel corso dei secoli.
E’ uno splendido edificio già documentato in un disegno del 1565. Di proprietà della famiglia Rizzoni, la villa di campagna era dotata di numerosi campi e verso la metà del 1600, veniva frequentemente utilizzata dai proprietari. Oggi purtroppo dell'originaria villa di campagna della famiglia Maggi, rimane solo la residenza nobile.
Verso la metà del 1800 la villa era denominata “Casa di Villeggiatura e per azienda rurale” e di questo grande complesso ben poco è rimasto: la casa padronale, l’oratorio dedicato alla Beata Vergine e a San Giuseppe mentre gli edifici rustici furono demoliti nel 1926 per costruire un viale. Il complesso è ora sede della biblioteca ma in passato fu pure Casa del Fascio. Un recente restauro le ha ridonato l’antico splendore.
La villa, elegante ed armoniosa nelle sue forme, rappresenta uno splendido esempio di architettura rinascimentale con portico e graziosa loggetta. Infatti nella facciata meridionale due archi del portico ed una quadrifora sovrastante abbellita da colonnine tardogotiche in marmo rosso di Verona, garantiscono una bellezza unica all’intero edificio. Esternamente è visibile nella fascia sottostante la grondaia, una grande scena affrescata con putti giocosi e altre allegorie ed un fascione decorativo policromo con soggetti mitologici realizzati, pare, da Domenico Brusasorzi mentre internamente, nella lunetta sopra la porta della scala, è affrescata una "Annunciazione". La lunetta riprende l’iconografia tradizionale arricchita dalla presenza di Dio Padre tra le nubi. La tecnica è mista, affresco e pittura a secco realizzata tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800.
L’edificio è molto probabilmente il risultato di due diverse preesistenze adiacenti: la prima, ad Est del XV secolo costituita dal classico impianto di villa; la seconda, eretta un secolo dopo. Anche le superfici interne sono per buona parte affrescate e raffigurano momenti di vita, animali mitologici ed esotici, scene allegoriche. Il soffitto ligneo a cassettoni rappresenta un altro elemento di sicuro interesse. Dipinto in maniera mirabile, nei vari riquadri riprende figure maschili e femminili con nobili, soldati e donzelle racchiusi in ovali con colori accesi che danno l’idea della fastosità e della ricchezza che questo edificio aveva in passato.
Bella infine anche la fascia sotto gronda in cui si possono ammirare in ovali, racchiusi da cartigli e sostenuti da sirene che impreziosiscono le varie stanze. Sono tutti dipinti con tecnica mista, affresco e pittura a secco riconducibili alla seconda metà del 1600.

 

Villa Marogna

nogara 14E’ una signorile dimora cinquecentesca, già attribuita a Michele Sanmicheli, e ricostruita su un edificio preesistente nel 1548, come ricorda anche un’iscrizione. I committenti furono i due fratelli Marogna, Antonio Maria e Gianbattista appartenenti alla ricca famiglia veronese che qui aveva vasti possedimenti terrieri. Da molti è riconosciuto come il complesso cinquecentesco più importante di tutto il Basso Veronese costituito, oltre che dall’abitazione padronale, da una barchessa con colombare, disposte in asse, che delimitano il fronte strada e il lato Ovest della corte. Esiste un contrasto tra la semplicità rigorosa della struttura della villa e le suggestioni manieristiche nelle barchesse e nella decorazione della villa. Al complesso si accede imboccando un monumentale portale riprodotto dal Trezza in tre disegni in cui manca l’edicola col busto dell’ultimo rappresentante della famiglia, Gian Giuseppe Marogna, deceduto nel 1885. Quattro mascheroni attribuiti a Bartolomeo Ridolfi segnano gli spigoli del palazzo nel terzo piano, sormontato da quattro pesanti cuspidi agli angoli mentre i quattro lati della villa erano un tempo decorati da affreschi a monocromo con soggetto mitologico dipinti da Domenico Brusasorzi.
La disposizione interna dell’edificio padronale ricalca la tipica pianta della villa veneta con salone centrale passante, impreziosito da bellissimi soffitti in legno dipinto, con sale laterali a volta a vela. Belli i mascheroni angolari posizionati sotto la grondaia oltre a molti altri elementi del complesso come il maestoso portale d’ingresso. Analizzando l’eleganza e la maestosità di quest’opera, più di qualcuno suggerisce che si possa vendere in essa la presenza di Giulio Romano la cui vicinanza (operò nella vicina Mantova) può averlo condotto fino a Nogara.
Anche all'interno il salone centrale e le sale laterali con volta a vela recano fasce affrescate cinquecentesche, fortemente riprese dal restauro eseguito all'inizio del Novecento quando fu realizzato l'attuale salone. Il prospetto, così come le altre parti dell’edificio, era impreziosito da una serie di fregi monocromi dei quali oggi rimangono solo poche tracce tra cui il frammento di un dio fluviale che reca lo stemma della famiglia, la sagoma di una gigantesca figura femminile e un fregio superiore con figure animali.
L’ingresso della proprietà è costituito da un monumentale edificio a pianta quadrata a forma di torre con quattro guglie sulla cui sommità si inserisce il portale ad arco lavorato a bugnato inquadrato da un ordine costituito da pilastri dorici sormontati da un timpano semicircolare spezzato. La datazione è da collocarsi all’inizio del Seicento ed appare evidente la volontà dei proprietari di colpire il visitatore con l’imponenza dell’intero complesso. Anche le superfici delle barchesse, caratterizzate dalle sopraelevazioni delle torri colombare, risultano decorate e trattate con la massima attenzione. Sono per lo più costituite da una teoria di campate in cui si aprono finestre rettangolari inquadrate da un arco a tutto sesto in rilievo sulla muratura, a sua volta inserito all’interno di grandi arcate decorative, anch’esse a tutto sesto, la cui superficie è decorata a bugnato.
 

Villa Bazzucco, detta “Ecce Homo” in localiità: Ecce Homo

villa ecce homo ridComplesso secentesco profondamente rimaneggiato costituito da casa padronale con torre colombara inglobata al centro del volume, affiancata da due edifici minori, mentre le stalle e i rustici sono disposti sul bordo della strada.

La villa si trova in una posizione piuttosto isolata: la casa padronale è affiancata da due edifici minori, mentre le stalle e i rustici sono disposti sul bordo della SS 10.
La villa fu di proprietà dei conti di Sanguinetto, i quali possedevano un feudo di notevoli dimensioni nelle terre di Sanguinetto, Casaleone, Nogara, e sotto i quali conobbe il periodo di massima importanza. Successivamente sembra che la proprietà sia passata alla famiglia dei Guerrieri. Attualmente, visibilmente alterata nelle sue strutture, è frazionata tra vari proprietari che hanno adibito le porzioni a diverse destinazioni d’uso. Molto probabilmente il nome alla villa è da attribuirsi alla presenza della scultura sull’ingresso che rappresenta una grande testa barbuta. La planimetria della corte è rappresentata sia nel disegno di Marco Cristofali del 1801 che in quello di Gaetano Celini del 1805: la sua costruzione risale probabilmente al XVI secolo.
Il massiccio fabbricato è costituito da un parallelepipedo distinto dalla possente torre colombara centrale le cui forme, estremamente semplici, emergono dal tetto per altri due piani, dotati di due piccole finestre e segnati esclusivamente dalla cornice marcapiano e da quella di gronda molto sporgenti. Le soluzioni architettoniche delle facciate sono caratterizzate da un gusto manieristico e sono adottate simmetricamente su entrambi i fronti, sui quali emergono anche tracce di decorazioni ad affresco.
Il piano terra appare ingentilito dagli eleganti portali laterali ad arco a tutto sesto e da quello centrale, più largo, decorato con grandi conci in bugnato e con l’inserimento di un bel mascherone della metà del Cinquecento nel concio in chiave. Questo è affiancato da una serie di finestre rettangolari, mentre il primo piano è invece caratterizzato da una teoria di finestre ad arco, sempre a pieno sesto, con conci sporgenti in chiave e all’imposta, che al centro si trasformano in una bella bifora che sovrasta il portale d’ingresso. All’ultimo piano si aprono invece finestre quadrate subito sotto la linea di gronda sostenuta da una serie di mensole decorate.
All’interno l’edificio presenta degli affreschi oltre che soffitti decorati, in particolare nel salone principale dove, fino a poco tempo fa, si conservavano affreschi cinquecenteschi raffiguranti paesaggi.
La struttura muraria del palazzo è in laterizio, mentre le cornici che inquadrano le finestre sono in marmo.
 

Villa Rampin in località Rampin

Il complesso rurale risale alla seconda metà del XVIII secolo e costituisce un esempio integro dell’organizzazione architettonica di una lavorenzia settecentesca. Situato in posizione isolata in mezzo alla campagna del basso veronese, è composto da una corte regolare, aperta, in cui domina la casa padronale a pianta rettangolare, fin dall’inizio adibita all’abitazione del lavorante. In una rappresentazione planimetrica della corte di Gaetano Cellini disegnata nel 1801 il complesso appare già formato da quelli che sono gli edifici tutt’ora esistenti: la casa del lavorante affiancata da una molteplice costruzione con funzionalità di portico, stalla e fienile preceduta da un varco aperto a base quadrata sostenuto da una serie di pilastri in muratura.
Il corpo centrale, a tre piani, ripropone lo schema planimetrico della villa veneta ed è caratterizzato dal bel portale d’ingresso ad arco a tutto sesto con ghiera e stipiti in pietra bianca che costituisce l’unico elemento decorativo.
Di notevole interesse il trattamento della facciata in muratura a vista della barchessa con grandi archi a tutta altezza, oggi tamponati, inquadrati da un ordine di paraste ioniche su basamento che sostiene un bel cornicione modanato.
 

Villa Jacur - Palazzo Cavalli in località Campalano

Nogara villa jacur palazzo cavalli ridIl complesso è costituito da una serie di edifici con una disposizione a corte aperta a sviluppo assiale, tra cui rustici, tettoie, porticati, stalle, magazzini, legnaie, attorno ai quali si estende una vasta campagna tagliata dal rio Sariota. Le costruzioni sono disposte trasversalmente rispetto alla strada proveniente dalla parrocchiale di Campalano intitolata a San Gragorio, e presentano l’abitazione padronale in posizione centrale affiancata ai due lati dalle case dei lavoranti e la barchessa sul lato ovest; da questa i staccavano ad angolo retto altri due edifici rustici. In origine la villa era forse di proprietà della famiglia Cavalli, di origine veronese che nel corso del Medioevo si trasferì a Venezia diventando un’importante famiglia patrizia, la quale usava la villa oltre che come residenza estiva, anche come centro della giurisdizione feudale che possedevano in loco.
Di fronte alla facciata meridionale della costruzione maggiore una recinzione in muratura delimitava il brolo. L’aia è affiancata da una muratura solida e tozza a larghi pilastri che serve da rimessa ed è tradizionalmente chiamata La Leonessa. Attualmente, nonostante alcune sgradevoli manomissioni, la corte conserva ancora l’impianto originario.
L’edificio principale, che si sviluppa su tre piani, ha subito diverse trasformazioni, fino alla definitiva destinazione a rustico. Le due facciate simmetriche dello stabile padronale sono scandite da due canne fumarie esterne e dai caratteristici camini sporgenti. Queste, insieme alla presenza di tracce di merli ghibellini murati nel sotto gronda, rivelano l’origine quattrocentesca della costruzione. Il settecentesco portale d’ingresso della facciata meridionale è realizzato in tufo scanalato: è costituito da un arco a tutto sesto sostenuto da pilastri con semplici capitelli ed è sovrastato da una cornice modanata orizzontale; esso è affiancato da due finestre ad arco, uguali a quelle del primo piano, oggi parzialmente tamponate, mentre il resto della muratura è scandita con finestre rettangolari inquadrate in marmo e dotate di inferriata esterna. Una serie di mensole in legno sostengono le quattro falde della copertura. Le facciate sono completate da panche in marmo.
Anche la barchessa venne probabilmente ricostruita nel corso del Settecento in quanto nel disegno della proprietà, eseguito da Iseppo Cuman nel 1685, essa appare ancora sostenuta da pilastri. Attualmente è composta da una serie di archi a sesto pieno a tutta altezza con semplice cornicione modanato.
 

Corte Serraglio, Bellani

Nogaracorte serraglio ridComplesso di origini cinquecentesche a disegno planimetrico rettangolare costituito da villa con ali laterali e barchessa.

La villa padronale, situata lungo la SS10 per Mantova, è ormai aggredita dallo sviluppo urbano che ne minaccia anche i 60 campi rimasti. Le notizie storiche evidenziano la presenza di nuclei originari della casa padronale e degli edifici rustici già dal 1597, quando erano appartenenti ai Rizzoni. Dopo
probabili profonde ristrutturazioni nel Seicento e altri interventi nel Settecento l’edificio abitativo, passato di mano ai Cipolla, poi ai Franceschetti e successivamente ad altri proprietari, è giunto sostanzialmente inalterato a noi.
I grandi poderi agricoli, e quindi l’importanza che aveva l’intera corte nei secoli passati, si riflettono nel carattere di eleganza che rivela il palazzo costituito da un corpo centrale, su tre piani, e da due ali laterali di dimensioni inferiori. Il portale d’ingresso, rimarcato da pilastri ad arco a bugnato, motivo che è ripreso anche nelle finestre del primo piano, è sovrastato da un balcone con porta-finestra con cornice in marmo Rosso di Verona. Due camini sembrano quasi voler prolungare il piano della facciata. Un rustico porticato con arcate a tutto sesto inquadrate da paraste binate, probabilmente ottocentesco, si sviluppa a destra dell’edificio.
 

Villa Dall’Oca, Olivieri in località Calcinaro

Il complesso rurale è costituito da una serie di edifici addossati gli uni agli altri e, oltre all’abitazione padronale, conta anche delle barchesse, con arcate a sesto leggermente ribassato inquadrate da un ordine dorico, e altre costruzioni rustiche che si organizzano attorno a una vasta area lastricata.
L’edificio principale è caratterizzato da una serie di elementi decorativi che testimoniano la volontà dei proprietari di attribuire alla residenza una certa rilevanza architettonica. È costituito da tre piani fuori terra e presenta una campata centrale enfatizzata da due portali ad arco a tutto sesto sovrapposti; anche le cornici modanate delle finestre e la fattura del cornicione di gronda contribuiscono a dare importanza alla facciata.
La costruzione risulta di difficile datazione: presenta infatti un carattere architettonico tale da ipotizzarne la realizzazione prima del XVII secolo. Di difficile attribuzione anche il significato del nome che forse deriva dal proprietario precedente. In pianta sono da ipotizzare delle torrette di avvistamento agli angoli dell’edificio padronale.

 

Villa Valmarana in località Calcinaro

Valmarana nogara ridIl complesso sorge in una zona agricola caratterizzata da un terreno pianeggiante in cui un grande lottorettangolare definisce le dimensioni e le forme dellacorte rurale. I primi proprietari della villa furono iValmarana, nobile famiglia vicentina che si insediò aCalcinaro fin dal 1540 quando l’imperatore Carlo V leconcesse in feudo la località di Nogara. Il fondo fuattivo dal punto di vista agricolo soprattutto per laproduzione di riso. Nel 1799 l’architetto Luigi Trezza venne incaricato di una radicale ristrutturazionedella corte: eseguì tre disegni per una boaria, unabarchessa e un casino che non furono mai realizzati.In un disegno realizzato da Matteo Alberti nel 1690la corte appare come un’area di forma quadrangolare delimitata a nord da un complesso di fabbricaticomprendente la casa padronale, a ovest dai rusticicon torre colombara e agli altri due lati dal muro direcinzione. L’angolo sud-est è occupato dalla cappella gentilizia dedicata a San Bernardino da Sienamentre nella parte opposta si stacca una struttura adoppia arcata che attraversa la strada. Fa parte delcomplesso anche un vasto parco.Estremamente particolare risulta la barchessa che èil risultato dell’aggiunta del secondo ordine di arcate nel corso del Settecento: essa infatti è costituita dauna serie di archi ribassati sostenuti da tozze colonne doriche prive di base al piano terra, ripetuti uguali al piano superiore ma con colonne più alte e tamponati con l’inserimento di due finestre sovrapposte. La decorazione del prospetto anteriore della casapadronale risale all’Ottocento quando è stato inserito anche il portale scultoreo trabeato e il balcone sovrastante a cui si accede da un portale ad arco in bugnato con stemma.

Villa Betti

Nogara Villa Bertoli Betti a S.Silvestro 2 ridNel Comune di Nogara, dove il corso del Tartaro incrocia la Statale che unisce Mantova a Legnago, sorge una villa, ora proprietà Betti. La struttura attuale, a forma rettangolare, è il risultato di un intervento operato nell'ultimo decennio del Settecento su un edificio sacro d’antichissima origine: la chiesa di San Silvestro annessa al monastero intitolato allo stesso Santo di cui rimangono ancora le ossature e alcune parti tra cui l’abside semicircolare ancora oggi visibile esternamente. Pier Antonio Bertoli, dopo aver acquistato dal Senato Veneto i beni e le fabbriche del soppresso priorato, otteneva, con ducale del 27 maggio 1790, di ridurre le dimensioni della chiesa per ricavarvi la propria abitazione. Nogara fu così privata della possibilità di vantare, nel proprio patrimonio artistico, un edificio romanico o preromanico con affreschi e rilievi d’indubbio interesse. Degli affreschi che un tempo davano vita alle pareti, è rimasta un'immagine di San Silvestro ritoccata, e una Madonna con Santo ed angeli, dai tratti rozzi e dalla fissità tipica della pittura del XIII secolo. Elementi architettonici dell'antica costruzione sono inoltre individuabili nelle strutture murarie della villa.

Villa Perez Nuvolari in località Calcinaro

interno Villa Perez ridIl nucleo edilizio a corte faceva parte del più vastocomplesso che la famiglia Valmarana edificò nellaseconda metà del Cinquecento a Calcinaro in seguito al fatto di aver ottenuto da Carlo V la contea diNogara in feudo. La famiglia ha conservato l’integrità del fondo fino al 1849 quando la corte con unaparte dei campi adiacenti fu acquistata dalla famigliaTurella che l’adibì a centro direzionale di una nuovaazienda. I nuovi proprietari costruirono nel 1860 ilsontuoso palazzo in cotto faccia a vista per destinarlo ad abitazione della famiglia. Quest’ultimo si puòinserire in un gusto eclettico con influenze neorinascimentali che si rivelano soprattutto nella soluzionedecorativa della facciata. La prima rappresentazione grafica della corte risaleal 1690 ed è contenuta in un disegno eseguito daMatteo Alberti: appare formata da tre edifici degradanti disposti lungo la strada sull’angolo sud-ovestdel vasto complesso delle proprietà dei Valmarana.In un disegno di Antonio Gornizai del 1725 sono facilmente individuabili le modifiche strutturali subitedagli edifici che risultano più regolarizzati in altezza,oltre che l’inserimento del muro di recinzione chedelimita il lato sud della corte. L’edificio principale è costituito da due corpi di fabbrica con piani differenziati per ambito costruttivo.Il prospetto principale della villa ottocentesco, in aggetto rispetto all’altro, mantiene ancora il suo carattere di raffinata e aristocratica eleganza soprattuttonella soluzione architettonica del piano terra. L’accesso all’androne centrale è consentito da tre archivolti a tutto sesto in bugnato sostenuti da massiccipilastri a base rettangolare. Una marcata corniceorizzontale modanata divide nettamente il piano superiore su cui si aprono tre finestre quadrate concornice modanata e presenta una serie di conci inbugnato a rinforzo dell’angolo. Le due ali laterali,leggermente arretrate, presentano due grandi finestre con davanzale e cornice superiore sostenute damensole decorate. Un’importante cornice di grondaanch’essa sostenuta da mensole a voluta definisce laparte superiore del prospetto. Fanno parte della corte anche degli edifici rustici tracui delle antiche scuderie. Il complesso è completato da un giardino romanticoall’inglese progettato nel periodo di realizzazionedella villa e arricchito da un originale gazebo.

Teatro Comunale 

teatro ridIl Teatro Comunale, sorto nel 1866 come stalla per cavalli, è diventato, in parte, sede della scuola elementare ai primi del ‘900. Nel 1911 il Sindaco incaricò l'ingegner Raffaello De Marchi di redigere il progetto per la trasformazione in Sala per Convegni e Teatro. I lavori iniziarono nel 1912 e furono portati a termine l'anno successivo. Il volume dell'edificio rimase sostanzialmente inalterato; all'interno venne demolito il soppalco del fienile e costruita una loggia per gli spettatori; all'esterno furono modificate le aperture prospettanti su via Molino e sul cortile interno e la facciata su via Roma, che assunsero la configurazione attuale. All'interno venne inoltre realizzato un controsoffitto in canniccio intonacato e decorato: ulteriori decorazioni, sia pittoriche che a stucco, erano probabilmente presenti sulle pareti e furono eliminate nel corso degli interventi di manutenzione eseguiti successivamente. I recenti lavori di ristrutturazioni e risanamento hanno riportato alla luce questo Teatro, restituendo ai cittadini di Nogara uno spazio indispensabile per la cultura.

 

 Mulino di Sopra  

Mulino de Sora ridIn località Molino di Sopra si può ammirare uno degli ultimo molini con pila da riso completamente ad acqua rimasti in funzione sul fiume Tartaro. La suggestione del luogo, le pale, le complesse attrezzature in legno valgono una visita sicuramente emozionante a questa struttura che ha continuato a produrre dal 1500. Sopra l'ingresso antico affresco di madonna protettrice.