Chiese, pievi e oratori

La Parrocchiale di San Zenone

PARROCCHIALE RIDLa parrocchia di Vigasio e di recente costruzione infatti è stata inaugurata il 17 novembre del 1968 dall'allora vescovo Monsignor Giuseppe Carraro. L'ex Chiesa di San Zeno, ora adibita a sala parrocchiale, ha una facciata molto semplice caratterizzata da quattro paraste disposte, due per parte e sostenute da un alto basamento, ai lati del portale d'ingresso. Subito a destra sorge la torre campanaria che termina con una aggraziata cuspide. La nuova chiesa fu costruita grazie alla donazione di alcuni terreni da parte della signora Francesca Fezzi Navaro e venne progettata dall'architetto veronese Gelindo Giacomello, il quale firma anche il progetto per la chiesa del Gesù Divino Lavoratore, edificata a Verona in località Borgo Roma, per il santuario Tempio dello Spirito Santo a Palestrina in provincia di Roma. Da annotare vi sono le splendide vetrate realizzate dal pittore veronese Pino Casarini 1892 – 1972, che forniscono luce, arte ed eleganza alla nuova parrocchiale. Numerosi oggetti e arredi presenti nel vecchio edificio hanno trovato dislocazione in essa come d'altare maggiore settecentesco posto nella cappella sottostante l'abside della chiesa, il fonte battesimale ed alcune sculture lignee provenienti dall'antica pieve. Anche il vecchio organo opera del Farinati con l'aggiunta di una nuova consolle e dopo alcuni lavori, ha trovato posto nel nuovo luogo di culto. L’edificio si presenta con una impostazione ardita perché i quattro lati, rispondenti ai quattro punti cardinali cercano l’armonia attraverso l’ondulazione del tetto, mentre il campanile è il loro punto di raccordo. Interessante la facciata che si annuncia tramite una grande vetrata, con il tetto a capanna ed un pronao a tettoia che si allunga in fuori verso un’ampia scalinata.
La nuova parrocchiale andò quindi a sostituire l'antica pieve di San Zenone che già negli anni 1848-1849, fu rifatta e ingrandita come ricorda un'iscrizione posta sull'architrave del portale d'ingresso. La chiesa fu addirittura capovolta rispetto a quello che era il primitivo orientamento cambiando drasticamente e perdendo anche parte degli arredi originali. Nell’unica navata vi erano sei altari tutti con una nuova intitolazione e con alcune pale di valore. Il vecchio luogo di culto fu oggetto di vari interventi in periodo ottocentesco con la sostituzione del pavimento in cotto, l'acquisto di un grande organo, il rifacimento della zona absidale e la realizzazione degli affreschi il “Buon Pastore” e due tondi raffiguranti l' “Assunta” e “San Zeno in gloria”. Nel 1940, venne esposta l’idea di un affresco per abbellire ulteriormente l’edificio sacro all’artista Alessandro Zenatello di Monteforte d’Alpone, 1891 – 1977, il quale si mise all’opera preparando dei bozzetti preparatori da visionare. I disegni piacquero ma il lavoro non venne eseguito, probabilmente a causa della guerra.
Tra le opere che spiccano nella nuova parrocchiale sono da notare “Madonna del Rosario e due angeli musicanti”, una pala raffigurante i santi “Pietro martire, Eurosia e San Francesco d'Assisi” e una “Pietà” opera dell’artista veronese Zeno Donise (1575 – 1611), poste ai lati dell'altare maggiore e una tela settecentesca con la “Vergine sulle nubi e due santi”.

 

San Zenone – Madonna con Bambino del Cinquecento

Tra le tante Madonne lignee presenti nel nostro territorio, degna di essere menzionata è la pregevole figura della “Madonna in trono adorante il Bambino” presente nella parrocchiale d San Zenone a Vigasio. Una scultura di grande importanza che fa parte di una serie di altre opere come una scultura lignea raffigurante San Rocco o quella di San Sebastiano.
La Madonna con Bambino trova la sua relazione con un altare ed una confraternita della Beata Vergine già presenti a Vigasio verso la metà del 1500. È una figura molto bello con uno sguardo dolce ed intenso raffigurata in posizione di preghiera con il piccolo Gesù sulle ginocchia. Modificata in epoche successive, questa scultura è riconducibile con le altre due statue lignee ad una produzione in voga nel Cinquecento. In origine la figura deve essere immaginata seduta su di una struttura semplice, senza i due barocheggianti braccioli che oggi la incorniciano. Secondo gli esperti essa dovrebbe rientrare nella serie di statue mariane riconducibili ad uno schema iconografico avviato già nel tardo Quattrocento delle “Madonne in trono”, firmate o documentate da artisti veronesi quali Antonio Golfino e Giovanni Zebellana.
Di essi, da un’osservazione dettagliata, ricorrono non solo l’intaglio nei panneggi, ma anche la particolare posizione delle mani congiunte e sollevate della Vergine, utilizzata secondo uno schema che ritorna in molte altre immagini.

 

Chiesetta Campagnamagra

Poratorio Madonna Campagna ridarticolarmente legata al culto religioso popolare, centro di una festa che unisci all’aspetto religioso quello profano, è la chiesetta santuario della Madonna di Campagna Magra. Il luogo in antichità si chiamava Campagna Grassa, ed ospitava un lago di 14 ettari, come risulta da alcune antiche carte topografiche. La terra sabbiosa del luogo, una volta adibita ad agricoltura, fu ritenuta poco produttiva, e da ciò avvenne il cambio di nome in Campagna Magra. Edificata in forme rinascimentali su un precedente luogo di devozione mariana.
All’interno si venera l’affresco del secolo XV che ritrae la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e San Cristoforo. L’origine del santuario deriva da un preesistente capitello che nel 1685 venne ampliato a cappella dopo una concessione dell’Arciprete della pieve di Vigasio, nel 1687 l’edificio era già terminato.
Incamerato dall’amministrazione francese nel 1796 in seguito venne venduto alla comunità di Vigasio. Dopo un breve periodo venne ceduto alla parrocchia di Vigasio e restaurato nel 1938 per volere del compositore Italo Montemezzi di Vigasio.
L’edificio si presenta a croce taumata, ovvero, a forma della lettera Tau, di piccole dimensioni ed è data dai due vani, uno della sacrestia e uno del ripostiglio che vanno ad affiancare ai lati il presbiterio. Sulle pareti del santuario si trova una raccolta di ex voto risalenti al XVIII e XIX secolo consistente in tavolette dipinte.
 

La chiesa di Isolalta

La chiesa di Isolalta venne edificata nel corso del XV sec. come cappella della pieve di Vigasio dalla quale si svincolò solo nel 1951, anno dell’erezione in Parrocchia. L’edificio si presenta con facciata in stile neoclassico, a capanna, rivolta a ponente. Torre campanaria adiacente e parzialmente inglobata nel prospetto settentrionale dell’edificio. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio rialzato di un gradino concluso con abside semicircolare; lungo i fianchi dell'aula si aprono quattro semi-cappelle laterali in cui trovano sede altrettanti altari minori. I prospetti interni sono scanditi da lesene con capitelli ionici su cui si imposta la trabeazione sommitale con fregio iscritto; le pareti del presbiterio sono ornate da affreschi realizzati dal pittore veronese Gaetano Miolato; nella parete a sinistra dell'arco trionfale è conservato un affresco datato 1499 raffigurante la Vergine con Bambino e Sant’ Antonio Abate, unico elemento superstite dell'originario edificio di culto. L'aula è coperta da una volta a botte con decorazioni a tempera e con al centro un dipinto raffigurante Gesù Cristo Buon Pastore; la volta del presbiterio è decorata con una finta cassettonatura; nel catino absidale è affrescato Gesù Cristo tra San Pietro e San Paolo. Copertura a due falde con struttura lignea portante e manto in coppi di laterizio. La pavimentazione è realizzata con lastre di marmo chiaro di Botticino e breccia rosata.