Curiosità e personaggi Illustri

Il Castello di Bovolone e la Residenza del Vescovo

DSCN0824 ridLa presenza di un castello o di un fortilizio nel paese di Bovolone è testimoniata da vari documenti ad esempio in un dipinto situato nella galleria delle Carte Geografiche presso i Musei Vaticani. Tuttavia di esso oggi non rimane alcuna traccia materiale. Venne eretto nell'attuale zona di Prato-castello e la sua costruzione ebbe inizio verso il 1160. Fu ultimato verso il 1179 e rappresentava una sicura difesa contro i nemici specialmente in queste zone poste a ridosso delle paludi e fu eretto dai cittadini bovolonesi in difesa della libertà comunale i quali non sempre erano in sintonia con il potere del Vescovo - Conte. Non si hanno notizie sicure della sua edificazione ma vi sono notizie della costruzione, nel 1179, di una strada attorno ad esso larga circa otto metri con la relativa spianata decisa dai Bovolonesi nel corso di una riunione tenuta con i loro Consoli. La sua esistenza terminò molto probabilmente tra il 1233 ed il 1234 quando il conte Rizzardo di S. Bonifacio in contrasto con Ezzelino da Romano, allora signore di Verona, attaccò e distrusse Bovolone ed il suo castello. Una volta abbattuto, i materiali del castello furono utilizzati per fabbricare altri edifici, essendo venuta a mancare la motivazione per la quale era stato costruito.
Sempre in quegli anni a Bovolone esisteva anche un altro castello o casa merlata di proprietà del Vescovo-Conte dove ora c'è l'attuale palazzo Vescovile, con tanto di mura perimetrali e bastioni, difeso come una fortezza. Nell’alto medioevo esisteva già nel centro del paese attuale la torre campanaria romanica, usata anche come carcere per reati minori.
Questa corte-castello era il centro nevralgico di tutta l'organizzazione preposta alla gestione del patrimonio vescovile e qui confluivano e venivano conservati tutti i prodotti agricoli, frumento, cereali minori, uva e fieno derivanti da decime, censi e livelli e anche dalla gestione diretta dei numerosi campi.
Di essa si hanno notizie già in epoche antiche, infatti il Vescovo di Verona vantava in questi luoghi possedimenti fondiari già nel IX Secolo. Un successivo "Privilegium" rilasciato da Eugenio III al vescovo Tebaldo, l'11 maggio 1145, menziona tra i vari possedimenti anche la "Plebem Bodoloni cum cappellis, decimis et curte". Con molta probabilità quindi il vescovo aveva proprio in questo sontuoso edificio la propria residenza, anche se si ha solo la certezza dell'esistenza della corte-castello nella descrizione del palazzo contenuta nella "legittimazione" del 1540. L'appartenenza del palazzo al vescovato pare fosse già acquisita nel 1460 quando il Vescovo Ermolao Barbaro procedette al restauro ed alla ristrutturazione di gran parte degli edifici vescovili tra cui quello di Bovolone che conserva ancora oggi un portale di forme gotiche, in marmo di Verona simile ad altri sistemati in quegli anni. Ed è probabile che il palazzo coincida con la "Casa Merlata" citata nel 1279 dal notaio della Curia Vescovile Bongiovanni che lesse davanti ad essa una condanna contro alcuni rissosi.
Con la fine del 1700, il vescovo Giovanni Andrea Avogadro ne decise una radicale ristrutturazione per renderla più bella e sontuosa.
Ecco quindi che le torri e i merli tipiche dei castelli medievali lasciarono spazio al portale d'accesso ornato di obelischi e vasi mentre sui pilastri vennero sistemate delle statue. La torre colombara e l'antica palazzina divennero parte integrante del nuovo edificio mentre la facciata assunse l'aspetto dell'elegante dimora davanti al grande parco. Il tetto fu quindi abbellito da una balaustra e da obelischi mentre il portale cinquecentesco a bugnato trovò sistemazione nel cortile posteriore. La dimora rimase del Vescovato di Verona fino al 1862 per poi divenire centro amministrativo e di rappresentanza dell'intero paese. Il palazzo è ora sede del Municipio e della Biblioteca Civica. Al suo interno, presso le Cantine del Vescovo, è stato allestito un Museo chiamato "Percorso degli stili del Mobile" dove è possibile ammirare mobili che ricalcano le forme tipiche dal 1400 al 1900 eseguiti con il metodo antico dagli allievi della Scuola di Ebanisteria. L'ufficio Informazioni Turistiche con sede presso Palazzo Salvi, nel centro al paese, organizza su richiesta visite guidate ad alcune botteghe di restauro, al Museo degli stili del mobile e alle realtà storiche ed architettoniche del paese. Le mostre e le strutture espositive legate al mobile sono aperte anche alla domenica.
 

Napoleone a Villafontana

Tra le tante notizie interessanti che si scoprono nella presenza di Napoleone nel nostro territorio, veniamo a conoscenza che il Generale fece tappa a Villafontana. Era il 1796 ed egli dopo aver preso Milano, e le altre città della Lombardia controllate dagli austriaci, si era diretto a Roverbella nei pressi di Mantova, dove gli austriaci avevano riunito le forze per contrastare l’avanzata di Napoleone.
La tappa, prima di sferrare l’attacco contro gli austriaci, era stata Verona dove le truppe francesi erano entrate il primo giugno del 1796 e dove si erano riposate. La presa di Mantova era l’obbiettivo dei soldati d’oltralpe e, una volta usciti dalla città, si accamparono a Roverbella e a Goito. Non fu per loro cosa semplice; austriaci e mantovani riuscivano sempre a rintuzzare gli attacchi. Per questo, allungandosi i tempi, le armate francesi conquistarono prima Ferrara e poi Bologna per rifornirsi e per reclutare uomini. L’11 luglio la cavalleria francese giunse a Villafontana e a Vallese. Sistemati gli uomini, gli ufficiali fissarono la loro dimora nei palazzi del nobile Noris, del Conte Guastaverza, di Bongiovanni da Romano, del Conte Buri, del Conte Torri e di Bottagese. Ma con i soldati, arrivò anche Napoleone Buonaparte che cenò e pernottò nelle campagne Bovolonesi. Fu una visita breve, che vide il generale passare in rassegna anche l’esercito accampato a Vallese che aveva così protratto la presenza dei soldati stranieri nel territorio di Bovolone.
 

Il nome di Bovolone deriva da un girino?  

imgIl concorso letterario internazionale in lingua veneta intitolato a Mario Donadoni, ha come simbolo una rana d’argento. La tradizione popolare relativamente al toponimo Bovolone, vuole che esso derivi dal termine dialettale ranabòdolo cioè girino.Questo termine con il tempo sarebbe divenuto ranabdolòn e quindi, dopo aver perso la parte iniziale, si sarebbe trasformato in Bodolòn.
Ad avvalorare questa tesi vi sono anche alcuni antichi documenti che legano il termine del paese ad una progressiva trasformazione derivata proprio da ranabòdolo che poi si sarebbe trasformata prima in Castrum Bodoloni e poi in Villa Bodoloni. A questa etimologia però nessuno crede più. Infatti, analizzando vari studi di toponomastica, non vi è notizia di luoghi che derivino da nome di animale al singolare mentre più frequenti sono quelli legati a gruppi di animali che tipizzano un determinato luogo. Esempio: Valgatàra, valle piena di gatti, Porcàra, luogo dove si allevano i porci o Tavanàra località piena di tafani.
Seguendo quindi una ricerca storica non legata alla tradizione orale e ai modi di dire, scopriamo che dai più antichi documenti di investitura dei beni risalenti all’813, vi è testimonianza del nome della località chiamata “Bodoloni” e quindi come quel nome possa essere fatto risalire sicuramente al tempo in cui i longobardi dominavano buona parte dell’Italia.
Lo storico Giovanni Rapelli, considera probabile far risalire questo nome ad un personaggio di origine longobarda, tale Bòdilo che potrebbe aver dato il nome al territorio di sua proprietà proprio in queste zone. Il nome del paese avrebbe quindi un’origine longobarda, legata a Bòdilo che, nell’originaria lingua di quel popolo, era declinato con la forma di Bodilone mentre per noi one, lo porterebbe a significare “grosso Bòdilo”.
Toponimi simili a questo sono quelli di Bardolino, dal nome longobardo Bàrdilo, o Bussolengo da Gàusilo. Si può quindi ipotizzare che il nome di Bovolone derivi da quello di un capo longobardo al quale, durante il VI o VII secolo, venne concesso un territorio allora quasi del tutto disabitato, nella zona dove attualmente è situato il comune di Bovolone.
 

La Fiera Agricola di San Biagio

fiera agricola ridLa “Fiera Agricola di San Biagio” anche se non è espressamente riferita ad un prodotto tipico di questa terra, per Bovolone e per l’intero Basso Veronese rappresenta un importantissimo appuntamento con l’agricoltura che si ripete dal lontano 1278 e rappresenta il primo vero e proprio momento di incontro dell’anno per parlare di agricoltura, per esporre innumerevoli attrezzi agricoli, per partecipare a convegni e a tavole rotonde, per fare il punto della situazione e per dare e ricevere utili consigli per l’annata agraria che deve ancora cominciare. Quasi 740 edizioni sono il segnale dell’antichità di questa fiera che, oltre ad essere legata alla storia, ha lo scopo di sviluppare e tenere vivo l’interesse per il settore agricolo; un punto d’incontro, di confronto ma anche di affari per tutti gli agricoltori della zona.
In un ampio spazio aperto, di oltre 20.000 mq., è possibile osservare e scoprire macchinari agricoli sempre all’avanguardia, conoscere accessori e quant'altro serva per lo svolgimento del lavoro agricolo il tutto raccolto nel grande spazio adiacente al Palazzetto Le Muse e promosso dalle istituzioni locali, prima tra tutte il comune di Bovolone, per parlare della nostra terra, della nostra gente e delle nostre tradizioni.Vi sono, oltre alle macchine per la lavorazione della terra e della tabacchicoltura, sezioni enogastronomiche, mobili d’arredo, convegni, spettacoli. Si svolge tra Gennaio e Febbraio nella quinta domenica dell’anno ed è visitata da oltre 50.000 persone.

 

PERSONAGGI ILLUSTRI:

  • Nicolò Ormaneto (Verona, 1515 circa - 1577), parroco di Bovolone e successivamente vescovo di Padova;
  • Paolo Bozzi (Bovolone, 1550-1628), fu un letterato, drammaturgo, e autore di musica sacra a servizio della Repubblica di Venezia. Dopo il ritrovamento dei manoscritti delle sue opere negli archivi della parrocchia di Bovolone, le sue composizioni sono eseguite dai gruppi musicali bovolonesi della "corale San Biagio" e del coro ducale, a lui intitolato;
  • Marco Marcola (Verona 1740 - Verona 1793), pittore che lavorò a Bovolone;
  • Antonio Bellini (Verona, 7 luglio 1835 – Grottamare, 19 luglio 1897), fu un commerciante bovolonese che partecipò alla spedizione dei Mille del 1860;
  • Maria Pia Mastena (Bovolone 7 dicembre 1881 – Roma 21 giugno 1951), beata;
  • Vasco Benetti (Bovolone, 10 febbraio 1891 – Flossenburg, 25 febbraio 1945), fu deportato da Bolzano il 19 gennaio 1945 ed internato con matricola 2491 al campo di concentramento di Flossenburg, dove trovò la morte;
  • Antonio Di Pietro (Bovolone, - Flossenburg), fu un agricoltore, esponente della Resistenza, catturato con una retata, la notte del 19 novembre 1944 e morì nel campo di concentramento tedesco di Flossenburg;
  • Franco Cappa (Bovolone, 9 maggio 1916 – Mediterraneo, 8 maggio 1941) fu tenente pilota ed eroe dell'aviazione italiana nella seconda guerra mondiale. Ottenne la medaglia d’oro al valore militare e gli sono stati intitolati il 72° Gruppo intercettori teleguidati dell'aeronautica militare con sede a Bovolone (nel corso del 2002, l'istituto comprensivo statale del paese e la locale sezione dell'Associazione Arma Aeronautica;
  • Giuseppe Vicenzi, cittadino onorario di Bovolone dal 2015;
  • Alberto Vaccari (Bovolone 1953), storico dell’arte ed esperto di mobili antichi;
  • Vittorio Giovannelli, ex direttore di Rete 4;
  • Giuseppe Pellegrini (Monteforte d’Alpone 10 novembre 1953), vicario parrocchiale a Bovolone e in seguito vescovo di Concordia-Pordenone;
  • Giuseppe Pasotto (Bovolone 6 luglio 1954), vescovo dell'Amministrazione apostolica del Caucaso dei Latini;
  • Maurizio Cocciolone (L’Aquila, 22 settembre 1960), tenente colonello e navigatore dell'aeronautica militare italiana che partecipò alla prima Guerra del Golfo e fu prigioniero delle truppe irachene tra il 18 gennaio e il 3 marzo 1991. È stato poi comandante della base di addestramento dell'aeronautica militare di Bovolone, dal 1998 fino alla sua chiusura avvenuta nel 2010;
  • Pietro Caucchioli (Bovolone, 28 agosto 1975), ex ciclista professionista;
  • Matteo Gianello (Bovolone, 7 maggio 1976, calciatore);
  • Paolo Perazzani (Bovolone 8 febbraio 1978), batterista degli Arthemis, band fondata a Bovolone nel 1994;
  • Andrea Martongelli (Isola della Scala, 2 maggio 1979), chitarrista degli Arthemis;
  • Eleonora Patuzzo (Bovolone 16 ottobre 1989), ciclista;
  • Umberto Poli (Bovolone 27 agosto 1996), ciclista dilettante attualmente in carica alla squadra statunitense Team Novo Nordisk.

 

Mario Donadoni e il Premio Letterario

Mario DonadoniIl prof. Mario Donadoni, nacque a Bovolone il 18 ottobre 1906 da una modesta famiglia artigiana della contrada Pozza, e morì a Firenze il 6 marzo 1974, fu un bovolonese di chiara fama nazionale ed internazionale per le sue toccanti capacità di esporre e di far gustare le meraviglie della poesia e della letteratura italiana, ma noto anche come fecondo scrittore, appassionato saggista, acuto critico letterario e anche poeta. Egli ebbe infatti una spiccata personalità ricca di una vasta e profonda cultura letteraria, per cui se la sua fama raggiunse folle cosmopolite in tutta Europa e in Africa, da Istanbul ad Helsinki, da Londra a Palermo, da Parigi a Dakar, da Madrid a Budapest, da Atene a Marrakech, da L'Aia a Zurigo, da Vienna a Lisbona, non fu perché trovò un mecenate che riuscì a porlo immeritatamente su di un piedestallo tanto alto, ma perché rivelò doti e capacità non comuni, apprezzate ed applaudite nei maggiori Atenei, Università, Circoli di Stampa e Cenacoli culturali d'Italia, d'Europa e d'Africa. Mario Donadoni, ad esempio, fu alla Sorbona di Parigi per parlare di Dante e commentare il suo grande poema. Non si limitò a fare l'oratore ma scrisse saggi critici, collaborò alla terza pagina di vari quotidiani italiani e stranieri e a diverse riviste letterarie internazionali, non trascurando il Foscolo, Leopardi, Carducci, Joyce ed altri, e compose anche delle poesie: saggi critici e temi di poesia classica e moderna, italiana e straniera, e talvolta polemica dura e spietata come in «Verità e non verità. Malgrado però tanti successi, tanti onori e tanta fama, Mario Donadoni visse per tutta la vita il dramma amaro e terribile di una solitudine che ne avvilì profondamente l'anima: e ciò a causa delle sue nozze «sbagliate» e di un matrimonio che franò miseramente e prestissimo. Né valsero mai a svincolarlo da questo «peso di solitario sconforto» le sue frequenti visite a parenti, ad amici e soprattutto le belle ore trascorse al «piccolo Vaticano» - così egli chiamava la Casa Canonica di Bovolone - in lieti conviviali e in dolci conversari con gli amici che gli avevano dimostrato tutta la loro comprensione e soprattutto la loro ammirazione.
Le spoglie mortali di Mario Donadoni riposano ora a Bovolone nel nuovo camposanto sperduto in mezzo alla valle del Menago a lui tanto cara.
Dal 1997 l’Amministrazione comunale di Bovolone ha dedicato un premio letterario denominato “Concorso letterario internazionale in lingua veneta Mario Donadoni Veneti nel mondo” Trofeo Rana d’argento e Girino d’argento. Tale concorso è aperto a tutti i Veneti in Italia e nel mondo e si articola in diverse sezioni tra poesia e prosa.