Chiese, pievi e oratori

DUOMO DI LEGNAGO

20116 600x800Svetta possente e maestoso in piazza della Libertà e nonostante sia all’esterno incompiuto (manca la facciata di abbellimento), conserva al suo interno perle e lavori di indiscusso valore. I lavori per la sua costruzione presero avvio prima della venuta dei Francesi, ma fu Napoleone Buonaparte che decise l'abbattimento della vecchia parrocchiale che si trovava in Borgo San Martino. Il generale inoltre ordinò l'abolizione della cupola e l'abbassamento del tetto adducendo motivazioni di carattere militare. Mentre il Duomo era in costruzione, le funzioni religiose si svolgevano nella chiesa della Disciplina. L'attuale Duomo venne consacrato ufficialmente il 5 maggio 1816 da Innocenzo Liruti vescovo di Verona. L’edificio religioso è a croce latina ed è dedicato a San Martino così come l'antica Pieve. Al suo interno trovano posto otto altari alcuni dei quali provenienti da antiche chiese legnaghesi andate distrutte. La grande tela posizionata dietro l'altar maggiore raffigura San Martino che protegge i legnaghesi dalle inondazioni dell'Adige; dipinta nel 1840, si presume essere opera del vicentino Antonio Maria Perlotto. La cupola del presbiterio venne abbellita, con una raffigurazione di Gesù alla destra del Padre, da Giovanni Demin di Fiera che la dipinse tra il 1830 e il 1839.
Il catino absidale fu invece dipinto da Agostino Pegrassi nel 1948 e rappresenta il Buon Pastore. Particolare interesse riveste l'altare dedicato a Sant’Anna in cui spicca una tela del 1755, recentemente restaurata, attribuita alla scuola di Antonio Balestra e proveniente dall'antica Pieve legnaghese; da quest'ultima provengono pure l'altare e la tela dedicata a Sant’Antonio.
L'altare del Santissimo presenta una pala attribuita ad Adeodato Malatesta (1875) mentre altri due affreschi presenti all’interno della navata sono attribuibili al Pegrassi (1948). Tra gli elementi di maggior pregio presenti nella parrocchiale vi sono pure il fonte battesimale e una pietà, quest'ultima posizionata sopra l'altare dell'Addolorata, proprio di fronte a quello del Santissimo. La pietà è un’opera di grande pregio, eseguita nei primi anni del 1400 da uno scultore austro-boemo per l'antica pieve legnaghese. L'altare, invece, fu realizzato nella sua struttura architettonica attuale nel 1853 mentre il fonte battesimale è un'opera scultorea del 1400 dove, oltre alla rappresentazione del Battesimo di Gesù, su un lato è scolpito l'antico stemma di Legnago.
 

LA PALA DI SAN MARTINO 

Legnago Pala S.MartinoÈ l’opera più cara e preziosa ai legnaghesi ed è situata all’interno del Duomo. È un’opera maestosa collocata al centro della parete del coro ed attribuita fino ad ora ad Antonio Maria Perlotto Pomé di Lonigo che la dipinse nel 1840 e che, da ricerche ancora in corso, sembra sia da attribuire a Catone e non ad Antonio Maria.
L’opera ricorda la protezione del Santo patrono in occasione della piena dell’Adige nel 1839. È un grande quadro dipinto ad olio che rappresenta il santo patrono di Legnago, nell’atto di proteggere la cittadina e Porto in occasione di una spaventosa piena del fiume Adige avvenuta l’anno precedente la realizzazione del dipinto. La figura del santo occupa gran parte della tela ed esso viene raffigurato con le braccia aperte teso a proteggere la città minacciata dalle vorticose acque del fiume. In mezzo un angelo sta per gettare tra i flutti un ramoscello d’ulivo in segno di pace. È rappresentata pure la riva destra dell’Adige con i fabbricati tra i quali si scorgono il Duomo e il Municipio. Ben visibile pure il ponte in legno lambito dalle acque e la garitta della sentinella all’ingresso del ponte. Il quadro risulta sorretto da quattro modiglioni e contornato da una cornice in gesso abbellita superiormente da una splendida cimasa ricca di simboli significativi come mitria, pastorale, messale, scudo, elmo, lancia con bandiera, bastone di comando e due palme di vittoria.
 

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA SALUTE A PORTO

Porto ridA dividere le due chiese (duomo e santuario) vi è l’Adige. Entrambi gli edifici sono posti a poca distanza dagli argini, possenti sbarramenti in caso di piene. Sulla riva sinistra, dove si allarga il centro urbano di Porto, un campanile solitario segnala il luogo ove un tempo sorgeva la vecchia chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo, purtroppo andata distrutta dai bombardamenti aerei dell'ultimo conflitto mondiale. Essendo stata quasi completamente distrutta, venne scartata l’ipotesi del suo restauro mentre fu condivisa l’idea di costruirne una nuova a qualche centinaio di metri di distanza. L’incarico fu dato all'architetto legnaghese Giovanni Fregno e la nuova chiesa fu consacrata ufficialmente il 12 novembre 1955 dal cardinale Giovanni Urbani allora vescovo di Verona.
Al suo interno si conservano arredi ed alcuni frammenti di affresco propri dell'antica chiesa distrutta; degno di nota una porzione di affresco che raffigura probabilmente l'antica Porto circondata da possenti mura (internamente alla cinta muraria spiccano numerose torri di conformazione quadrangolare) e un crocefisso miniato in argento di scuola senese dei primi anni del Quattrocento.
L’antico santuario, bello ed elegante, di forme classiche, è ricordato da alcune foto d’epoca. Situato nel cuore di Porto, aveva la facciata monumentale con il rosone e il portale lavorati in cotto che ne confermano la datazione del XIV secolo. Davanti al Santuario un sagrato ciottoloso formava una piazzetta delimitata da alcuni paracarri.
 

LA CHIESA DELL’ASSUNTA A LEGNAGO E IL CAMPANILE DI SAN ROCCO

Chiesa dellAssunta ridLungo l’attuale Corso della Vittoria sorge una chiesa dedicata alla Madonna Assunta che venne eretta nel 1900 dalla fabbriceria parrocchiale presieduta da monsignor Davide De Massari, su progetto di don Giuseppe Trecca. Viene chiamata “la chiesa senza campanile” e fu costruita dal Comune di Legnago a parziale risarcimento dei lavori realizzati nel 1899 per allargare la strada che portava al nuovo ponte sull’Adige. Allora si concordò di demolire la vecchia chiesa “della Disciplina”, situata nell’attuale Piazza San Rocco, dove oggi rimane solo il campanile seicentesco, e di concedere alla fabbriceria stessa “un’area della superficie di mq 1000 nei nuovi quartieri fuori Porta Mantova, a monte di via Garibaldi, per erigere la chiesa”. La nuova chiesa è in stile neogotico in cotto scoperto, con un rosone sopra il protiro pensile, nella cui lunetta è raffigurata la Madonna Assunta. Sull’altare maggiore campeggia un dipinto di Ranuccio Alvari che raffigura la Madonna della misericordia. Dalla trecentesca chiesa della Disciplina, ampliata e rinnovata nel Seicento, oltre alla tavola dell’Alvari vennero recuperati tre altari di legno e il pavimento in lastre di marmo. Nel 1992 ritornò dal restauro, effettuato dalla Soprintendenza, il seicentesco dipinto dedicato a San Rocco che venne collocato sull’altare di sinistra.

LA CHIESA DI VANGADIZZA

3915516La chiesa di Vangadizza, piccolo centro posto lungo la direttrice che da Legnago porta verso il territorio rodigino, conserva al suo interno opere di prestigio. Infatti, accanto alle grandi tele che campeggiano ai lati dell’altar maggiore, degno di nota è un pregevole lavoro rinascimentale riconducibile alla vecchia chiesa.
A Vangadizza la presenza di una chiesa è documentata sin dal 1460. La parrocchiale, intitolata a Santa Maria, è stata sottoposta nel corso dei secoli a notevoli interventi strutturali tanto che l’attuale edificio venne ultimato nel 1808.
A ricordo di questa importanza, l’interno è caratterizzato da una navata unica con pregevoli tele del Sei – Settecento che vanno ad abbellire l’intero edificio. Ma la sorpresa maggiore si ha nel battistero dove è conservata una pregevole scultura rinascimentale ad altorilievo presente nella vecchia pieve romanica. L’opera propone un classico esempio di Sacra Conversazione quattrocentesca, con al centro la Madonna in trono con Bambino e ai lati, in dimensioni più ridotte, due coppie di Santi. Tali figure sono riconducibili ai due martiri San Sebastiano e San Lorenzo a destra; mentre a sinistra due vescovi indicati come San Martino e San Zeno. Le figure sono collocate entro tre piccole absidi concluse da eleganti soffitti sagomati a conchiglia, separate tra loro da eleganti lesene ornate con motivi floreali. La qualità dell’opera attesta una mano artistica particolarmente esperta nella definizione dell’anatomia, come dimostrano la naturalistica raffigurazione dei corpi del Bambino e di San Sebastiano e la convincente modellazione del panneggio usato per definire la figura della Madonna.
 

GLI AFFRESCHI DELLA CANONICA DI VANGADIZZA

canonica vangadizza ridUna delle tante sorprese del territorio legnaghese, è legata a Vangadizza e alla casa canonica posta a pochi metri dalla chiesa parrocchiale. Infatti durante recenti lavori di restauro, sono venuti alla luce interessanti affreschi a testimonianza di un edificio di grande interesse storico-artistico. A documentare la presenza di una chiesa con cimitero proprio in questo luogo, vi sono documenti che risalgono al 1460. La chiesa, intitolata a Santa Maria, nel corso dei secoli è stata sottoposta a notevoli interventi strutturali tanto che l’attuale edificio venne ultimato nel 1808.
Quello attuale andò a sostituire una precedente chiesa romanica della quale oggi rimane solo la torre campanaria, a sua volta sopraelevata nel 1688. L'interno conserva pregevoli tele del Seicento e del Settecento che vanno ad abbellire l’edificio sacro. Ma l’opera forse più interessante custodita nella chiesa di Santa Maria, si trova nel battistero ed è una preziosa scultura in stucco ad altorilievo risalente al Quindicesimo secolo, un tempo ubicata nella vecchia pieve romanica. L'opera propone il classico esempio di “Sacra Conversazione” quattrocentesca con al centro la Madonna in trono con Bambino e ai lati, in dimensioni più ridotte, due coppie di santi riconducibili ai martiri San Sebastiano e San Lorenzo oltre a due vescovi identificati come San Martino e San Zeno.
L'attigua canonica ha restituito due portali in materiale lapideo del XVII secolo a tutto sesto con chiave di volta a volute; quello posto a pian terreno ha l’arco poggiante su due capitelli lineari, quello posto al piano superiore dà accesso ad un artistico balconcino allineato con l'ingresso sottostante. All’interno, in una stanza della canonica, sono venuti alla luce dipinti murali databili alla fine del '700, nascosti da ben cinque strati sovrapposti di calce.
L’immagine artisticamente più bella e delicata è una “Madonna con Bambino”. Una madre dolce con i capelli raccolti e racchiusi da un velo che guarda il figlio addormentato sul suo grembo. A sostituire la tradizionale aureola, l’artista ha usato una diversa tonalità di colore rendendola più tenue rispetto al fondale scuro; una Madonna che assomiglia alle giovani mamme della nostra terra. Gli altri dipinti invece propongono paesaggi bucolici ed agresti dove protagonista assoluta è la natura con corsi d'acqua, piante e prati, oltre a torri e castelli posti nei pressi di un fiume. In essi la presenza umana è discreta, quasi defilata rispetto alle vedute paesaggistiche. Tra i vari riquadri spiccano una scena di caccia, un’altra che riproduce un lago e un ampio fiume solcato da una piccola barca. La stanza, interamente dipinta, racchiude le varie raffigurazioni in finte cornici dorate con disegni floreali, finte colonne e figure geometriche.
 

LA CHIESA ROMANICA DI SAN SALVARO

P9300795La chiesa romanica di San Salvaro in San Pietro di Legnago, fa parte di quella fitta trama d’edifici sacri che rivestì l’Europa dopo l’anno Mille. Essa scaturiva dalla vitalità demografica, economica, artistica e spirituale dell’epoca e punteggiava, assieme a numerose altre chiese, il territorio della Pianura Padana per offrire ospitalità ai pellegrini diretti a Roma o a Santiago di Compostela.
La chiesa, dedicata al Cristo Salvatore, e la probabile ricostruzione di una preesistente chiesetta risalente al VI secolo, sorta a sua volta su un tempietto pagano, che soltanto recentemente è stata inglobata nel tessuto urbano di San Pietro.
La fondazione può essere attribuita alla contessa Matilde di Canossa, potente vassalla con ampi territori in Verona e nel Veronese, famosa per l’appoggio e l’ospitalità concessa a Paga Gregorio VII durante la lotta per le investiture.
Il più rassicurante elemento che associa la contessa a San Salvaro è costituito da un’iscrizione che compare sulla parete orientale dell’edificio: “CONTESSA / MATELDA / HOC OP FF / 1117” (La contessa Matilde fece fare quest’opera nel 1117) e tutta la critica dell’arte è propensa a collocarne la datazione attorno a quest’epoca.
L’edificio presenta concentrati, per la prima volta nel territorio, tutti gli elementi dell’arte romanica maturata nella sua declinazione veronese: la facciata a salienti, i pilastri, le volte a crociera nella cripta, la pianta a croce latina a tre navate, l’ampio giro delle absidi, gli archi a tutto sesto, la mancanza d’elementi chiaroscurali e di giochi di sporgenze e di rientranze e, infine, il distendersi liscio ed uniforme delle pareti.
Il materiale di costruzione prevalente è il cotto, che dona all’edificio un colore caldo.
Per l’epoca, l’impiego di questi materiali, era molto costoso e ciò ha fatto ipotizzare la presenza di una “scuola” di maestranze locali. Si somigliano, infatti, le chiese di San Salvaro, San Zeno di Cerea, La Bastia di Isola della Scala, Santa Maria di Bonavigo, San Pietro di Bevilacqua. E’ impossibile individuare il nome degli artefici di San Salvaro poiché essi non firmarono l’opera; sicuramente furono artisti di mestiere, ma soprattutto di fede.
Nel modo in cui si inserisce nello spazio, San Salvaro fa intravedere la verità nascosta sotto il vello delle apparenze. L’abside, il punto verso il quale si volgono gli occhi della comunità in preghiera, è orientato ad est, verso l’aurora, verso il sole che sorge ogni mattina, dissolvendo le paure dell’uomo, proclamando la vittoria del bene sul male, di Dio sul diavolo, dell’eternità sulla morte.legnago 07
La chiesa è divisa in tre navate da semplici pilastri in muratura che sostengono ampie ghiere ad arco a pieno sesto, anch’esse in cotto come le tre ampie absidi di cui la maggiore è sostenuta da un doppio arco trionfale. Quella centrale tende ad allargarsi ed elevarsi e all’esterno la delimitano due lesene che danno alla facciata, a salienti, un aspetto maestoso. All’interno gli archi sono sei per lato, sempre secondo una modalità tipica della zona veronese. L’interno è diviso orizzontalmente in tre parti: la parte plebana, è lo spazio riservato ai fedeli; il presbiterio è rialzato rispetto il piano delle navate, su di esso i sacerdoti, o i presbiteri, svolgono i riti; la cripta è la parte sotterranea, posta sotto il presbiterio, dove sono custoditi i sepolcri. Tale suddivisione è espressione delle tre chiese simboliche: la Militante, la Purgante e la Trionfante.
La Pianta, a croce latina, priva di transetto, è asimmetrica; probabilmente l’irregolarità è dovuta alla conformazione del terreno e all’assenza di un progetto di costruzione ben definito.
L’illuminazione all’interno della chiesa è scarsa e il contrasto tra luce ed ombra ricorda la lotta tra le tenebre del peccato e lo splendore della grazia divina. Il sistema d’illuminazione si avvale di una serie di monofore, che trovano in facciata, una al centro di ciascuna delle absidi, le altre sulle pareti laterali di ciascuna navata. La facciata un tempo portava due finestre, attualmente ridotte, e un rosone sostituito da una bifora.
Il presbiterio è rialzato per lasciare posto alla cripta sottostante ed inoltre, la posizione sopraelevata, simboleggiava il ruolo di prestigio degli ecclesiastici che, all’interno della società medioevale, avevano nelle loro mani gli strumenti della cultura e della scienza, poiché erano tra i pochi che sapevano leggere, e della salvezza poiché amministravano i sacramenti e leggevano i testi sacri.
In San Salvaro, la figura del Cristo è dominante: al centro della trave iconostatica, dove ora è posto il grande crocifisso di Antonio Rigetti del XX secolo, già dall’origine della chiesa vi era posta una statua rappresentante il Cristo. Di essa esiste tuttora la testa, murata nel vano della porta meridionale. In epoca moderna è ancora il Cristo a trionfare con la monumentale statua del XVI secolo posta sull’altare maggiore, qui collocata quando nel 1711 l’altare fu rifatto. E sempre il Cristo è al centro dell’episodio della Trasfigurazione, opera del veronese Daniele Da Pozzo, ultimata nel 1539, che occupa il catino dell’abside centrale. Dei quindici santi e profeti che assistono alla scena e che sono rappresentati in altrettanti medaglioni, ricordiamo quelli più legati alla sensibilità religiosa locale: San Zeno, patrono di Verona, si Santi Fermo e Rustico, Santa Toscana, fondatrice di un ospedale veronese, San Valeriano in relazione con San Martino, titolare della Pieve, cioè della chiesa madre di Legnago, e non potevano mancare San Francesco e Sant’Antonio da Padova.
La cripta è la parte più interessante: nel territorio veronese si trova soltanto a San Salvaro e nell’abbazia di San Bonifacio. Si tratta di una complessa ed articolata cripta con tre absidi che testimonia un’ottima e raffinata tecnica costruttiva; è coperta da volte a crociera ed è divisa in quattro navate da tre pilastri quadrati sormontati da quattro capitelli cubici con angoli smussati, mentre altri semipilastri sono addossati al fondo, alle pareti laterali e nella parte di terminazione dell’abside. La particolarità di queste volte è quella d’essere tutte impostate su pianta quadrata, tranne quella che precede l’abside maggiore, impostata su una pianta triangolare. Fiancheggiano l’abside maggiore, sostenendo una volta a botte, due colonne scanalate con capitelli corinzi di origine romana, che testimoniano la probabile presenza d’antichi monumenti sul luogo. Una delle funzioni principali della cripta era di mantenere vivo il rapporto con gli estinti, di favorire la comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei defunti.
La devozione popolare medioevale è ben documentata dall’immagine della Madonna della Misericordia: l’influenza della Vergine si ampliò, infatti, durante gli ultimi secoli del Medioevo: si tratta di un’immagine trecentesca, completamente rifatta nel 1927, riproducendo l’originale, ed oggetto di un ulteriore recentissimo restauro. La Vergine è in atto di stendere le braccia e di accogliere sotto il suo manto quattro disciplinati, inginocchiati ai suoi piedi, con i flagelli e le croci. A San Salvaro la confraternita era ospitata nella cripta e, per un certo periodo, gestì la chiesa. Poche sono le tracce della decorazione ad affresco che, insieme ai resti lapidei, agli stemmi e agli ex voto, testimoniano l’affezione del popolo al luogo sacro nelle varie epoche.
Nella vicenda di San Salvaro s’inserisce, all’inizio del secolo don Giuseppe Trecca, storico e architetto, egli dà corso a pesanti rifacimenti e ripristini che mutano la fisionomia della chiesa con il rifacimento del campanile. I rifacimenti non stravolsero però San Salvaro che rimane, con le parole di Flores d’Arcais, “il primo esempio nel territorio di un edificio che riveli il lessico Romanico maturo”.
 

 ANTICA PIEVE DI SAN VITO 

Pieve S.Vito ridLasciato il centro abitato di Porto di Legnago dirigendoci verso San Vito, troviamo l’antica pieve dedicata a San Vito, San Modesto e Santa Crescenzia, recentemente restaurata e riporta all’antico splendore. Di essa e di un antico insediamento abitato si parla già nel 931 e della località si fa menzione all’interno dell’inventario dei villaggi che, attorno all’anno Mille, consegnavano la “decima” alla pieve di San Pietro in Tillida, l’antica pieve rurale di Bevilacqua che estendeva la propria supremazia da Bonavigo fino a Begosso. Ben 12 erano i villaggi che conferivano a quel luogo sacro la decima parte del raccolto di ogni anno e tra questi il “Vicus Castilone” cioè quello di San Vito la cui chiesa, con probabilità, faceva da collettore delle offerte da trasferire a Bevilacqua. L’agglomerato era posto nei pressi di un corso d’acqua ed era composto, oltre che dalla chiesa, anche da sette mulini adibiti alla macinatura delle granaglie.
Pur essendo state modificate, nel corso dei secoli, alcune strutture architettoniche, sia la chiesa, sia l’edificio che un tempo era adibito a canonica, sono di stile romanico e databili tra il 1100 e il 1200. Un primo luogo di culto fu, con molta probabilità, eretto attorno all’anno Mille anche se alcuni elementi possono far pensare ad una presenza antecedente magari su di un tempio pagano trovandosi la Chiesa all’interno della centuriazione romana. Sono numerosi comunque i documenti cartacei successivi all’anno Mille che ci danno notizia dell’esistenza della Cappella di San Vito dalle antiche strutture architettoniche per lungo tempo rimaste nascoste e che un recente scavo ha portato alla luce con le antiche fondamenta della parte absidale. Interessante il materiale rinvenuto attorno ad esso; sabbia di riporto frutto di un’antica tracimazione del fiume avvenuta tra il 1027 ed il 1047.
Di stile romanico è la facciata con, sopra la porta d’ingresso, una splendida bifora e un piccolo rosone venuto alla luce scrostando l’intonaco. Era inoltre abbellita da due monofore sostituite da due finestre rettangolari. Sempre romaniche sono le pareti laterali addossate alle quali sono state inserite, nel ‘600, le nicchie per gli altari. Grazie ai lavori fatti dall’attuale proprietario Franco Bozzolin, si è poi scoperto che parte delle pareti erano affrescate e prova ne sono alcuni lacerti d’affresco recuperati. Più recente è invece il campanile, addossato alla chiesa, che è andato a sostituire quello più antico con molta probabilità incastonato all’edificio come quello della “Ciusara”ad Orti di Bonavigo.
All’interno della Chiesa, disposta a navata unica con tetto a capanna, tra il Seicento ed il Settecento sono stati aggiunti i due altari laterali dedicati alla Madonna e a San Vito costruito quest’ultimo per conto dell’”Università dei Bombardieri di Legnago”, una scuola molto attiva durante la Repubblica Veneta.
Anche la parte centrale della canonica risulta antica ed essa richiama, per linee e figure, lo stesso periodo di costruzione della Chiesa. Un tempo era disposta in linea con la facciata del luogo di culto e non di lato come oggi. Fu ampliata ed allargata nel 1800 e di sicuro interesse sono gli spazi interni suddivisi in stanze di varie dimensioni, con soffitti a travature in legno ed il salone principale con tracce di un vecchio camino. Le stanze, non molto grandi, sono collegate direttamente alla Chiesa mentre un vecchio pulpito, tolto in epoca recente, risultava incassato tra la casa e la chiesa.
Oggi l’intero complesso, dopo essere stato lasciato dalla parrocchia diventando sede dell’Archeoclub che lo ha preservato dalla distruzione, è stato acquistato da Franco Bozzolin, il quale lo ha adattato a propria dimora, mentre l’edificio sacro è diventato un luogo per incontri a carattere culturale e musicale.
 

La Parrocchiale di Vigo

9326358Ignote le origini della chiesa, di Vigo. Si ipotizza che sia stata edificata tra la fine del XIV ed i primi anni del XV sec. come cappella soggetta alla pieve di Legnago. Ricostruita nel corso del XVII sec. tra 1848 e 1857 fu rinnovata nelle forme attuali. La consacrazione risale all’11 ottobre del 1948. Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna rivolta ad occidente. Torre campanaria addossata al fianco settentrionale della cappella feriale. Impianto planimetrico ad unica ampia aula rettangolare, con presbiterio rialzato di quattro gradini e articolato su due livelli, concluso con il coro a sviluppo semicircolare; lungo i fianchi dell’aula si aprono due cappelle laterali in cui trovano sede l’altare della Madonna, sul lato settentrionale, e l’altare della Madonna del Rosario, sul lato opposto. I prospetti interni sono ritmati da lesene con capitelli d’ordine composito e fusto con decori a motivi floreali, su cui si imposta l’alta trabeazione sommitale; le pareti sono ornate con arcatelle cieche modanate, nicchie con statue e pregevoli opere pittoriche. La navata è coperta da una volta a botte con testate a padiglione ed unghie laterali; il presbiterio è sovrastato da una calotta emisferica con decorazione a cassettoni. Copertura a due falde con struttura lignea portante e manto in coppi di laterizio. La pavimentazione dell’aula è realizzata in lastre di marmo rosso Verona e marmo biancone; il piano del presbiterio è pavimentato in quadrotte alternate in marmo rosso Verona e marmo chiaro di Botticino a corsi obliqui.

Campanile di San Rocco

Il seicentesco campanile di San Rocco presenta lanterna e altarino in stile barocco ed è attorniato da palazzi della stessa epoca, ma ristrutturati. Esso è l'unica testimonianza rimasta della chiesa della Disciplina, demolita nel 1899 per permettere la costruzione dell'adiacente strada. Alla base del campanile è possibile pregare presso un piccolo altare dedicato a San Rocco, costruito per ricordare la peste del 1630. Altri arredi dell'ex chiesa della Disciplina sono oggi conservati presso la chiesa dell'Assunta.

La Parrocchiale di San Pietro di Legnago

medium E43ch01aNel 1454 è già chiesa parrocchiale. Demolita e ricostruita nel corso della prima metà del XVII sec. fu riedificata nelle forme attuali nella prima metà del XIX sec. La torre campanaria è settecentesca. Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna rivolta a meridione. Torre campanaria addossata al fianco occidentale della chiesa. Impianto planimetrico a croce latina, con unica aula rettangolare, transetto trasversale con bracci laterali a sviluppo semicircolare, presbiterio quadrangolare di ampiezza ridotta rialzato di tre gradini, concluso con abside semicircolare; lungo i fianchi dell’aula sei semi-cappelle laterali accolgono gli altari del Crocifisso, dell’Addolorata e di S. Rocco, sul lato sinistro, e gli altari di S. Teresa, della Madonna del Rosario e di S. Giuseppe, sul lato opposto. I prospetti sono scanditi da lesene d’ordine corinzio su cui si imposta l’alta trabeazione sommitale; le cappelle laterali sono introdotte da archeggiature a tutto sesto inquadrate dall’ordine; lungo il registro superiore delle pareti si svolge un ciclo pittorico, opera del pittore Vittorio Pittaco (1898), raffigurante undici episodi della vita di Gesù Cristo. La navata è coperta da una volta a padiglione con lunette; il presbiterio è sovrastato da una calotta emisferica con decorazione a cassettoni; nel catino absidale sono dipinti “Gesù Cristo buon pastore tra S. Paolo e S. Pietro”; decorazioni pittoriche realizzate da Agostino Pegrassi. Copertura a due falde con struttura lignea portante e manto in coppi di laterizio. La pavimentazione della navata è caratterizzata da un disegno geometrico policromo realizzato in seminato alla veneziana; il piano del presbiterio è pavimentato in marmi policromi.

ORATORIO DEI SANTI

oratorio santiPoco fuori Porto di Legnago, una zona in particolare attira il visitatore nei pressi del fiume Terrazzo, che divide e abbellisce un panorama diverso dal solito.
Tra le case più belle e signorili di quest’area troviamo la casa cosiddetta dei Santi e, accanto ad essa, uno stupendo oratorio, in passato anche sede della parrocchia di Porto. Eretto verso la fine del 1600, fu sempre meta di pellegrini e fedeli mentre i proprietari provvidero ad abbellirlo e migliorarlo facendovi pure costruire un altare maggiore in marmo nel 1754. Durante il secondo conflitto mondiale, a seguito del bombardamento che causò la distruzione del duomo di Porto, l’oratorio venne promosso a chiesa vera e propria dove si raccoglievano a pregare gli sfollati del secondo conflitto. Un portone in ferro delimita la proprietà mentre la chiesa è esterna al complesso privato, ed è lambita dal fiume nei pressi di una curva.
Guardandone la facciata, balzano subito agli occhi le forme neoclassiche con un bel portone d’ingresso impreziosito da un mezzo rosone posto sopra la porta d’entrata.
L’interno è ad unica navata con abside centrale.
L’oratorio è intitolato alla Madonna, (Santa Maria) e, fino ad alcuni decenni fa, c’erano interessanti quadri di pregio intitolati agli Evangelisti, oggi tolti per motivi di sicurezza. Nella parete di fondo era situato un quadro ad olio riconducibile al pittore Ugolini.
L’interno è abbastanza capiente mentre spicca un bel altare in marmo bianco sovrastato da una statua della Madonna Addolorata. Molto bello pure il paliotto situato sotto l’altar maggiore mentre il centro della chiesa è impreziosito da un rosone centrale dipinto. Entrando, sulla sinistra, è possibile vedere la grata in legno da dove i nobili partecipavano alla messa.
Uscendo dalla chiesa è visibile la nobile dimora patronale, dal 1750 fino alla fine del dominio austriaco di proprietà del principe Giannella mentre oggi è di proprietà di Zerbinato.
Oggi l’oratorio è del proprietario dell’annessa ville dei “Santi”.
 

La chiesa della Madonna del Rosario a Torretta

Torretta si trova all’estremo lembo del territorio legnaghese sul confine con la provincia di Rovigo. Posta tra l’attuale corso del fiume Tartaro e lungo le sponde della fossa Maestra Torretta è un paese legato alla sua terra ed ancorato alle sue acque che in un fazzoletto di terra si cinge intorno alla chiesa inaugurata il 10 giugno 1961. Il territorio sul quale Torretta sorge risulta già abitato durante l’Età del Bronzo, ed era prevalentemente coperto da bosco e zone palustri presso le quali sorgevano villaggi arginati.
La pianura veronese venne nel corso degli anni sconvolto da diverse inondazioni e la zona si trasformò in un luogo malsano e palustre e sulle poche terre sopraelevate si continuò a coltivare ed allevare bestiame. Sicuramente su uno di questi paleo alvei sorsero le prime abitazioni di Torretta e verso la fine del 130 su di un isolotto posto al centro del fiume Tartaro, venne eretta una fortificazione per controllare militarmente la zona e riscuotere il dazio. E’ sotto il dominio veneziano che il luogo riacquista una certa importanza, infatti esiste un documento risalente al 1445 che attesta l’esistenza di una Croxeta Veneziana dipendente da Legnago. Dopo il trattato di Campoformio anche Torretta passò sotto il dominio austiaco e nel 1854 iniziarono i lavori di bonifica delle Grandi Valli Veronesi che terminarono nel 1928.
La chiesa della Madonna del Rosario in Torretta fu edificata tra il 1955 ed il 1961 in sostituzione di un precedente edificio di culto ottocentesco distrutto nel 1945 da un bombardamento aereo. La chiesa fu costruita anche grazie al cospicuo finanziamento delle sorelle Fioroni che dopo essere stata distrutta durante le guerre mondiali venne ricostruita dall'architetto legnaghese Giovanni Fregno. Esternamente l’edificio si presenta con facciata a salienti. Campanile a tripla vela posto sulla falda di copertura sud, all’altezza del presbiterio. Impianto planimetrico di tipo basilicale a tre navate separate da due file di quattro pilastri; l’ultima campata della navata maggiore è occupata dal presbiterio, rialzato di un gradino e concluso con abside semicircolare. L’ambiente interno della chiesa, ampio ed arioso, articolato in tre navate separate da archeggiature a tutto sesto su semplici pilastri in cemento armato con rivestimento in lastre di marmo chiaro e ghiere in laterizio a vista, si caratterizza per l’essenzialità e la regolarità delle linee architettoniche. L’aula presenta una pavimentazione “alla Palladiana” con scaglie di marmi policromi; il piano del presbiterio è caratterizzato da un motivo geometrico in marmo rosso Verona e marmo chiaro di Botticino.