IL PERCHÉ DI UNA FESTA

Ogni parrocchia, frazione o comune che sia, festeggia il proprio Santo patrono e da tempo immemorabile ogni evento o situazione che ha caratterizzato al vita del mondo contadino, ha visto la sfera del religioso e del quotidiano strettamente collegate, a cominciare dal suono delle campane che scandiva il ritmo della vita di tutti e di ciascuno. In ogni casa non mancavano le immagini sacre e vi erano le acquasantiere tenute sempre colme di acqua santa, benedetta durante la veglia pasquale, nonché dei ramoscelli di ulivo benedetto, da bruciare nel camino quando si avvicinavano i temporali estivi, temuti e per nulla amati in quanto portatori di grandine, la temuta "tempesta".

Uno dei calendari che maggiormente si trovavano nelle varie famiglie era "el Pojana" o, il più recente “Frate Indovino”, entrambi elencavano i Santi, ai quali erano abbinati i vari lavori, le consuetudini, le scadenze ed tutto quello che si poteva invocare in caso di necessità e bisogno.

Vi erano poi le date legate ai Santi protettori delle varie attività. San Giuseppe il protettore dei lavoratori in generale e in particolare dei falegnami; i Santi Crispino e Crispiniano dei ciabattini; Santa Barbara degli artificieri, degli artiglieri e dei pompieri (4) ecc.

Erano ben noti anche i nomi di quelli da invocare nei vari bisogni della vita. Santa Rita è chiamata la Santa delle grazie impossibili, San Giovanni Nepomuceno era invece invocato nei pericoli delle acque o nelle malattie ossee, Santa Lucia per i problemi agli occhi, Santa Apollonia per il mal di denti, Santa Barbara e santa Eurosia nel pericolo dei fulmini, Sant'Anna nel momento del parto ecc.

 Le devozioni a questi Santi intercessori nascono in analogia con il tipo di martirio subito, o in riferimento a miracoli da loro compiuti o da fatti che li hanno visti protagonisti.

Sono infine da registrare alcune curiosità. Infatti a seguito della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, alcuni Santi sono stati cancellati mentre per altri sono state spostate le date. Ad esempio oggi non ha più senso affermare che da San Benedeto g’he la rondene sul teto perché la sua festività è passata dal 21 marzo all'11 luglio. Mentre il famoso Sequeri non è altro che la trasformazione popolare delle prime parole di una preghiera al Santo che inizia così: Si quaeris miracula, mors, error, calamitas, daemon, lepra  fugiunt, aegri surgunt sani...