Quello di Orti è il più piccolo Santuario della provincia e si erge, sul limitare dell’argine dell’Adige, a controllare il lento deflusso delle acque. Il luogo di culto chiamato “Madonna di San Tomaso”, sorge isolato sull’argine sinistro dell’Adige, fra gli abitanti di Bonavigo e Porto di Legnago in località San Tomaso, nel pezzo di “terra privata” di Orti. È uno dei luoghi di culto più conosciuti e maggiormente venerati dell’intera zona e conserva al suo interno ben 52 ex voto, a riprova dell’attaccamento che la popolazione ha verso di esso. Ogni anno, nel mese di settembre, un’affollata fiera trasforma l’oratorio e il territorio circostante nel punto di ritrovo religioso e profano più partecipato del Basso Veronese.
Documenti sulla presenza di un luogo di culto si hanno già prima dell’anno Mille, mentre altre notizie sono contenute nei registri delle visite pastorali del Vescovo di Verona Gian Matteo Giberti il quale, arrivato ad Orti verso la fine di ottobre del 1526, apprende dell’indigenza della popolazione e ordina di restaurare la chiesa parrocchiale gravemente danneggiata alcuni anni prima da una terribile inondazione.
Nel 1668 l’intero territorio venne messo all’asta su decisione papale per finanziare la guerra combattuta dai Veneziani contro i Turchi. Venne così acquistato dalle monache di Santa Caterina di Venezia, che ne restarono proprietarie fino ai primi anni dell’Ottocento. Pur essendo molto antica, la devozione popolare per questo tempio conobbe la sua massima diffusione nel Settecento, quando, soppresso l’Ordine delle monache di Venezia e incamerati tutti i loro beni, gli stabili di Orti e i campi circostanti furono messi all’asta e la chiesa della Madonna di San Tomaso rimase chiusa al pubblico.
A questa decisione, comunque, non si sottomisero le persone del luogo, che costrinsero il parroco a ricorrere all’aiuto del vescovo di Verona, il cui interessamento permise la riapertura del santuario il 12 ottobre 1808. La chiesa venne così data in affitto a pochi borghesi del demanio e solo nel 1920, dopo la Prima Guerra Mondiale, il parroco di Orti Fiorente Magrinelli riuscì a convincere le famiglie all’acquisto della proprietà.
L’oratorio, nominato di “San Tomaso”, trova questa sua dedicazione in un documento del vescovo Giberti dal quale si è appreso che l’edificio era stato consacrato a Thomas Becket (1117-1170), arcivescovo di Canterbury, che si era prodigato nella difesa della fede, attirandosi l’odio del re Enrico II (1133-1189), di cui era amico e cancelliere. La chiesetta comunque è dedicata a Maria e precisamente alla Beata Vergine per la “miracolosa” immagine in esso conservata.
Al suo interno sono visibili due altari: uno dedicato alla Madonna, l’altro al Santo. Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce delle finestre murate a ridosso del pavimento e a metà delle pareti. Si è così scoperto che anche il campanile è stato alzato almeno due volte, mentre le strutture attuali dovrebbero risalire al 1481.
Gli ex voto fanno chiaramente capire come, da parte della gente, vi fosse una profonda venerazione per la Madonna di San Tomaso e quanto fosse sentita la sua capacità di aiutare nei momenti di bisogno. Solenni processioni furono organizzate con i parroci delle chiese vicine per chiedere grazie particolari quali la liberazione dalla peste, dalle inondazioni, dalla siccità e dalla guerra; tradizioni ed usanze che ancora oggi si ripropongono con la partecipazione di migliaia di persone nel mese di settembre.
