Due sono i luoghi di culto di grande interesse per il territorio di Angiari: l’oratorio di Santa Croce e la parrocchiale di San Michele Arcangelo.
Il piccolo oratorio di Santa Croce è ricordato per la sua posizione e per il ruolo che rivestì in alcuni periodi critici per la comunità. La prima menzione risale al 1523, in un testamento di Giacomo fu Pietro di Angiari, ricco commerciante veronese di stoffe.
La parrocchiale di San Michele Arcangelo, invece, è di costruzione relativamente recente: sostituì il vecchio tempio abbattuto nel 1751. La precedente chiesa, ristrutturata più volte, risultava già precaria nel 1460, tanto da richiederne un restauro immediato. Nel tempo fu arricchita da diversi altari dedicati al Corpo di Cristo, alla Madonna, ai Santi Innocenti con San Giovanni e San Bernardino.
La vecchia chiesa, addossata all’Adige, soffriva di gravi problemi di umidità che compromettevano la conservazione degli olii santi. Era disposta su tre navate e terminava con un presbiterio absidale chiuso da una balaustra marmorea. Le piene dell’Adige, in particolare quella del 1748, ne decretarono la fine, portando alla decisione definitiva di demolirla.
La nuova parrocchiale vide la posa della prima pietra nel 1753 e, nel giro di pochi anni, furono completate le cappelle laterali e trasferito l’altare maggiore. Nel 1762, il vescovo di Verona concesse al parroco di benedire la nuova chiesa, che divenne pienamente officiata. Degli altari, tre provengono dalla vecchia parrocchiale: quello di Santa Teresa, di San Giuseppe e della Madonna del Carmine. Un quarto, originariamente dedicato al Nome di Cristo, venne ricostruito e dedicato al Sacro Cuore.
Tra le opere d’arte si segnalano: una statua lignea del XV secolo della Madonna del Carmine, un dipinto ovale con San Michele Arcangelo che sconfigge il demonio (seconda metà del Settecento), un Cristo con la croce con angeli e Padre Eterno (dopo il 1569), e una Circoncisione di Cristo con i santi Bartolomeo e Antonio Abate attribuita a Giovanni Battista Rossi detto il Gobbino.
