Di recente, grazie all’impegno di un comitato di cittadini, l’oratorio di Santa Croce è tornato alla comunità, restaurato e riaperto dopo oltre vent’anni di chiusura e abbandono, che rischiavano di comprometterne definitivamente la struttura. Un tempo, verso la metà del Settecento, arrivò persino a sostituire la parrocchiale di San Michele, gravemente danneggiata dalle acque dell’Adige.
La prima menzione dell’oratorio risale al 1523, in un testamento di Giacomo fu Pietro di Angiari, ricco commerciante veronese di stoffe, probabilmente tra i promotori della costruzione. La chiesa venne dunque eretta agli inizi del 1500, come confermato anche dalla visita pastorale di monsignor Matteo Giberti nel 1529.
Già nel 1541 si hanno notizie di lavori, e nel 1611 risultavano presenti tre altari: il maggiore dedicato alla Madonna, uno intitolato alla Vergine della Neve della famiglia Parma Lavezzola e un terzo privo di titolo. A metà del Settecento, l’altare maggiore era in marmo e dedicato alla Beata Vergine delle Grazie, mentre i laterali erano in legno: uno dedicato a Santa Lucia e Apollonia, l’altro a San Rocco.
Le celebrazioni più sentite erano la festa della Santa Croce (maggio) e la Natività della Vergine (8 settembre). Nel 1804, in occasione della festa del 6 maggio, vi concelebrarono ben 11 sacerdoti, a conferma della rilevanza del luogo.
Oggi, restaurato, l’oratorio ospita nuovamente funzioni religiose. Si presenta con una singolare facciata a capanna sul lato sinistro dell’aula, mentre all’interno conserva una pala d’altare seicentesca con la Madonna e i Santi Filippo e Giocondo, dipinti cinquecenteschi di modesta fattura, un altare maggiore in marmi policromi del ‘600 e un piccolo altare ligneo del ‘500.
