37053 Cerea
Cerea occupa una superficie di 70,30 km² e ha un’altitudine media di 18 metri sul livello del mare.
La cittadina si trova nel pieno della pianura del Basso Veronese ed è situata in posizione Sud-Est rispetto alla città capoluogo di Verona, da cui dista 34 chilometri.
Ospita una piccola riserva naturale chiamata Palude del Brusà ed è attraversata dal fiume Menago.
Comprende sei frazioni: Aselogna, Asparetto, Cherubine, Palesella, Santa Teresa e San Vito Martire e confina con i comuni di Legnago, Bovolone, Angiari, San Pietro di Morubio, Casaleone, Sanguinetto, Concamarise; con Melara e Bergantino in provincia di Rovigo e con Ostiglia in provincia di Mantova.
Il nome dell’abitato di Cerea dovrebbe derivare dalla parola latina cerrus, “cerro” con l’aggiunta del suffisso -etum.
A testimonianza di ciò vi è un documento del 932 che cita il decreto dell’arcidiacono Epirando dove, dietro un versamento di quattro soldi d’argento, viene concesso agli abitanti di Cerea di ricostruire le case nel borgo di proprietà della Chiesa veronese detto “Acereta seu Cerete”, probabilmente derivante dal nome di cerro o acero, albero molto diffuso sul territorio e che è tuttora simbolo del Comune.
Si ritiene che l’origine dell’abitato di Cerea risalga al periodo del Bronzo Medio.
Infatti, sono di questa epoca le tracce di insediamenti nelle località di “Tombola” in Cerea e a Santa Teresa in Valle, nella zona del “Castello del Tartaro”.
Dopo un periodo abbastanza lungo in cui l’uomo sembrò abbandonare la zona, forse a causa di inondazioni, Cerea diviene, con la conquista romana, nodo di interscambio: in questo periodo nasce l’attività dell’agricoltura, grazie anche alla centuriazione.
Con la fine dell’Impero romano, si susseguirono saccheggi e devastazioni ad opera di orde barbariche.
Nel 932 viene citato il decreto dell’arcidiacono Epirando, che concesse agli abitanti di Cerea di ricostruire le case nel borgo della Chiesa veronese, detto “Acereta seu Cerete”.
Il feudo viene ceduto nel 1109 dal vescovo Zuffetto alla contessa Matilde di Canossa e, nel 1147, alla Chiesa maggiore di Verona; successivamente venduto nel 1180 per 1400 libbre da Turisendo, figlio del capitano del capoluogo.
In questo periodo nasce e vive a Cerea Paride, notaio e cronista, a cui è dedicata la via principale.
Dal 1223 il paese si organizza in libero comune e, per la sua posizione di confine, si trova al centro delle dispute tra la signoria di Mantova e quella degli Scaligeri.
All’inizio del 1500 il paese viene distrutto da un incendio durante le battaglie della Lega di Cambrai; il secolo successivo è flagellato dalla peste.
La rinascita avviene nel Settecento grazie agli investimenti dei signori di Venezia, soprattutto nella coltivazione del riso.
A questo periodo risalgono le grandi case a corte, ancora visibili nelle frazioni del Comune, dove finisce l’abitato e inizia la campagna.
Nello stesso secolo la cittadina dà i natali al matematico Anton Maria Lorgna e, sul finire del secolo, concede la cittadinanza a Napoleone.
In questo periodo ha luogo uno scontro tra truppe austriache e francesi: i caduti furono sepolti in località “Crosaron”, dove sorgeva una croce di pietra a ricordo.
Durante la Prima guerra di indipendenza, nel 1848, Cerea è sede di scontri tra i patrioti italiani e l’esercito austriaco.
Nella prima metà del Novecento vive e opera a Cerea la famosa scrittrice per ragazzi Olga Visentini.
A parte i numerosi reperti risalenti all’epoca del Bronzo rinvenuti in località “Tombola” e al “Castello del Tartaro”, uno dei più interessanti reperti storico-artistici, risalente al I-II secolo, è un’ara rinvenuta nella cinquecentesca chiesa dei Santi Vito, Modesta e Crescenza.
Resti della civiltà romana si possono inoltre ammirare anche nella chiesa di San Zeno, fatta erigere dalla contessa Matilde di Canossa nel 1109 ed abbellita da affreschi del ’300.
Da visitare la quattrocentesca Villa Bresciani, sita in centro a Cerea.
In località Ramedello si può ammirare la Villa Guastaverza del ’500, ora Bottura, e in località Piatton la Villa Franco, ampiamente rimaneggiata in stile neoclassico un paio di secoli dopo la sua costruzione, attualmente di proprietà della famiglia Bertelè.
In località Ca’ del Lago, previo appuntamento, si può visitare la Corte dominicale Dionisi-Fenaroli, costruita su resti di una villa del ’200 e oggetto di rifacimenti nel ’400, trasformata in villa barocca nel ’600 ed elegantemente affrescata.
Su un’antica struttura del 1061 ed edificata nel ’700 si trova la chiesa Beata Vergine del Capitello.
Nello stesso periodo risalgono i palazzi Medici, Verità e Sommariva, tutti in centro a Cerea.
Del secolo successivo sono i palazzi Guidorizzi, Grigoli, Ormaneto in località Isolella, la Villa Conti Cossali in località Cherubine, la Villa De Stefani e la Corte Widman in frazione Aselogna.
Nel comune sono presenti due piccoli musei: il Museo Civico e quello della Fondazione Morelato.
Notevole importanza riveste il settore agricolo con la coltivazione intensiva di tabacco, di colture cerealicole, di colture agroindustriali quali la barbabietola da zucchero e il tipico radicchio rosso di Verona.
Comunque la principale fonte di reddito è ancora la produzione del “Mobile d’Arte” e in stile, che a sua volta genera un notevole indotto il quale sostiene tutta la filiera dell’arredamento.
Inventore di questa attività economica fu Giuseppe Merlin, che ebbe il merito di far nascere nel 1928 la prima Scuola del Mobile d’Arte.
37053 Cerea

