La coltivazione della mela ha avuto, soprattutto in passato, un ruolo fondamentale per il Comune di Terrazzo. A tentare per primo la via della frutticoltura moderna fu, nel 1910, Clemente De Togni, un giovane agricoltore di Begosso che, dopo aver frequentato corsi in Svizzera, fece analizzare il proprio terreno da esperti. Ottenuto parere favorevole, vi impiantò la coltura del melo, dando origine a una varietà di frutto nota come “Belfort”.
Non fu un inizio facile per De Togni: la diffidenza dei conterranei, legati da secoli alla coltivazione cerealicola, rappresentò un ostacolo. Tuttavia, i risultati furono incoraggianti e l’esperimento si rivelò un successo, spingendo altri agricoltori a seguirne l’esempio. Da allora la frutticoltura a Terrazzo divenne un’attività in costante espansione.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che portò al fronte quasi 500 giovani del Comune, rallentò lo sviluppo, così come la politica agricola del Regime Fascista, che privilegiava le colture tradizionali. Tuttavia, tra gli anni ’60 e ’70 la produzione rifiorì, sia in termini qualitativi che quantitativi, grazie anche alla nascita di due importanti cooperative: la Scoob e la Cot.
La Società Cooperativa Ortofrutticola Begosso (Scoob) fu costituita nel 1962 da piccoli e medi coltivatori, con l’obiettivo di acquisire e commercializzare i prodotti, prolungandone il periodo di vendita tramite la conservazione. Oggi, nel suo ampio stabilimento, la cooperativa si occupa della conservazione e trasformazione di mele e pere.
La Cooperativa Ortofrutticola Terrazzo (Cot), fondata anch’essa nel 1962, riunisce parte degli agricoltori di Terrazzo e Nichesola. La sua missione è quella di rafforzare la contrattualità dei produttori e garantire una filiera alimentare di alta qualità. Oggi la cooperativa conta numerosi soci che coltivano mele, pere, fragole, pesche, nettarine, susine, albicocche e varie verdure di stagione come fagiolini, patate e zucche.
Il fiore all’occhiello della produzione rimane tuttavia la mela di Terrazzo, coltivata in oltre 30 varietà differenti nel territorio comunale: un prodotto che rappresenta ancora oggi un simbolo di eccellenza e tradizione agricola veronese.
