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L'oratorio delle Tre Vie a Sanguinetto

L'oratorio delle Tre Vie a Sanguinetto

Ti accoglie maestoso, lungo la strada che da Cerea porta verso Nogara. Si chiama Oratorio delle Tre Vie e la fede e la devozione verso questo luogo di culto, hanno accompagnato la vita degli abitanti di Sanguinetto per centinaia d’anni.

Eretto nella prima metà del 1700, è a forma circolare e vuole sottolineare la funzione di importante crocevia che vede proprio davanti all’oratorio intersecarsi tre vie che immettono in paese.

Già nel 1742 si ha traccia di una prima richiesta rivolta dal parroco di Sanguinetto ai giurisdicenti il feudo, per avere una concessione per innalzare, su un terreno di pubblico dominio, una “decente chiesuola dedicata alla Madonna”. In quell’occasione il conte Francesco Lion, patrizio padovano e Signore di Sanguinetto, non tardò a concedere l’autorizzazione, ma qualche imprevisto dovette ostacolare i propositi.

A distanza di quattro anni, l’iniziativa riprese corpo con la petizione a Monsignor Giovanni Bragadino che così diceva: “Bramando la Comunità di Sanguinetto di questa diocesi di erigere una pubblica Chiesa, o sia pubblico Oratorio in onore della Gran Madre di Dio in quel luogo dove è venerata una di Lei devota immagine dipinta in un Capitello sopra la pubblica strada di detta terra, ed in tal modo impiegare le limosine, che in onore di Maria Vergine sono state fin’ora e saranno da qui innanzi offerte da devoti di codesto luogo e de’ luoghi circonvicini, che frequentemente accorrono a venerar detta Immagine, ricorrono pertanto li Consiglieri di detta Comunità a piedi dell’Ecc.za V.R.ma, acciò si degni concedergli benigna facoltà di poter far erigere la Chiesa suddetta atteso massime che dalli medesimi è stato ottenuto il consenso degli Nobb. HH. Iuridiscenti di detta Terra, atteso anche la promessa, che fanno che in ogni tempo e caso saranno sempre mantenute illese, e ilibate le ragioni del Gius Parrocchiale e che la detta Chiesa sarà fabricata a tenore delle canoniche istituzioni”.

Con questo atto formale, i consiglieri della comunità di Sanguinetto, il 28 febbraio 1746, si rivolgevano al Vescovo di Verona Monsignor Bragadino per ottenere l’autorizzazione ad erigere la chiesetta della Rotonda, nota pure come “Oratorio delle Tre Vie” o della “Beata Vergine di Capodisotto”.

Una lettera successiva, datata 6 marzo 1746 e stilata dal curato Giuseppe Michali, scioglieva gli ultimi dubbi del Vescovo circa l’opportunità di erigere il nuovo luogo di culto sulla pubblica via. I lavori potevano quindi avere inizio e, alla fine d’ottobre dell’anno seguente, l’erezione della fabbrica volgeva già al suo termine. Circa un mese più tardi, il 24 novembre 1747, l’arciprete vicario foraneo di Cerea dava notizia al Vescovo d’averla visitata e “ritrovata compita col suo altare provveduto di portatile di misura canonica, e provvedimenti e suppellettili tutti necessari per esso e per la sua sagrestia contigua”.

È interessante sottolineare l’originalità architettonica del tempietto: originalità dovuta alla mano di un architetto di rilievo, il conte Alessandro Pompei (1705-1772). Pittore, architetto e trattatista, Pompei rappresenta una delle figure più interessanti del panorama architettonico del Settecento veneto. Impegnato nella realizzazione del tempietto, il luogo di culto risulta già concluso nel 1747.

La costruzione a pianta circolare, cara alla tradizione cinquecentesca, richiama forme geometriche elementari come triangolo, quadrato e cerchio che diverranno tipiche del repertorio neoclassico. In questo caso, la scelta fu motivata dalla particolare posizione del luogo di culto come punto di intersezione di tre strade.

Esternamente colpisce la struttura del tempio, chiamato amichevolmente “La Rotonda”. In alcuni dipinti settecenteschi è possibile notare come da allora l’aspetto esteriore sia rimasto pressoché intatto. Accanto all’alto e slanciato campanile, eretto probabilmente verso la fine del Settecento e caratterizzato da una cuspide a cipolla, si ammira il tempietto a forma circolare con tre porte, ciascuna con due capitelli e un frontoncino. Un tamburo sovrasta l’intero edificio.

All’interno, la volta a cupola ribassata e dipinta a finti lacunari dà al luogo un senso di spazialità e di slancio verso l’alto. Un altare tardo barocco incornicia la nicchia con la venerata immagine secentesca della Beata Vergine, affiancata da San Francesco d’Assisi e da un altro Santo. Questa è l’immagine venerata, l’affresco seicentesco che si trovava nell’antico capitello presente in questo luogo prima dell’erezione dell’oratorio.

Varie paraste incastonate lungo le pareti conferiscono signorilità al luogo di culto. Dettagli tardo barocchi e rococò emergono nella decorazione pittorica che orna il presbiterio e nell’ordine ionico interno, come il motivo della conchiglia sotto il capitello.


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