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Pro Loco di Isola Rizza

Presidente
Massimo Ambrosi
Delegato in Consorzio
Antonella Raffaeli
Recapiti
Indirizzo sede: Via Guglielmo Marconi 187
37050 Isola Rizza
Telefono: 340 56 36 981
Geografia

Isola Rizza si trova a circa 24 chilometri a Sud-Est di Verona, ha una superficie di 16,84 km² e un’altitudine di 23 m s.l.m. ed è completamente pianeggiante.

Il comune è attraversato dal Piganzo di Vallese ed è lambito dal fiume Bussè.
Varie sono le località che corrispondono alle vecchie corti rurali di un tempo: Casalandri, Casalati, Casalino, Casari, Casotti, Mandella, Merle, Ormeolo, Rabbia, Olmetto.

Confina con i comuni di Bovolone, Roverchiara, San Pietro di Morubio e Oppeano.

Etimologia

Il nome originario era “Insula Porcaritia”. “Insula” in quanto l’abitato sorgeva in una spianata al di fuori dei boschi e delle paludi che circondavano la zona; “Porcaritia” inteso come recinto di porci, poiché qui si praticava l’allevamento dei suini.

Nel corso dei secoli, “Porcaritia” divenne “Porcarizza”.
Una seconda tesi interpreta invece “porca” col significato di canale e “Ritia” come contrazione di “Richentia”.
Richenza era il nome della moglie dell’imperatore Lotario, la quale volle ricambiare la popolazione locale, per le fastose accoglienze ricevute presso l’antica dogana, contribuendo alle spese di scavo dell’omonimo canale.

Nel 1872 gli abitanti riuscirono a modificare ufficialmente il nome del paese in Isola Rizza.

Storia

I primi insediamenti risalgono al II millennio a.C., mentre, durante l’Età del Ferro (fra il 600-500 a.C.) da oriente sopraggiunsero i paleoveneti.

Testimonianze di questa presenza sono emerse in località Pieve, come i ruderi di importanti nuclei abitativi e un’urna biconica.
Il ritrovamento di una necropoli gallica in località Casalandri documenta l’arrivo di popolazioni celtiche, che nel 225 a.C. si integrarono con i paleoveneti e successivamente con i romani.

La cosiddetta rotta della Cucca del 589, con il conseguente spostamento di qualche chilometro del fiume Adige, creò vaste zone acquitrinose e, congiuntamente alle invasioni barbariche, segnò l’inizio del progressivo decadimento delle istituzioni e delle attività economiche.

Della dominazione longobarda resta un “tesoretto” composto da oggetti d’oro e d’argento rinvenuti in un campo, oggi custoditi presso il Museo Civico di Verona.

Durante la dominazione scaligera, il centro rurale era diretto da un massaro eletto dagli abitanti; nel 1387 divenne vicariato sottomesso a Galeazzo Visconti, che alla sua morte la vedova Caterina restituì al Comune di Verona.

Queste terre nel 1404 passarono sotto il dominio dei Carraresi e, l’anno successivo, sotto quello della Repubblica di San Marco, acquisendo ampia autonomia e registrando un notevole incremento socio-economico.

L’intensificarsi delle bonifiche produsse un progressivo aumento dei terreni coltivabili, destinati a risaia e a vigneto. In questo periodo sorsero numerose ville padronali e grandi corti rurali.

Ricorrenti furono le pestilenze portate dal passaggio di eserciti stranieri a partire dal ’500 e per tutto il ’700.
Con l’arrivo delle truppe napoleoniche, dal 1805 il paese entrò a far parte del distretto di Legnago.

I francesi vennero cacciati dagli austriaci nel 1809 e con l’avvento della dominazione austriaca coincise un periodo di tranquillità e ripresa economica.

Nel novembre del 1866 Isola Rizza entrò a far parte del Regno d’Italia.

All’inizio del Novecento, a causa del peggioramento economico, si registrò un notevole flusso di emigrazione verso le Americhe.

Arte

Da segnalare la pregevole chiesetta del Quattrocento situata in centro al paese ed intitolata a Santa Maria Janua Coeli, decorata con affreschi dell’epoca, fra cui una dolce Madonna con schiere di devoti, attribuita a Giovanni Badile.

Probabilmente, nel tardo medioevo venne edificato in stile romanico il Palazzo Dogana, sull’antico canale Richenza.

La prima villa dei Maffei a Isola Rizza sorse ai primi del ’400, poi passò ai De Medici e quindi ai Ferrari.

Quattrocentesca è anche la villa Pollettini, attuale Municipio, con la facciata Nord in stile neogotico, mentre quella rivolta a Sud conserva l’aspetto originale.
All’interno si trovano dipinti del ’700-’800, fra cui la famosa tempera “La finta malata”, eseguita nella seconda metà dell’Ottocento dal pittore veneziano Giacomo Favretto.

Nel 1535, sui ruderi dell’antica Pieve sorta nel 700, venne costruita la parrocchiale, ristrutturata in stile neoclassico nel 1789 e arricchita di pronao con colonnato.
All’interno sono custoditi un dipinto di Paolo Ottino (1570–1630) e una pala del 1749.

Risalgono ai primi decenni del ’500 la raffinata villa Sagramoso Buri, ora proprietà Ferrari, e le chiuse sul fiume Bussè, costruite nel 1850 in località Gangaion.

Villa Bonanome Bellinato venne costruita nel 1589 con una grande ghiacciaia ben conservata nel brolo. Dello stesso periodo è la villa Martelli, con torre colombara centrale, rimaneggiata un paio di secoli dopo.

Seicentesca è la villa Maffei, caratteristica casa-torre in località Capra, mentre la villa Ferrari, ex Zanetti, con annesso molino, e la villa Mandella sorsero nel corso del ’700.

Da considerare, oltre a ville e palazzi, anche la Corte dominicale Miniscalchi al Casalino, la Pila Polandro (in funzione dal XVII secolo), la Pila “Gangaion” con il mulino e la Pila “Maza”.

Molto particolare e ben conservata è la Croce del Gallo, caratteristica dei cimiteri militari francesi delle guerre napoleoniche.

Economia

L’economia agricola, che da sempre condiziona la vita degli abitanti del paese, si è modificata negli ultimi anni con l’insediamento di medio-piccole industrie con attività di vario genere.

Il comparto agricolo si è diversificato inserendo l’allevamento di polli, suini e bovini.
È inoltre presente un importante caseificio dove si producono formaggi come il Provolone e il Grana Padano.


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