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Pro Loco di Legnago

Presidente
Federica Lonardi
Delegato in Consorzio
Isabella Gasparini
Telefono: 331 93 05 632
Recapiti
Indirizzo sede: Piazza della Libertà
37045 Legnago
Telefono: 392 23 65 754
Geografia

Legnago occupa una superficie di 79,27 km² e ha un’altitudine media di 16 m s.l.m..

Dista 43 km da Verona ed è la città di riferimento per la parte meridionale della provincia, assieme alla vicina Cerea.

Fino a pochi anni fa era, dopo il capoluogo, il secondo comune per numero di abitanti della provincia. È vicina anche a Mantova, Rovigo, Vicenza, Padova e Ferrara, in una posizione di interscambio strategico della Bassa Veronese.

Legnago, inoltre, è l’ultima città del veronese attraversata dal fiume Adige.
Ha come frazioni: Canove, Porto, San Pietro, San Vito, Terranegra, Torretta, Vangadizza e Vigo.
Confina con i comuni di Angiari, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Cerea, Minerbe, Terrazzo e Villa Bartolomea nel veronese; con Bergantino e Castelnuovo Bariano in provincia di Rovigo.

Etimologia

Secondo la leggenda, il nome di Legnago deriverebbe da un mitico personaggio greco di nome Lematho, giunto probabilmente dalla lontana Grecia traversando l’Adriatico e risalendo l’Adige.
Quando si fermò in queste terre, trovando campagne fertili, aria salubre e un luogo ben disposto, decise di stabilirsi con i suoi uomini, chiamando la zona Lemniacum.

Secondo gli storici, invece, il nome Legnago deriverebbe da “legna” o “ligna”, abbondante nei boschi fluviali e rappresentata, come tronco d’albero, nell’antico stemma municipale già in uso nel Quattrocento.
Altri sostengono che l’origine del nome vada ricercata nelle presunte origini romane, in particolare nel “Forum Allieni” citato da Tacito e nell’“Anejanum” dell’Itinerarium Antonini del II secolo.

L’ipotesi formulata da Theodor Mommsen trovò un convinto sostenitore in don Giuseppe Trecca, secondo il quale il nobile romano Allieno Cecina, sostenitore dell’imperatore Vitellio, avrebbe ottenuto il privilegio di un mercato a lui intitolato: “Forum Allieni”, da cui “Forum Allieniacum”, poi “Allieniacum”, quindi Leuniac, Liniaco, Leniaci/cum, Lignago, e infine Legnago.

Storia

Tracce di un villaggio di palafitte trovato nel 1931 confermano la presenza dei primi insediamenti umani nella preistoria, mentre nel Museo Civico Fioroni sono conservate testimonianze della civiltà dei Veneti e degli Etruschi.

Si vuole identificare il luogo dove sorge Legnago col Forum Allieni di cui parla lo storico latino Tacito.

Per la difesa del ponte sull’Adige, vengono costruiti nel 932 sulla sponda destra il castello di Legnago e sulla sinistra quello di Porto.
La roccaforte fu conquistata da Longobardi, Franchi e imperatori tedeschi.

Intorno al Mille, divenne proprietà del vescovo di Verona, che la cedette nel 1207 al Comune di Verona in cambio di Monteforte d’Alpone e Tregnago.
La cittadina passò poi a Ezzelino IV da Romano, agli Scaligeri fino al 1387, ai Visconti e ai Carraresi.

Nel 1405 gli abitanti decisero l’annessione alla Repubblica di Venezia, che nel 1528 affidò all’architetto Michele Sanmicheli il compito di consolidare le fortificazioni, ridisegnandole a pianta stellare.
La fortezza divenne una delle principali roccaforti del Veneto, oltre che nodo fluviale per la presenza lungo l’Adige di porto, mulini, ponte mobile, e centro culturale con scuole, un’accademia letteraria e un teatro.

Le fortificazioni furono in gran parte smantellate nel 1801 per ordine di Napoleone.
Insieme a Mantova, Peschiera e Verona, Legnago rappresentò dal 1814 uno dei capisaldi del Quadrilatero, dove gli Austriaci organizzarono le loro truppe fino al 1866, anno dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia.

Due anni dopo, si registrò una rovinosa inondazione dell’Adige, che si ripeté nel 1882.

L’abitato, semidistrutto dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, conserva nel centro storico l’impianto urbanistico disegnato dal Sanmicheli.

Arte

Presso il Museo Archeologico della Fondazione Fioroni è da visitare la ricchissima raccolta di reperti archeologici, testimonianze, documenti e cimeli di varie epoche storiche.

Il Torrione di piazza Libertà è l’unica testimonianza delle quattro torri della rocca del 900.
La chiesa di San Salvaro, edificata nel 1100 in località San Pietro, è una delle più antiche strutture romaniche del veronese.
Dello stesso secolo la Pieve romanica di San Vito.

Opere del 1400 di Ranuccio Avari sono la tavola “Madonna con bambino”, detta “Maria della Misericordia”, conservata nella chiesa dell’Assunta, e il dipinto della “Madonna dell’Umiltà”, salvato dopo il bombardamento del 1945 dell’antico Santuario della Madonna della Salute.
Nel 1400 sorge anche il Palazzo Scodellari, già Palazzo Bianchi, probabile sede “De’ Provveditori e Capitani”, con elegante bifora gotica veneziana.

L’antica Pieve di San Martino conserva opere preziose: una “Vergine con Santi” attribuita al Mantegna, una Pietà policroma, un fonte battesimale, e altari con dipinti di Antonio Balestra.
Al 1532 risalgono i sette “Leoni di San Marco”, opera sanmicheliana, distribuiti tra Legnago e Porto.

Nel 1500 vengono realizzati: il campanile (ancora visibile accanto al duomo), la chiesetta del convento di Sant’Antonio dei frati minori Osservanti, il santuario di San Tomaso, e in località Serraglio la corte rurale con torre affrescata e stemma dei Pompei.
Contemporaneamente: Domenico Riccio detto il Brusasorci dipinge una “Madonna” a Vigo, Paolo Farinati firma una “Deposizione” a Vangadizza, Claudio Ridolfi realizza una “Madonna col Bambino”, mentre Daniele dal Pozzo affresca la chiesa di San Salvaro.

Del 1600 sono il campanile di San Rocco con lanterna e altarino barocco, Palazzo Sanbonifacio e la grande tela “San Rocco e Santi” di Claudio Ridolfi nella chiesa dell’Assunta.
Provenienti dalla pieve romanica di San Martino, nel duomo (1814) si conservano una Pietà policroma, un fonte battesimale del 1400 e la tavoletta del 1500 detta “Disciplina”.

Ottocentesche sono le fortificazioni austriache con la porta “Veronesa”, il Palazzo Accordi (oggi sede del Museo Fioroni e Biblioteca comunale).

In stile liberty le ville di viale dei Tigli (inizi 1900).
Su progetto di Giovanni De Stefani viene costruito in stile umbertino il Palazzo municipale (1902), mentre nel 1925 sorge il Teatro Salieri.

Economia

Legnago sta tentando di offrire una nuova immagine sotto il profilo economico, aspirando a diventare, oltre che tradizionale centro agricolo, anche polo commerciale e industriale.

Perno del primo settore è la coltura di mais, frumento, soia e barbabietole, realizzata con sofisticate tecniche ecocompatibili.
Ma sono l’insediamento di nuove realtà produttive e il potenziamento della rete viaria le scommesse del futuro.

La “Città del riscaldamento e del condizionamento d’aria”, all’avanguardia in campo internazionale, dà un forte impulso anche a svariate attività commerciali e artigianali, nate dal boom degli anni ’80, e incoraggia insediamenti industriali nei settori metalmeccanico, enologico, chimico e alimentare.

Personaggi illustri

Isidoro Orlandi, poeta (1781-1853) abitò ad Angiari dal 1830 al 1840. Tra le sue opere la raccolta di poesie dal titolo “Saggio Poetico del Ciabattino dell’Adige”.

Domenico Dal Cer, (Angiari) maestro laico a cui, nel 1905, gli fu concessa una medaglia per “gli otto lustri di insegnamento”.

Francesco Negrini e Natale Negrini, (Angiari) parroci ribelli durante il dominio austriaco. S’impegnarono notevolmente a favore della scuola e della sanità locale.

Aurelio Perinelli, (Angiari, 1848-1930) sindaco per diversi anni di Angiari, fu di ispirazione progressista e s’impegno molto per lo sviluppo del paese.


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