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Arnaldo Fraccaroli

Arnaldo Fraccaroli

Il giornalista Arnaldo Fraccaroli nacque il 26 aprile 1882 a Villa Bartolomea, paese della Bassa Veronese adagiato sul fianco destro del fiume Adige. Terra di nebbie e malinconie, pervasa da quell’aria fresca e frizzantina che scende dal Monte Baldo e che trasmette ai suoi abitanti un pizzico di dolce follia.

Ancor giovane, Arnaldo si trasferì con la famiglia a Lonigo, paese ai piedi dei Colli Berici in provincia di Vicenza. Fu proprio qui che, all’età di dodici anni, iniziò la sua avventura giornalistica, autonominandosi corrispondente del giornale “L’Arena” di Verona.

Il suo talento venne presto riconosciuto da un altro importante giornalista veronese, Renato Simoni, che nel 1909 lo segnalò al direttore del “Corriere della Sera”, Luigi Albertini. Da allora in poi Fraccaroli scriverà sempre per questo giornale e per l’annesso mensile “La Lettura”.

Grande giornalista, corrispondente di guerra, inviato speciale, viaggiatore, romanziere, commediografo umorista, filosofo e conferenziere, il “FraKa” – così si firmava – ci ha lasciato un’eredità letteraria vastissima:

  • ventotto commedie, tra cui “Ostrega che Sbrego” (1907) e “Siamo tutti milanesi” (1952);
  • sedici libri di viaggio, come “La porta dell’estremo oriente” (1934);
  • ventitré romanzi e novelle, tra cui “Tomaso Largaspugna” (1902);
  • dodici biografie, di cui quattro dedicate all’amico Giacomo Puccini;
  • nove volumi di corrispondenze di guerra, tra cui “La vittoria del Piave”.

Il poeta dialettale Fra Giocondo lo descrisse così: “Caro uomo elegante, di finezza aristocratica, che quando tornava in città si levava il cappello facendo un profondo inchino alla grazia di Madonna Verona…”

Come ricorda il giornalista Arnaldo Bellini: “Molte volte capitò a Villa, luogo della sua infanzia, quando maggiormente sentiva il bisogno di tranquillità e serenità. L’ultima volta fu nel settembre del 1953, e in quell’occasione si rammaricò delle modifiche apportate alla sua casa natale.”

Morì a Milano il 16 giugno 1956, assistito dall’allora arcivescovo Giovan Battista Montini, che divenne poi papa con il nome di Paolo VI.

Migliaia di persone parteciparono ai suoi funerali, e Orio Vergani, Dino Buzzati e Indro Montanelli gli dedicarono pagine commosse di ricordo.

Nel suo testamento lasciò in dono i guadagni di una vita ai Mutilatini di Don Gnocchi, ai tipografi del “Corriere” e alla Curia di Verona, affinché trasformasse la sua villa “Alle Toresele” in un asilo per bambini orfani.

Il Comune di Villa Bartolomea non si è dimenticato di questo illustre concittadino: gli ha intitolato il corso principale del paese, la biblioteca comunale e ha apposto una lapide commemorativa sul muro della sua casa natale.

Inoltre la Pro Loco ha inserito il suo nome nel concorso di poesia dialettale intitolato “Premio regionale di poesia dialettale Angiolo Poli, Lino Zefferino, Ramarro e Arnaldo Fraccaroli”.


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